Il Papa chiede a Israele di tutelare i cristiani di Terra Santa e auspica una pace giusta con i palestinesi

Il nuovo ambasciatore israeliano, Mordechay Lewy posa assieme Papa Benedetto XVI

CITTA’ DEL VATICANO – Lunedì 12 maggio, 2008 (Vatican Diplomacy). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in Vaticano il Signor Mordechay Lewy, nuovo Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

S.E. il Signor Mordechay Lewy, Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, è sposato ed ha tre figli. Si è laureato in Storia (Hebrew University, 1976).

Entrato nella carriera diplomatica nel 1975, ha ricoperto i seguenti incarichi: Funzionario del Ministero degli Affari Esteri (1975-1976); Segretario di Ambasciata a Bonn (1976-1981); Incaricato dei Paesi di lingua tedesca presso il Ministero degli Affari Esteri (1981-1985); Segretario e poi Consigliere di Ambasciata a Stoccolma (1985-1989); Vice Capo di Divisione presso il Ministero degli Affari Esteri (1989-1991); Console generale a Berlino (1991-1994); Ambasciatore in Thailandia (1994-1997); Vice Capo di Dipartimento presso il Ministero degli Affari Esteri (1997-2000); Ministro di Ambasciata a Berlino (2000-2004); Consigliere del Sindaco di Gerusalemme per le Comunità Religiose (2004-2008).

È autore di molti articoli di carattere storico sui Cristiani e Gerusalemme.

Parla l’inglese e il tedesco e conosce lo svedese ed il latino.

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Testo del discorso del Santo Padre a sua eccellenza il signor Mordechay Lewy nuovo ambasciatore dello Stato di Israele presso la Santa Sede

Eccellenza,

sono lieto di porgerle il benvenuto all’inizio della sua missione e di accettare le Lettere che la accreditano quale Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dello Stato di Israele presso la Santa Sede. La ringrazio per le cordiali parole che mi ha rivolto e le chiedo di trasmettere al Presidente Shimon Peres i miei rispettosi saluti e l’assicurazione delle mie preghiere per il popolo del suo Paese.

Ancora una volta, offro i miei cordiali auspici in occasione della celebrazione di Israele dei sessanta anni della sua esistenza come Stato. La Santa Sede si unisce a Lei nel rendere grazie al Signore perché le aspirazioni del popolo ebraico a una casa nella terra dei loro padri si sono realizzate e, al contempo, spera che giunga presto un tempo di maggiore letizia, quando una pace giusta risolverà il conflitto con i palestinesi. In particolare, la Santa Sede considera preziose le proprie relazioni diplomatiche con Israele, instaurate quindici anni fa, e attende con ansia l’ulteriore sviluppo di un maggior rispetto, di una maggiore stima e di una crescente collaborazione che ci uniscano.

Fra lo Stato di Israele e la Santa Sede esistono numerose aree di interesse reciproco che si possono esplorare con profitto. Come ha sottolineato, l’eredità giudaico-cristiana dovrebbe spingerci a prendere l’iniziativa di promuovere molte forme di azione umanitaria e sociale nel mondo, non da ultimo combattendo tutte le forme di discriminazione razziale. Condivido con Lei, Eccellenza, l’entusiasmo per gli scambi culturali e accademici che si svolgono fra istituzioni cattoliche nel mondo e quelle in Terra Santa, e anche io spero che tali iniziative verranno maggiormente sviluppate nei prossimi anni. Il dialogo fraterno, condotto a livello internazionale fra cristiani ed ebrei, sta recando molti frutti e deve proseguire con impegno e generosità. Le città sante di Roma e di Gerusalemme sono importantissime fonti di fede e saggezza per la civiltà occidentale, e, di conseguenza, i vincoli fra Israele e la Santa Sede hanno ripercussioni più profonde di quelle che derivano formalmente dalla dimensione giuridica delle nostre relazioni.

Eccellenza, so che condivide la mia preoccupazione per l’allarmante declino della popolazione cristiana nei Paesi del Medio Oriente, incluso Israele, a causa dell’emigrazione. Di certo, i cristiani non sono gli unici a risentire degli effetti dell’insicurezza e della violenza che sono conseguenze dei vari conflitti nella regione, ma, per molti aspetti, sono ora particolarmente vulnerabili. Prego affinché, per la crescente amicizia fra Israele e la Santa Sede, si possano elaborare modi per rassicurare i membri della comunità cristiana affinché possano nutrire la speranza di un futuro sicuro e pacifico nelle loro patrie ancestrali, senza sentirsi costretti a doversi trasferire in altre parti del mondo per costruirsi una nuova vita.

I cristiani in Terra Santa intrattengono da tempo buoni rapporti sia con i musulmani sia con gli ebrei. La loro presenza e il libero esercizio della vita e della missione della Chiesa lì, hanno il potenziale di contribuire in modo significativo a sanare le divisioni fra le due comunità. Prego affinché possa essere così e invito il suo governo a continuare a elaborare modi per utilizzare la buona volontà dei cristiani sia verso i discendenti naturali del popolo che per primo ha udito la Parola di Dio sia verso i nostri fratelli e le nostre sorelle musulmani che da secoli vivono e praticano il proprio culto nella terra che tutte e tre le tradizioni religiose definiscono “santa”.

Comprendo che le difficoltà dei cristiani in Terra Santa sono legate anche alla tensione continua fra le comunità ebrea e palestinese. La Santa Sede riconosce la legittima necessità di sicurezza e di autodifesa di Israele e condanna fortemente tutte le forme di antisemitismo. Sostiene anche che tutti i popoli hanno il diritto di ricevere uguali opportunità di prosperare. Proprio per questo, esorto con urgenza il suo governo a compiere ogni sforzo per alleviare le difficoltà sofferte dalla comunità palestinese, permettendole la libertà necessaria per svolgere le sue legittime attività, incluso il raggiungere i luoghi di culto affinché possa godere di pace e sicurezza maggiori. È evidente che questi problemi si possono affrontare soltanto nel più ampio contesto del processo di pace per il Medio Oriente. La Santa Sede accoglie l’impegno espresso dal suo governo di portare avanti lo slancio riacceso ad Annapolis e prega affinché le speranze e le aspettative suscitate in quella sede non vengano deluse. Come ho osservato nel mio recente discorso alle Nazioni Unite, a New York, è necessario percorrere ogni possibile via diplomatica e prestare attenzione “ai più flebili segni di dialogo o di desiderio di riconciliazione” se si vogliono risolvere conflitti annosi. Quando tutte le persone della Terra Santa vivranno in pace e in armonia, in due stati sovrani indipendenti, il beneficio per la pace del mondo sarà inestimabile e Israele sarà realmente (“luce delle nazioni” Is 42, 6), esempio luminoso di risoluzione del conflitto che il resto del mondo potrà seguire.

Molto è stato fatto nella formulazione degli accordi che sono stati firmati finora da Israele e dalla Santa Sede ed è auspicabile che i negoziati relativi a questioni economiche e fiscali giungano a una conclusione soddisfacente. Grazie per le sue parole rassicuranti sull’impegno del governo di Israele per una soluzione positiva e rapida dei problemi ancora da risolvere. So di parlare a nome di molti quando esprimo la speranza che questi accordi possano presto essere integrati nel sistema giuridico interno di Israele e costituire così una base per una cooperazione feconda. Dato l’interesse personale che Lei, Eccellenza, nutre per la situazione dei cristiani in Terra Santa, e che è molto apprezzato, so che comprende le difficoltà causata dalle continue incertezze sui loro diritti e sul loro status legali, in particolare a proposito della questione dei visti per il personale ecclesiastico. Sono certo che farà tutto il possibile per facilitare la soluzione dei restanti problemi in un modo accettabile per tutte le parti in causa. Solo quando si supereranno queste difficoltà, la Chiesa potrà svolgere le proprie opere religiose, morali, educative e caritative nella terra in cui è nata.

Eccellenza, prego affinché la missione diplomatica che comincia oggi rafforzi ulteriormente i vincoli di amicizia fra la Santa Sede e il suo Paese. Sia certo che i vari dicasteri della Curia Romana saranno sempre pronti a offrirle aiuto e sostegno nello svolgimento dei suoi doveri. Con i miei sinceri buoni auspici, invoco su di Lei, sulla sua famiglia e su tutto il popolo dello Stato di Israele le abbondanti benedizioni di Dio.

Il nuovo ambasciatore israeliano, Mordechay Lewy, consegna le lettere credenziali a Papa Benedetto XVI

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Address of His Holiness Benedict XVI to His Excellency Mr. Mordechay Lewy ambassador of Israel to the Holy See

Your Excellency,

I am pleased to welcome you at the start of your mission and to accept the Letters accrediting you as Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of the State of Israel to the Holy See. I thank you for your kind words, and I ask you to convey to President Shimon Peres my respectful greetings and the assurance of my prayers for the people of your country.

Once again I offer cordial good wishes on the occasion of Israel’s celebration of sixty years of statehood. The Holy See joins you in giving thanks to the Lord that the aspirations of the Jewish people for a home in the land of their fathers have been fulfilled, and hopes soon to see a time of even greater rejoicing when a just peace finally resolves the conflict with the Palestinians. In particular, the Holy See values its diplomatic relations with Israel, established fifteen years ago, and looks forward to developing further the growing respect, esteem and collaboration that unites us.

Between the State of Israel and the Holy See there are numerous areas of mutual interest that can be profitably explored. As you have pointed out, the Judeo-Christian heritage should inspire us to take a lead in promoting many forms of social and humanitarian action throughout the world, not least by combating all forms of racial discrimination. I share Your Excellency’s enthusiasm for the cultural and academic exchanges that are taking place between Catholic institutions worldwide and those of the Holy Land, and I too hope that these initiatives will be developed further in the years ahead. The fraternal dialogue that is conducted on an international level between Christians and Jews is bearing much fruit and needs to be continued with commitment and generosity. The holy cities of Rome and Jerusalem represent a source of faith and wisdom of central importance for Western civilization, and in consequence, the links between Israel and the Holy See have deeper resonances than those which arise formally from the juridical dimension of our relations.

Your Excellency, I know that you share my concern over the alarming decline in the Christian population of the Middle East, including Israel, through emigration. Of course Christians are not alone in suffering the effects of insecurity and violence as a result of the various conflicts in the region, but in many respects they are particularly vulnerable at the present time. I pray that, in consequence of the growing friendship between Israel and the Holy See, ways will be found of reassuring the Christian community, so that they can experience the hope of a secure and peaceful future in their ancestral homelands, without feeling under pressure to move to other parts of the world in order to build new lives.

Christians in the Holy Land have long enjoyed good relations with both Muslims and Jews. Their presence in your country, and the free exercise of the Church’s life and mission there, have the potential to contribute significantly to healing the divisions between the two communities. I pray that it may be so, and I invite your Government to continue to explore ways of harnessing the good will that Christians bear, both towards the natural descendants of the people who were the first to hear the word of God, and towards our Muslim brothers and sisters who have lived and worshipped for centuries in the land that all three religious traditions call “holy”.

I do realize that the difficulties experienced by Christians in the Holy Land are also related to the continuing tension between Jewish and Palestinian communities. The Holy See recognizes Israel’s legitimate need for security and self-defence and strongly condemns all forms of anti-Semitism. It also maintains that all peoples have a right to be given equal opportunities to flourish. Accordingly, I would urge your Government to make every effort to alleviate the hardship suffered by the Palestinian community, allowing them the freedom necessary to go about their legitimate business, including travel to places of worship, so that they too can enjoy greater peace and security. Clearly, these matters can only be addressed within the wider context of the Middle East peace process. The Holy See welcomes the commitment expressed by your Government to carry forward the momentum rekindled at Annapolis and prays that the hopes and expectations raised there will not be disappointed. As I observed in my recent address to the United Nations in New York, it is necessary to explore every possible diplomatic avenue and to remain attentive to “even the faintest sign of dialogue or desire for reconciliation” if long-standing conflicts are to be resolved. When all the people of the Holy Land live in peace and harmony, in two independent sovereign states side by side, the benefit for world peace will be inestimable, and Israel will truly serve as אור לגוים (“light to the nations”, Is 42:6), a shining example of conflict resolution for the rest of the world to follow.

Much work has gone into formulating the agreements which have been signed thus far between Israel and the Holy See, and it is greatly hoped that the negotiations regarding economic and fiscal affairs may soon be brought to a satisfactory conclusion. Thank you for your reassuring words concerning the Israeli Government’s commitment to a positive and expeditious resolution of the questions that remain. I know that I speak on behalf of many when I express the hope that these agreements may soon be integrated into the Israeli internal legal system and so provide a lasting basis for fruitful cooperation. Given the personal interest taken by Your Excellency in the situation of Christians in the Holy Land, which is greatly appreciated, I know you understand the difficulties caused by continuing uncertainties over their legal rights and status, especially with regard to the question of visas for church personnel. I am sure you will do what you can to facilitate the resolution of the problems that remain in a manner acceptable to all parties. Only when these difficulties are overcome, will the Church be able to carry out freely her religious, moral, educational and charitable works in the land where she came to birth.

Your Excellency, I pray that the diplomatic mission which you begin today will further strengthen the bonds of friendship that exist between the Holy See and your country. I assure you that the various departments of the Roman Curia are always ready to offer help and support in the fulfilment of your duties. With my sincere good wishes, I invoke upon you, your family, and all the people of the State of Israel, God’s abundant blessings.

© Copyright 2008 – Libreria Editrice Vaticana

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