IL «COLLEGA» BAVARESE

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 18 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo l’intervista rilasciata da mons. Walter Brandmüller a  Gianni Cardinale di Avvenire.

 

* * *

«Il Pontefice è stato membro di parecchie istituzioni, molto più laiche dei 67 firmatari dell’appello contro la sua visita»

Il caso Feyerabend? «Ignoranza loro»


«Joseph Ratzinger? Il più laico dei docenti»

Walter Brandmüller, presidente del Pontificio comitato scienze storiche «In Germania ben cinque atenei lo hanno chiamato in cattedra»

DA ROMA GIANNI CARDINALE

« Come professore ordinario emerito della Università statale di Augsburg e come conterraneo del Santo Padre sono rimasto particolarmente meravigliato e stupefatto dell’incredibile e inedito trattamento riservato a Benedetto XVI da parte di una componente piccola ma particolarmente rumorosa della pur prestigiosa Università La Sapienza»…

Monsignor Walter Brandmüller, bavarese, presidente del pontificio Comitato di Scienze storiche, ancora non sa darsi pienamente ragione del fatto che al vescovo di Roma sia stato in pratica proibito di recarsi in visita alla principale Università dell’Urbe, che, ironia della storia, fu fondata da un suo predecessore, papa Bonifacio VIII.

Monsignore, cosa l’ha colpita di più di questa vicenda?

Anzitutto mi ha colpito il rifiuto di dialogo da parte di alcuni colleghi professori con un pontefice che per buona parte della sua vita è stato a sua volta professore universitario. Bisogna ricordare poi che durante la sua carriera accademica Joseph Ratzinger ha ottenuto cinque cattedre in cinque diversi atenei statali: Frisinga, Munster, Bonn, Tubinga e Ratisbona.

Diversamente dal sistema italiano in Germania sono le Facoltà e le Università stesse a proporre i professori, e questo vuol dire che ci sono stati cinque atenei a volere il professor Ratzinger come proprio docente. Non so quanti tra i 67 firmatari dell’appello contro la venuta del Papa alla Sapienza potrebbero vantare altrettante richieste. Così come non so quanti di questi firmatari possono vantare le onoreficenze e le membership accademiche internazionali del Papa.

Cioè?

Joseph Ratzinger è stato membro dell’Accademia delle scienze della Renania-Vestfalia, dell’Academie des Sciences Religieuse di Bruxelles, dell’Academie des Sciences morales et politiques de l’Institut de France a Parigi, nonché commendatore della Legion d’Onore di Francia. Tutte istituzioni laiche, più laiche dei firmatari dell’appello.

Qualcuno per le vicende della Sapienza ha parlato di una riedizione in scala del 1968?

Ricordo bene quel periodo, era il mio primo anno di insegnamento a Monaco: ci furono manifestazioni di intolleranza e di violento rifiuto del dialogo. È noto che ne fu vittima lo stesso professor Ratzinger, allora a Tubinga. Forse al Santo Padre in questi giorni sono tornate in mente le situazioni vissute quarant’anni fa e che, credo, non avrebbe più voluto rivivere.

Cosa pensa della citazione ratzingeriana di Paul Karl Feyerabend sul caso Galileo usata nella lettera dei 67?

Mi limiterei a constatare la loro apparente ignoranza delle pubblicazioni scientifiche sul caso Galilei degli ultimi venti anni che non permettono più di usarlo come caso esemplare di un presunto oscurantismo della Chiesa cattolica nei confronti della scienza. Feyerabend è stato uno dei più grandi filosofi della scienza dell’ultimo secolo ed era certamente un laico. Perché mai quindi il cardinal Ratzinger non avrebbe dovuto citarlo?

Quali insegnamenti si possono trarre da questa vicenda?

Speriamo che in futuro si possa tornare ad un dialogo aperto, senza preconcetti ideologici di sapore vetero-risorgimentale di cui credo l’Italia, Paese che amo al pari della mia patria, non abbia davvero bisogno. E raccomanderei anche alle autorità della Sapienza, che pure ha una grande tradizione, di essere un po’ più accorti nei rapporti con la Chiesa cattolica.
Già in passato infatti non era mancata una gaffe.

Quale?

Quando venne concessa la laurea honoris causa a Giovanni Paolo II il relativo diploma conteneva non pochi errori nel testo in lingua latina. All’epoca la cosa suscitò una certa meraviglia. Ma in fondo si trattò di un peccato veniale.
Nessuno avrebbe potuto immaginare quello che purtroppo è successo in questi giorni
.

Monsignor Walter Brandmüller, presidente del Pontificio comitato di scienze storiche

© Copyright Avvenire, 18 gennaio 2008

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