Barack Obama giura sulla bibbia di Abramo Lincoln

Sulla Bibbia di Lincoln

 
da Washington Giulia Galeotti

A mezzogiorno Barack Obama ha giurato sulla bibbia di Abraham Lincoln, un tomo rilegato in velluto pubblicato nel 1853 dalla Oxford University Press e acquistato per il giuramento del 4 marzo 1861 da William Thomas Carroll, un impiegato della Corte suprema. Non che Lincoln non avesse la propria bibbia, ma essa stava ancora viaggiando da Springfield con gli effetti personali.

Il giuramento avvenne nelle mani del presidente della Corte suprema, l’ottantaquattrenne Roger Brooke Taney, proprio l’autore della sentenza Dred Scott vs. Sandford che quattro anni prima aveva dichiarato l’incompetenza del Congresso a decidere sull’abolizione della schiavitù. La bibbia di Lincoln, oggi proprietà della Biblioteca del Congresso, farà parte della mostra itinerante “With Malice Toward None: The Abraham Lincoln Bicentennial Exhibition” che si aprirà il 12 febbraio a Washington, uno dei tanti eventi in occasione dei festeggiamenti per il duecentesimo dalla nascita del Grande Emancipatore.

Molti presidenti – tra i quali George W. Bush – hanno invece giurato sulla Washington Bible, un volume di quasi cinque chili che appartiene alla Freemasons’ Society di New York. Solo John Quincy Adams nel 1825 preferì – per segnare il confine tra Stato e Chiesa – giurare su una raccolta di leggi americane. Truman, all’opposto, nel 1949 giurò su due bibbie: una dono di un amico, l’altra già utilizzata nel 1945. Ai presidenti viene lasciata anche un’altra scelta. Possono infatti decidere se giurare il loro impegno o se, invece, dichiararlo solennemente, come fece Franklin Pierce nel 1853, per rispettare la proibizione del Vangelo di Matteo.

Obama, al cospetto del giudice John Roberts, presidente della Corte suprema, ha ripetuto le parole del secondo articolo, sezione prima, della Costituzione americana, concludendo con so help me God, secondo una tradizione iniziata forse – ma la questione è dibattuta tra gli storici – nel 1789 da George Washington, che baciò la bibbia al termine del giuramento, avvenuto sul balcone del Federal Hall a New York (è stato infatti Thomas Jefferson il primo presidente a inaugurare il nuovo Campidoglio a Washington il 4 marzo 1801, mentre lo spostamento sul lato ovest dell’edificio – onde permettere la presenza di un pubblico più vasto – è ben recente e risale al gennaio 1981). Di certo, questa invocazione è divenuta prassi dal 1933, con Franklin Delano Roosevelt. A Roosevelt si deve anche lo spostamento del giuramento al 20 gennaio (avvicinando così l’entrata in carica all’elezione), cambiamento che richiese un emendamento costituzionale.

La prassi del giuramento nelle mani del presidente della Corte suprema fu invece introdotto dal secondo presidente americano, John Adams. Il 4 marzo 1797 Adams giurò nelle mani del primo presidente della Corte suprema, John Marshall, che rimase in carica per quarant’anni, ricevendo il giuramento di ben nove presidenti e influenzando profondamente stile e impostazione della Corte suprema stessa. Solo un giuramento è avvenuto nelle mani di una donna, il giudice federale Sarah T. Hughes, e fu quello prestato da Lyndon Baines Johnson, nel 1963 dopo l’assassinio di John Kennedy, a bordo dell’Air Force One. Ma si trattava di un’emergenza.

©L’Osservatore Romano – 21 gennaio 2009

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