CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 22 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Riportiamo per intero un articolo del quotidiano della Cei “Avvenire” il quale aveva già trattato il motivo della rinuncia del Santo Padre in due articoli del 16 gennaio scorso.
Sapienza, rinuncia alla luce dei fatti
DA ROMA
«Il Governo italiano non ha mai suggerito alle Autorità vaticane di cancellare la visita di Papa Benedetto XVI all’Università La Sapienza di giovedì 17 gennaio scorso». Lo ha precisato una nota di Palazzo Chigi, che ieri ha preso posizione sulla vicenda.
Sempre ieri il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio permanente della Cei, aveva ricordato il «grave episodio di intolleranza» e il «clima di ostilità» che, pur «creato da una minoranza assolutamente esigua di docenti e studenti », aveva indotto il Papa a «soprassedere » rispetto alla visita all’ateneo romano. Infatti, il giorno 16 gennaio, il cardinale Segretario di Stato aveva spiegato che «erano venuti meno i presupposti per un’accoglienza dignitosa e tranquilla». Una «rinuncia», quella del Papa, ha rimarcato ieri il presidente della Cei, che «si è fatta necessariamente carico dei suggerimenti dell’Autorità italiana» ed è nata «da un atto di amore del Papa per la sua città».
Notazioni che non sono certo una novità per i nostri lettori: ‘Avvenire’, infatti, già il 16 gennaio, all’indomani della «sofferta» decisione del Pontefice, aveva parlato in prima pagina di visita «sconsigliata», spiegando sin dal titolo che «il rischio disordini blocca il Papa ».
Lo avevamo fatto sulla base di nostre informazioni e dei dati di giornata, tra cui l’occupazione del Rettorato e la preoccupazione della Digos emersa da varie agenzia di stampa. In sede di cronaca, poi, avevamo riferito della scelta operata dalla Santa Sede a partire dagli elementi raccolti in giornata dalle autorità italiane. E avevamo concluso segnalando che le autorità vaticane «si sono fatte carico anche delle preoccupazioni espresse dalla parte italiana».
© Copyright Avvenire, 22 gennaio 2008 .
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