Di Angela Ambrogetti
Il metropolita Atanasio di Acaia ha rappresentato la Chiesa di Grecia al Meeting di Sant’Egidio a Napoli lo scorso ottobre. È stato un collaboratore del patriarca Christodoulos, scomparso ieri all’età di 69 anni, l’uomo che “ha aperto le porte della Chiesa di Grecia per la prima volta al papa di Roma dopo più di mille anni”. “Ma è stato anche il primo a fare una visita alla Santa Sede, – dice - il primo ad andare a Ginevra per incontrare le autorità del Consiglio Ecumenico delle Chiese. È stato lui a voler stabilire una rappresentanza della Chiesa di Grecia presso la UE. Un lavoro presso le istituzioni internazionali che facevamo insieme da otto anni”.
Il metropolita Atanasio di Acaia parla così del Patriarca di Atene in un colloquio con Korazym.org. Lunedì mattina nella casa di Neà Filothei alla periferia della capitale, alle 5.15, un cancro al fegato si è portato via il profeta del dialogo ecumenico della Grecia ortodossa. Era nato in Tracia sessantanove anni fa, patriarca dal 1998, il più giovane mai eletto. Ora per tre giorni il suo corpo sarà esposto all’ossequio dei fedeli nella Cattedrale dell’Annunciazione. Fino a giovedì, quando saranno celebrati i funerali di Stato e tutta la Grecia si fermerà per rendergli omaggio. Ci saranno delegazioni di ogni parte del mondo. Quella della Santa Sede sarà guidata dal cardinale Walter Kasper presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani ma ci saranno anche il Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, il Patriarca di Alessandria Teodoro II e il Patriarca di Gerusalemme Theofilos III.
Parla con commozione e nostalgia di Christodoulos il metropolita di Acaia. Da anni Atanasio rappresenta la Chiesa autocefala di Atene a Bruxelles, nelle istituzioni europee. “Sono molto commosso perché tutto quello che ho fatto a Bruxelles l’ho fatto con lui. Una chiesa che non vive solo per se stessa ha bisogno di una testimonianza della vita greca anche nell’UE”.
La Chiesa di Grecia conta undici milioni di fedeli che avevano in Christodoulos di Atene la loro guida. Non tutti però erano entusiasti di questa nuova apertura. Quando a giugno del 2001 Giovanni Paolo II nel suo pellegrinaggio sulle orme di San Paolo fece sosta all’Aereopago di Atene, il Santo Sinodo (l’assemblea dei vescovi diocesani del paese) aveva arricciato il naso. Ma Christodoulos aveva ottenuto di ricevere il papa di Roma e con lui aveva letto una dichiarazione congiunta sulle radici cristiane d’ Europa. Un evento epocale seguito anche da un colloquio privato. Christodoulos non aveva poi potuto ricambiare la visita fino al 2006 per il veto del Santo Sinodo. Solo nel 2006 Benedetto XVI ha ricevuto il patriarca greco: il 14 dicembre, insieme avevano rilanciato l’impegno comune per una Europa cristiana, per una Chiesa unita. Il patriarca era tornato ad Atene anche con un dono simbolico: due anelli della catena della prigionia di San Paolo.

L’incontro con Benedetto XVI il 14 dicembre 2006 (Foto di Daniele Schiavella/Ap Photo)
Come per il vescovo di Roma così anche ad Atene la successione avviene per elezione. E’ il Santo Sinodo a riunirsi. “Ora ai 75 metropoliti di Grecia che guidano una diocesi spetta il compito di eleggere il successore, dal 7 febbraio prossimo; – ci spiega Atanasio- il Santo Sinodo sceglierà tra tutti i metropoliti della Chiesa Ortodossa ellenica. Come per il conclave, essi non potranno tornare alle loro diocesi prema di aver eletto il patriarca, probabilmente dopo tre turni di votazione. Nel primo si valutano e presentano i candidati, poi si arriva a tre o quattro nomi e infine si elegge il nuovo patriarca”.
Athanasio di Acaia non è elettore, ma eleggibile. La sua speranza è che la l’apertura ecumenica della Chiesa greca continui, ma sa che non è una linea condivisa da tutti. “Dobbiamo aspettare”, dice, e con la profonda spiritualità orientale aggiunge: “Pregate anche voi che si continui su questa strada”.
Intanto, ad Atene continuano ad arrivare attestazioni di vicinanza e le condoglianze. L’ultimo messaggio è quello del papa che, in un telegramma al metropolita di Karystia e Skyros, Seraphim, esprime il suo profondo cordoglio per la “prematura scomparsa” dell’arcivescovo. Benedetto XVI ricorda con commozione la storica visita di Christodoulos in Vaticano e la “fraterna accoglienza” a Giovanni Paolo II. Eventi – ha sottolineato il Papa – che hanno aperto “una nuova era di cordiale cooperazione” tra cattolici e ortodossi di Grecia “portando ad un aumento di contatti e ad una crescita dell’amicizia nella ricerca di una più stretta comunione nel contesto della crescente unità dell’Europa”. Benedetto XVI, assicurando la sua “vicinanza spirituale” e le sue preghiere, auspica “che la Chiesa ortodossa di Grecia sia sostenuta dalla grazia di Dio per continuare a costruire sulle conquiste pastorali” di Christodoulos.
Da parte loro, i vescovi cattolici greci dicono che “Christodoulos ha fatto uscire la Chiesa dalla sagrestia e l’ha portata in mezzo alla gente”. Mons. Eleuterio Fortino, sottosegretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, in una intervista alla Radio Vaticana, lo definisce “un uomo di Chiesa, che ha amato il suo popolo e dedicato con generosità il suo servizio pastorale, prima come vescovo locale, come metropolita di Volos, e poi come arcivescovo di Atene e primate della Chiesa di Grecia. Ha prudentemente, ma in modo progressivo, promosso un contatto reale con tutte le categorie della Chiesa. Il suo interesse era di riportare nella pastorale della Chiesa di Grecia l’attenzione per la soluzione dei problemi reali, culturali, economici, sociali e soprattutto religiosi. Rimarrà di lui l’impressione fondata che ha promosso i contatti della Chiesa di Grecia con il mondo cristiano. Lo ha fatto in modo progressivo e prudente. In questo contesto, per quanto riguarda le relazioni con Roma, si può dire che abbia operato nello stesso senso”.

La firma della dichiarazione comune con Benedetto XVI (Foto di Daniele Schiavella/Ap Photo)
L’arcivescovo di Naxos e segretario generale della Conferenza episcopale di Grecia, e compagno di scuola di Christodoulos, monsignor Nikolaos Printesis ha ricordato gli ultimi giorni della malattia: “In questi mesi ha predicato molto più forte grazie al suo esempio. E ha cercato di avvicinare la Chiesa alla gente, specialmente ai giovani”. In particolare, ha ricordato, Christodoulos si è “sempre prodigato per le buone relazioni tra Chiesa ortodossa e Chiesa cattolica e questo suo impegno verso l’unità si notava molto quando visitava zone della Grecia, come le isole Cicladi, dove c’è la presenza di molti cattolici. Ci considerava fratelli nell’episcopato, almeno due volte i vescovi cattolici sono stati ricevuti da lui, e ricercava modi sempre nuovi per consentire il riavvicinamento”.
Christodoulos era nato a Xanthi, in Tracia, nel nord est della Grecia, nel 1939. Aveva studiato legge prima di ottenere la laurea in teologia, nel 1967. Nel frattempo, nel 1961, era stato ordinato diacono e quattro anni dopo presbitero. Svolse per nove anni l’incarico di predicatore nella parrocchia di Paleo Faliro, ad Atene, prima di andare a ricoprire per sette anni il ruolo di segretario del Santo Sinodo. Nel 1974, a trentacinque anni, Christodoulos venne eletto metropolita di Demetrias, sede episcopale della città portuale di Volos, dove rimase sino al 1998, anno in cui fu eletto arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia. Aveva ricevuto due lauree honoris causa dall’università di Craiova e dall’università di Iasi ed è stato autore di diversi volumi, non solo di argomento religioso ma anche storico e sociale.
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