“La peggiore strumentalizzazione dell’uomo”: così, mons. Sgreccia alla notizia della clonazione di cinque embrioni umani

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 18 gennaio 2008 (Radio Vaticana).

Sconcerto e cautela nella comunità internazionale per la notizia pubblicata dalla rivista ‘Stem Cells’ che un istituto di ricerca californiano avrebbe clonato, per la prima volta nella storia, cinque embrioni umani da cui prelevare cellule staminali da usare per terapie mediche su misura. Per la clonazione sarebbe stato usato lo stesso metodo con cui è nata la pecora Dolly, cioè il trasferimento del nucleo da cellule somatiche della pelle. Alcuni studiosi però dubitano dell’esperimento e sono molto cauti dopo lo scandalo per un falso annuncio di una ricerca simile in Corea alcuni anni fa. Al microfono di Sergio Centofanti, ci ha rilasciato un commento il presidente della Pontificia Accademia per la Vita mons. Elio Sgreccia, che si riserva di verificare la veridicità della notizia:

R. – Si tratterebbe di una clonazione fatta con il metodo usato da Wilmut per la pecora Dolly: prelievo di un ovulo che viene denucleizzato e poi fecondato con un nucleo di una cellula del corpo, in questo caso, una cellula della pelle. Su questa produzione per clonazione dei cinque embrioni, se confermata, posso dire due cose. La prima è che ha la stessa squalifica morale che conosciamo per la clonazione fatta sull’essere umano. Finché era su una pecora, finché è stata fatta sugli scimpanzé può essere motivo scientifico giustificato; ma quando è fatta sull’uomo, si tratta della peggiore strumentalizzazione dell’essere umano, che diventa così un oggetto di ricerca. Circa la possibilità giustificativa di cavare di qui delle terapie, finora non c’è stato nessun successo; anche se ci fosse, non sarebbe comunque lecito utilizzare l’essere umano come farmaco. Quindi, dal punto di vista etico, si tratta di un qualifica di illecito morale tra i più gravi; secondo, è un fatto anti-storico, cioè dopo che si è provato che le cellule staminali adulte possono essere impiegate per le terapie con successo, e soprattutto dopo che è stato recentemente dimostrato che cellule staminali adulte, riprogrammate, possono produrre cellule staminali dello stesso tipo di quelle embrionali, per cui lo stesso Wilmut è passato a questo tipo di ricerca abbandonando quello che aveva fatto in passato, credo che sia un prodotto ritardato e anti-storico, questo qui. Non c’è più non dico la giustificazione, perché questa non c’è mai; non c’è nemmeno il pretesto di trovare qualcosa che non ci sia già, per altre vie lecite.

D. – Qual è la logica che c’è dietro a questi esperimenti?


R. – Non si riesce a capire, perché prima si diceva che poteva servire in campo terapeutico per guarire Parkinson, Alzheimer e cose di questo genere, che vengono sempre tirate in ballo. Ma ora questo è raggiungibile più facilmente e più documentativamente per altre strade; non si riesce più a capire se questo è un puro gioco, fatto poi con i soldi pubblici o privati che siano, per dire chi è più bravo a farla più grave, questa sperimentazione, fatta unicamente per il gusto di sperimentare sull’uomo e sulla donna.

Mons. Elio Sgreccia
Mons. Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

© Radio Vaticana

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