I retroscena della rinuncia, il papa: “Non temo per me ma per quei ragazzi”

Così è maturata la rinuncia alla visita


E il pontefice disse “Non temo per me ma per quei ragazzi”

La rinuncia dopo l´ultimo summit al Rettorato “Sono amareggiato”

ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO

«No, non posso andare. Non temo per me, per la mia persona, ma per quei ragazzi…».

È un papa Ratzinger molto «provato, quasi affranto» quando – raccontano i suoi più stretti collaboratori – martedì pomeriggio scorso ha deciso di non andare più all´inaugurazione dell´anno accademico dell´Università “La Sapienza”.

«Mi dispiace tanto dover rinunziare, è doloroso, sono amareggiato, ma come si fa?», si chiede più volte ad alta voce il Pontefice, rivolgendosi in particolare ai monsignori responsabili del protocollo che per tutta la giornata sono stati negli uffici del Palazzo Apostolico ad organizzare il “viaggio” nella città universitaria.

Anche se le notizie portate in Vaticano dal responsabile della sicurezza pontificia, il comandante della Gendarmeria Domenico Giani dopo un summit al Rettorato, non sono delle migliori, l´organizzazione della visita procede regolarmente.

Il Papa ha sperato fino all´ultimo di poter andare alla Sapienza, pur essendo stato informato delle obiezioni avanzate da un gruppo di docenti e da parte delle organizzazioni studentesche. «È tutto pronto, abbiamo organizzato anche il corteo delle macchine che accompagneranno il Santo Padre», fanno sapere dal Palazzo Apostolico intorno alle 13,30, quasi a voler smentire il breve flash con cui il Tg2 annunciava per primo che in Vaticano forse si stava pensando ad una clamorosa rinunzia. Stessa assicurazione arriva, sempre dal Palazzo Apostolico, dopo le 16 («Non c´è nessun cambiamento…»), ma dopo qualche minuto intorno al Papa la situazione precipita.

Succede quando dai responsabili della Sicurezza si apprende che, su assicurazione del ministero degli Interni, non ci sarebbero stati problemi per «la persona del Papa», ma che nessuno sarebbe stato in grado di prevedere cosa poteva succedere fuori. Ed è stato proprio a questo punto che Benedetto XVI, dopo lunghissimi minuti di meditazione, ha quasi sibilato con voce affranta: «No, non posso andare, anche se non ci sono problemi per la mia sicurezza, non posso non preoccuparmi per quei ragazzi. Mi dispiace tanto».

E alle 17 la Sala stampa vaticana lo ha annunziato ufficialmente.

© Copyright Repubblica, 17 gennaio 2008

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