Prima e dopo l’Angelus

CITTA’ DEL VATICANO – Lunedì, 21 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo un articolo scritto da Gabriele Adinolfi per www.noreporter.org.

Papa Ratzinger è un grande politico. Con poche mosse ha messo in difficoltà la giunta romana e le baronie dell’ateneo. Da buon capo della Chiesa sa bene dove tira il vento. Il vento va a “destra” nel senso delle tematiche, dei costumi dei “valori”. Anche se poi quella “destra” è fatta di uomini di sinistra, la sostanza non cambia. E la Chiesa sa bene, da sempre, porsi dalla parte del vento senza con ciò rinunciare mai a fare comunque di testa sua. Tanto per fare un esempio recente proprio il Papa ha ultimamente condannato la Globalizzazione. Ciò non gli ha impedito però di esaltare le onlus cattoliche, che della Globalizzazione sono un elemento strutturale di rilievo. Né questo ha impedito alla Chiesa, proprio la scorsa settimana, di celebrare la giornata dell’immigrante con squilli trionfali di tromba della Caritas, ovvero la grande organizzazione che considera la “contaminazione culturale e il meticciato una grande risorsa per il futuro dell’umanità”. E che gestisce, a questo fine globale e globalizzante circa la metà dell’otto per mille che si versa annualmente alla Chiesa cattolica (fonte ufficiale della Cei).

La Chiesa sa fare politica

Insomma da un lato Benedetto XVI critica la Globalizzazione, cogliendo appieno una certa richiesta generale, dall’altro la finanzia. Nulla di nuovo sotto il sole. Leone XIII, quello che condannò il capitalismo con la “Rerum Novarum” era il principale azionista della Banca di Roma; Pio XI, quello del Concordato, si è sperticato in encicliche antinaziste, in prediche antifasciste, in fronde continue contro il Regime e, per compiacere la Repubblica (massonica…) di Francia non esitò a scomunicare la cattolicissima Action Française. La Chiesa fa politica, la sa fare, la fa efficacemente, la fa da sempre.

Il Papato nella Globalizzazione

Questo per dire che? Semplicemente che Benedetto XVI sta facendo benissimo politica; una politica che, se mettiamo assieme strutture, dinamiche, tendenze e parole e diamo loro un significato appare chiarissima checché ne vogliano estrapolare a proprio piacimento i cristiani di destra e di sinistra. Il Papa che è un uomo di un certo rilievo, e con lui la Curia, hanno capito che l’impianto Global presenta crepe e che si avvia alla ristrutturazione. In questa ristrutturazione che avrà comunque uno spirito progressista (capital/comunista) mentre al momento, e forse a lungo, dominerà un’anima di destra (“valoriale”, in cerca di risposte al deserto esistenziale) la Chiesa si pone esattamente dove l’onda cresce: a sinistra nello spirito e nelle strutture, a destra nell’anima e nelle parole.

Il tutto allo scopo di acquisire spazi, poteri e mezzi sempre maggiori nella cogestione mondiale. Insomma il neo/neo/guelfismo cerca di aprire uno spazio al Papato nella Globalizzazione che possa ricalcare quello che ebbe nell’Impero.

Vietiam vietiamo!

Questa è la grande posta in gioco, poi c’è la piccola. I baroni universitari, arroganti di certo, che sono caduti nella trappola di contestare il Papa si sono fatti spazzar via. Benedetto XVI, che sa fare politica, ha fatto sì che si desse l’impressione non che rinunciasse Egli, come in realtà è accaduto, ad andare alla Sapienza ma che vi fosse stato escluso. L’alzata di scudi che ne è conseguita ha confermato questa versione (del resto non conta mai la realtà dei fatti ma come vengono presentati) con l’unico risultato, a breve, che verrà vietato anche il contestare. Non già il Papa in sé ma ogni autorità riconosciuta. Un altro passo avanti e molto deciso verso la prigionia globale!

Il nuovo consociativismo

Tutti presi dalla diatriba, da questa falsa dialettica, da quest’opposizione mediatica, in pochi hanno ascoltato le ragioni di chi anziché lanciare proclami ragionava. Sicché non so quanti abbiano fatto attenzione a un professore universitario che ha detto: “se iniziamo così poi dovremo per forza aprire anche a Mullah e a Rabbini”. Credo che nessuno se ne sia accorto ma è esattamente quello che succederà in breve tempo. La privatizzazione, ovvero la liquidazione dello Stato sovrano, della Res Publica, va di pari passo con il consociativismo interconfessionale che un altro paladino della Reazione di oggi, il Presidente Sarkozy, ha annunciato trionfalmente in Francia la scorsa settimana tra i sorrisi compiaciuti e gli appetiti manifesti di Vescovi, Mullah e Rabbini.

Qual buon senso Plotino

Alla fine della festa il Papa avrà vinto facilmente questa mano di gioco ma la posta, contrariamente a quanto ognuno dei singoli papisti di base fermamente speri, andrà su un altro tavolo, quello vero, a decidere della distribuzione delle carte del Mercante in Fiera.

E una volta di più chi si è fatto rapire da questa rissa mediatica, che sia cattolico o anticattolico, laico o clericale, di destra o di sinistra, avrà perduto il suo tempo. Chi abbia l’orgoglio, la volontà, la determinazione di aprirsi un cammino e di tracciare un destino, il che non gli impedisce affatto di seguire l’esempio cristico o, se lo preferisce, un altro modello archetipale, non può perdersi ancora e sempre nel vicolo cieco del dualismo e nella colonna sonora del clangore mediatico affidando ad altri, per delega, la propria affermazione. Mi torna in mente una massima plotiniana mai così attuale come oggi “Non esiste alcun Dio che combatta al posto di chi anziché impugnare le armi prega”.

Cari uomini eretti, che siate cattolici o meno, che siate ghibellini o no, ne riparleremo tra qualche Angelus, dopo l’applicazione della Legge Ferrero che la Caritas sta patrocinando a gran voce.

Gabriele Adinolfi

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