Archive for novembre 2008

Padre Funes ringrazia Galileo

27 novembre 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 27 novembre 2008 (Vatican Diplomacy). Padre Funes, dopo l’articolo sulla salvezza di eventuali altri abitanti dell’universo ritorna a scrivere sulle pagine de L’Osservatore Romano in occasione del convegno “La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei”:

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Il 2009 sarà l’Anno internazionale dell’astronomia

Grazie, Galileo

di José G. Funes
Gesuita Direttore della Specola Vaticana

“Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per alcuni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi”:  ha ragione il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Molte volte per noi astronomi i pianeti, le stelle, le galassie sono dei punti interrogativi, dei “problemi” che chiedono una risposta impegnativa, ragionevole, scientifica. Forse il piccolo principe ha seguito qualche corso di astronomia. Perché questa è l’immagine diffusa dello scienziato:  un uomo serio, che parla di cose difficili, incomprensibili per tutti tranne che per i suoi colleghi.

I quali, a loro volta, pongono altre domande alle quali è difficilissimo dare una risposta. Credo che il piccolo principe sarebbe felice di sapere che il 2009 sarà l’Anno internazionale dell’astronomia, dichiarato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per celebrare il quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni astronomiche che Galileo Galilei realizzò nel 1609 puntando il suo cannocchiale verso il cielo su iniziativa dell’Unione internazionale di astronomia – della quale la Santa Sede fa parte come Stato membro dal 1932 – e dell’Unesco. In Italia, paese promotore dell’iniziativa, questa è nota anche come Anno galileiano.

Alcuni grandi interrogativi che l’umanità si pone da secoli saranno riproposti e approfonditi per l’occasione da molti astronomi, i quali si impegneranno – pur nei limiti dell’operare scientifico – a elaborare risposte sempre più esaustive e soddisfacenti. Forse questo Anno servirà a convincere tutti cittadini del mondo che le stelle non vanno guardate solo come delle piccole luci, ma come delle amiche. “Quando tu guarderai il cielo, la notte, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero”, ci ricorda ancora il piccolo principe.

L’astronomia ha avuto un ruolo di rilievo in quasi tutte le culture, ispirando le domande più profonde dell’uomo. Dal canto suo, la Chiesa ha sempre compreso l’importanza di questa scienza, incoraggiandola e promuovendola. Si pensi, solo per ricordare un esempio poco conosciuto, che nelle “riduzioni” del Paraguay, in particolare in quella dei Santi Cosma e Damiano, il gesuita argentino Buenaventura Suárez (1700-1750) era stato in grado di allestire un vero e proprio osservatorio astronomico nel mezzo della foresta tropicale. Riuscendo, con strumenti che si era fatto portare dall’Europa e altre apparecchiature costruite grazie all’aiuto dei guaraní, a compiere osservazioni e costruire delle tabelle astronomiche.

Proprio mentre sta per iniziare questo Anno internazionale, è inevitabile che si riproponga una delle questioni che ha segnato in questi secoli il dibattito sul rapporto tra fede e scienza:  qual è la posizione della Chiesa in relazione al caso Galileo? Non posso rispondere da esperto, né da persona neutrale. Appartengo alla Chiesa. E conosco quanto basta per rendermi conto che la complessità di questo argomento impedisce probabilmente di arrivare a conclusioni chiare e distinte. Penso che il caso Galileo non si potrà mai chiudere in un modo soddisfacente tutti. Io credo che l’umanità e la Chiesa debbano essergli riconoscenti per il suo impegno a favore del copernicanesimo e della Chiesa stessa. Il drammatico scontro di alcuni uomini di Chiesa con Galileo ha lasciato delle ferite che ancora oggi sono aperte. La Chiesa in qualche modo ha riconosciuto i suoi sbagli. Forse si poteva fare meglio:  sempre si può far meglio.

Un primo aspetto del caso Galileo riguarda l’ermeneutica biblica. Recentemente Benedetto XVI ha ricordato ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze che “Galileo vedeva la natura come un libro il cui autore è Dio così come lo è delle Scritture”. Un secondo aspetto del conflitto fu pastorale. Credo che Giovanni Paolo ii abbia dato qui una regola d’oro che dobbiamo sempre avere presente, avvertendo i teologi che è un dovere “tenersi regolarmente informati sulle acquisizioni scientifiche per esaminare, all’occorrenza, se è il caso o meno di tenerne conto nella loro riflessione o di operare delle revisioni nel loro insegnamento”.

Per chi ha fede, la storia non è solo storia della scienza ma storia di salvezza. Da questo punto di vista dobbiamo ringraziare Dio per i nostri peccati che ci permettono di far esperienza della sua misericordia. È proprio questo che la Chiesa celebra quando canta l’Exultet nella veglia pasquale:  O felix culpa. In questo senso io spero che ciò che fu – e che forse ancora è – un terreno di conflitto possa diventare un terreno di incontro, di dialogo. Qualcuno potrà dire che questo è un atteggiamento un po’ ingenuo. Ma non dobbiamo smettere di sognare. Se lo facessimo, quel giorno smetteremmo di essere umani.

Sarebbe ingiusto dire che la Chiesa si è impegnata per le scienze solo dopo Galileo:  egli stesso è la prova di questo impegno, già allora plurisecolare. Forse non ci sarebbe stato Galileo senza la Chiesa cattolica. E forse non ci sarebbe stata una Specola Vaticana senza Galileo.

©L’Osservatore Romano 27 novembre 2008

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Energia solare in Vaticano

26 novembre 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Mercoledì, 26 novembre 2008 (Vatican Diplomacy). Come anticipato da un nostro articolo del 13 maggio scorso circa la costruzione di un impianto fotovoltaico sul tetto dell’Aula Paolo VI, e relativa descrizione, riportiamo l’articolo apparso oggi suk quotidiano della Santa Sede:

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Il sole in vaticano

La nuova copertura dell'Aula Paolo VI realizzata con pannelli fotovoltaici

Lo Stato della Città del Vaticano non ha mancato di manifestare progressivamente la propria attenzione ai sempre più urgenti problemi di natura ambientale che coinvolgono il nostro pianeta. Sulla scia delle esortazioni di Benedetto XVI e del suo predecessore Giovanni Paolo II, orientate alla tutela del patrimonio naturale dell’umanità, il cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e il segretario generale monsignor Renato Boccardo, hanno inteso assecondare e sostenere iniziative concrete, mirate alla sostenibilità ambientale.

Il Pontefice in numerosi discorsi e messaggi ha affrontato il tema ambientale ricordando quanto siano ogni giorno più gravi i problemi dei rifornimenti energetici:  “In questi anni – ha scritto nel messaggio per la Xl Giornata mondiale della pace 2007 – nuove Nazioni sono entrate con slancio nella produzione industriale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una corsa alle risorse disponibili che non ha confronti con situazioni precedenti. Nel frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora condizioni di grande arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo del rialzo dei prezzi dell’energia. Che ne sarà di quelle popolazioni? Quale genere di sviluppo o di non-sviluppo sarà loro imposto dalla scarsità di rifornimenti energetici? Quali ingiustizie e antagonismi provocherà la corsa alle fonti di energia? E come reagiranno gli esclusi da questa corsa? Sono domande che pongono in evidenza come il rispetto della natura sia strettamente legato alla necessità di tessere tra gli uomini e tra le Nazioni rapporti attenti alla dignità della persona e capaci di soddisfare ai suoi autentici bisogni. La distruzione dell’ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l’accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo”.

Anche Giovanni Paolo II, in occasione della xxiii Giornata mondiale della Pace, il 1° gennaio 1990, già avvertiva l’urgenza della questione ambientale affermando:  “Si avverte ai nostri giorni la crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata, oltre che dalla corsa agli armamenti, dai conflitti regionali e dalle ingiustizie tuttora esistenti nei popoli e tra le nazioni, anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura, dal disordinato sfruttamento delle sue risorse e dal progressivo deterioramento della qualità della vita”.

“Di fronte al diffuso degrado ambientale – scriveva ancora Papa Wojtyla – l’umanità si rende ormai conto che non si può continuare ad usare i beni della terra come nel passato. L’opinione pubblica ed i responsabili politici ne sono preoccupati, mentre studiosi delle più diverse discipline ne esaminano le cause. Sta così formandosi una coscienza ecologica, che non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete”.

Il graduale esaurimento dello strato di ozono e l’”effetto serra” hanno ormai raggiunto dimensioni critiche a causa della crescente diffusione delle industrie, delle grandi concentrazioni urbane e dei consumi energetici. Scarichi industriali, gas prodotti dalla combustione di carburanti fossili, incontrollata deforestazione, uso di alcuni tipi di diserbanti, refrigeranti e propellenti:  tutto ciò – com’è noto – nuoce all’atmosfera ed all’ambiente. Ne sono derivati molteplici cambiamenti meteorologici ed atmosferici, i cui effetti vanno dai danni alla salute alla possibile futura sommersione delle terre basse.

“Mentre in alcuni casi il danno forse è ormai irreversibile – sottolineava Giovanni Paolo II – in molti altri esso può ancora essere arrestato. È doveroso, pertanto, che l’intera comunità umana – individui, Stati ed organismi internazionali – assuma seriamente le proprie responsabilità”.

In sintonia con tali sollecitazioni i vertici del Governatorato hanno accolto e deciso di sostenere l’intuizione della Direzione dei Servizi Tecnici di trasformare l’esigenza di restauro della copertura dell’Aula delle udienze, intitolata a Paolo VI, in un’occasione per dare il via ad un programma di riconversione dalle fonti convenzionali e fossili a quelle rinnovabili.

L’Aula è dunque il primo esempio di queste scelte e la decisione di realizzare sulla copertura un impianto di conversione dell’energia solare in energia elettrica nasce principalmente dalla compatibilità architettonica di un edificio moderno, assai raro nel tessuto edilizio della Città del Vaticano, dal suo orientamento rispetto agli assi cardinali, dalla configurazione della sua copertura e dall’ampiezza della superficie disponibile, pari a circa 5.000 metri quadrati.

L’idea di Pier Carlo Cuscianna, direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato, è stata sviluppata da Livio De Santoli, energy manager dell’Università di Roma La Sapienza, che ha ricevuto l’incarico di sviluppare uno studio preliminare di un impianto fotovoltaico sulla copertura dell’Aula, mentre il progetto esecutivo e la realizzazione dell’opera sono stati curati dalla Società tedesca SolarWorid AG, sotto forma di donazione al Papa e quindi allo Stato della Città del Vaticano da parte del suo presidente Frank Asbeck.

Dopo una fase preliminare di studio ed analisi delle diverse ipotesi, il progetto definitivo, concluso ed approvato nel maggio del 2008, è stato rapidamente trasformato in realtà. Il generatore, della potenza di picco di 221 chilowatt (Kw) è stato realizzato sulla copertura dell’Aula tra il 1° settembre ed il 15 novembre di quest’anno. La vera installazione fotovoltaica ha avuto inizio il 1° ottobre, mentre l’assolato mese di settembre è servito alla rimozione e dismissione degli esistenti tegolini in calcestruzzo della copertura.

I 2.400 moduli fotovoltaici installati sono rivolti esattamente a sud e sono stati installati in sostituzione dei pannelli in calcestruzzo, ormai degradati, riproducendone la dimensione secondo il progetto originario di Pier Luigi Nervi.
Essi assolvono, dunque, la duplice funzione “passiva” di protezione dell’edificio dall’irraggiamento e quella “attiva” di conversione dell’energia solare in elettricità conferendo al valore estetico un esemplare plusvalore ambientale.
La potenza media dei moduli è pari a 90 watt ciascuno e la producibilità è incrementata di circa il 5 per cento dai 2.400 pannelli rivolti verso nord, in alluminio parzialmente riflettente, che sono gli unici visibili dalla cupola di San Pietro, la cui vista panoramica non è stata minimamente intaccata.

L’energia elettrica viene prodotta dal generatore in corrente continua e viene inviata agli apparati inverter che la convertono in alternata e di lì viene trasferita alla cabina di trasformazione, ubicata nella parte basamentale della stessa Aula.

I 300 megawattora (MWh) annui di energia elettrica “pulita”, prodotti dal generatore solare, verranno immessi nella rete elettrica Vaticana a parziale copertura dei consumi della stessa Aula e dei palazzi limitrofi ed ogni anno consentiranno di evitare le emissioni in ambiente di 225.000 chilogrammi di anidride carbonica, risparmiando circa 80 tonnellate equivalenti di petrolio (tep).

Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e la competente Direzione dei Servizi Tecnici vedono in questa prima installazione, unitamente ad un impianto di “solar cooling” attualmente in fase di completamento nella zona “industriale” dello Stato, un’espressione esemplare del proprio orientamento e dello sforzo sostenuto per attuare in Vaticano sistemi di generazione dell’energia da fonti rinnovabili. In un prossimo futuro sono, peraltro, previsti programmi di maggior consistenza, affinché una rilevante percentuale del proprio fabbisogno energetico venga soddisfatta da sistemi di conversione delle fonti rinnovabili altamente innovativi.

A ciò punta lo staff tecnico di Pier Carlo Cuscianna che, al riguardo, sta valutando con attenzione le potenzialità insite nelle diverse aree extraterritoriali dello Stato. In particolare, alcune superfici verranno esaminate nell’ottica dell’utilizzo delle energie alternative di maggiore efficacia e disponibilità, in relazione alle caratteristiche dei siti.

La filiera energetica che si intende realizzare, sulla base di tutte le risorse disponibili, parte da fonti pulite e naturali, passa attraverso sistemi avanzati di conversione e di gestione dei flussi energetici, per soddisfare le utenze stazionarie ed in prospettiva anche i fabbisogni della mobilità interna.

Una sfida di grande fascino quella lanciata dallo Stato della Città del Vaticano che ha il suo primo obiettivo nel conseguimento del 20 per cento di contributo energetico dalle fonti rinnovabili, del 20 per cento di abbattimento delle emissioni di anidride carbonica (CO2) e del 20 per cento di risparmio energetico entro l’anno 2020.

E per una volta la realtà dei fatti potrebbe superare i sogni.

©L’Osservatore Romano – 26 novembre 2008

Prima udienza generale “ecologica” in Vaticano

25 novembre 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 25 novembre 2008 (Vatican Diplomacy). Come anticipato da un nostro articolo del 13 maggio scorso circa la costruzione di un impianto fotovoltaico sul tetto dell’Aula Paolo VI, e relativa descrizione, domani avrà lugo la prima udienza generale “ecologica”:

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Mercoledì 26 entrerà in funzione l’impianto fotovoltaico sulla copertura dell’Aula Paolo VI

Pannelli fotovoltaici nei pressi di San Pietro

Prima udienza generale “ecologica” in Vaticano. L’incontro del Papa con i fedeli in programma mercoledì 26 novembre nell’Aula Paolo VI coinciderà infatti con l’entrata in funzione dell’impianto fotovoltaico realizzato nei mesi scorsi sulle volte dell’edificio. I consumi energetici dell’Aula e dei palazzi limitrofi saranno così coperti – sia pure solo parzialmente – dall’energia prodotta dai 2.400 moduli fotovoltaici installati in sostituzione dei vecchi pannelli di calcestruzzo, nel pieno rispetto dei volumi e dell’aspetto estetico del progetto originario di Pier Luigi Nervi. L’impianto garantirà 300 megawattora (MWh) annui di energia elettrica “pulita”, che verranno immessi nella rete vaticana e consentiranno di evitare le emissioni di 225.000 chilogrammi di anidride carbonica, risparmiando circa 80 tonnellate equivalenti di petrolio. Con questa iniziativa si avvia per il Vaticano il piano di conversione alle fonti rinnovabili, che dovrebbero coprire il 20 per cento del fabbisogno energetico complessivo entro il 2020. La cerimonia di inaugurazione si svolgerà presso la Casina di Pio iv, sede delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, alla presenza del cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Interverranno, tra gli altri, Pier Carlo Cuscianna, direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato, Livio De Santoli, energy manager dell’università di Roma La Sapienza, e Frank Asbeck, presidente della società tedesca SolarWorld AG, ai quali si deve rispettivamente l’ideazione, lo sviluppo e la realizzazione dell’opera.

©L’Osservatore Romano – 26 novembre 2008