Afferma il Cardinal Martino
CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- “La Chiesa non fa politica; la Chiesa non forma alla politica”, ma “deve formare ed educare all’impegno sociale e politico, facendo tesoro della sua dottrina sociale”.
E’ quanto ha affermato il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, al termine del Seminario internazionale sul tema “La politica, forma esigente di carità”, svoltosi il 20 e il 21 giugno in Vaticano alla presenza di circa 60 esperti tra politologi, studiosi e personalità impegnate nel sociale.
“Il cristiano è chiamato a dare alla politica uno statuto autenticamente umano, liberandola costantemente da illusioni messianiche e recuperandone il ruolo fondamentale dalle delusioni che la circondano”, ha affermato il Cardinale secondo quanto riporta “L’Osservatore Romano”.
La politica, infatti, “resta una questione seria per un cristiano: a essa egli guarda per arricchirne il ruolo con quel formidabile complesso di principi e di valori proposti dalla dottrina sociale della Chiesa”.
Tra gli oratori del Seminario, l’Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica, che è intervenuto su politica, politici, virtù e santità; Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che ha proposto una lettura storica del passaggio dalle ideologie forti alla politica debole; il parlamentare statunitense Christopher Smith, che ha affrontato le tematiche della tutela della vita e della famiglia; la biogenetista Carmen Romero Paredes, che ha illustrato la questione delle biotecnologie nel contesto della politica e dell’ecologia umana e naturale.
Sintetizzando quanto detto durante il Seminario, il Cardinal Martino ha sottolineato come la dottrina sociale sia uno strumento strategico fondamentale nell’impegno politico dei cristiani e nell’approccio cristiano alla politica.
L’incontro ha anche fornito l’occasione per una presa di coscienza e un esame delle sfide che la politica deve affrontare nel mondo globalizzato, che il porporato ha ricondotto alle questioni della verità e dell’autorità, “ignorate, purtroppo da molto tempo, dalla riflessione teorica sulla comunità politica, non senza danno”.
Nel corso del Seminario è infatti emersa la convinzione che la questione della verità sarà sempre più importante in futuro, “a causa della domanda drammatica di senso che la tecnica sta ponendo a tutti noi”.
Ciò si pone su una dimensione triplice, ricorda “L’Osservatore Romano”: “nell’ambito politico, ove incombe il rischio della tecnocrazia, nell’ambito della manipolazione della vita, là dove ci si affida ciecamente alle biotecnologie, nell’ambito della comunicazione, rimodellato e sconvolto dalla tecnologia informatica”.
In questi ambiti, ha affermato il Cardinal Martino, “si pone con forza il problema della verità, in quanto senza riferimento a essa la democrazia si trasforma in tecnica procedurale, la biotecnologia in ‘fabbricazione’ della vita e dell’uomo, e le tecnologie dell’informazione in produzione di mondi virtuali”, con il rischio di arrivare a “forme inedite di asservimento dell’uomo all’uomo”.
Quanto alla questione dell’autorità, anch’essa sarà decisiva in futuro e “dovrà essere pensata e articolata in modo nuovo, più orizzontale e flessibile, con una maggiore coerenza al principio di sussidiarietà”.
Solo così, infatti, sarà possibile “vincere le dinamiche centrifughe della società di oggi e sviluppare invece dinamiche aggregative e solidali”.
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