La gloriosa storia della Guardia Svizzera

Gli svizzeri

Fu nel lontano 1506 (cinquecentodue anni fa) che gli “helvetii” vennero chiamati a Roma. Pontefice regnante era Giulio II. Gli svizzeri, per la loro forza d’animo, i nobili sentimenti e la fedeltà proverbiale, erano ritenuti invincibili. Mercenari, certo, al soldo dei principi e dei regnanti di quell’ epoca turbolenta e insanguinata, ma pur sempre il meglio degli eserciti che scorrazzavano per l’Europa. “Muraglie semoventi, irte di ferro e impenetrabili”, figli di “un popolo di guerrieri” così vengono definiti dagli storiografi del XVI secolo.
Niccolò Machiavelli, segretario della Cancelleria della Repubblica Fiorentina, ne fu stregato. Il primo comandante della Guardia fu il lucernese Kaspar von Silenen, che nel 1517 cadde nella battaglia di Rimini. Il 6 maggio 1527 con il “Sacco di Roma” da parte dei lanzichenecchi, dei 189 svizzeri se ne salvarono soltanto 42, quelli che all’ultimo momento accompagnarono Clemente VII nel rifugio di Castel Sant’Angelo attraverso il Passetto di Borgo, un corridoio segreto costruito da Alessandro VI nel muro che collegava il colle Vaticano con Castel Sant’Angelo data così importante per il Corpo che il giuramento, da secoli, avviene ogni 6 maggio, a memoria di quel lontano e indimenticato martirio.

Nel 1548 la Guardia Svizzera Pontificia fu ricostituita; da allora, i comandanti provenirono regolarmente da Lucerna, e 11 di loro furono della sola famiglia Pfyffer di Altishofen. L’attacco francese nel 1798 costrinse il papa e la sua Guardia a lasciare temporaneamente Roma. Dopo una prima ricomposizione (1800) e un nuovo scioglimento (1809), la Guardia Svizzera Pontificia poté tornare definitivamente a Roma nel 1814. L’ultima capitolazione stabilita fra la Santa Sede e il cant. Lucerna risale al 1825. Dato che la Costituzione federale del 1848 proibiva nuove capitolazioni militari, papa Pio IX nel 1858 concluse un accordo direttamente con la Guardia. Da allora l’arruolamento avviene esclusivamente tramite contatti personali.

Come era la loro uniforme? “Vestiti usque ad calceas” erano calzati e vestiti, all’inizio, probabilmente con la croce bianca svizzera e le chiavi papali incrociate. In seguito il Corpo adotterà la divisa con i colori dei Medici (blu, rosso, giallo), non disegnata da Michelangelo, come si ritiene, ma secondo la moda dei signori di Firenze. Con la radicale riforma post-conciliare di Papa Paolo VI (1970) si assiste alla soppressione di tutti i corpi militari a servizio della Santa Sede (fra cui le scenografiche Guardia d’onore e Guardia Palatina). Con un guizzo Montini salva la Guardia Svizzera, per ragioni storico-ideali e per non togliere quel pizzico di pittoresco che manda in visibilio i turisti ed i pellegrini di ogni continente.

Oltre ai compiti già evocati (la sorveglianza sulla sicurezza del pontefice e della sua residenza), le Guardie devono pure accompagnare il pontefice nei suoi viaggi, controllare gli accessi allo Stato del Vaticano e svolgere servizi d’onore e d’ordine. La Guardia Svizzera Pontificia dipende direttamente dal papa, è organizzata come una compagnia, ma ha il rango di reggimento; il comandante porta il grado di colonnello e a lui sono assegnati altri quattro ufficiali e un cappellano. Ai quadri appartengono inoltre un sergente maggiore, cinque sergenti, dieci caporali e dieci vicecaporali. Il numero dei soldati della Guardia ha oscillato nel corso dei sec. fra un massimo di 300 (1512) e un minimo di 90 (1976). Dal 1998 l’effettivo è composto da 110 uomini, tra cui sei ufficiali, 26 sottufficiali e 78 alabardieri. Attualmente i cant. Vallese, Lucerna e San Gallo forniscono la maggior parte delle Guardie, anche se alcune provengono dalla Svizzera romanda e dal Ticino.

I criteri di ammissione sono rigorosi: essere cittadino elvetico, fede cattolica, reputazione irreprensibile, età compresa fra i 19 e 30 anni, altezza non inferiore a 174 centimetri, non sposato, maturità di scuola media superiore. Il motto del Corpo è immutato nei secoli: “Acriter et Fideliter”, onore e fedeltà. Una sola, terribile macchia, esattamente dieci anni fa col triplice omicidio-suicidio in Vaticano.

L’assassinio del nuovo Comandante e della moglie, da parte di una giovane guardia, getta una luce sinistra. Un “buco nero” degno di un giallo fra i più complessi ed efferati. Il tempo ha però sanato ferite dolorose e a tutt’oggi la Guardia Svizzera si presenta, sotto i riflettori, aureolata di fama e di gloria. Un giorno san Pio X disse: “Il nostro cannone deve rimanere al suo posto, in cantina, perché il Vaticano non verrà difeso dai cannoni”. È – a ben vedere – il paradosso di un esercito che non deve usare le armi. Preparato, sì, anche con i più sofisticati sistemi di difesa ed offesa, ma senza manifestazioni di violenza ed oppressione.

I centodieci “soldati del Papa” vivono in una caserma-dormitorio a ridosso dell’ingresso di Porta Sant’Anna in Vaticano. Disciplina ferrea e una giornata cadenzata. Turni di otto ore a presidiare, in modo particolare, gli ingressi del piccolo Stato e il Palazzo Apostolico. Le Logge fino all’appartamento del pontefice. Presenza alle grandi cerimonie presiedute dal Papa in Piazza San Pietro e nella Basilica Vaticana e picchetti d’onore per accogliere gli ospiti illustri. Etichetta e divertissement. Ecco la banda del Corpo, le partite di calcio giocate con la vigilanza vaticana, le uscite serali alla scoperta di una città intrigante e ammaliatrice come Roma. Non si contano le guardie che, trafitte da Cupido, hanno deciso di vivere nella città eterna.

La cartolina ufficiale è però quella di una milizia fortemente motivata da convinzioni religiose, che mette a disposizione della Santa Sede l’intelligenza, la prestanza fisica, la preparazione intellettuale e, il che non guasta, la giovinezza.

© Tratto da un articolo di Giuseppe De Carli per il quotidiano “Il Tempo” del 5 maggio 2008, reperibile qui.

© e da “Guardia svizzera pontificia” di Roland Beck-von Büren in Dizionario storico della Svizzera (DSS), URL: www.hls-dhs-dss.ch versione del 16/10/2006

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Una Risposta to “La gloriosa storia della Guardia Svizzera”

  1. lucio bresciani Says:

    Ieri mattina (14.10) sono stato ricevuto in udienza, con la delegazione AVIS di Vercelli, da S.E. Cardinale Tarcisio Bertone.
    Mi ha colpito l’efficienza della Guardia preposta all’accoglienza degli ospiti accreditati: pochissime parole, tutte in tedesco, gesti misurati, nessuna formalità burocratica ma l’impressione che tutto fosse già sotto controllo.
    Un’efficienza fatta di discrezione, cortesia ed essenzialità, in un contesto di rappresentazione storica atto ad esaltare la suggestione di un luogo già di per sè magico.
    Passato, presente e futuro sembravano fondersi mentre seguivo il passo cadenzato dell’accompagnatore e ad ogni presidio scattava il saluto ed un sorriso.
    E la parola “sicurezza” assumeva finalmente un significato preciso , garantita com’era, da sempre e per sempre, da queste splendide Guardie Svizzere del Vaticano

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