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Vaticano e Shoah: Nota della Segreteria di Stato

5 febbraio 2009

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 5 febbraio 2009 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo la nota della Segreteria di Stato della Santa Sede circa le tesi negazioniste della Shoah pubblicate su L’Osservatore Romano di oggi:

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Nota della Segreteria di Stato

A seguito delle reazioni suscitate dal recente Decreto della Congregazione per i Vescovi, con cui si rimette la scomunica ai quattro presuli della Fraternità San Pio X, e in relazione alle dichiarazioni negazioniste o riduzioniste della Shoah da parte del vescovo Williamson della medesima Fraternità, si ritiene opportuno chiarire alcuni aspetti della vicenda.

1. Remissione della scomunica
Come già pubblicato in precedenza, il Decreto della Congregazione per i Vescovi, datato 21 gennaio 2009, è stato un atto con cui il Santo Padre veniva benignamente incontro a reiterate richieste da parte del Superiore Generale della Fraternità San Pio X.
Sua Santità ha voluto togliere un impedimento che pregiudicava l’apertura di una porta al dialogo. Egli ora si attende che uguale disponibilità venga espressa dai quattro vescovi in totale adesione alla dottrina e alla disciplina della Chiesa.
La gravissima pena della scomunica latae sententiae, in cui detti vescovi erano incorsi il 30 giugno 1988, dichiarata poi formalmente il 1° luglio dello stesso anno, era una conseguenza della loro ordinazione illegittima da parte di monsignor Marcel Lefebvre.
Lo scioglimento dalla scomunica ha liberato i quattro vescovi da una pena canonica gravissima, ma non ha cambiato la situazione giuridica della Fraternità San Pio X, che, al momento attuale, non gode di alcun riconoscimento canonico nella Chiesa cattolica. Anche i quattro vescovi, benché sciolti dalla scomunica, non hanno una funzione canonica nella Chiesa e non esercitano lecitamente un ministero in essa.

2. Tradizione, dottrina e concilio Vaticano II
Per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI.
Come è già stato affermato nel Decreto del 21 gennaio 2009, la Santa Sede non mancherà, nei modi giudicati opportuni, di approfondire con gli interessati le questioni ancora aperte, così da poter giungere ad una piena e soddisfacente soluzione dei problemi che hanno dato origine a questa dolorosa frattura.

3. Dichiarazioni sulla Shoah
Le posizioni di monsignor Williamson sulla Shoah sono assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo Padre, come Egli stesso ha rimarcato il 28 gennaio scorso quando, riferendosi a quell’efferato genocidio, ha ribadito la Sua piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, e ha affermato che la memoria di quel terribile genocidio deve indurre “l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo”, aggiungendo che la Shoah resta “per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”.
Il vescovo Williamson, per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah, non conosciute dal Santo Padre nel momento della remissione della scomunica.
Il Santo Padre chiede l’accompagnamento della preghiera di tutti i fedeli, affinché il Signore illumini il cammino della Chiesa. Cresca l’impegno dei Pastori e di tutti i fedeli a sostegno della delicata e gravosa missione del Successore dell’Apostolo Pietro quale “custode dell’unità” nella Chiesa.
Dal Vaticano, 4 febbraio 2009

(©L’Osservatore Romano – 5 febbraio 2009)

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Morto il cardinale Pio Laghi, il diplomatico delle missioni impossibili

12 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO – Lunedì, 12 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy). Riportiamo l’articolo dell’Osservatore Romano sulla morte del cardinale Pio Laghi:

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Nelle prime ore di domenica 11 in un ospedale romano

La morte del cardinale Pio Laghi

Il Cardinale Pio Laghi, Prefetto emerito della Congregazione per l’Educazione Cattolica, è morto nelle prime ore di domenica 11 gennaio, in un ospedale romano dove era ricoverato da tempo a causa di una grave malattia. Il Cardinale Laghi era nato a Castiglione, diocesi di Forlì-Bertinoro, il 21 maggio del 1922. Ordinato sacerdote il 20 aprile del 1946 era stato eletto il 24 maggio 1969 alla Chiesa titolare di Mariana con la dignità di Arcivescovo, aveva ricevuto l’ordinazione episcopale il 22 giungo successivo. Il 6 aprile 1990 era stato nominato Pro-prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica (dei Seminari e degli Istituti di Studi). Fu creato Cardinale da Giovanni Paolo II nel Concistoro del 28 giugno 1991, della diaconia di Santa Maria Ausiliatrice al Tuscolano. L’8 maggio 1993 era stato nominato Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta. Nel novembre del 1999 aveva lasciato il suo incarico in Congregazione. Il 26 febbraio del 2002 era stato trasferito all’ordine presbiterale e gli era stato assegnato il titolo di San Pietro in Vincoli. Le esequie del Cardinale Laghi saranno celebrate martedì 13 gennaio alle ore 11 nella Basilica di San Pietro.Il cardinale Pio Laghi

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Il cardinale Pio Laghi


“Ho percorso un lungo cammino da un capo all’altro del mondo guidato da un’unica consapevolezza:  quella di agire sempre in persona Christi”. Così sintetizzò la sua missione il Cardinale Pio Laghi nel celebrare il cinquantesimo dell’ordinazione sacerdotale. Ed è stata certamente questa la sua profonda essenza sacerdotale. Non amava molto parlare di sé. E quando si fermava nei crocicchi di giovani che, soprattutto in questi ultimi anni, gli si facevano intorno sui campetti di calcio dell’oratorio San Pietro, si presentava come “un vecchio girovago che porta a spasso Gesù sulle strade del mondo”. E poi tutte le domeniche dall’altare dello stesso oratorio, dove raramente mancava da quando era divenuto presidente, cercava di trasmettere a centinaia di giovani, dai sei ai vent’anni, allineati tra i banchi e vestiti delle loro divise sportive, quel suo amore per Gesù che lo aveva portato in vari Paesi del mondo.
Quei giovani hanno riempito il suo ministero da quando era rientrato a Roma:  sacerdoti, seminaristi, studenti, operai, sportivi nei quali ha trasfuso fede, fiducia, speranza.
Nato in Castiglione, diocesi di Forlì-Bertinoro, il 21 maggio 1922, da una famiglia contadina di radicata fede cristiana, compì gli studi elementari e secondari a Faenza, presso l’Istituto salesiano. Nella città del Lamone seppe da subito conquistarsi la simpatia dei suoi compagni di studio, dei suoi professori e di quanti lo frequentarono. Lui stesso conservò sempre ottimi legami con la popolazione di quella cittadina nella quale, tra l’altro, ha celebrato i passaggi più significativi della sua missione all’interno della Chiesa:  dalla celebrazione della prima Messa all’Ordinazione episcopale. E Faenza lo annovera nei suoi registri comunali come natione et moribus faentino.
Tra l’altro proprio qui avvenne l’incontro che avrebbe impresso la svolta decisiva alla sua vita, quello con monsignor Piero Costa. Frequentava assiduamente la parrocchia di Santo Stefano dove don Costa svolgeva il suo lavoro pastorale. “Mi raccontava la vita di Gesù – ricordò una volta ai bambini della Petriana – come si raccontava una storia meravigliosa. A poco a poco suscitò in me il desiderio di conoscerla più a fondo, quella storia. E quando la conobbi sentii nascere in me il desiderio di viverla in primapersona”.
Scelse così di proseguire gli studi nel seminario vescovile. Vi fece gli studi di filosofia. Poi si iscrisse alla facoltà di teologia presso la Pontificia Università Lateranense e nel 1942 conseguì la laurea in teologia.
Il suo cammino sacerdotale iniziò il Sabato Santo del 1946:  era il 20 aprile. L’Ordinazione avvenne a Faenza, nella cappella del vescovado. Lo ordinò sacerdote monsignor Giuseppe Battaglia. Celebrò la prima Messa proprio il giorno di Pasqua, un evento che considerò sempre “una grazia speciale”. Chi era presente il giorno della sua Ordinazione sacerdotale, ricorda che il “giovane chierico Laghi non riusciva, per la grande emozione, a pronunciare le parole chiave della consacrazione in persona Christi. Lo aiutò a farlo il sacerdote che gli era vicino e che lo aveva seguito negli ultimi anni della sua formazione sacerdotale”.
Nel 1950, portò a compimento gli studi in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense. Di quel periodo conserva un forte ricordo il cardinale Achille Silvestrini. “Eravamo tre faentini – egli ricorda – don Monduzzi, don Laghi ed io. Eravamo legati da un’amicizia fraterna. Al Laterano don Pio era già noto per aver frequentato gli studi di Teologia ed era conosciuto come uno dei più quotati alunni, circondato di stima e considerazione. Ricordo che monsignor Violardo, prelato piemontese che aveva abbandonato la carriera diplomatica per l’insegnamento, gli affidò l’incarico di stendere le dispense del suo corso monografico De bonis Ecclesiae temporalibus”.
Dopo la laurea in Diritto canonico, proprio per la sua intelligenza e per la sua preparazione umana, fu chiamato a Roma per frequentare la Pontificia Accademia Ecclesiastica. Nel marzo del 1952 era stato assunto al servizio della Santa Sede ed inviato come addetto alla Nunziatura di Managua, in Nicaragua. Vi trascorse tre anni durante i quali, oltre agli impegni del suo ufficio, si dedicò alla pastorale nel barrio de Altagracia, uno dei più poveri quartieri della città. Vi fondò anche una parrocchia dedicata a Nostra Signora de Altagracia, e una scuola elementare per quattrocento bambini, poi affidata alle suore della Divina Pastora.
Tre anni dopo fu trasferito, prima come Segretario e quindi come Uditore, alla Delegazione Apostolica di Washington. Nel 1961, come uditore, alla Nunziatura di Delhi, in India. Anche in questa sua nuova destinazione, oltre che agli incarichi d’ufficio, si dedicò al lavoro pastorale. In particolare visitava spesso i lebbrosari. Fu durante queste visite che incontrò Madre Teresa, un’altra di quelle figure che lasciarono un’impronta indelebile nel suo animo.
Richiamato a Roma nel 1964 servì per un quinquennio presso la Segreteria di Stato nel Consiglio per gli Affari Pubblici, ora Sezione per i Rapporti con gli Stati. Nel 1968 fece, tra l’altro, parte della Delegazione della Santa Sede che partecipò alla conferenza delle Nazioni Unite sui diritti umani tenutasi a Teheran.
Eletto alla sede titolare arcivescovile di Mauriana il 24 maggio 1969 e designato Delegato Apostolico in Gerusalemme e in Palestina, ricevette l’ordinazione episcopale il 22 giugno 1969 nella cattedrale di Faenza. Consacrante fu il cardinale Cicognani; conconsacranti i Vescovi Casaroli e Battaglia. Ad assisterli due inseparabili amici del neo arcivescovo:  i sacerdoti Achille Silvestrini e Dino Monduzzi. Nei cinque anni trascorsi a Gerusalemme ricoprì anche l’incarico di pro-nunzio a Cipro e di visitatore apostolico per la Grecia. A Gerusalemme lasciò un’impronta indelebile. Si può dire che fu lui l’iniziatore, il catalizzatore del progetto di una Università Cattolica, maturato nell’animo di Papa Paolo VI a conclusione del suo storico pellegrinaggio in Terra Santa, nel 1964. Per la verità furono tre i progetti di Paolo VI per la Terra Santa, portati a compimento dal Cardinale Laghi e che tuttora sono fiorenti:  a Betlemme, l’istituto per sordomuti “Effeta”, l’unico che porta ancora il nome di Paolo VI, l’istituto ecumenico per gli studi teologici di Tantur e, appunto, l’Università Cattolica. Inoltre istituì il Segretariato di Giustizia e pace per la Palestina.
Nell’aprile del 1974 fu trasferito in Argentina in qualità di Nunzio Apostolico:  vi rimase fino al dicembre 1980, quando fu nominato Delegato Apostolico negli Stati Uniti. Nel marzo 1984, allacciati i rapporti ufficiali tra Santa Sede e il Governo di Washington, ne divenne Pro-nunzio Apostolico.
Il 6 aprile 1990 fu richiamato al servizio della Curia Romana come pro-prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Giovanni Paolo ii lo creò Cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1991 della diaconia di Santa Maria Ausiliatrice al Tuscolano. Fu nominato presidente del Pontificio Oratorio di San Pietro il 5 dicembre 1992. Anche questa nomina in qualche modo costituì una tappa importante per la sua vita sacerdotale. L’8 maggio 1993 era stato designato Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Il 15 novembre 1999, aveva lasciato il suo incarico di Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Il 26 febbraio del 2002 era stato passato all’ordine presbiterale e gli era stato assegnato il titolo di San Pietro in Vincoli. Da quando lasciò il suo incarico ufficiale dedicò tutta la sua vita sacerdotale al servizio dei giovani. Trascorreva diverse ore in oratorio. Difficilmente rinunciava a celebrare la Messa oratoriana delle Domeniche. Lo faceva solo quando, per incarico del Papa, doveva recarsi in luoghi in cui era richiesta una discreta opera di mediazione. Cosa che è avvenuta diverse volte in questi anni, almeno sino a quando una fastidiosa operazione agli arti non lo aveva costretto a limitare i suoi viaggi.

Pio Laghi e George W. Bush - 5 marzo 2003

Pio Laghi e George W. Bush - 5 marzo 2003

©L’Osservatore Romano – 12-13 gennaio 2009

Vaticano: Papa riceve Berlusconi, Ahmadinejad ma non la Kirchner

30 maggio 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 30 maggio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo la notizia apparsa ieri sul quotidiano il velino in merito alle prossime udienze private del Santo Padre:

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Città del Vaticano, 29 maggio (Velino) – Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà ricevuto in udienza dal Papa venerdì 6 giugno prossimo. La notizia, circolata negli ultimi giorni, è stata confermata oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Il Cavaliere era già stato ricevuto da questo Papa ancora da presidente del Consiglio il 19 novembre 2005 (e da Giovanni Paolo II il 3 luglio 2001 e il 5 marzo 2003). In quell’occasione i avevano avuto uno scambio di opinioni sui problemi bilaterali fra Stato e Chiesa in Italia ed era stata riaffermata la comune volontà di collaborazione fra le parti, nel solco dei Patti Lateranensi. L’incontro è stato chiesto da Berlusconi subito dopo la vittoria delle elezioni, ed è stato ottenuto dopo “trattative” condotte dal gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che è facile immaginare nel seguito del presidente. Non si hanno ulteriori dettagli per quanto riguarda le personalità che accompagneranno Berlusconi.


Quanto al Papa, nei giorni immediatamente precedenti all’udienza di Berlusconi, avrà modo di incontrare con ogni probabilità alcuni capi di stato che sono a Roma in occasione del vertice della Fao (3-5 giugno). Pare che già sette-otto di loro abbiano chiesto udienza privata a Benedetto XVI. Tra questi il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, quello brasiliano Luis Inacio Lula da Silva e il venezuelano Ugo Chavez. Incontri molto delicati, per definire i quali è al lavoro la diplomazia vaticana. Non è infatti ancora chiaro se si tratterà, come si era pensato in un primo momento, di un’udienza collettiva (che però non ha trovato il gradimento dei capi di stato), o – come pare sia l’orientamento – di diversi incontri privati. Pare anche che la Fao abbia avanzato richiesta per una visita del Papa nella sede del Congresso, ma al momento il programma prevede che sia il cardinale Tarcisio Bertone, nel giorno di apertura, a leggere un Messaggio di Benedetto XVI.

Un capitolo a parte è quello argentino: la presidente Cristina Fernandez de Kirchner parteciperà infatti al vertice della Fao, mentre non risulta abbia chiesto per un’udienza dal Papa. In questi giorni si tova invece a Roma una delegazione di vescovi argentini guidati dal cardinale Jorge Maria Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. I presuli dovrebbero discutere col Papa della nomina dell’ambasciatore presso la Santa Sede, in sospeso da mesi. Il governo argentino aveva nominato Alberto Iribarne, il cui pedigree però non sarebbe proprio regolare, visto che è divorziato e risposato. La Kirchner non sembra comunque voler cedere in alcun modo su questa nomina almeno in assenza di un rifiuto ufficiale della figura di Iribarne, anche se la prospettiva fosse quella di lasciare vacante a tempo indeterminato il posto di capo delegazione. La mancata richiesta di udienza potrebbe dunque inserirsi in questa linea.

(Marinella Bandini)

© il Velino.it del 29 maggio 2008.

Argentina – Vaticano, non si scioglie il “caso Iribarne”

7 febbraio 2008

Buenos Aires, 7 feb (Velino) – Trattative sotto traccia e scontro frontale a livello mediatico. Argentina e Vaticano cercano di uscire dall’impasse in cui versano le relazioni diplomatiche dopo la decisione della Santa Sede – ventilata, ma mai ufficializzata – di non accettare la designazione del nuovo ambasciatore Alberto Iribarne, ex ministro della Giustizia, perché divorziato. La nomina del nuovo rappresentante argentino infatti è sospesa dalla metà di dicembre dopo la rinuncia per motivi familiari di Carlos Luis Custer. La questione però va ben oltre la situazione matrimoniale del successore designato di Custer e si fonda su un conflitto oramai sedimentato tra i due paesi che risale almeno al 2005: all’epoca infatti il governo argentino non aveva digerito alcune dichiarazioni dell’Ordinario militare, monsignor Antonio Juan Baseotto, che criticò aspramente alcune iniziative legislative sull’aborto, ottenendone in cambio la sospensione dello stipendio, pagato dallo Stato argentino. In seguito alla rinuncia per limiti di età il suo posto è rimasto vacante e la nuova nomina sembra essere strettamente collegata alla soluzione del “caso Iribarne”. Secondo quanto scrive oggi in prima pagina il quotidiano argentino La Nacion il governo Kirchner sarebbe intenzionato a eliminare questa figura, l’unica nomina per la quale la Chiesa deve ottenere il placet governativo, anche se significherebbe rompere un accordo con il Vaticano che risale al 1957 e per questo, sebbene non ufficialmente, le trattative con il nunzio apostolico a Buenos Aires, monsignor Adriano Bernardini, avrebbero già prodotto una lista di candidati alla successione. Secondo il quotidiano il nome più accreditato potrebbe essere quello del vescovo di Chascomús, monsignor Carlos Humberto Malfa, accredidato di relazioni particolarmente buone con il Vaticano.

Il governo, per voce del capo di Gabinetto Alberto Fernandez, sostiene di non aver ricevuto nessuna comunicazione ufficiale in merito alla decisione della Santa Sede di rifiutare la designazione di Iribarne, ma da parte di alcuni rappresentanti della maggioranza parlamentare kirchnerista gli attacchi contro la Chiesa si fanno sempre più forti. Carlos Kunkel, uno dei portavoce del movimento che sostiene la “presidenta” Cristina, difende la moralità di Iribarne: “È stato cattolico per tutta la sua vita, non stiamo mandando a Roma una figura che possa essere considerata ‘irritante’”. Kunkel accusa la Chiesa cattolica di “coprire assassini” in riferimento al sacerdote Christian von Wernich condannato al carcere a vita per reati commessi nel corso della dittatura militare ma che “indossa ancora la tonaca sacerdotale”. Dall’Episcopato sottolineano però come “nessuno metta in dubbio l’integrità morale di Iribarne”, ma che la posizione dell’ex ministro della Giustizia rappresenta una “irregolarità canonica”. Le uniche due norme inderogabili infatti che la Santa Sede impone ai rappresentanti diplomatici stranieri sono l’assenza di sentimenti antireligiosi e di comportamenti che violino le norme canoniche.

Secondo quanto riportato dai quotidiani argentini inoltre Iribarne si sarebbe rifiutato di accettare le condizioni che il Vaticano aveva posto per la nomina dell’ambasciatore nicaraguense José Cuadra Chamorro, divorziato e risposato, che aveva avviato le pratiche per l’annullamento del precedente matrimonio e accettato che la nuova moglie non prendesse parte agli incontri ufficiali fino alla “regolarizzazione” della sua posizione. Sempre secondo quanto riferito dalla Nacion, l’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergolgio avrebbe espresso la sua massima preoccupazione per la situazione, dopo che la cerimonia nel corso della quale il cardinale Estanislao Karlik aveva preso possesso nei giorni scorsi della Chiesa nazionale argentina di Roma, alla presenza di Hugo Gobbi, attuale chargé d’affaires del paese latinoamericano nella Capitale, aveva fatto sperare in un “disgelo” dei rapporti. La preoccupazione principale è che, in caso di un muro contro muro, la rappresentanza diplomatica argentina possa rimanere vacante e tempo indeterminato cosa che, riporta il quotidiano argentino, sarebbe presa dalla Santa Sede come un “dispetto”.

Nonostante questo però, assicurano le fonti della Nacion, la Chiesa argentina non cercherà contatti con il governo per stemperare le tensioni perché la decisione presa su Iribarne: “Si basa su regole costituite che durano da più di mille anni. E certo non si cambieranno per quattro anni”. In sostanza l’accusa mossa al governo è quella di non aver tenuto conto delle regole vaticane e di aver voluto “forzare la mano”. Dall’altra parte il capo di Stato Cristina Kirchner, nonostante la volontà di evitare l’acuirsi della crisi diplomatica non sembra voler fare passi indietro, almeno in assenza di un rifiuto ufficiale della figura di Iribarne, anche se la prospettiva fosse quella di lasciare vacante a tempo indeterminato il posto di capo delegazione. Un autentico “schiaffo” alla Santa Sede, reso ancora più forte dal fatto che l’Argentina è una nazione in cui quella cattolica non solo è la religione ufficiale ma è anche vissuta in maniera molto partecipata da una larga maggioranza della popolazione.

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El Gobierno y la Iglesia dialogan para descomprimir la crisis con el Vaticano

Intensas reuniones procuran evitar una escalada en el entredicho. Iribarne no será aceptado como embajador. Intentan acordar que el Gobierno nombre a otro sin pagar un costo político demasiado alto.

Por: Sergio Rubin
En la mayor reserva, el Gobierno y la Iglesia iniciaron conversaciones para superar el diferendo que se planteó luego de que trascendiera que el Vaticano no concedería el plácet como embajador ante la Santa Sede a Alberto Iribarne por su condición de católico divorciado en nueva unión. El primer objetivo es evitar una escalada de declaraciones críticas y presagios de represalias que profundicen y prolonguen el conflicto. La meta de mediano plazo -todavía no aceptada por la Casa Rosada- consiste en “crear las condiciones” para la nominación de un nuevo representante argentino con el menor costo posible para el oficialismo.Las gestiones se activaron luego de que los sectores más prudentes del Gobierno y las autoridades eclesiásticas percibieron que los halcones del kirchnerismo comenzaron a deslizar ciertas advertencias, en caso de que el Vaticano persistiera en su negativa, de responder con una eventual supresión unilateral del obispado castrense. Y hasta con una denuncia del concordato de 1966, que regula las relaciones entre la Santa Sede y la Argentina. Si bien aquel acuerdo modernizó el vínculo en base a la fórmula de “autonomía y cooperación”, la amenaza de su desactivación debe interpretarse como un amago de la total separación entre la Iglesia y el Estado.Varias fueron las voces de prudencia de uno y otro lado que se escucharon en los contactos privadísimos de los últimos dos días. “No podemos hacerle el juego a quienes quieren profundizar el enfrentamiento después de que tanto nos costó reencauzar la relación”, coincidieron los más mesurados. En rigor, no se referían sólo a los kirchneristas más duros, sino a los sectores católicos más reaccionarios. De hecho, la Casa Rosada sospecha que el trascendido del veto del Vaticano a Iribarne fue motorizado por una mano negra con excelente información de Roma que apostó al fracaso.Con todo, los sectores moderados del Gobierno aseguraban antes del inicio de las gestiones reservadas que no estaba en el ánimo de la presidenta Cristina Fernández de Kirchner profundizar el enfrentamiento con la Iglesia. “Tiene el deseo de tener una buena relación -decían-. Eso no quiere decir -aclaraban- que en algún momento el Gobierno plantee una profunda reformulación del obispado castrense o su total supresión, pero sólo luego de resuelto el problema del embajador, porque no se quiere plantear la cuestión de la diócesis militar como una represalia”.

Pero también hubo mucho de sentido práctico entre los kirchneristas más moderados y más conocedores de la Iglesia. Con el paso de los días, fueron tomando conciencia de que no había la más mínima posibilidad de que el Vaticano cambiara su posición. Confirmaron que no hay antecedentes del plácet a un embajador católico divorciado en nueva unión, ni con este Papa ni con los anteriores. Por lo tanto, si la idea es progresar en la relación con la Santa Sede, la insistencia con Iribarne conlleva el riesgo de profundizar el deterioro.

Paralelamente, Roma deslizó información discretamente. Lo más parecido al caso Iribarne es el de un nicaragüense separado en nueva unión a quien se le concedió el plácet, luego de que se comprobó que estaba avanzado el juicio de nulidad de matrimonio religioso. Y con la condición de que su nueva pareja no podía acompañarlo en actos diplomáticos oficiales. Iribarne no tramita la nulidad de su sacramento matrimonial ni, por cierto, parece dispuesto a aceptar un relegamiento de su actual esposa.

Clarín pudo establecer que, en las discretas gestiones que comenzaron para que la sangre no llegue al río, los sectores más mesurados del oficialismo encontraron toda la compresión de la conducción de la Conferencia Episcopal.

Alberto Iribarne

 

© Clarín.com