L’amarezza del Capo dello Stato dopo il caso Sapienza evitiamo spirali di tensioni che possono portare al peggio

ROMA – Giovedì, 17 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Riportiamo l’intervista al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

L’amarezza del Capo dello Stato dopo il caso Sapienza evitiamo spirali di tensioni che possono portare al peggio

“Attenti all’anticlericalismo rischiamo un ritorno al passato”

Napolitano: ora dobbiamo recuperare un clima di tolleranza

“È una vicenda che mi ha molto colpito, e mi ha amareggiato nel profondo”, dice Giorgio Napolitano il giorno dopo la rinuncia del Papa al discorso della Sapienza, davanti alla protesta di una parte rilevante dei docenti e alla contestazione degli studenti.
Il Capo dello Stato ha scritto di getto una lettera al Pontefice dove non solo esprime il suo rammarico per quanto è avvenuto, ma giudica inammissibili le “manifestazioni di intolleranza” e i “preannunci offensivi” che hanno portato il Papa ad annullare la visita.
Il messaggio è stato giudicato “sincero e nobile” dal Vaticano, e secondo il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, “riduce in parte l’incidente”.
Ma dal palazzo del Quirinale, il Presidente della Repubblica resta preoccupato, e guarda soprattutto al futuro: “L’importante ora è recuperare un clima di rispetto e di tolleranza, nella tradizione della Repubblica. Guai a ritornare indietro, creando spirali di tensioni che possono solo portare al peggio”.

L’amarezza del Capo dello Stato, le sue preoccupazioni, riguardano soprattutto “il clima che si è creato su questa vicenda”. In questo clima, potremmo dire in questo contesto, secondo Napolitano “rientrano molte cose, giudizi e stati d’animo su cui si innestano anche speculazioni sfrenate”. È un tema a cui il Presidente della Repubblica ha dedicato un passaggio esplicito nel messaggio di fine anno rivolto la sera del 31 dicembre a tutti gli italiani. “Ho fatto riferimento alla Costituzione – spiega – ricordando l’attualità dell’indirizzo costituzionale di garanzia della libertà religiosa, di reciproca indipendenza e di collaborazione tra Stato e Chiesa. E ho auspicato, anzi ho sottolineato la necessità di un più schietto e misurato confronto tra l’Italia e la Santa Sede, ritenendo che questo fosse anche l’auspicio del Papa”. Tutto ciò, aggiunge oggi il Presidente, “trovando luoghi e occasioni per andare a chiarimenti, quando sono necessari, anche a livello dei due governi”.

Già nel discorso di insediamento davanti alle Camere riunite in seduta comune, sottolineando di parlare come rappresentante dell’unità nazionale, Napolitano aveva voluto raccogliere nel messaggio augurale del Pontefice “il riferimento ai valori umani e cristiani che sono patrimonio del popolo italiano, ben sapendo quale sia stato il profondo rapporto storico tra la cristianità e il farsi dell’Europa”; e ne aveva tratto la convinzione “che debba laicamente riconoscersi la dimensione sociale e pubblica del fatto religioso e svilupparsi concretamente la collaborazione, in Italia, tra Stato e Chiesa cattolica in molteplici campi in nome del bene comune”.

Una collaborazione, sottolinea oggi il Presidente, “nel rispetto reciproco di due ordini autonomi e indipendenti”. Sapendo che collaborazione significa vigilanza e impegno per non cedere alle spinte e alle circostanze “che potrebbero ricacciarci indietro, in una spirale di incomunicabilità, di tensione, di accuse reciproche rivolte da una parte all’altra, senza cercare punti d’intesa e di leale, autonoma comprensione”. Dopo l’incidente della Sapienza, è questo il rischio da scongiurare per il futuro, l’impegno del Presidente per evitare il peggio. “Ecco il vero pericolo – spiega – dell’intolleranza di quelle manifestazioni e di quelle interdizioni andate in scena alla Sapienza, come anche di certi preannunci offensivi, incompatibili con la libertà e la serenità di un confronto intellettuale”.

Cosa sarebbe avvenuto, riflette il Capo dello Stato, “se si fossero verificati gravi incidenti con il Papa all’Università, o manifestazioni di dileggio, con caratteristiche di offese gravi”?

Questo spiega l’attenzione e la preoccupazione con cui il Quirinale ha seguito l’intera vicenda, e lo sforzo odierno di riportare a governo un clima, un contesto, un sistema di relazioni e di rapporti e anche un dialogo che il Presidente aveva auspicato potesse approfondirsi, nella telefonata d’auguri con il Pontefice prima di Natale. “Mi auguro – dice Napolitano – che si possa oggi contare su una moderazione da tutte le parti, su un senso di responsabilità che devono sentire tutti, per evitare che quanto è accaduto lasci una scia di divisioni o peggio accentui le contrapposizioni, dando inizio a nuove polemiche”.

Il Capo dello Stato apprezza il “realismo” di chi non vuole ingigantire la vicenda, pur condannando quanto è accaduto, e si preoccupa di evitare conseguenze negative che scavino un solco tra laici e cattolici, tra Stato e Chiesa, tra credenti e non credenti. “Ricordiamoci – spiega – che questo è un Paese tollerante, dove c’è una pluralità di opinioni, un pluralismo culturale che ci arricchisce. Ci sono cose che mi preoccupano, come quando vedo che rispuntano piccoli gruppi che si fregiano di sigle anticlericali: questo termine in Italia viene da un’altra epoca, viene da un passato che credevamo di aver chiuso e superato, non lo usava più nessuno”.
Ecco perché Giorgio Napolitano chiede a tutti responsabilità e cautela nei prossimi passi, e chiede una gestione di questo focolaio di crisi che si è aperto tra fede e laicità e che può dividere il Paese. “Bisogna evitare tensioni artificiali e soprattutto bisogna evitare di avvitarci in una fase di tensioni e di polemiche che sarebbero dannose. Dopo quanto è accaduto, rompiamo subito questa catena di reazioni e controreazioni, prima ancora che cominci. Guardiamo avanti, pensiamo a costruire ed evitiamo di farci ricacciare indietro. Il Paese non ne ha bisogno, e non lo merita”.
(e. m.)

© Copyright La Repubblica, 17 gennaio 2008 consultabile online anche qui

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