Nuovo incontro della Commissione Santa Sede – Israele

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 7 febbraioo 2008 (Vatican Diplomacy). Continua il dialogo fra Santa Sede e Israele:

 

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di Arieh Cohen
Il laconico comunicato congiunto dice che le due parti hanno discusso con “grande cordialità” e hanno fissato un altro incontro per il 17 marzo. I negoziati durano da quasi 15 anni.

TEL AVIV (AsiaNews) – La Commissione bilaterale permanente di lavoro tra la Santa Sede e lo Stato di Israele ha tenuto un incontro lo scorso 4 febbraio. Le delegazioni si sono radunate nella sede del Ministero israeliano degli affari esteri. E’ stato il loro primo incontro dopo la sessione Plenaria della Commissione tenutasi, il 13 dicembre scorso nella medesima sede. Il laconico comunicato congiunto conferma che le due Parti hanno continuato i negoziati sulle questioni fiscali e di proprietà pendenti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato di Israele, parlando di un’atmosfera di “grande cordialità”. I negoziatori si riuniranno di nuovo il 17 marzo.

All’ultimo incontro, il 13 dicembre scorso, nel comunicato finale, le due delegazioni avevano espresso la loro “determinazione ad accelerare il loro lavoro per giungere a ulteriori progressi nei prossimi mesi e concludere l’Accordo quanto prima possibile”.

I negoziati durano però ormai da quasi 15 anni. Il loro fine è la firma di un “trattato globale” su tutte le questioni di tasse e proprietà attualmente pendenti, per dare alla Chiesa in Israele sicurezza giuridica e fiscale. In termini pratici, la Chiesa Cattolica desidera veder riconfermate le storiche esenzioni fiscali, che aveva già acquisito nel 1948, al momento della creazione dello Stato di Israele. Allo stesso tempo, la Chiesa spera per la restituzione di proprietà ecclesiastiche confiscate – per esempio, la chiesa-santuario di Cesarea, confiscata negli anni ’50 e successivamente rasa al suolo. In particolare poi, si ritiene importante per la sicurezza dei luoghi sacri di proprietà della Chiesa, assicurare che gli eventuali contenziosi che li riguardano siano decisi dalle corti giudiziarie di Israele, secondo il diritto, e non, come può accadere oggi, dai politici, in maniera puramente discrezionale.

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Holy See-Israel Commission meet again

by Arieh Cohen
The short press release says talks between the parties were conducted in “great cordiality.” another meeting has been set for 17 March. Negotiations have been going on for 15 years.

TEL AVIV (AsiaNews) – A meeting took place on Tuesday, 4 February, of the Bilateral Permanent Working Commission between the Holy See and the State of Israel. The delegations met at the Israeli Ministry for Foreign Affairs. It was their first meeting since the Commission had met in plenary session last 13 December.

The brief joint communiqué confirmed that the two sides have continued their negotiations on the fiscal and property questions pending between Israel and the Catholic Church, and described the atmosphere at the talks as one of “great cordiality.” The negotiators will meet again on 17 March.

At the previous meeting on 13 December, the two delegations had “expressed their determination to accelerate their work in order to achieve further advances in the coming months and to conclude the Agreement as soon as possible.” However the negotiations have continued for almost 15 years. Their purpose is to work out a “comprehensive agreement” on all tax and property matters, which would give the Church in Israel legal and fiscal security.

In practical terms, the Catholic Church wishes to see re-confirmed the historic tax exemptions that she already possessed at the time that Israel came into being, in 1948. Likewise the Church in Israel hopes for the return of some confiscated ecclesiastical properties, for example the church-shrine in Caesarea, which was confiscated in the 1950’s and later razed to the ground.

In particular too, the agreement is important for the security of Catholic sacred places owned by the Church, to ensure that any legal disputes concerning them should be decided by the courts, according to the law (i.e. “due process”), and never, as is possible today, by politicians, in purely discretionary fashion.

 

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