“Contra factum non valet argumentum”, Raffaele Iannuzzi commenta i fatti della Sapienza

CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 22 gennaio 2008 (Ragion politica).

Solo la Chiesa…

di Raffaele Iannuzzi – 22 gennaio 2008

Monsignor Fisichella, Rettore della Pontificia Università Lateranense – l’università del Papa, come viene comunemente chiamata – ha scolpito nella memoria di molti il fenomeno che, da quando Ratzinger è Papa, dobbiamo comprendere: solo la Chiesa appare degna di rilevanza universale.

E’ un fatto. Contra factum non valet argumentum, come anche il prelato ha detto durante l’infiammato Porta a Porta in cui si è trovato accanto, come partner, Rocco Buttiglione, e di fronte, come avversari, Piergiorgio Odifreddi, Marcello Cini e Marco Pannella, un matematico, un epistemologo e un politicante laicista.

Fisichella ha dichiarato, più o meno, questo: «Non è colpa della Chiesa se, quando parla il Papa, tutti accorrono interessati, sia che siano d’accordo, sia che non lo siano. Tanto per capirci, noi non abbiamo bisogno di scioperi della fame per avere attenzione dai mass media».

Stoccata non larvata a Pannella, che, infatti, alla fine della trasmissione, accuserà Fisichella di scarsa eleganza formale e di miseria morale. Sciocchezze, evidentemente: il Rettore della PUL aveva ragione da vendere. Vediamo perché.

Apriamo le prime pagine dei giornaloni laicisti, dalla Repubblica al Corriere, passando per La Stampa, e leggiamo non soltanto travisamenti della posizione del Papa e della Chiesa, ma anche e soprattutto ignoranza crassa e arroganza intellettuale. In una parola: disprezzo del popolo e della sua cultura. Dunque, della sua fede. Della fede popolare.

Atteggiamento ben noto, dalle nostre parti, fece crollare il Partito d’Azione e lasciò in stato di minorità i repubblicani e i radicali. I quali, ad ogni pie’ sospinto, sono convinti di rilasciare al mondo le dichiarazioni auree circa la verità e la storia. Salvo poi cascare nei soliti errori culturali.

Del Noce aveva già capito tutto: per lorsignori, basta spostare la fede dalla storia alla sagrestia, quindi produrre il surrogato principe della fede, la politica (l’etica atea, a seconda delle circostanze), per illudersi di essere dalla parte della verità. La Chiesa fa esattamente la cosa contraria: afferma la verità di Cristo partendo dalla tradizione e dalla Scrittura, cioè da ciò che ha reso il nostro popolo cosciente di sé, senza aver bisogno di porsi al centro della storia con arroganza intellettuale.

Il Papa, domenica, nel suo Angelus laicamente composto e religiosamente impeccabile, ha detto la parola che ancora mancava all’appello: la verità si fa strada da sé, dunque noi possiamo permetterci il lusso di avere rispetto per tutti. Verità e rispetto.

Al Papa è stato impedito di parlare alla Sapienza a causa di un equivoco costruito a bella posta sulla base della frase di un epistemologo anti-galileaino e cosiddetto irrazionalista, come il vecchio e non più così noto Feyerabend (così poco noto da essere stato pronunciato male per tutto il servizio centrale della tramissione di Vespa).

Cini ha voluto travisare tutto. Gli altri neanche sanno di che cosa si stia parlando. Asor Rosa scommetto che confonderebbe Feyerabend con un filosofo marxista ungherese, magari della scuola di Lukàcs. Di fronte a questa miseria della filosofia, solo la Chiesa ha una parola di rispetto e di verità per l’uomo, per ogni uomo. Di qui la sua laicità teologica e religiosa. Solo la Chiesa ha qualcosa di significativo da dire all’uomo di oggi ed agli italiani. La politica è in crisi nera, l’università è in mano agli ignoranti arroganti, soprattutto veterocomunismi o radical-laicisti, tutti da strapazzo. Rimane soltanto la Chiesa. Ma c’è di più.

Quando i cosiddetti «intellettuali laici», o meglio laicisti, seppur sotto mentite spoglie come Magris, intervengono sull’essenza della laicità, dimostrano di avere lacune di base clamorose. Fatta la tara alla Spinelli, che scrive la solita articolessa domenicale, la predica di rinforzo di quella scalfariana sulla Repubblica, sempre domenicale, ovvio, rimane da sondare il terreno scelto da Magris per un’uscita pubblica che da tempo ci aveva evitato di registrare. Secondo Magris, il laico è chi dispone di tanto spirito critico e indagatore, del giusto atteggiamento intellettuale aperto e rispettoso dell’altro, pur nella ricerca della verità, laddove il clericale sarebbe, per contro, l’intollerante e arrogante sostenitore di un unico credo, un oscurantista. Scrive Magris: il laico non è condizionato «da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista». In altri termini: chi meno ha, è più laico; chi più ha, è più oscurantista. Il contrario del Vangelo, che recita: «A chi ha sarà dato, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha». Magris sbaglia su tutta la linea e dimostra di stare sempre dalla parte della «vuota profondità» di hegeliana memoria.

E’ laico chi abbia sempre il desiderio di confrontarsi con le posizioni altrui, senza negare la verità di ciò in cui crede (come sapeva, del resto, anche Kant); mentre è clericale chi voglia imporre agli altri una posizione sulla base di un apriori ideologico ritenuto inviolabile e dunque assoluto. Un feticcio della ragione.

Così, oggi Papa Ratzinger è laico, mentre Cini, Asor Rosa, Odifreddi & CO. sono clericali e sostenitori dello scientificamente corretto, l’ultima Thule del feticismo razionalistico.

E’ rimasta in piedi solo la Chiesa. E anche i ragionamenti del Papa – basti leggere l’intervento non proferito nell’aula magna della Sapienza – sono ancora lì, rimasti in piedi. A ognuno la sua crisi, basta sapere quale crisi è realmente ultimativa. Ho l’impressione che monsignor Fisichella farà ancora repliche a Porta a Porta.

© Copyright Ragion Politica, 22 gennaio 2008

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