Argentina – Vaticano, non si scioglie il “caso Iribarne”

Buenos Aires, 7 feb (Velino) – Trattative sotto traccia e scontro frontale a livello mediatico. Argentina e Vaticano cercano di uscire dall’impasse in cui versano le relazioni diplomatiche dopo la decisione della Santa Sede – ventilata, ma mai ufficializzata – di non accettare la designazione del nuovo ambasciatore Alberto Iribarne, ex ministro della Giustizia, perché divorziato. La nomina del nuovo rappresentante argentino infatti è sospesa dalla metà di dicembre dopo la rinuncia per motivi familiari di Carlos Luis Custer. La questione però va ben oltre la situazione matrimoniale del successore designato di Custer e si fonda su un conflitto oramai sedimentato tra i due paesi che risale almeno al 2005: all’epoca infatti il governo argentino non aveva digerito alcune dichiarazioni dell’Ordinario militare, monsignor Antonio Juan Baseotto, che criticò aspramente alcune iniziative legislative sull’aborto, ottenendone in cambio la sospensione dello stipendio, pagato dallo Stato argentino. In seguito alla rinuncia per limiti di età il suo posto è rimasto vacante e la nuova nomina sembra essere strettamente collegata alla soluzione del “caso Iribarne”. Secondo quanto scrive oggi in prima pagina il quotidiano argentino La Nacion il governo Kirchner sarebbe intenzionato a eliminare questa figura, l’unica nomina per la quale la Chiesa deve ottenere il placet governativo, anche se significherebbe rompere un accordo con il Vaticano che risale al 1957 e per questo, sebbene non ufficialmente, le trattative con il nunzio apostolico a Buenos Aires, monsignor Adriano Bernardini, avrebbero già prodotto una lista di candidati alla successione. Secondo il quotidiano il nome più accreditato potrebbe essere quello del vescovo di Chascomús, monsignor Carlos Humberto Malfa, accredidato di relazioni particolarmente buone con il Vaticano.

Il governo, per voce del capo di Gabinetto Alberto Fernandez, sostiene di non aver ricevuto nessuna comunicazione ufficiale in merito alla decisione della Santa Sede di rifiutare la designazione di Iribarne, ma da parte di alcuni rappresentanti della maggioranza parlamentare kirchnerista gli attacchi contro la Chiesa si fanno sempre più forti. Carlos Kunkel, uno dei portavoce del movimento che sostiene la “presidenta” Cristina, difende la moralità di Iribarne: “È stato cattolico per tutta la sua vita, non stiamo mandando a Roma una figura che possa essere considerata ‘irritante’”. Kunkel accusa la Chiesa cattolica di “coprire assassini” in riferimento al sacerdote Christian von Wernich condannato al carcere a vita per reati commessi nel corso della dittatura militare ma che “indossa ancora la tonaca sacerdotale”. Dall’Episcopato sottolineano però come “nessuno metta in dubbio l’integrità morale di Iribarne”, ma che la posizione dell’ex ministro della Giustizia rappresenta una “irregolarità canonica”. Le uniche due norme inderogabili infatti che la Santa Sede impone ai rappresentanti diplomatici stranieri sono l’assenza di sentimenti antireligiosi e di comportamenti che violino le norme canoniche.

Secondo quanto riportato dai quotidiani argentini inoltre Iribarne si sarebbe rifiutato di accettare le condizioni che il Vaticano aveva posto per la nomina dell’ambasciatore nicaraguense José Cuadra Chamorro, divorziato e risposato, che aveva avviato le pratiche per l’annullamento del precedente matrimonio e accettato che la nuova moglie non prendesse parte agli incontri ufficiali fino alla “regolarizzazione” della sua posizione. Sempre secondo quanto riferito dalla Nacion, l’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergolgio avrebbe espresso la sua massima preoccupazione per la situazione, dopo che la cerimonia nel corso della quale il cardinale Estanislao Karlik aveva preso possesso nei giorni scorsi della Chiesa nazionale argentina di Roma, alla presenza di Hugo Gobbi, attuale chargé d’affaires del paese latinoamericano nella Capitale, aveva fatto sperare in un “disgelo” dei rapporti. La preoccupazione principale è che, in caso di un muro contro muro, la rappresentanza diplomatica argentina possa rimanere vacante e tempo indeterminato cosa che, riporta il quotidiano argentino, sarebbe presa dalla Santa Sede come un “dispetto”.

Nonostante questo però, assicurano le fonti della Nacion, la Chiesa argentina non cercherà contatti con il governo per stemperare le tensioni perché la decisione presa su Iribarne: “Si basa su regole costituite che durano da più di mille anni. E certo non si cambieranno per quattro anni”. In sostanza l’accusa mossa al governo è quella di non aver tenuto conto delle regole vaticane e di aver voluto “forzare la mano”. Dall’altra parte il capo di Stato Cristina Kirchner, nonostante la volontà di evitare l’acuirsi della crisi diplomatica non sembra voler fare passi indietro, almeno in assenza di un rifiuto ufficiale della figura di Iribarne, anche se la prospettiva fosse quella di lasciare vacante a tempo indeterminato il posto di capo delegazione. Un autentico “schiaffo” alla Santa Sede, reso ancora più forte dal fatto che l’Argentina è una nazione in cui quella cattolica non solo è la religione ufficiale ma è anche vissuta in maniera molto partecipata da una larga maggioranza della popolazione.

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El Gobierno y la Iglesia dialogan para descomprimir la crisis con el Vaticano

Intensas reuniones procuran evitar una escalada en el entredicho. Iribarne no será aceptado como embajador. Intentan acordar que el Gobierno nombre a otro sin pagar un costo político demasiado alto.

Por: Sergio Rubin
En la mayor reserva, el Gobierno y la Iglesia iniciaron conversaciones para superar el diferendo que se planteó luego de que trascendiera que el Vaticano no concedería el plácet como embajador ante la Santa Sede a Alberto Iribarne por su condición de católico divorciado en nueva unión. El primer objetivo es evitar una escalada de declaraciones críticas y presagios de represalias que profundicen y prolonguen el conflicto. La meta de mediano plazo -todavía no aceptada por la Casa Rosada- consiste en “crear las condiciones” para la nominación de un nuevo representante argentino con el menor costo posible para el oficialismo.Las gestiones se activaron luego de que los sectores más prudentes del Gobierno y las autoridades eclesiásticas percibieron que los halcones del kirchnerismo comenzaron a deslizar ciertas advertencias, en caso de que el Vaticano persistiera en su negativa, de responder con una eventual supresión unilateral del obispado castrense. Y hasta con una denuncia del concordato de 1966, que regula las relaciones entre la Santa Sede y la Argentina. Si bien aquel acuerdo modernizó el vínculo en base a la fórmula de “autonomía y cooperación”, la amenaza de su desactivación debe interpretarse como un amago de la total separación entre la Iglesia y el Estado.Varias fueron las voces de prudencia de uno y otro lado que se escucharon en los contactos privadísimos de los últimos dos días. “No podemos hacerle el juego a quienes quieren profundizar el enfrentamiento después de que tanto nos costó reencauzar la relación”, coincidieron los más mesurados. En rigor, no se referían sólo a los kirchneristas más duros, sino a los sectores católicos más reaccionarios. De hecho, la Casa Rosada sospecha que el trascendido del veto del Vaticano a Iribarne fue motorizado por una mano negra con excelente información de Roma que apostó al fracaso.Con todo, los sectores moderados del Gobierno aseguraban antes del inicio de las gestiones reservadas que no estaba en el ánimo de la presidenta Cristina Fernández de Kirchner profundizar el enfrentamiento con la Iglesia. “Tiene el deseo de tener una buena relación -decían-. Eso no quiere decir -aclaraban- que en algún momento el Gobierno plantee una profunda reformulación del obispado castrense o su total supresión, pero sólo luego de resuelto el problema del embajador, porque no se quiere plantear la cuestión de la diócesis militar como una represalia”.

Pero también hubo mucho de sentido práctico entre los kirchneristas más moderados y más conocedores de la Iglesia. Con el paso de los días, fueron tomando conciencia de que no había la más mínima posibilidad de que el Vaticano cambiara su posición. Confirmaron que no hay antecedentes del plácet a un embajador católico divorciado en nueva unión, ni con este Papa ni con los anteriores. Por lo tanto, si la idea es progresar en la relación con la Santa Sede, la insistencia con Iribarne conlleva el riesgo de profundizar el deterioro.

Paralelamente, Roma deslizó información discretamente. Lo más parecido al caso Iribarne es el de un nicaragüense separado en nueva unión a quien se le concedió el plácet, luego de que se comprobó que estaba avanzado el juicio de nulidad de matrimonio religioso. Y con la condición de que su nueva pareja no podía acompañarlo en actos diplomáticos oficiales. Iribarne no tramita la nulidad de su sacramento matrimonial ni, por cierto, parece dispuesto a aceptar un relegamiento de su actual esposa.

Clarín pudo establecer que, en las discretas gestiones que comenzaron para que la sangre no llegue al río, los sectores más mesurados del oficialismo encontraron toda la compresión de la conducción de la Conferencia Episcopal.

Alberto Iribarne

 

© Clarín.com

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