4 Risposte to “Berlusconi: La Chiesa e’ una ricchezza per lo Stato”

  1. mauchi Says:

    Anche lo Stato con l’otto per mille è una ricchezza per la Chiesa.

  2. vaticandiplomacy Says:

    Certo, Chiesa intesa come “comunità” cui beneficiano anche molti non cattolici (es. mense e dormitori Caritas)

    Per ulteriori apporfondimenti rimando alla lettura dei seguenti collegamenti:

    http://www.avvenireonline.it/Speciali/Chiesa+e+denaro/
    (Speciale di Avvenireonline – Soldi alla Chiesa, verità e bugie)

    http://www.8xmille.it/cartella_stampa/cartella_stampa.pdf
    (Gestione dei fondi otto per mille della Chiesa cattolica per il periodo 1990-2006)

    http://www.8xmille.it/cartella_stampa/OM_Comunicato_Stampa_ripartizione_2007.pdf
    (Ripartizione delle somme derivanti dall’otto per mille IRPEF per la Chiesa cattolica nell’anno 2007)

  3. vaticandiplomacy Says:

    Mi scuso con Mauchi ma un suo commento relativo all’8 x mille è andato cancellato per colpa del servizio No-Spam Askimet; nel commento si faceva presente che come riportato alla voce 8 x mille di wikipedia il 60,3% degli italiani che presenta la dichiarazione dei redditi non sceglie a chi devolvere il proprio 8 x mille…

    Innanzi tutto wikipedia è quanto di più inaffidabile esista in fatto di informazione sulla faccia della terra, a riprova di quello che dico oltre al famoso caso di “copia incolla da wikipedia da parte dei 67 professori”

    https://vaticandiplomacy.wordpress.com/2008/02/06/copia-e-incolla-da-wikipedia-67-docenti-per-un-errore/

    …che ha originato i c.d. “fatti de la Sapienza” con la rinunzia del papa ad intervinere all’inaugurazione dell’anno accademico, senza dimenticare inoltre lo stesso “general disclaimer” dell’enciclopedia liberamente modificabile da tutti, dove all’indirizzo:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:General_disclaimer

    a caratteri cubitali recita:

    WIKIPEDIA NON DÀ GARANZIA DI VALIDITÀ DEI CONTENUTI

    Inoltre la pagina da te segnalata come fonte (quella di wikipedia sull’Otto per mille N.d.a.) è stata redatta sulla base di quella realizzata dal sito dello UAAR ovvero dall'”Unione degli Atei e Agnostici Razionalisti” (il che è già tutto un dire)

    Ci tengo allora a riportare le 3 risposte dello speciale di Avvenire on line già linkato in precedenza ma che è utile riportare nuovamente:

    http://www.avvenireonline.it/Speciali/Chiesa+e+denaro/

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    Otto per mille, ecco chi firma
    L’otto per mille stesso è ancora, in larga parte, un oggetto sconosciuto. Gli italiani firmano in massa per la Chiesa cattolica?
    Occorre sminuire il risultato. Maltese ci prova: ‘Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce ‘otto per mille’ ma grazie al 35 per cento che indica ‘Chiesa cattolica’ (…) la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale’. Il 35 per cento, una minoranza dunque… Intanto, a partecipare con la firma sono 16 milioni di italiani: in assoluto, non pochi. Se poi consideriamo chi presenta il 730 o l’Unico, i firmatari sono il 61,3 per cento, una percentuale superiore a quella di molte consultazioni assimilabili a questa. Ad abbassare la percentuale sono i 13 milioni di italiani che non sono obbligati a presentare la dichiarazione, chi ad esempio ha il solo Cud. Costoro – nella grande maggioranza anziani, spesso soli – sono costretti a operazioni complicate e scoraggianti: qui infatti la percentuale di firme si riduce all’1 per cento. Sulla configurazione sociologica degli anziani tuttavia ci sono studi a non finire. Perché non fate, signori, anche qui una proiezione ponderata?

    Una stima crescente
    Magari tutti firmassero e firmare fosse per tutti agevole. Un’indagine del 2006 sul consenso degli italiani all’operato della Chiesa parla di un giudizio molto o abbastanza positivo da parte del 70 per cento della popolazione; nel 2001 era del 60. È un secondo indizio della stima di cui gode la Chiesa, per Maltese ‘non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici’. Non è esattamente così. L’otto per mille non dà alcuna garanzia alla Chiesa, che ogni anno si sottopone al giudizio (democratico) dei cittadini, che possono darle la firma o rifiutargliela. Le garanzie, se così vogliamo chiamarle, c’erano semmai prima del Concordato del 1984, quando ancora i preti privi di altri redditi ricevevano dallo Stato il cosiddetto ‘assegno di congrua’, che veniva dato in sostituzione dei beni ecclesiastici incamerati dallo Stato nell’Ottocento. Garanzie a cui la Chiesa ha rinunciato, in accordo con lo Stato, rimettendosi alla volontà degli italiani. L’otto per mille è una forma di democrazia diretta applicata al sistema fiscale, che qualche nazione ha copiato e mezza Europa ci invidia.

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    5 e 8 per mille: ecco chi firma
    Maltese confronta 5 e 8 per mille: «Al 5 hanno aderito (firmato, ndr) il 61 per cento dei contribuenti, contro il 40 dell’8 per mille». Peccato che per il 5 per mille firmi solo chi consegna la dichiarazione (Unico e 730); tra questi, le firme per l’8 per mille sono praticamente identiche: 61,3 per cento, come avevamo documentato sabato.

    Chiesa cattolica senza garanzie
    C’è poi la vecchia questione di chi non firma affatto. In Spagna, le ‘non firme’ finiscono allo Stato, scrive Maltese . È vero. Però dimentica di aggiungere un dettaglio: in Spagna la Chiesa cattolica ha un ‘minimo garantito’ che in Italia non ha. La Chiesa cattolica italiana non gode di alcuna garanzia e dipende solo ed esclusivamente dagli italiani, che oggi la sostengono, domani chissà. In Germania invece vige la ‘tassa per il culto’, obbligatoria, a meno che un contribuente non si cancelli dalle liste diocesane. Una simile ‘conta’ dei rispettivi fedeli è auspicabile anche in Italia? Lo escludiamo. L’otto per mille viene ripartito per intero, per lo stesso motivo per cui, quando andiamo a votare, tutti i seggi vengono assegnati, a prescindere dagli astenuti. Chi si astiene si rimette alla volontà dei votanti. Ma va detto che l’otto per mille non sono ‘soldi dello Stato’, ma una porzione delle tasse che i cittadini versano allo Stato e che lo Stato stesso, in un esemplare meccanismo di democrazia diretta, mette a disposizione dei cittadini, chiedendo loro: a chi volete che sia ridistribuito? Molte altre sono le falsità dell’inchiesta. Una particolarmente antipatica è la frase tra virgolette, datata 1996, attribuita a quello che Maltese definisce ‘cassiere pontificio’, monsignor Attilio Nicora, in realtà allora in forza alla Cei: «Lo Stato non doveva fare concorrenza scorretta alla Chiesa». Frase mai letta né sentita. Maltese è in grado di indicare la fonte?

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    Chi vota e chi no
    Il sistema dell’otto per mille, scrive Maltese, non è democratico. In realtà è il primo caso di democrazia diretta applicata al sistema fiscale. Non c’è nulla di automatico, la Chiesa non ha alcuna garanzia – per dire: nessun minimo garantito – e dipende completamente dalla volontà degli italiani, che oggi firmano a suo favore, domani chissà. E gli astenuti? In gran parte sono contribuenti non tenuti a presentare la dichiarazione, costretti a compiere alcune operazioni complesse per far valere la propria firma. È inevitabile che molti, specialmente se anziani, se ne dimentichino o rinuncino; ed è un peccato proprio per la democrazia. Degli altri, due terzi firmano. Il meccanismo è analogo a quello di una votazione. Se per il Parlamento vota l’80% degli elettori, non per questo il 20% dei seggi rimane non assegnato. Chi si astiene si rimette alla volontà di chi partecipa. In effetti non si firma per il proprio otto per mille, ma per l’otto per mille complessivo, di tutti. A Maltese scappano queste precisazioni, tutt’altro che irrilevanti.

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    Tornando a noi mi sembra che l’esempio dell’attribuzione dei seggi sia perfettamente calzante, ed in ultima analisi mi sembra assurdo criticare qualcosa di cui non solo la Chiesa cattolica beneficia e che comunque come giustamente ricordato da Mauchi viene fatto buon uso anche dalle altre confessioni.

  4. mauchi Says:

    Ringrazio vaticandiplomacy per la correttezza con la quale da notizia del mio commento, che è andato cancellato per colpa del servizio No-Spam Askimet.
    In sintesi apprendiamo che l’unica fonte attendibile dei dati riguardo all’8 per mille è solo l’Avvenire (il che è tutto dire).

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