Archive for gennaio 2009

Giornata della Memoria: Benedetto XVI ad Auschwitz

28 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO – Mercoledì, 28 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo un passaggio video del discorso del papa nella visita al campo di Auschwitz-Birchenau il 28 maggio 2006, edi il testo completo :

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Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile – ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? È in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa.

Ventisette anni fa, il 7 giugno 1979, era qui Papa Giovanni Paolo II; egli disse allora: “Vengo qui oggi come pellegrino. Si sa che molte volte mi sono trovato qui… Quante volte! E molte volte sono sceso nella cella della morte di Massimiliano Kolbe e mi sono fermato davanti al muro della morte e sono passato tra le macerie dei forni crematori di Birkenau. Non potevo non venire qui come Papa”. Papa Giovanni Paolo II stava qui come figlio di quel popolo che, accanto al popolo ebraico, dovette soffrire di più in questo luogo e, in genere, nel corso della guerra: “Sono sei milioni di Polacchi, che hanno perso la vita durante la seconda guerra mondiale: la quinta parte della nazione”, ricordò allora il Papa. Qui egli elevò poi il solenne monito al rispetto dei diritti dell’uomo e delle nazioni, che prima di lui avevano elevato davanti al mondo i suoi Predecessori Giovanni XXIII e Paolo VI, e aggiunse: “Pronuncia queste parole […] il figlio della nazione che nella sua storia remota e più recente ha subito dagli altri un molteplice travaglio. E non lo dice per accusare, ma per ricordare. Parla a nome di tutte le nazioni, i cui diritti vengono violati e dimenticati…”.

Papa Giovanni Paolo II era qui come figlio del popolo polacco.  Io sono oggi qui come figlio del popolo tedesco, e proprio per questo devo e posso dire come lui: Non potevo non venire qui. Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco – figlio di quel popolo sul quale un gruppo di criminali raggiunse il potere mediante promesse bugiarde, in nome di prospettive di grandezza, di ricupero dell’onore della nazione e della sua rilevanza, con previsioni di benessere e anche con la forza del terrore e dell’intimidazione, cosicché il nostro popolo poté essere usato ed abusato come strumento della loro smania di distruzione e di dominio. Sì, non potevo non venire qui. Il 7 giugno 1979 ero qui come Arcivescovo di Monaco-Frisinga tra i tanti Vescovi che accompagnavano il Papa, che lo ascoltavano e pregavano con lui. Nel 1980 sono poi tornato ancora una volta in questo luogo di orrore con una delegazione di Vescovi tedeschi, sconvolto a causa del male e grato per il fatto che sopra queste tenebre era sorta la stella della riconciliazione. È ancora questo lo scopo per cui mi trovo oggi qui: per implorare la grazia della riconciliazione – da Dio innanzitutto che, solo, può aprire e purificare i nostri cuori; dagli uomini poi che qui hanno sofferto, e infine la grazia della riconciliazione per tutti coloro che, in quest’ora della nostra storia, soffrono in modo nuovo sotto il potere dell’odio e sotto la violenza fomentata dall’odio.

Quante domande ci si impongono in questo luogo! Sempre di nuovo emerge la domanda: Dove era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male? Ci vengono in mente le parole del Salmo 44, il lamento dell’Israele sofferente: “…Tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli e ci hai avvolti di ombre tenebrose… Per te siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. Svégliati, perché dormi, Signore? Déstati, non ci respingere per sempre! Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione? Poiché siamo prostrati nella polvere, il nostro corpo è steso a terra. Sorgi, vieni in nostro aiuto; salvaci per la tua misericordia!” (Sal 44,20.23-27). Questo grido d’angoscia che l’Israele sofferente eleva a Dio in periodi di estrema angustia, è al contempo il grido d’aiuto di tutti coloro che nel corso della storia – ieri, oggi e domani – soffrono per amor di Dio, per amor della verità e del bene; e ce ne sono molti, anche oggi.

Noi non possiamo scrutare il segreto di Dio – vediamo soltanto frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio e della storia. Non difenderemmo, in tal caso, l’uomo, ma contribuiremmo solo alla sua distruzione. No – in definitiva, dobbiamo rimanere con l’umile ma insistente grido verso Dio: Svégliati! Non dimenticare la tua creatura, l’uomo! E il nostro grido verso Dio deve al contempo essere un grido che penetra il nostro stesso cuore, affinché si svegli in noi la nascosta presenza di Dio – affinché quel suo potere che Egli ha depositato nei nostri cuori non venga coperto e soffocato in noi dal fango dell’egoismo, della paura degli uomini, dell’indifferenza e dell’opportunismo. Emettiamo questo grido davanti a Dio, rivolgiamolo allo stesso nostro cuore, proprio in questa nostra ora presente, nella quale incombono nuove sventure, nella quale sembrano emergere nuovamente dai cuori degli uomini tutte le forze oscure: da una parte, l’abuso del nome di Dio per la giustificazione di una violenza cieca contro persone innocenti; dall’altra, il cinismo che non conosce Dio e che schernisce la fede in Lui. Noi gridiamo verso Dio, affinché spinga gli uomini a ravvedersi, così che  riconoscano che la violenza non crea la pace, ma solo suscita altra violenza – una spirale di distruzioni, in cui tutti in fin dei conti possono essere soltanto perdenti. Il Dio, nel quale noi crediamo, è un Dio della ragione – di una ragione, però, che certamente non è una neutrale matematica dell’universo, ma che è una cosa sola con l’amore, col bene. Noi preghiamo Dio e gridiamo verso gli uomini, affinché questa ragione, la ragione dell’amore e del riconoscimento della forza della riconciliazione e della pace prevalga sulle minacce circostanti dell’irrazionalità o di una ragione falsa, staccata da Dio.

Il luogo in cui ci troviamo è un luogo della memoria, è il luogo della Shoa. Il passato non è mai soltanto passato. Esso riguarda noi e ci indica le vie da non prendere e quelle da prendere. Come Giovanni Paolo II ho percorso il cammino lungo le lapidi che, nelle varie lingue, ricordano le vittime di questo luogo: sono lapidi in bielorusso, ceco, tedesco, francese, greco, ebraico, croato, italiano, yiddish, ungherese, neerlandese, norvegese, polacco, russo, rom, rumeno, slovacco, serbo, ucraino, giudeo-ispanico, inglese. Tutte queste lapidi commemorative parlano di dolore umano, ci lasciano intuire il cinismo di quel potere che trattava gli uomini come materiale non riconoscendoli come persone, nelle quali rifulge l’immagine di Dio. Alcune lapidi invitano ad una commemorazione particolare. C’è quella in lingua ebraica. I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall’elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: “Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello” si verificarono in modo terribile. In fondo, quei criminali violenti, con l’annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell’umanità che restano validi in eterno. Se questo popolo, semplicemente con la sua esistenza, costituisce una testimonianza di quel Dio che ha parlato all’uomo e lo prende in carico, allora quel Dio doveva finalmente essere morto e il dominio appartenere soltanto all’uomo – a loro stessi che si ritenevano i forti che avevano saputo impadronirsi del mondo. Con la distruzione di Israele, con la Shoa, volevano, in fin dei conti, strappare anche la radice, su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell’uomo, del forte. C’è poi la lapide in lingua polacca: In una prima fase e innanzitutto si voleva eliminare l’élite culturale e cancellare così il popolo come soggetto storico autonomo per abbassarlo, nella misura in cui continuava ad esistere, a un popolo di schiavi. Un’altra lapide, che invita particolarmente a riflettere, è quella scritta nella lingua dei Sinti e dei Rom. Anche qui si voleva far scomparire un intero popolo che vive migrando in mezzo agli altri popoli. Esso veniva annoverato tra gli elementi inutili della storia universale, in una ideologia nella quale doveva contare ormai solo l’utile misurabile; tutto il resto, secondo i loro concetti, veniva classificato come lebensunwertes Leben – una vita indegna di essere vissuta. Poi c’è la lapide in russo che evoca l’immenso numero delle vite sacrificate tra i soldati russi nello scontro con il regime del terrore nazionalsocialista; al contempo, però, ci fa riflettere sul tragico duplice significato della loro missione: hanno liberato i popoli da una dittatura, ma sottomettendo anche gli stessi popoli ad una nuova dittatura, quella di Stalin e dell’ideologia comunista. Anche tutte le altre lapidi nelle molte lingue dell’Europa ci parlano della sofferenza di uomini dell’intero continente; toccherebbero profondamente il nostro cuore, se non facessimo soltanto memoria delle vittime in modo globale, ma se invece vedessimo i volti delle singole persone che sono finite qui nel buio del terrore. Ho sentito come intimo dovere fermarmi in modo particolare anche davanti alla lapide in lingua tedesca. Da lì emerge davanti a noi il volto di Edith Stein, Theresia Benedicta a Cruce: ebrea e tedesca scomparsa, insieme con la sorella, nell’orrore della notte del campo di concentramento tedesco-nazista; come cristiana ed ebrea, ella accettò di morire insieme con il suo popolo e per esso. I tedeschi, che allora vennero portati ad Auschwitz-Birkenau e qui sono morti, erano visti come Abschaum der Nation – come il rifiuto della nazione. Ora però noi li riconosciamo con gratitudine come i testimoni della verità e del bene, che anche nel nostro popolo non era tramontato. Ringraziamo queste persone, perché non si sono sottomesse al potere del male e ora ci stanno davanti come luci in una notte buia. Con profondo rispetto e gratitudine ci inchiniamo davanti a tutti coloro che, come i tre giovani di fronte alla minaccia della fornace babilonese, hanno saputo rispondere: “Solo il nostro Dio  può salvarci. Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto” (cfr Dan 3,17s.).

Sì, dietro queste lapidi si cela il destino di innumerevoli esseri umani. Essi scuotono la nostra memoria, scuotono il nostro cuore. Non vogliono provocare in noi l’odio: ci dimostrano anzi quanto sia terribile l’opera dell’odio. Vogliono portare la ragione a riconoscere il male come male e a rifiutarlo; vogliono suscitare in noi il coraggio del bene, della resistenza contro il male. Vogliono portarci a quei sentimenti che si esprimono nelle parole che Sofocle mette sulle labbra di Antigone di fronte all’orrore che la circonda: “Sono qui non per odiare insieme, ma per insieme amare”.

Grazie a Dio, con la purificazione della memoria, alla quale ci spinge questo luogo di orrore, crescono intorno ad esso molteplici iniziative che vogliono porre un limite al male e dar forza al bene. Poco fa ho potuto benedire il Centro per il Dialogo e la Preghiera. Nelle immediate vicinanze si svolge la vita nascosta delle suore carmelitane, che si sanno particolarmente unite al mistero della croce di Cristo e ricordano a noi la fede dei cristiani, che afferma che Dio stesso e sceso nell’inferno della sofferenza e soffre insieme con noi. A Oświęcim esiste il Centro di san Massimiliano e il Centro Internazionale di Formazione su Auschwitz e l’Olocausto. C’è poi la Casa Internazionale per gli Incontri della Gioventù. Presso una delle vecchie Case di Preghiera esiste il Centro Ebraico. Infine si sta costituendo l’Accademia per i Diritti dell’Uomo. Così possiamo sperare che dal luogo dell’orrore spunti e cresca una riflessione costruttiva e che il ricordare aiuti a resistere al male e a far trionfare l’amore.

L’umanità ha attraversato a Auschwitz-Birkenau una “valle oscura”. Perciò vorrei, proprio in questo luogo, concludere con una preghiera di fiducia – con un Salmo d’Israele che, insieme, è una preghiera della cristianità: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza … Abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni” (Sal 23, 1-4. 6.).

© Copyright 2006 – Libreria Editrice Vaticana

Giornata della Memoria: Benedetto XVI in Sinagoga

28 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO – Mercoledì, 28 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo un passaggio video del discorso del papa nella visita alla sinagoga di Colonia il 19 agosto 2005, edi il testo completo :

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Distinte autorità ebraiche,
gentili signore,
illustri signori,

saluto tutti coloro che sono già stati nominati. Schalom lêchém! Era mio profondo desiderio, in occasione della mia prima visita in Germania dopo l’elezione a successore dell’apostolo Pietro, di incontrare la comunità ebraica di Colonia e i rappresentanti del giudaismo tedesco. Con questa visita vorrei riallacciarmi all’evento del 17 novembre 1980, quando il mio venerato predecessore Papa Giovanni Paolo II nel suo primo viaggio in Germania, incontrò a Magonza il Comitato Centrale Ebraico in Germania e la Conferenza Rabbinica. Voglio confermare anche in questa circostanza che con grande vigore intendo continuare il cammino verso il miglioramento dei rapporti e dell’amicizia con il popolo ebraico, in cui Papa Giovanni Paolo II ha fatto passi decisivi (cfr Discorso alla Delegazione dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultations del 9 giugno 2005: L’Oss. Rom. 10 giugno 2005, p. 5).

La comunità ebraica di Colonia può sentirsi veramente “a casa” in questa città. È questa, infatti, la sede più antica di una comunità ebraica sul territorio tedesco: risale, l’abbiamo saputo con esattezza, alla Colonia dell’epoca romana. La storia dei rapporti tra comunità ebraica e comunità cristiana è complessa e spesso dolorosa. Ci sono stati periodi benedetti di buona convivenza, ma c’è stata anche la cacciata degli ebrei da Colonia nell’anno 1424. Nel XX secolo, poi, nel tempo più buio della storia tedesca ed europea, una folle ideologia razzista, di matrice neopagana, fu all’origine del tentativo, progettato e sistematicamente messo in atto dal regime, di sterminare l’ebraismo europeo: si ebbe allora quella che è passata alla storia come la Shoà. Le vittime di questo crimine inaudito, e fino a quel momento anche inimmaginabile, ammontano nella sola Colonia a 11.000 conosciute per nome; in realtà, sono state sicuramente molte di più. Non si riconosceva più la santità di Dio, e per questo si calpestava anche la sacralità della vita umana.

In quest’anno 2005 si celebra il 60 anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti, nei quali milioni di ebrei – uomini, donne e bambini – sono stati fatti morire nelle camere a gas e bruciati nei forni crematori. Faccio mie le parole scritte dal mio venerato Predecessore in occasione del 60 anniversario della liberazione di Auschwitz e dico anch’io: “Chino il capo davanti a tutti coloro che hanno sperimentato questa manifestazione del mysterium iniquitatis“. Gli avvenimenti terribili di allora devono “incessantemente destare le coscienze, eliminare conflitti, esortare alla pace” (Messaggio per la liberazione di Auschwitz: 15 gennaio 2005). Dobbiamo ricordarci insieme di Dio e del suo sapiente progetto sul mondo da Lui creato: Egli, ammonisce il Libro della Sapienza, è “amante della vita” (11, 26).

Ricorre quest’anno anche il 40 anniversario della promulgazione della Dichiarazione Nostra aetate del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha aperto nuove prospettive nei rapporti ebreo-cristiani all’insegna del dialogo e della solidarietà. Questa Dichiarazione, nel quarto capitolo, ricorda le nostre radici comuni e il ricchissimo patrimonio spirituale che gli ebrei e i cristiani condividono. Sia gli ebrei che i cristiani riconoscono in Abramo il loro padre nella fede (cfr Gal 3, 7; Rm 4, 11s), e fanno riferimento agli insegnamenti di Mosè e dei profeti. La spiritualità degli ebrei come quella dei cristiani si nutre dei Salmi. Con l’apostolo Paolo, i cristiani sono convinti che “i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11, 29; cfr 9, 6.11; 11, 1s). In considerazione della radice ebraica del cristianesimo (cfr Rm 11, 16-24), il mio venerato Predecessore, confermando un giudizio dei Vescovi tedeschi, affermò: “Chi incontra Gesù Cristo incontra l’ebraismo” (Insegnamenti, vol. III/2, 1980, p. 1272).

La Dichiarazione conciliare Nostra aetate, pertanto, “deplora gli odii, le persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque” (n. 4). Dio ci ha creati tutti “a sua immagine” (cfr Gn 1, 27), onorandoci con questo di una dignità trascendente. Davanti a Dio tutti gli uomini hanno la stessa dignità, a qualunque popolo, cultura o religione appartengano. Per questa ragione la Dichiarazione Nostra aetate parla con grande stima anche dei musulmani (cfr n. 3) e degli appartenenti alle altre religioni (cfr n. 2). Sulla base della dignità umana comune a tutti, la Chiesa cattolica “esecra come contraria alla volontà di Cristo qualsiasi discriminazione tra gli uomini o persecuzione perpetrata per motivi di razza o di colore, di condizione sociale o di religione” (Ibid., n. 5). La Chiesa è consapevole del suo dovere di trasmettere, nella catechesi per i giovani come in ogni aspetto della sua vita, questa dottrina alle nuove generazioni che non sono state testimoni degli avvenimenti terribili accaduti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. È un compito di speciale importanza in quanto oggi purtroppo emergono nuovamente segni di antisemitismo e si manifestano varie forme di ostilità generalizzata verso gli stranieri. Come non vedere in ciò un motivo di preoccupazione e di vigilanza? La Chiesa cattolica si impegna – lo riaffermo anche in questa circostanza – per la tolleranza, il rispetto, l’amicizia e la pace tra tutti i popoli, le culture e le religioni.

Nei quarant’anni trascorsi dalla Dichiarazione conciliare Nostra aetate, in Germania e a livello internazionale è stato fatto molto per il miglioramento e l’approfondimento dei rapporti tra ebrei e cristiani. Accanto alle relazioni ufficiali, grazie soprattutto alla collaborazione tra gli specialisti in scienze bibliche, sono nate molte amicizie. Ricordo, a questo proposito, le varie dichiarazioni della Conferenza Episcopale Tedesca e l’attività benefica della “Società per la collaborazione cristiano-ebraica di Colonia”, che hanno contribuito a far sì che la comunità ebraica, a partire dall’anno 1945, potesse di nuovo sentirsi veramente “a casa” qui a Colonia e instaurasse una buona convivenza con le comunità cristiane. Resta però ancora molto da fare. Dobbiamo conoscerci a vicenda molto di più e molto meglio. Perciò incoraggio un dialogo sincero e fiducioso tra ebrei e cristiani: solo così sarà possibile giungere ad un’interpretazione condivisa di questioni storiche ancora discusse e, soprattutto, fare passi avanti nella valutazione, dal punto di vista teologico, del rapporto tra ebraismo e cristianesimo. Questo dialogo, se vuole essere sincero, non deve passare sotto silenzio le differenze esistenti o minimizzarle: anche nelle cose che, a causa della nostra intima convinzione di fede, ci distinguono gli uni dagli altri, anzi proprio in esse, dobbiamo rispettarci e amarci a vicenda.

Infine, il nostro sguardo non dovrebbe volgersi solo indietro, verso il passato, ma dovrebbe spingersi anche in avanti, verso i compiti di oggi e di domani. Il nostro ricco patrimonio comune e il nostro rapporto fraterno ispirato a crescente fiducia ci obbligano a dare insieme una testimonianza ancora più concorde, collaborando sul piano pratico per la difesa e la promozione dei diritti dell’uomo e della sacralità della vita umana, per i valori della famiglia, per la giustizia sociale e per la pace nel mondo. Il Decalogo (cfr Es 20; Dt 5) è per noi patrimonio e impegno comune. I dieci comandamenti non sono un peso, ma l’indicazione del cammino verso una vita riuscita. Lo sono, in particolare, per i giovani che incontro in questi giorni e che mi stanno tanto a cuore. Il mio augurio è che essi sappiano riconoscere nel Decalogo, questo nostro fondamento comune, la lampada per i loro passi, la luce per il loro cammino (cfr Sal 119, 105). Ai giovani gli adulti hanno la responsabilità di passare la fiaccola della speranza che da Dio è stata data agli ebrei come ai cristiani, perché “mai più” le forze del male arrivino al dominio e le generazioni future, con l’aiuto di Dio, possano costruire un mondo più giusto e pacifico in cui tutti gli uomini abbiano uguale diritto di cittadinanza.

Concludo con le parole del Salmo 29, che sono un augurio ed anche una preghiera: “Il Signore darà forza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo con la pace”.

Voglia Egli esaudirci!

© Copyright 2005 – Libreria Editrice Vaticana

The Vatican on YouTube

23 gennaio 2009

The Pope will soon be a regular on YouTube.

Starting on 23 January 2009, the Vatican will launch its own Channel on YouTubeTM, the world’s leading online video community. The Channel, available at www.youtube.com/vatican, will broadcast short video news clips updated daily on the Pope’s activities and what’s happening at the Vatican, with audio and text in English, Spanish, German and Italian. The Channel made its debut during a press conference at the Press Room of the Holy See, in Rome on the morning of Friday, January 23rd.

At launch, the Channel will contain some clips of Pope Benedict XVI, in particular on the Christmas Message and Blessing and on January 1st celebration of the World Peace Day, and about new technologies in social communication, the theme he choose for this year’s Catholic Church World Social Communication Day.

The motto for the day this year is “New technologies, new relationships: promoting a culture of respect, dialogue and friendship”, as explained by Mons. Claudio M. Celli, President of the Pontifical Council of Social Communication, while presenting the “Message” of Pope Benedict XVI for this Day.

The Catholic Church has ancient roots but it is convinced of its ability to express words that are still important and relevant in today’s world, using language and communications technologies of today’s world.

Father Federico Lombardi, Director of the Press Room, Television Center and Vatican Radio, contends that the launch of the Vatican Channel on YouTube is a real and tangible example of the Church’s commitment in the field of new technologies, to reach out to a global audience without regard for nationality or culture.

The Channel is expected to help establish relationships with Catholics from around the world, who will have easier access to updated information on what’s happening in their Church, as well as with people of different beliefs or religions, who can turn to an authoritative source to understand what messages the Pope is sending to humanity today.

Henrique de Castro, Managing Director of European Sales and Media Solutions, YouTube, said: “YouTube is a communications platform open to all, where users, institutions and content producers come together in a global meeting place. We are honoured that the Vatican has chosen to use the site to communicate with people across the world, and delighted that our community will have access to the words of the Pope on some of the most important issues facing the world today.”

The video news clips will be up to 2 minutes long and will be produced every day, based on what’s happening at the Vatican, with footage provided by the Vatican Television Center (CTV) in conjunction with journalists and the web team of Vatican Radio (RV).

For the translation in the different languages made available, CTV-RV is working with h2onews.org, a Catholic news service that focuses on the life of the Church, which in turn works with worldwide Catholic television stations and information agencies. H2onews will also be opening its own Channel on YouTube, dedicated to video news on the Catholic Church around the world.

The concept of social communication developed by the Catholic Church is based on extensive cooperation and incorporation of many views, not only from the Vatican, but also local churches and other initiatives, which thrive in the Catholic world. The Pontifical Council for Social Communication acts a guide and promoter in this partnership.

The daily feed from the Vatican is made up of short video clips of current events. In the future, YouTube is a likely arena for disseminating broader contributions (i.e., video clips of events with natural sound).

Vatikan eröffnet eigenen Kanal auf YouTube

23 gennaio 2009

Hamburg/Rom, 23. Januar 2009 – Papst Benedikt XVI. zeigt sich ab sofort regelmäßig auf YouTube. Seit den Morgenstunden des 23. Januar ist der Vatikan mit einem eigenen Kanal auf YouTube vertreten, der weltweit führenden Onlinevideo-Plattform mit Millionen Nutzern aus aller Welt. Der offizielle Vatikan-Kanal wird unter www.youtube.com/vatican täglich Nachrichtenbeiträge über die Aktivitäten des Papstes und das Geschehen im Vatikan zeigen – unterlegt mit Audio-Inhalten und Texten in Englisch, Spanisch, Deutsch und Italienisch. Sein Debüt feierte der Kanal auf einer Pressekonferenz im Presseamt des Heiligen Stuhls in Rom. 

Zur Eröffnung der neuen Kommunikationsplattform sind erste Videos von Papst Benedikt XVI. zu sehen, insbesondere von der Weihnachtsbotschaft und Segnung sowie von den Feierlichkeiten zum Weltfriedenstag am 1. Januar. Zudem spricht der Papst über neue Technologien der sozialen Kommunikation – das Thema, das er für den diesjährigen „Welttag der Sozialen Kommunikationsmittel“ gewählt hat.  

Das diesjährige Thema dieses Welttags lautet „Neue Technologien – neue Verbindungen. Für eine Kultur des Respekts, des Dialogs, der Freundschaft“, so die Erklärung von Erzbischof Claudio Maria Celli, Präsident des Päpstlichen Rates für die sozialen Kommunikationsmittel, während er die Botschaft von Papst Benedikt XVI. für diesen Tag verkündete. 

Nach Aussagen von Pater Federico Lombardi, Direktor des Presseamts, des Fernsehzentrums und des Radios des Vatikans, ist der Start des päpstlichen Kanals auf YouTube ein echtes und konkretes Beispiel für das Engagement der Kirche im Bereich der neuen Technologien, um ein weltweites Publikum unabhängig von ihrer Nationalität und Kultur zu erreichen. 

Die katholische Kirche hat weit in die Vergangenheit reichende Wurzeln. Und sie ist überzeugt, auch in der heutigen Welt Worte von Relevanz und Wichtigkeit zu verkünden und dabei die Sprache und Kommunikationsmittel der Moderne zu nutzen.Der Vatikan-Kanal soll dabei helfen, Verbindung mit Katholiken auf der ganzen Welt aufzubauen, indem er einen einfachen Zugriff auf aktuelle Informationen über ihre Kirche ermöglicht. Zudem bietet er Menschen verschiedener Glaubensrichtungen und Religionen eine verlässliche Quelle für die Botschaften des Papstes in der heutigen Zeit. 

Henrique de Castro, Managing Director of European Sales and Media Solutions bei Google: „YouTube ist eine Kommunikationsplattform, die allen offen steht. Nutzer, Institutionen und Autoren treffen hier global zusammen. Wir fühlen uns geehrt, dass der Vatikan YouTube ausgewählt hat, um mit Menschen auf der ganzen Welt in Kontakt zu treten. Und wir freuen uns, dass unsere Nutzer Zugang zu den Worten des Papstes zu wichtigen aktuellen Themen erhalten.“ 

Die Nachrichtenclips werden eine Länge von bis zu zwei Minuten haben und jeden Tag produziert. Neuigkeiten über die Geschehnisse im Vatikan werden mit Material vom Fernsehzentrum des Vatikans (CTV) sowie von Journalisten und dem Internetteam von Radio Vatikan (RV) unterlegt. Zu Großereignissen sollen auch umfassendere Beiträge im Originalton verbreitet werden. 

Um die Übersetzung in die verschiedenen Sprachen zu gewährleisten, arbeitet CTV-RV mit h2onews zusammen, einem katholischen Nachrichtendienst, der über das alltägliche Geschehen in der Kirche berichtet und dafür weltweit mit katholischen Fernsehsendern und Informationsagenturen zusammenarbeitet. h2onews wird ebenfalls einen eigenen Kanal auf YouTube eröffnen und Videonachrichten rund um die katholische Kirche ausstrahlen. 

Das von der katholischen Kirche entwickelte Konzept der sozialen Kommunikation basiert auf einer umfassenden Kooperation und der Vereinigung verschiedener Ansichten – nicht nur die des Vatikans, sondern auch lokaler Kirchen und anderer Initiativen, die ihren Platz in der katholischen Welt gefunden haben. Der Päpstliche Rat für die sozialen Kommunikationsmittel agiert als Lenkungsorgan und Förderer im Rahmen dieser Partnerschaft.

Il Vaticano su YouTube

23 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 23 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo il seguente comunicato stampa  :

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Roma, 23 gennaio 2009 – Il 23 gennaio 2009 il Vaticano ha lanciato un proprio canale su YouTube, la più grande comunità mondiale di condivisione in rete di filmati. Il canale, accessibile all’indirizzo www.youtube.com/vatican, offrirà brevi videonews quotidianamente aggiornate sull’attività del Papa e l’attualità vaticana, con audio e testo in inglese, spagnolo, tedesco e italiano. Il canale è stato presentato in una Conferenza Stampa presso la Sala Stampa della Santa Sede, a Roma, la mattina del venerdì 23 gennaio.

Al momento del lancio il canale contiene alcune videoclips del Papa Benedetto XVI, in particolare sul Messaggio e la Benedizione del giorno di Natale, sulla celebrazione della Giornata mondiale della Pace il 1° gennaio e sul tema delle nuove tecnologie delle comunicazioni sociali, da lui scelto per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali della Chiesa cattolica nel 2009.  

Il motto di questa Giornata è: “Nuove tecnologie, nuove relazioni: promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”, come ha spiegato Mons. Claudio M. Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, presentando il “Messaggio” del Papa per questa occasione.

La Chiesa cattolica ha un’antica tradizione, ma è convinta di poter dire parole di grande importanza e utilità per il mondo di oggi, con il linguaggio e le tecnologie di comunicazione del mondo di oggi.   

Il P. Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa, del Centro Televisivo e della Radio del  Vaticano, ha insistito che il lancio del canale vaticano su YouTube è un esempio concreto dell’impegno della Chiesa nel campo delle nuove tecnologie, per entrare in relazione con un pubblico globale, senza frontiere di nazionalità e di cultura. 

Il canale contribuirà a stabilire nuove relazioni, sia con i cattolici di tutto il mondo, che avranno un accesso più facile a un’aggiornata informazione su ciò che avviene nella della loro Chiesa, sia con persone di diversa visione ideologica o religiosa, che avranno una fonte autorevole per comprendere quali messaggi il Papa indirizza all’umanità di oggi. 

Henrique de Castro, Managing Director of European Sales and Media Solutions di YouTube, ha dichiarato: “YouTube è una piattaforma di comunicazione aperta a tutti, dove navigatori, istituzioni e produttori di contenuti convengono in un luogo d’incontro globale. Siamo onorati che il Vaticano abbia scelto questo sito per comunicare con gente di tutto il mondo, e siamo contenti che la nostra comunità avrà così accesso alle parole e agli interventi del Papa su alcuni dei problemi più importanti per il mondo d’oggi”. 

Le videonews saranno di durata non superiore a 2’ e verranno prodotte ogni giorno in base all’attualità vaticana, con le immagini del Centro Televisivo Vaticano (CTV), in collaborazione con i giornalisti e il web-team della Radio Vaticana (RV).

Per la traduzione nelle diverse lingue, CTV-RV collabora con www.h2onews.org, un’agenzia cattolica che diffonde videonews sulla vita della Chiesa, e collabora a sua volta con diverse TV e agenzie di informazione cattoliche di tutto il mondo. Anch’essa apre un proprio canale su YouTube, dedicato alle videonews sulla Chiesa cattolica nel mondo. 

Il concetto di comunicazione sociale sviluppato dalla Chiesa cattolica è fondato su un’ampia collaborazione e integrazione di contributi diversi, provenienti non solo dal Vaticano, ma anche dalle Chiese locali e da altre iniziative, di cui vi è grande fioritura nel mondo cattolico. Il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali svolge un ruolo di promozione e orientamento in questa collaborazione.

L’offerta quotidiana del canale vaticano è costituita anzitutto dalle brevi videonews di attualità. Probabilmente in futuro YouTube renderà possibile anche la pubblicazione di contributi di maggiore ampiezza (ad es. riprese, intere o parziali, con suono naturale, di eventi vaticani).

Informazioni su YouTube

YouTube è la video community più popolare al mondo, che permette a milioni di persone di scoprire, guardare e condividere video. YouTube rappresenta un punto di contatto tra le persone e una fonte di informazione e ispirazione per gli utenti nel mondo; è una piattaforma di distribuzione per creatori di contenuti originali e investitori pubblicitari di piccole e grandi dimensioni. YouTube ha sede a San Bruno, in California, ed è una società controllata da Google Inc.