La conversione di Magdi Allam, dall’infanzia in Egitto al rito in San Pietro

Una vita per diventare cristiano

Il giornalista racconta in un saggio autobiografico le ore decisive che hanno segnato la conquista della nuova fede

di MAGDI CRISTIANO ALLAM

È stato il giorno più bello della mia vita. Ricevere il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. Per me, all’età di quasi 56 anni, è un fatto storico, unico e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Nella notte del 22 marzo 2008, ricorrenza della Veglia Pasquale, durante la solenne liturgia celebrata nella magnificenza della Basilica di San Pietro, culla della cattolicità, sono rinato in Cristo. Dopo un lunghissimo travaglio vissuto da musulmano per un’eredità acquisita dai genitori e con una storia personale di dubbi, lacerazioni e tormenti, si è accesa in me per volontà divina e per scelta responsabile la luce della vera fede cristiana. La metamorfosi spirituale si è compiuta, a partire dalle 21, nel corso di tre ore che mi sono parse interminabili, trascorse con un’emozione incontrollabile, tradita esteriormente dai nervi a fior di pelle, per la radicalità del processo esistenziale che si stava realizzando dentro di me e, in parte lo ammetto, per il freddo che ha preso il sopravvento su di me e mi ha accompagnato sin dall’inizio della grandiosa cerimonia nell’atrio della Basilica, accompagnato dalla pioggia e da una temperatura rigida.

Dentro la Basilica le luci erano spente. Io mi trovavo all’esterno, insieme ad altri sei catecumeni, adulti in attesa di ricevere i sacramenti d’iniziazione cristiana, seduto nella parte del sagrato più esposta al vento. E proprio in quel freddo umido, che abitualmente mi rende un po’ agitato e mi impone una maggiore concentrazione per ascoltare, riflettere, valutare ed elaborare i concetti, ho cominciato a rivivere il film della mia vita interiore. Mezzo secolo da ripercorrere a ritroso fotogramma dopo fotogramma, sezionati con il bisturi talvolta impietoso e talaltra misericordioso della religione, con la debita calma per avere l’ultimissima riconferma inconscia di una decisione già assunta consciamente e, al tempo stesso, con la fretta necessaria a ricomporre la cornice complessiva della mia esistenza in un quadro armonioso in grado di accogliere felicemente l’immagine dell’Evento lungamente atteso e ormai sul punto di realizzarsi, rileggendo e reinterpretando il passato e ridefinendo e rivoluzionando il futuro. (…) Dall’atrio Benedetto XVI ha guidato la processione dirigendosi verso l’altare, dopo che il diacono cantando per la terza volta il Lumen Christi ha fatto risplendere le luci della Basilica.

È iniziata così la fase decisiva della mia conversione al cristianesimo, a cui ero evidentemente chiamato dalla grazia divina che mi aveva accompagnato sin dalla più tenera età, facendomi incorrere in una serie di “casi” rivelatisi tutt’altro che fortuiti, che in realtà celano la volontà del Signore che discretamente ci viene incontro pur senza farci rilevare la sua presenza. Attraversando lentamente la navata centrale in coda al corteo, ho rievocato in un momento il fatto saliente da cui prese origine un percorso di spiritualità interiore che, a partire dall’età di quattro anni, sfocerà oltre mezzo secolo dopo nella conversione in Cristo. Era il settembre del 1956. Ho ancora fisso nella mente il giorno in cui iniziò il mio lungo travaglio con un pianto fragoroso quando mia madre Safeya, aiutata e persuasa dalla famiglia presso cui lavorava, i Caccia, facoltosi imprenditori tessili italiani residenti da generazioni al Cairo, la mia città natale, mi consegnò nelle mani di suor Lavinia, che mi infilò sotto la sua veste affinché non assistessi alla partenza della mamma, affidandomi così all’educazione e all’affetto delle religiose comboniane devote a San Giuseppe. Successivamente, dalla quinta elementare fino all’ultimo anno della maturità scientifica studiai presso i salesiani dell’Istituto Don Bosco.

Per 14 anni ho vissuto da interno in collegio nelle scuole gestite da religiosi italiani cattolici (…) Ho potuto toccare con mano la realtà di donne e uomini che avevano scelto di votare la loro vita a Dio in seno alla Chiesa servendo il prossimo, indipendentemente dalla sua religione e nazionalità, e che testimoniavano la loro fede cristiana tramite opere volte alla realizzazione del bene comune e dell’interesse della collettività. Lì cominciai a leggere con interesse e partecipazione la Bibbia e i Vangeli rimanendo particolarmente affascinato dalla figura umana e divina di Gesù. Ebbi modo di frequentare la chiesa di San Giuseppe situata di fronte alla scuola delle suore comboniane, e quella di Don Bosco interna all’Istituto salesiano. Di tanto in tanto assistetti alla santa messa e una volta capitò che mi avvicinai all’altare e ricevetti la comunione. Fu un gesto che, da un punto di vista religioso, non aveva significato dal momento che non ero battezzato ma evidentemente segnalava la mia attrazione per il cristianesimo e la mia voglia di sentirmi parte della comunità cattolica. (…) La mia conversione non è stata affatto né un colpo di fulmine conseguente a un evento traumatico gioioso o triste che sia, così come non è stata per nulla una mera adesione razionale scaturita dalle letture dei testi sacri o dal confronto puramente intellettuale con chi è a favore o chi è contrario alla fede cattolica.

È stata invece il frutto maturo di un lungo percorso di vita vissuta, fatta di studio e di conoscenza diretta delle fonti del sapere ma, soprattutto, di esperienze di incontro con l’altro che hanno coinvolto tutto me stesso, sedimentando pian piano nel mio animo e nella mia mente strati sempre più consistenti di adesione spirituale e razionale all’amore e alla fede in Gesù. (…) Infine è giunto il momento decisivo del Battesimo. Stavo rinascendo in Cristo, mi apprestavo a fare i primi passi da autentico cristiano. Mi sono alzato e diretto al fonte battesimale, accompagnato dal padrino. Per la prima volta mi sono trovato davanti a Benedetto XVI. Ero consapevole che proprio in quell’attimo si stava realizzando il destino che la grazia divina mi aveva assegnato 56 anni prima, sin dalla mia nascita. Mi sono inchinato con il rispetto e l’umiltà del fedele che crede nel primato religioso del Papa, quale vicario di Cristo in terra. Mi sono avvicinato al fonte, ho abbassato il capo e Benedetto XVI mi ha fatto colare sulla testa l’acqua benedetta: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». (…)

La fase immediatamente precedente e il momento stesso del mio battesimo li ho vissuti come un’autentica liberazione. Per 56 anni ho percepito me stesso come musulmano e, tutt’attorno a me, gli altri mi hanno individuato come un musulmano. A 56 anni sono rinato da cristiano azzerando l’identità islamica che ho consapevolmente e volutamente rinnegato. Dentro e fuori di me tutto cambierà. Nulla sarà più come prima. Per chi, come me, considera la fede religiosa e la sfera dei valori assoluti, universali e trascendenti come il fondamento della vita, del pensiero e dell’azione, l’adesione al cristianesimo si traduce in un cambiamento radicale dell’insieme della personalità e dell’esistenza. Certamente ci vorrà del tempo affinché questa adesione alla fede in Gesù sia sempre più piena e partecipe. Mi sento come un bambino che sta sperimentando i primi passi della sua nuova vita cristiana. Ma la voglia di camminare e di correre da cristiano è tanta! Grazie Gesù.

Magdi Cristiano Allam e Benedetto XVI

Dal libro di Magdi Cristiano Allam «Grazie Gesù. La mia conversione dall’islam al cattolicesimo» (Mondadori, pagine 204, e 18), pubblichiamo alcuni brani dal primo capitolo, «Il mio battesimo». Il libro sarà disponibile nelle librerie a partire dal 9 maggio e l’autore lo presenterà alla Fiera del libro di Torino domenica 11 maggio, nella Sala dei 500, alle 15.30

© Copyright Corriere della sera, 6 maggio 2008 consultabile online anche qui.


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