Guerra civile in Sri Lanka: il nunzio chiede la fine delle violenze

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 17 gennaio 2008 (Radio Vaticana). All’indomani della fine della tregua siglata nel 2002 tra il governo srilankese e i ribelli tamil, l’aeronautica ha bombardato un rifugio di insorti provocando diverse vittime. Intanto solo oggi si è appreso che la maggior parte di 27 persone, uccise ieri in un attacco contro un autobus, hanno perso la vita non a causa di un’esplosione ma per i colpi sparati dai ribelli mentre tentavano la fuga. In questo clima di rinnovata e forte tensione, qual è la situazione oggi in Sri Lanka? Risponde il nunzio apostolico a Colombo, l’arcivescovo Mario Zenari, intervistato da Giada Aquilino:

R. – Questo conflitto ha distrutto ponti, strade, case, ma ha distrutto in particolare la comunicazione tra le persone. E’ ben inteso che occorrerebbe anche prestare attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio. Ad esempio, a livello individuale, la gente non distingue tra un’etnia e un’altra, tra una lingua o un’altra: ci sono esempi di amicizia e intesa ammirevoli. In generale, però, questo conflitto ha veramente danneggiato la comunicazione tra gruppi etnici.


D. – La guerra civile in Sri Lanka dura a fasi alterne dagli anni ’70 e ha già provocato più di 60 mila morti. La popolazione oggi in quali condizioni vive?


R. – La popolazione che più ha sofferto e più soffre è quella del nord-est, proprio quella che tre anni fa è stata colpita dallo tsunami e quindi colpita dalla violenza della natura e dalla più terribile violenza umana. Non vanno poi tralasciati i problemi degli sfollati, delle persone che sono state costrette ad abbandonare i villaggi di origine. Vedo, però, anche gente che ha una certa capacità di sopportare e ciò mi dà fiducia nel futuro.


D. – Continuano da una parte gli attentati, dall’altra i bombardamenti. Come si potrà arrivare ad una pacificazione in Sri Lanka?


R. – Le notizie che circolano fanno pensare che i prossimi mesi saranno alquanto ‘nuvolosi’. L’auspicio della Chiesa e il messaggio continuo che diffondiamo sono quelli della riconciliazione, della fine della violenza, della speranza.

© Radio Vaticana

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