Intervento della Santa Sede alla conferenza diplomatica di Dublino sulle bombe a grappolo

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 29 maggio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo l’intervento pronunciato, lo scorso 19 maggio, dall’arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite e istituzioni specializzate a Ginevra e capo della delegazione della Santa Sede, durante la conferenza diplomatica sulle munizioni a grappolo, in corso a Dublino:

* * *

Le bombe a grappolo rendono amaro il sapore della pace

Presidente,

la delegazione della Santa Sede è particolarmente onorata di parlare all’inizio di questa conferenza diplomatica. È lieta di osservare che il buon esito degli sforzi concertati di un gran numero di attori sta portando a una conclusione positiva di un processo che mira a una sicurezza e a una protezione maggiori. Dobbiamo superare una visione riduttiva e limitata che darebbe l’illusione che la protezione giunga solo attraverso le armi, specificatamente quelle che siamo impegnati a bandire.

Innanzitutto, la delegazione della Santa Sede desidera esprimere la propria soddisfazione per vederla, signor ambasciatore, presiedere gli atti di questo incontro e facilitare i negoziati per il raggiungimento di un accordo forte e operativo.

La Santa Sede offre all’Irlanda il proprio sostegno ed è disponibile a unire le forze per edificare insieme un mondo più umano, più sicuro e più cooperativo.

Signor Presidente,

questa conferenza a Dublino deriva dalla consapevolezza che un’azione concreta, credibile ed efficace è necessaria per rispondere a un problema che esiste già da troppo tempo.
Per anni le Ong, il comitato internazionale della Croce Rossa e vari Paesi hanno sollevato la questione delle munizioni a grappolo, inizialmente senza successo. La nostra soddisfazione è ora grande. Oggi nessuno nega l’esistenza di problemi umanitari legati alle munizioni a grappolo, l’urgenza di un’azione collettiva e la necessità di uno sforzo che traduca queste preoccupazioni in uno sviluppo mirato di diritto umanitario internazionale. I differenti interlocutori del processo di Oslo e gli Stati che partecipano alla Convenzione su alcune armi convenzionali (Ccw) concordano su questa urgenza. Senza dubbio, differenze importanti esistono ancora relativamente a una risposta appropriata.

Tuttavia, la Santa Sede non può non insistere sulla priorità della dignità umana e degli interessi delle vittime, sulla priorità della prevenzione e della stabilità e sul concetto di una sicurezza basata sul più basso livello di armamento. La pace trascende di gran lunga l’ambito delle considerazioni militari. La pace non è solo assenza di guerra. I diritti umani, lo sviluppo, la partecipazione sociale e politica, la giustizia, la cooperazione, questo e altri concetti simili, svolgono un ruolo importante nella definizione moderna di pace autentica.

La sicurezza garantita dalle armi e dalla forza è effimera e illusoria. Le munizioni a grappolo lo illustrano perfettamente.

Perfino le cosiddette vittorie si dimostrano sconfitte durature per la popolazione civile, per lo sviluppo, per la pacificazione, per la stabilità. Decenni dopo l’utilizzo di munizioni a grappolo la pace conserva un sapore amaro con migliaia di vittime, l’arresto dello sviluppo socio-economico e un considerevole spreco di risorse umane e finanziarie.

la possibilità di una decisione ci viene data qui ora. In un mondo globalizzato e sempre più interdipendente, i problemi di alcuni sono i problemi di tutti: dei Paesi ricchi e di quelli poveri, dei Paesi che producono ed esportano munizioni a grappolo e di quelli che le importano, di quelli che le utilizzano e di quelli che non le utilizzano. Ciò che non si fa oggi, dovrà essere fatto domani con un supplemento di sofferenza, di costi economici e di ferite più profonde da guarire.

È naturale che alcuni Paesi affronteranno difficoltà maggiori per onorare gli impegni che deriveranno dal futuro strumento. Tuttavia, siatene certi, i Paesi e le vittime colpiti sono quelli che hanno pagato e continuano a pagare il prezzo più esorbitante. Anche quelli che devono rinunciare a questo tipo di armi, quelli che hanno smesso di esportarle, quelli obbligati a distruggere i propri arsenali, quelli che si impegneranno in attività di sminamento e bonifica, quelli che investiranno risorse per le vittime, le loro famiglie e comunità, tutte le persone coinvolte nelle varie attività umanitarie, dovranno fare alcuni sforzi. Questi ultimi dovrebbero essere considerati dalla guida politica e militare e dalle persone dei loro Paesi come una partecipazione necessaria ma anche piuttosto gratificante all’edificazione di un mondo più sicuro e pacifico in cui ognuno possa godere di maggiore sicurezza.
In questo e in altri contesti, la cooperazione è essenziale per il successo. Una cooperazione fra Stati, Nazioni Unite, organizzazioni internazionali, comitato della Croce Rossa e Ong, è il segreto per un successo comune e un elemento indispensabile per raggiungere il futuro strumento. Le vittime dovrebbero avere un posto privilegiato in questo progetto. Il loro ruolo dovrebbe essere attivo dall’inizio alla fine. Nei negoziati in corso, ogni parte dovrebbe avere un ruolo appropriato per far sì che la convenzione da adottare risulti completa, forte e operativa. Tutti sono necessari nella realizzazione di questo progetto. Operiamo insieme per affrontare oggi la sfida dell’adozione e domani quella della realizzazione!

Signor Presidente,

è vero che gli Stati hanno il diritto di difendere la pace, la sicurezza e la stabilità dei popoli sotto la loro responsabilità. Tuttavia, ciò si può ottenere meglio senza avvalersi della corsa agli armamenti e della guerra. Nel 1965, nel suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Papa Paolo vi ha ricordato alla comunità delle nazioni la sfida della pace senza ricorso alle armi: “Non si può amare con armi offensive in pugno. Le armi, quelle terribili, specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli. Finché l’uomo rimane l’essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo; ma voi, coraggiosi e valenti quali siete, state studiando come garantire la sicurezza della vita internazionale senza ricorso alle armi: questo è nobilissimo scopo, questo i popoli attendono da voi, questo si deve ottenere!”

Presidente,

i popoli, le vittime, i Paesi colpiti guardano a questa conferenza diplomatica e tutti si aspettano da noi una decisione coraggiosa, come Papa Benedetto XVI ha ricordato ieri. Il mondo attende un atto di fede nella persona umana e nelle sue più alte aspirazioni di vivere in pace e sicurezza, un impegno a rendere la solidarietà l’espressione più bella dell’unità della famiglia umana e del suo destino comune.

Sono convinto, signor Presidente, che alla fine della conferenza tutti i partecipanti andranno via vittoriosi e soddisfatti di aver operato la scelta giusta.

Grazie, signor Presidente.

* * *

Dublin Diplomatic Conference on Cluster Munitions

 

Address of H.E. Msgr. Silvano Maria Tomasi Permanent Observer to the United Nations Offices and International Organizations in Geneva

Mr. President,

1. The Delegation of the Holy See is particularly honoured to take the floor at the start of this Diplomatic Conference. It is happy to see the fruition of the concerted efforts of a large number of actors to take to a positive conclusion a process that seeks greater security and protection. We need to move beyond a reductive and narrow vision that would give the illusion that protection comes only through arms, specifically, those we are engaged to ban.

First of all, the Delegation of the Holy See would like to express its satisfaction to see you, Mr. Ambassador, preside the proceedings of this meeting and facilitate the negotiations toward a strong and operational agreement.

The Holy See offers Ireland its support and is available to join forces in building together a more human, more secure and more cooperative world.

Mr. President,

2. This Dublin Conference is the result of the awareness that a concrete, credible and effective action is needed to respond to a problem that has lasted too long. For years NGOs, ICRC, and various Countries, have raised the issue of cluster munitions without success at first. Our satisfaction is great now. No one today denies the existence of humanitarian problems linked with cluster munitions, the urgency of a collective action, and the indispensable effort to translate this concerns into a targeted development of international humanitarian law.

The different partners of the Oslo Process and the States parties to the Convention on certain conventional weapons (CCW) are in agreement on this urgency. No doubt, important differences still exist concerning an appropriate response.

The Holy See, however, cannot but insist on the priority of human dignity, of the interests of the victims, the priority of prevention and stability, and on the concept of security based on the lowest level of armament. Peace transcends by far the framework of military considerations. Peace is not just the absence of war.

Human rights, development, social and political participation, justice, cooperation, this and similar concepts, take a critical role in a modern definition of authentic peace.

Security relying only on arms and force is ephemeral and an illusion. Cluster munitions illustrate perfectly the point. Even so-called victories prove to be lasting defeats for the civil population, for development, for pacification, for stability. Decades after the utilisation of cluster munitions, peace preserves a bitter taste with thousand of victims, socio-economic development stifled, considerable human and financial resources wasted.

3. The chance for a decision is given us here an now. In a globalised and more and more inter-dependent world, the problems of some are the problems of all: of rich and poor countries; of developed and developing countries; of countries producing and exporting cluster munitions and countries that import them; user and non user countries. What is not done today, it will have to be done tomorrow with a supplement of suffering, of economic costs, and of deeper wounds to heal.

4. Understandably, some countries will face greater difficulties to implement the commitments that will derive from the future instrument. Make no mistake, however. Affected countries and victims are those that have paid and keep paying the most exorbitant price. Those who have to renounce these type of arms, those who have to give up exporting them, those obliged to destroy their stocks, those who will engaged in demining and decontamination activities, those who will invest resources for the victims, their families and communities, all people involved in the various humanitarian activities, will have to make also some efforts. Such efforts should be considered by the political and military leadership, and by the people of their countries, as a necessary but quite rewarding participation in the construction of a more peaceful and more secure world, where everyone enjoys greater security.

5. In this as in other contexts, cooperation and partnership are essential for success. A partnership among States, United Nations, International Organisations, the Committee of the Red Cross and the NGOs, is the secret to a common success and an indispensable element to reach the object of the future instrument. Victims should have a privileged place in this plan, their role should be an active one from start to finish. In the negotiations under way, every player should find its appropriate place, so that support for the Convention to be adopted may result complete, strong, and operational. Every one is needed in the implementation of this project. Let us work hand in hand as partners to meet now the challenge of the adoption and tomorrow that of implementation.

Mr. President,

6. True, States have a right to defend peace, security and the stability of peoples under their responsibility. But this can be better achieved without recourse to the arms race and to war. In his address before the United Nations General Assembly in 1965, Pope Paul VI reminded the Community of Nations of the challenge of peace without recourse to arms: “One cannot love with offensive arms in hand. Arms, above all terrible arms that modern science as provided, even before causing victims and destruction, generate bad dreams, nourish bad feelings, bring about nightmares, lack of trust, bad decisions; they required enormous expenses; they block solidarity projects and useful work; they distort the psychology of peoples. Till men will remain weak, unstable and even mean as he often shows to be, defensive arms will unfortunately be necessary. But you, your courage and your quality prompt you to study the means to ensure international life without recourse to arms: here a goal worthy of your efforts, here is what peoples attend from you, here is what must be reached!”.

Mr. President,

7. The eyes of peoples, of victims, of affected countries, are focused on this Diplomatic Conference, and all wait from us a courageous decision, as Pope Benedict XVI reminded the world yesterday. The world awaits an act of faith in the human person and his highest aspirations to live in peace and security, a commitment to make solidarity the most splendid expression of the unity of the human family and of its common destiny.

I am convinced, Mr. President, that at the closing of this Conference all participants will leave as winners and satisfied to have made the right choice.

Thank you, Mr. President.

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