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In udienza dal Papa, nove ambasciatori presso la Santa Sede: sei dall’Africa, due dall’Asia e uno dall’Est europeo

30 maggio 2008

Benedetto XVI richiama la responsabilità dei governanti in tutto il mondo per garantire pace e dignità di vita ai popoli non solo nei loro Paesi. L’appello del Papa nel discorso di stamani ai nuovi nove ambasciatori presso la Santa Sede, ricevuti in udienza per la presentazione delle Lettere credenziali. Tra i nuovi diplomatici, sei africani da Tanzania (Ahmada Rweyemamu Ngemera), Uganda (Nyine S. Bitahwa), Liberia (Wesley Momo Johnson), Ciad (Hissein Brahim Taha), Nigeria (Obed Wadzani) e Guinea (Alexandre Cécé Loua), due asiatici dal Bangladesh (Debapriya Bhattacharya) e dallo Sri Lanka (Tikiri Bandara Maduwegedera) e un europeo dalla Bielorussia, Sergei F. Aleinik. Il servizio di Roberta Gisotti:

Che Dio vi sostenga nell’edificare una società pacifica. Così, il Papa ai nuovi ambasciatori, sottolineando l’interdipendenza degli Stati e dei loro Governi per il futuro dell’umanità:


“Dans le monde actuel, les responsables des Nations…

“Nel mondo attuale – ha detto – i responsabili delle Nazioni hanno un ruolo importante, non solamente nei loro Paesi, ma nelle relazioni internazionali, perché tutte le persone, laddove vivono possano beneficiare di condizioni decenti di vita. Per questo – ha continuato il Santo Padre – la principale misura in materia politica è la ricerca della giustizia, affinché siano innanzitutto rispettati la dignità e i diritti di ogni essere umano, e perché tutti gli abitanti di un Paese possano partecipare della ricchezza nazionale”.


E “lo stesso vale sul piano internazionale”. “I Paesi ricchi – ha ammonito Benedetto XVI – non possono appropriarsi, solo per loro, di ciò che proviene da altre terre. E’ un dovere di giustizia e di solidarietà – ha sottolineato – che la comunità internazionale sia vigile sulla distribuzione delle risorse, ponendo attenzione alle condizioni propizie allo sviluppo dei Paesi che sono nel maggior bisogno”. “Al di là della giustizia – ha aggiunto il Pontefice – è necessario sviluppare anche la fraternità per edificare delle società armoniose, dove regnino la concordia e la pace, e per regolare gli eventuali problemi che sorgessero, attraverso il dialogo e la negoziazione e non attraverso la violenza sotto tutte le sue forme, che non può che colpire i più deboli e i più poveri tra gli uomini”.


Infine, un richiamo alle Chiese locali perché “non manchino di fare tutti gli sforzi possibili per contribuire al benessere dei loro compatrioti”, “instancabilmente” a servizio “dell’uomo uomo, di tutti gli uomini, senza discriminazioni alcuna.”


Nei discorsi rivolti ai nuovi ambasciatori presso la Santa Sede di sei Paesi africani – Nigeria, Uganda, Tanzania, Ciad, Guinea e Liberia – Benedetto XVI ha indicato, tra le vie da seguire, quelle segnate dalla gioia nell’aiutare gli altri, dalla fiducia nel valore del dialogo e dalla solidarietà internazionale. Tra le insidie sulla strada dello sviluppo, il Papa ha ricordato la violenza, la povertà e il rischio della diffusione, con l’avanzamento dei processi di globalizzazione, di stili di vita superficiali. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Rivolgendosi all’ambasciatore della Nigeria, Obed Wadzani, il Papa ha affermato che non è solo “un dovere umanitario”, ma una reale “fonte di gioia” aiutare gli altri in uno spirito di “rispetto, integrità e imparzialità”. Le risorse economiche e la generosità del popolo nigeriano – ha osservato il Santo Padre – rendono la Nigeria uno dei Paesi più importanti del continente che ha l’opportunità unica di “poter sostenere gli altri Stati africani nel raggiungimento del benessere e della stabilità”. Dopo aver incoraggiato la Nigeria a continuare ad utilizzare le proprie risorse umani e materiali per promuovere la pace nei Paesi limitrofi, Benedetto XVI ha affermato che l’impegno della Chiesa nei settori dell’educazione, dei programmi sociali e della Sanità continuerà ad avere un impatto positivo nella lotta contro la povertà e le malattie.


Nel discorso all’ambasciatore dell’Uganda, Nyine S. Bitahwa, Benedetto XVI ha ricordato che in questo Stato sono stati raggiunti importanti obiettivi nei campi della formazione, dello sviluppo e della sanità, soprattutto nella lotta contro l’AIDS. Sottolineando che nessun Paese è immune dall’influenza della globalizzazione, il Papa ha poi aggiunto che questo fenomeno oltre a favorire il commercio, può anche promuovere “stili di vita superficiali” che insidiano comportamenti fondati su valori morali. In Africa, gli uomini e le donne di buona volontà – ha detto il Santo Padre – rifiutano prospettive distruttive associate alla corruzione e ad altre forme di disgregazione sociale e personale. La democrazia e la legge – ha osservato Benedetto XVI – non sono alimentate dal materialismo, dall’individualismo e dal relativismo ma dall’integrità e dalla fiducia reciproca.


Rivolgendosi poi all’ambasciatore della Tanzania, Ahmada Rweyemamu Ngemera, il Papa ha ricordato la generosa ospitalità offerta dal popolo di questo Stato ai rifugiati in fuga da Paesi limitrofi, nonostante le difficoltà economiche. Ma alcune tendenze negative, quali l’incremento del traffico regionale di armi e alcune interruzioni in importanti iniziative di dialogo e riconciliazione, hanno recentemente fatto sorgere dubbi sul processo di pace nella regione. La Santa Sede – ha aggiunto il Santo Padre – continua ad esortare i politici della regione a non perdere la fiducia nel valore del dialogo e ad esplorare tutte le possibilità per arrivare ad una pace durevole. Nessuno sforzo – ha precisato Benedetto XVI – deve essere risparmiato per promuovere lo sviluppo e l’avanzamento culturale.


Passando alla situazione del Ciad, il Papa ha ricordato il suo appello alla pace per il Paese africano levato il 6 febbraio scorso ed ha nuovamente auspicato che si realizzi “senza indugio una vera riconciliazione nazionale”, per la quale – ha osservato – un “elemento importante” è rappresentato dai buoni rapporti improntati alla “reciproca comprensione” che intercorrono tra le comunità cristiane e quelle musulmane del Paese. Benedetto XVI ha anche chiamato in causa l’attenzione della solidarietà internazionale, specialmente per la situazione dei rifugiati in Ciad e delle loro famiglie, che vivono – ha detto – “in condizioni talvolta drammatiche”. Ribadendo l’impegno della Chiesa cattolica “al servizio della società Ciad, senza distinzione di origine o di religione”, specie nei settori della sanità, dell’istruzione e dello sviluppo, il Papa – attraverso l’ambasciatore, Hissein Brahim Taha – ha sollecitato le autorità del Ciad a proseguire nella “corretta gestione” delle risorse economiche del Paese, con “giustizia ed equità”, così da “consolidare la stabilità e l’unità della nazione”.


Aspetti, questi ultimi, sollevati da Benedetto XVI anche al cospetto dell’ambasciatore di Guinea, Alexandre Cécé Loua. “Una giusta ed equa gestione dei beni materiali”, nel rispetto “dei legittimi diritti di tutti”, aiuta – ha affermato il Pontefice – a “preservare la pace sociale”. In questa prospettiva, ha osservato, “è necessario prestare particolare preoccupazione per le persone che conoscono molte forme di povertà e di vulnerabilità. Il dovere di rispettare il diritto di ciascuno a vivere in dignità è basato sulla volontà del Creatore, che ha dato a tutti un comune trascendente dignità”. Infine, Benedetto XVI si è soffermato sul lavoro di promozione umana e spirituale svolto dalle strutture cattoliche in Guinea, attualmente attraversata da violenze. “Spero che, grazie alle relazioni sempre più fiduciose tra Chiesa e Stato, queste opere – ha concluso – siano sostenute con sempre maggiore generosità, per il bene di tutti Guinea”.


Il Pontefice ha lodato infine i “significativi progressi” che sono stati fatti – negli ultimi due anni in Liberia – nell’immenso compito della ricostruzione di questo Paese, percorso da un violento conflitto che ha causato decenni di guerra armata e d’instabilità. Per questo, il processo avviato “per la verità e la riconciliazione” rispetto al passato “è un coraggioso e necessario passo lungo il cammino della rinascita nazionale” e se è perseguito con integrità e determinazione, ha affermato, può solo condurre “al rafforzamento dei valori dai quali dipende la società civile”. In quest’opera, non meno impegnati del popolo che servono – ha ricordato ancora il Papa rivolgendosi all’ambasciatore liberiano Wesley Momo Johnson – sono i sacerdoti, i religiosi ed i laici cattolici che operano oggi in Liberia, nel promuovere la giustizia, la coesistenza pacifica e la riconciliazione tra le fazioni in guerra nel recente passato. Con soddisfazione, il Santo Padre ha sottolineato pure la decisione del Fondo monetario internazionale di procedere verso la cancellazione del debito estero della Liberia.


L’importanza dell’educazione ai valori e un appello contro il fenomeno dei bambini-soldato sono stati alcuni fra i punti salienti dei tre discorsi rivolti dal Papa ai nuovi ambasciatori di Sri Lanka, Bangladesh e Bielorussia, ricevuti per la presentazione delle Lettere credenziali. Il servizio di Fausta Speranza:

Il rispetto dei diritti umani nella lotta al terrorismo è al centro delle parole del Papa al nuovo ambasciatore di Sri Lanka, Tikiri Bandara Maduwegedera. Ogni atto di terrorismo è sempre ingiustificabile e rappresenta sempre un affronto all’umanità, afferma Benedetto XVI, aggiungendo che attacchi arbitrari non aiutano ad esprimere rivendicazioni. Denuncia l’innescarsi di spirali di violenza che offuscano la verità e alimentano accuse. Il Papa esprime la propria preoccupazione per i continui episodi di violenza nello Sri Lanka, ribadendo che solo franchi e sinceri negoziati rappresentano la via per ottenere riconciliazione e una pacifica convivenza fondata sulla soluzione dei problemi. C’è poi una richiesta ai responsabili istituzionali dello Sri Lanka e del mondo a rimanere vigilanti sul dramma dei bambini-soldato, minori ingaggiati in combattimenti e in attività terroristiche. Devono ricevere un’educazione ai valori morali, dice il Papa, sottolineando che questo contribuisce a costruire la società di un Paese. Benedetto XVI ricorda poi fratel Jimbrown e il suo assistente scomparsi da quasi due anni. Ricordando l’apprezzamento ricevuto dalle autorità per l’aiuto prestato dalla Chiesa cattolica durante il dramma dello tsunami, il Papa sottolinea che la carità fa parte della missione della Chiesa cattolica. Dei rapporti tra Santa Sede e Stato dello Sri Lanka, il Papa auspica che i legami di amicizia che esistono vengano ulteriormente raforzati negli anni a venire.


I progressi fatti in Bielorussia dalla ritrovata indipendenza e il contributo che il Paese può dare nella “costruzione di una casa comune europea”, nella quale i confini siano motivo di incontro e non segni di divisione, sono stati affrontati dal Papa nel discorso al nuovo ambasciatore di Bielorussia presso la Santa Sede, Sergei F. Aleinik. In particolare, il Papa afferma che “la storia, le radici spirituali e culturali e la geografia della Bielorussia le assegnano un ruolo essenziale in questo processo”. Dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica Benedetto XVI dice che “le relazioni sono segnate dalla disponibilità da entrambe le parti a rafforzarle”. Il Papa ricorda che la Chiesa cattolica in Bielorussia festeggia quest’anno due significativi anniversari: 225 anni della Diocesi di Mohilev e i 220 della Diocesi di Minsk. Il Papa poi sottolinea che sia la Chiesa cattolica di rito latino che quella di rito bizantino non chiedono speciali privilegi, ma solo di contribuire al bene del Paese avendo la libertà di svolgere serenamente il mandato conferito da Dio.


All’ambasciatore del Bangladesh, Debapriya Bhattacharya, il Papa parla delle sfide del Paese ricordando la tendenza di un mondo sempre più connesso ma nel quale si evidenziano segni di nuove divisioni, di violenza e ingiustizia. Sottolinea come si debbano soddisfare le aspirazioni di tutti con la priorità per poveri e deboli. Benedetto XVI ricorda che 25 anni fa venivano stabilite le relazioni tra Bangladesh e Santa Sede. Esprime l’auspicio che in Bangladesh come nel resto del mondo anche grazie alle organizzazioni internazionali si riesca a costruire una cultura di pace. Al Bangladesh augura maggiore stabilità economica sottolineando che una robusta democrazia ha bisogno non solo di robuste regole, ma di cittadini che abbraccino valori fondanti, come la dignità della persona, un genuino rispetto dei diritti umani, un’inclinazione al bene comune, piuttosto che ai propri interessi da parte della classe politica. Il Papa ricorda che quest’anno in Bangladesh si svolgeranno le elezioni generali e chiama tutti, individui, famiglie, politici, professionisti, ad assumersi la loro parte di responsabilità per contribuire con integrità, onestà e spirito di servizio. Sottolinea come sia cruciale ricostruire la fiducia nelle istituzioni democratiche. Per una democrazia forte – aggiunge – è essenziale un valido sistema scolastico. In questo – afferma Benedetto XVI – la Chiesa cattolica che si occupa non solo dello sviluppo cognitivo degli studenti ma anche di una formazione improntata alla tolleranza e al rispetto dovrebbe essere sempre supportata anche finanziariamente In definitiva, stabilità economica a lungo termine ma anche orizzonti di crescita morale, civile, culturale.

© Radio Vaticana del 29 maggio 2008.

Testi dei discorsi reperibili qui.

Nuovi arrivi di rifugiati del Darfur in Ciad; la Chiesa cattolica impegnata nelle operazioni umanitarie

14 febbraio 2008
Chad

 

N’DJAMENA – Giovedì, 14 febbraio 2008 (Vatican Diplomacy via Fides). – Cresce la preoccupazione in Ciad per le tensioni lungo il confine con il Sudan e l’arrivo di nuovi rifugiati dal Darfur, mentre i ribelli che avevano tentato di rovesciare il Presidente ciadiano Idriss Deby sono rientrati nelle loro basi nell’est del Paese. Il Ciad accusa Khartoum di appoggiare i ribelli: l’offensiva contro la capitale ciadiana N’Djamena ha così aggravato la tensione esistente tra i due Paesi. Il Sudan, che afferma che il Ciad fornisce aiuto alla guerriglia del Darfur, ha intensificato i bombardamenti nella regione di confine con il Ciad, uccidendo 150 persone e provocando l’esodo di circa 12mila nuovi profughi che ora premono per entrare in Ciad.

Il Presidente Idris ha affermato che il Sudan usa i circa 240mila rifugiati sudanesi in Ciad come un mezzo per fare pressione sul governo di N’Djamena e ha minacciato di espellerli se la comunità internazionale non interviene per ricondurli in Sudan. Nell’est del Ciad oltre ai rifugiati sudanesi vi sono 180mila sfollati interni ciadiani, causati dall’azione dei ribelli locali.

Una fonte della Chiesa locale, contattata dall’Agenzia Fides riferisce che “Nella regione di Mongo vi sono 12 campi di accoglienza per i rifugiati del Darfur. Il Nunzio Apostolico in Ciad ne ha visitato uno per rendersi conto della situazione. Vi è un buon livello di assistenza garantito da diverse organizzazioni internazionali e da un gruppo ad hoc costituito con il fattivo contributo della Chiesa cattolica locale. Questa organizzazione opera in 4 campi ognuno dei quali accoglie circa 20mila persona. Nei 12 campi nell’area di Mongo vi sono in Ciad oltre 200mila rifugiati sudanesi: quindi la Chiesa locale contribuisce ad assistere quasi la metà di queste persone. Anche il Santo Padre è vicino materialmente, oltre che spiritualmente, alle sofferenze di queste persone, partecipando allo sforzo umanitario attraverso “Cor Unum”.

L’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati (ACNUR/UNHCR) ha espresso la propria preoccupazione per l’improvviso emergere di episodi di banditismo nei campi rifugiati che hanno provocato la morte di alcuni poliziotti di guardia. Per proteggere i campi umanitari è in corso di dispiegamento nell’est del Ciad e nella vicina Repubblica Centrafricana, una forza di sicurezza europea (EUROFOR). Il primo contingente di soldati svedesi è arrivato nel Paese africano per preparare l’arrivo del resto della forza, che sarà costituita da 3.700 militari, la maggior parte dei quali forniti dalla Francia, che da più di 20 anni ha nel Paese un importante dispositivo militare (la forza “Epervier”).

Il dispiegamento di EUROFOR era stato ritardato dall’attacco dei ribelli contro N’Djamena, ma ora, secondo una fonte di Fides, “i ribelli temono l’intervento della Francia, che ha accolto l’invito del Consiglio di Sicurezza a garantire la sicurezza e la stabilità del Ciad, e non sembrano intenzionati a mettersi contro la forza di pace europea”.

“La crisi ciadiana è legata a quella che vive il Darfur sudanese e il Centrafrica. Vi sono interessi internazionali legati al petrolio del Darfur ma anche del Ciad e del nord della Repubblica Centrafricana” conclude la fonte di Fides. (L.M.)

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De nouveaux réfugiés du Darfour arrivent au Tchad; l’Eglise catholique engagée dans les opérations humanitaires

N’DJAMENA (Agence Fides).- L’inquiétude croît au Tchad à cause des tensions le long de la frontière avec le Soudan et de l’arrivée de nouveaux réfugiés du Darfour, alors que les rebelles qui avaient tenté de renverser le président tchadien Idriss Deby sont rentrés dans leurs bases dans l’Est du pays. Le Tchad accuse Khartoum de soutenir les rebelles : l’offensive contre la capitale tchadienne N’Djamena a aggravé la tension existant entre les deux pays. Le Soudan, qui affirme que le Tchad fournit de l’aide à la guérilla du Darfour, a intensifié les bombardements dans la région de frontière avec le Tchad, tuant 150 personnes et provoquant l’exode d’environ 12.000 nouveaux réfugiés qui maintenant se pressent pour entrer au Tchad.

Le président Idriss a affirmé que le Soudan utilisait les 240.000 réfugiés soudanais au Tchad pour faire pression sur le gouvernement de N’Djamena et a menacé de les expulser si la communauté internationale n’intervenait pas pour les reconduire au Soudan. Dans l’Est du Tchad, en plus des réfugiés soudanais, il y a 180.000 réfugiés internes tchadiens, suite à l’action des rebelles locaux.

Une source de l’Eglise locale, contactée par l’Agence Fides rapporte que « Dans la région de Mongo il y a 12 camps d’accueil pour les réfugiés du Darfour. Le Nonce Apostolique au Tchad en a visité un pour se rendre compte de la situation. Il y a un bon niveau d’assistance garantie par plusieurs organisations internationales et par un groupe ad hoc constitué grâce à la contribution active de l’Eglise catholique locale. Cette organisation travaille dans quatre camps, dont chacun accueille environ 20.000 personnes. Dans les 12 camps de la région de Mongo il y a au Tchad plus de 200.000 réfugiés soudanais : l’Eglise locale contribue donc à assister presque la moitié de ces personnes. Le Saint-Père aussi est proche de ces personnes, non seulement spirituellement mais aussi matériellement, en participant à l’effort humanitaire à travers « Cor Unum ».

Le Haut-commissariat de l’ONU pour les réfugiés (HCR) a exprimé son inquiétude quant à l’émergence imprévue d’actes de banditisme dans les camps de réfugiés, qui ont provoqué la mort de plusieurs policiers de garde. Pour protéger les camps humanitaires, une force de sécurité européenne (EUROFOR) est en cours de déploiement dans l’Est du Tchad et dans la République Centrafricaine voisine. Le premier contingent de soldats suédois est arrivé dans le pays africain pour préparer l’arrivée du reste de la force, qui sera constituée de 3.700 militaires, la plupart fournis par la France, qui depuis plus de 20 ans a dans le pays un important dispositif militaire (la force « Épervier »).

Le déploiement d’EUROFOR avait été retardé par l’attaque des rebelles contre N’Djamena, mais maintenant, selon une source de Fides, « les rebelles craignent l’intervention de la France, qui a accueilli l’invitation du Conseil de sécurité de garantir la sécurité et la stabilité au Tchad, et ils ne semblent pas avoir l’intention de se mettre contre la force de paix européenne ».

« La crise tchadienne est liée à celle que vit le Darfour soudanais et la Centrafrique. Il y a des intérêts internationaux liés au pétrole du Darfour mais aussi du Tchad et du Nord de la République Centrafricaine » conclut la source de Fides. (L.M.)

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More refugees arrive from Darfour to Chad; the Catholic Church dedicated to humanitarian aid operations

N’DJAMENA (Agenzia Fides) – Worries increase in Chad due to the tensions being caused along the border with Sudan and for the arrival of more refugees from Darfour. Meanwhile, rebels who had sought to remove Chad President Idriss Deby from office have returned to their bases in eastern Chad. The republic of Chad accuses Khartoum of supporting the rebels, creating more tensions between the two countries. Sudan, whom Chad claims is supporting guerrillas in Darfour, has intensified bombing in the regions along Chad’s border, killing 150 people and provoking a mass exodus of almost 12,000 more refugees that have tried to enter Chad.

President Idris claims that Sudan uses the close to 240,000 refugees from Sudan in Chad as a means to place pressure on the government in N’Djamena. Therefore, the President has threatened to expel them if the international community does not intervene and send them back to Sudan. In eastern Chad, in addition to refugees from Sudan, there are refugees of Chad who have fled to escape local rebel violence.

A source from the local Catholic Church, in communication with Agenzia Fides, said that “in the region of Mongo, there are 12 refugee camps for refugees from Darfour. The Apostolic Nuncio in Chad has visited one, to personally observe the situation. There is a great deal of aid coming in from various international organisations, especially from one group in particular that functions with support from the local Catholic Church. This organisation works in 4 refugee camps, each one attending to close to 20,000 people. In the 12 camps in the Mongo area, there are over 200,000 refugees from Sudan, half of the number being helped by the Catholic Church. The Holy Father has made a presence both materially and above all, spiritually in his sharing in the sufferings of these people and sending aid through ‘Cor Unum.’”

The UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) expressed his worries that the repeated episodes of vandalism among refugee camps that have already caused the deaths of some policemen on guard. To increase protection in the camps, a security force has been sent out from EUROFOR towards eastern Chad and in the Republic of Central Africa. The first battalion of Swiss soldiers arrived to the African country to prepare the subsequent arrival of 3, 700 military guards, the majority being French who have had a military representation in the country for over 20 years (“Epervier”).

The deployment of the EUROFOR was postponed due to an attack by rebels in N’Djamena. Fides sources say that at this time, however, “the rebels fear the intervention of the French, who come in response to an petition made by the Security Council to guarantee stability in Chad, and they do not seem prepared to confront such a force…”

“The crisis in Chad is related to that of Darfour/Sudan and the Republic of Central Africa. There are international interests in regards to the oil in Darfour, but in Chad and in the northern part of the Republic of Central Africa as well,” the Fides source concluded. (L.M.)

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Llegan nuevos refugiados de Darfur a Chad; la Iglesia católica comprometida en las operaciones humanitarias

N’DJAMENA (Agencia Fides)- Crece la preocupación en Chad por las tensiones a lo largo de la frontera con Sudán y por la llegada de nuevos refugiados de Darfur, mientras que los rebeldes que habían tratado de destituir al Presidente chadiano Idriss Deby han regresado a sus bases al este del país. La república del Chad acusa a Khartoum de apoyar a los rebeldes, por lo que la ofensiva a la capital de Chad, N’Djamena, ha agravado la tensión ya existente entre ambos países. Sudán, que afirma que Chad ayuda a la guerrilla de Darfur, ha intensificado los bombardeos en las regiones fronterizas con Chad, matando 150 personas y provocando un éxodo en masa de cerca de 12 mil nuevos prófugos que están tratando de ingresar a Chad.

El Presidente Idris afirmó que Sudán usa los casi 240 mil refugiados sudaneses en Chad como un medio para presionar al gobierno de N’Djamena y amenazó con expulsarlos si la comunidad internacional no interviene para reconducirlos en Sudán. Al este de Chad, además de los prófugos sudaneses, hay 180 mil refugiados de Chad a causa de la acción de los rebeldes locales.

Una fuente de la Iglesia local contactada por la Agencia Fides señala que “en la región de Mongo hay 12 campos de acogida para los refugiados de Darfur. El Nuncio Apostólico en Chad ha visitado uno para darse cuenta de la situación. Hay un buen nivel de asistencia garantizado por distintas organizaciones internacionales y por un grupo explícitamente constituido con la ayuda de la Iglesia católica local. Esta organización trabaja en 4 campos, cada uno de los cuales acoge cerca de 20 mil personas. En los 12 campos de la zona de Mongo hay más de 200 mil refugiados sudaneses, por lo que la Iglesia local asiste casi a la mitad de dichas personas. También el Santo Padre se ha hecho presente materialmente, además de su cercanía espiritual, compartiendo los sufrimientos de estas personas, y participando en el esfuerzo humanitario a través de ‘Cor Unum’”.

El Alto Comisariato de la ONU para los Refugiados (ACNUR/UNHCR) expresó su preocupación por los repentinos episodios de vandalismo en los campos de refugiados que han provocado la muerte de algunos policías de guardia. Para proteger los campos humanitarios en este momento se está desplegando una fuerza de seguridad europea (EUROFOR) al este de Chad y en la República Centroafricana. El primer contingente de soldados suecos llegó al país africano para preparar la llegada del resto de la fuerza que estará constituida por 3,700 militares, la mayor parte de los cuales franceses, que ya cuentan desde hace más de 20 años con un importante contingente militar en el país (la fuerza “Epervier”).

El despliegue de la EUROFOR fue retrazado por el ataque de los rebeldes contra N’Djamena, pero en este momento, según una fuente de Fides “los rebeldes temen la intervención de Francia, que ha aceptado la invitación del Consejo de Seguridad para garantizar la estabilidad de Chad, y no parecerían intencionados a enfrentarse a la fuerza de paz europea”.

“La crisis de Chad está relacionada a la del Darfur sudanés y a la de la República Centroafricana. Existen intereses internacionales relacionados al petróleo de Darfur pero también de Chad y del norte de la República Centroafricana” concluyó la fuente de Fides. (L.M.)