Il testamento di mons. Rahho: amore per i “fratelli musulmani e l’Iraq”

MOSUL – Venerdì, 18 aprile 2008 (AsiaNews.it). Pubblicato il testamento dell’arcivescovo caldeo ucciso dal terrorismo islamico il mese scorso. Nessuna eredità materiale, ma un forte messaggio per costruire la pace e l’amore tra le comunità religiose. La concezione della morte, come l’apertura ad un “donarci a Dio nuovo e infinito”.

È una consegna piena, totale e senza limiti nelle mani di Dio il testamento di mons. Paulos Faraj Rahho, l’arcivescovo caldeo di Mosul, trovato morto dopo 14 giorni di sequestro lo scorso 13 marzo. Nel testo, pubblicato dal sito in arabo Ankawa.com e che porta la data del 15 agosto 2003, il presule ucciso dal terrorismo islamico lascia un forte messaggio di amore e di fratellanza per tutte le comunità religiose dell’’“amato Iraq” e ricorda con particolare tenerezza i disabili della “Fraternità di Carità e Gioia”, da lui fondata nel 1989: “Da voi ho imparato l’amore, voi mi avete insegnato ad amare”. Rivolgendosi poi ai suoi famigliari ammette con semplicità: “Io non possiedo niente e tutto quello che possiedo non è mio. Io stesso ero una proprietà della Chiesa, e dalla Chiesa non potete rivendicare niente”.
Commentando il testamento, p. Amer Youkhanna, sacerdote caldeo di Mosul si dice “molto colpito” dalle parole di quello che era il suo vescovo sulla morte: “Nell’indicare la vita dopo la morte come il proseguimento più grande e infinito del donarsi a Dio, egli vuole dirci che quello che ci attende non è solo una ricompensa ‘passiva’ ma una vita in cui il Signore ci rende attivi con Lui”.
Di seguito riportiamo alcuni stralci del testamento, tradotti dall’arabo da AsiaNews.
“Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo dunque del Signore.” (Romani 14,7-8).
La morte è una realtà tremenda, la più tremenda di ogni altra realtà, ed ognuno di noi dovrà attraversarla. L’uomo, che dona la sua vita, se stesso e il suo essere e tutto ciò che possiede a Dio e all’altro esprime così la profonda fede che ha in Dio e la sua fiducia in Lui. Il Padre Eterno si prende cura di tutti e non fa mai male a nessuno. Perché il suo amore è infinito. Lui è Amore, ed è anche la pienezza della paternità. Così si comprende la morte: morire è interrompere questo donarsi a Dio e all’altro (nella vita terrena, ndt) per aprirsi ad un donarsi nuovo e infinito, senza macchia. La vita è il consegnarci pienamente tra le mani di Dio; con la morte questo consegnarci diventa infinito nella vita eterna.
Chiedo a tutti voi di essere sempre aperti verso i nostri fratelli musulmani, yazidi e tutti i figli della nostra Patria amata, di collaborare insieme per costruire solidi vincoli di amore e fratellanza tra i figli del nostro amato Paese, Iraq.
Il servo del Vangelo di Cristo
Paolo Faraj Rahho

Love for our “Muslim brothers and for Iraq” in Mgr Rahho’s Will


MOSUL – Friday, 18 April 2008 (AsiaNews.it). The Will of the Chaldean archbishop slain by Islamic terrorists last month is published. It includes no material bequests but a strong message upon which to build peace and love among religious communities. His notion of death is one of openness, of “giving oneself to a new and infinite God”.

In his Will Mgr Paulos Faraj Rahho, the Chaldean archbishop of Mosul who was found dead last 13 March 14 days after he was abducted, delivers himself fully, totally and without limits into the hands of God. In his last wishes, published by the Arabic-language website Ankawa.com and dated 15 August 2003, the prelate killed by Islamic terrorists sends a strong message of love and brotherhood to all religious communities in his “Beloved Iraq”, remembering with particular tenderness the disabled people cared for by the ‘Charity and Joy Brotherhood” he founded in 1989.“From you I learnt about love; you taught me to love,” he wrote about them, whilst to his relatives he simply said: “I own nothing and whatever I have is not mine. Even I belong to the Church and on the Church you have no claim.”

In commenting the Will Fr Amer Youkhanna, a Chaldean clergyman from Mosul, said he was “struck” by what his bishop had to say about death.

“In saying that life after death is the continuation of giving oneself to God, but in ways that are greater and more infinite, he is telling us that what awaits us is not only a ‘passive’ reward but a life in which the Lord involves us more with Him.”

Here are a few excerpts from the Will, translated from the Arabic by AsiaNews.

“None of us lives for oneself, and no one dies for oneself. For if we live, we live for the Lord, 3 and if we die, we die for the Lord; so then, whether we live or die, we are the Lord’s,” (Romans, 14:7-8).

Death is a dreadful reality, more dreadful than any other reality, and each one of us must deal with it. People who give their lives, themselves, their being and all they possess to God and to others express this way the profound faith they have in God and their trust in Him. The Eternal Father takes care of everyone and harms no one because his love is infinite. He is Love as well as fatherhood at its fullest. This way we understand death. Death means a stop to this giving to God and others (i.e. in this life) in order to open up and give oneself again, without end or flaw. Life means fully placing oneself in the hands of God. In death giving becomes infinite in eternal life.

I call upon all of you to be open to our Muslim and Yazidi brothers and to all the children of our Beloved Homeland, to work together to build solid ties of love and brotherhood among the children of our Beloved Country, Iraq.

Servant in the Gospel of Christ

Paulos Faraj Rahho

© AsiaNews.it

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