Birmania, un milione di sfollati. La testimonianza del nunzio apostolico: “Bisogna fare presto”

Myanmar Nargis

YANGON – Mercoledì 7 maggio (Radio Vaticana).

Sempre più drammatica la situazione in Myanmar dove stanno giungendo i soccorsi delle Nazioni Unite autorizzati dalla Giunta militare. Risale a ieri il bilancio ufficiale delle vittime che conta 22 mila morti e 41mila dispersi mentre sono un milione i senza tetto. Il servizio di Maria Grazia Coggiola:

Secondo le Nazioni Unite la catastrofe in Myanmar potrebbe assumere una dimensione ancora più spaventosa. Un funzionario dell’Ufficio per gli aiuti umanitari dell’ONU, da Bangkok, ha riferito che l’intero delta dell’Irrawaddy si trova ancora sommerso e che nei prossimi giorni quando le acque defluiranno potrebbero emergere nuove vittime. Un primo volo delle Nazioni Unite con 25 tonnellate di materiale di soccorso prese dai depositi di Brindisi è stato finalmente autorizzato dalla Giunta militare birmana. Si tratta di un segnale positivo di apertura che giunge dopo le critiche e le pressioni della comunità internazionale. Impoverito da 46 anni di dittatura e di sanzioni, il Myanmar non sembra essere in grado di far fronte ad una così grave emergenza che ha colpito un milione di persone rimaste senza casa secondo le stime della Croce Rossa Internazionale che oggi ha fatto appello per quasi 4 milioni di euro necessari a portare viveri, acqua, tende e zanzariere ai sopravvissuti. Intanto è polemica sulle carenze del sistema di allarme che non è scattato pur sapendo in anticipo del passaggio del ciclone Nargis. L’ufficio meteorologico indiano avrebbe avvertito il Governo birmano 48 ore prima della presenza di una grande depressione tropicale formatasi sul Golfo del Bengala.

Anche la piccola comunità cattolica locale è impegnata sul fronte degli aiuti. Ascoltiamo in proposito mons. Salvatore Pennacchio, nunzio apostolico in Myanmar, raggiunto telefonicamente a Bangkok da Sergio Centofanti:

R. – La Chiesa ha delle strutture di Caritas, molto modeste, che però riescono a portare l’aiuto necessario in questa situazione d’emergenza. Le zone colpite, che io ho visitato di recente, sono nella diocesi di Pathein, e anche nella zona di Bako, dove c’è anche un seminario minore, e nei villaggi le casupole, che sono di paglia, sono state letteralmente spazzate via: è stata una cosa davvero tragica! Sono zone che ho visitato di recente anche perché nei dintorni c’è un Santuario della Madonna di Nyaunglebin, molto caro alla devozione mariana. Ci affidiamo anche all’aiuto della Madonna. Naturalmente, il problema principale adesso è quello delle comunicazioni. E si spera che gli aiuti arrivino presto.


D. – Com’è la Chiesa, la piccola minoranza cristiana in Myanmar?


R. – E’ una Chiesa molto viva, di una fede genuina e in sintonia, anche, con quello che vive la popolazione del Paese. E’ ricca di vocazioni e ancorata all’evangelizzazione che i Padri del PIME, i cari padri missionari italiani, stanno facendo da vent’anni, portando la fede a queste popolazioni. Sono 14 diocesi, e negli ultimi due anni c’è stata la creazione di due nuove diocesi e ci sono molte vocazioni alla vita religiosa e anche al sacerdozio. Ultimamente, proprio in quel Santuario di cui parlavo prima – Nyaunglebin – ho ordinato otto sacerdoti dell’arcidiocesi di Yangon.

© Copyright Radio Vaticana

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