Archive for the ‘Rapporti Stato-Chiesa’ Category

L’ambasciatrice USA presso la Santa Sede Mary Ann Glendon: abbiamo bisogno l’uno dell’altro. I contrasti sulla guerra in Iraq sono archiviati

8 marzo 2008


Presentazione delle Lettere Credenziali di S.E. la Signora Mary Ann Glendon, Ambasciatore degli Stati Uniti d’America

«Vaticano alleato prezioso dell’America per il dialogo con il mondo islamico»

Massimo Franco

ROMA — «I contrasti sulla guerra in Iraq ci sono stati. Ma sappiamo bene quanto adesso il Vaticano stia appoggiando lo sforzo americano di riportare quel Paese alla normalità. Qualcuno sostiene che l’alleanza fra Stati Uniti e Santa Sede sia più preziosa oggi che qualche anno fa. Di certo, la Chiesa cattolica è presente in ogni parte del mondo: anche dove noi siamo assenti o non riusciamo a farci capire. E può contare su un flusso continuo di informazioni che ci possono aiutare a comprendere meglio quanto succede in realtà difficili da decifrare… ».

Dalla villa che ospita l’ambasciata presso la Santa Sede, affacciata sul Circo Massimo, Mary Ann Glendon archivia i contrasti fra USA e Vaticano sul conflitto iracheno. E in questa intervista al Corriere, la prima dopo la nomina, racconta un’alleanza cresciuta al di là di ogni previsione.
Un secolo e mezzo fa, un soffio per la storia, a Washington i protestanti entravano in chiesa per verificare la diceria secondo la quale gli inviati del papa avevano le corna.

Il 16 aprile prossimo, invece, nella stessa città un pontefice metterà piede per la prima volta alla Casa Bianca, accolto con tutti gli onori.

«D’altronde, sarà il giorno del compleanno di Benedetto XVI. E non credo che il presidente Bush perderà l’occasione per ospitarlo: anche se la visita del papa sarà pastorale », spiega la Glendon, finora professore di diritto a Harvard. Ma l’ambasciatore è apprezzata anche in Vaticano: fino a pochi mesi fa presiedeva la Pontificia Accademia per le Scienze sociali.

Che significa un papa in visita alla Casa Bianca, ambasciatore?

«Mi sembra l’evoluzione naturale dei rapporti che il presidente George Bush ha avuto prima con Giovanni Paolo II e poi con Benedetto XVI».

In precedenza nessun pontefice ci era mai andato.

«Credo che dipenda dal carattere molto personale del presidente Bush. È un uomo amichevole. E anche questo papa non è soltanto il professore timido di cui si parla: è una persona amichevole anche lui. Al fondo, credo ci siano le preoccupazioni comuni che Stati Uniti e Vaticano condividono a livello mondiale».

Finora si è trattato di rendere normali le relazioni. Adesso che lo sono, come possono svilupparsi?

«Non ho una sfera di cristallo. Ma è facile prevedere che in un mondo così turbolento, si tratti di due entità destinate ad essere partner naturali per la proiezioni mondiale che mostrano di avere. C’è un comune desiderio di proteggere e promuovere la dignità umana e la libertà religiosa. E non solo la necessità ma l’urgenza di promuovere il dialogo fra le culture e le religioni. In questo campo la Santa Sede ha un’esperienza unica, con il suo prestigio morale».

Che cosa rimane del contrasto fra il presidente Bush e papa Giovanni Paolo II sulla la guerra in Iraq?

«C’è stato. Ma sappiamo quanto oggi il Vaticano stia sostenendo gli Stati Uniti per ricostruire e riportare quel Paese alla normalità ».

L’esodo delle comunità cristiane nel mondo islamico continua, però.

«Credo che la situazione per i cristiani in quei Paesi rimanga difficile. È una realtà estremamente precaria e ci vorrà del tempo per stabilizzarla».

Ha l’impressione che sia il Vaticano ad avere più bisogno di voi, o voi del Vaticano?

«Credo che abbiamo bisogno l’uno dell’altro. E che sia assolutamente necessaria anche la collaborazione di altri Stati in quella regione del mondo. Da soli, né USA né Vaticano possono bastare; forse non basta più nemmeno un’alleanza limitata a loro due».

Sull’embargo a Cuba avete posizioni divergenti.

«Sui mezzi, forse. Ma Stati Uniti e Vaticano puntano entrambi a fare in modo che Cuba diventi una libera democrazia».

Seguirete il consiglio vaticano di togliere l’embargo?

«Credo che i governanti cubani abbiano in tasca la chiave che servirebbe a togliere l’embargo: basterebbe che liberassero gli oppositori, e che non facessero aggredire e arrestare le persone che distribuiscono la Dichiarazione per i diritti dell’uomo, com’è accaduto di recente».

Qualcuno negli USA ha criticato la sua nomina ad ambasciatore per le cariche che ricopre in Vaticano. Si è parlato di conflitto di interessi.

«Le cariche che ricoprivo: mi sono dimessa. E comunque mi erano state date come accademica. Il fatto è che anche noi siamo in un anno elettorale, e tutto diventa motivo di contesa. Ma alla fine il Congresso mi ha votato senza distinzioni. D’altronde non ho un profilo politico: sono registrata nelle liste elettorali americane come indipendente, e faccio il professore universitario. Poi, capita che la mia Chiesa sia quella della Santa Sede. Credo tuttavia che questo retroterra e il dettaglio di non essere estranea al Vaticano non siano un handicap ma un’opportunità. Mi aiuteranno a servire meglio gli interessi del mio Paese».

© Copyright Corriere della sera, 7 marzo 2008

L’arcivescovo Mario Roberto Cassari, nuovo nunzio in Croazia

15 febbraio 2008

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 14 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico in Croazia monsignor Mario Roberto Cassari, Arcivescovo titolare di Tronto, finora Nunzio Apostolico in Costa d’Avorio, ha fatto sapere questo giovedì la Sala Stampa della Santa Sede.

Nato a Ghilarza (Oristano) il 27 agosto 1943, l’Arcivescovo è stato ordinato sacerdote il 27 dicembre 1969.

Laureato in Teologia, è entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 5 marzo 1977, prestando la propria opera presso le rappresentanze pontificie in Pakistan, Colombia, Ecuador, Sudan, Repubblica del Sudafrica, Giappone, Austria, Lituania, Jugoslavia.

E’ stato trasferito alla nunziatura apostolica in Bosnia ed Erzegovina, il 9 dicembre 1996. Il 3 agosto 1999 Giovanni Paolo II l’ha nominato Nunzio Apostolico nella Repubblica del Congo ed in Gabon. Era nunzio in dal 31 luglio 2004.

© ZENIT.org

Arrivera’ il 15 febbraio la nuova ambasciatrice USA in Vaticano

13 febbraio 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Arriverà a Roma Venerdì 15 febbraio la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon (nella foto). Ad annunciarlo è l’Ambasciata americana, sottolineando che la nuova rappresentante diplomatica incontrerà i giornalisti al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino, nel primo pomeriggio di Venerdì.

Mary Ann Glendon, che succede all’ambasciatore Francis Rooney, ha 69 anni ed è un’esperta di bioetica, diritto costituzionale comparato e diritti umani. E’ docente di legge ad Harvard e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ruolo quest’ultimo che le fu assegnato nel 2004 da Papa Giovanni Paolo II. Nota per le sue posizioni contro l’aborto e i matrimoni omosessuali, è stata in passato rappresentante della Santa Sede in conferenze dell’ONU. Nel 1995, guidò la delegazione vaticana alla conferenza di Pechino sulle donne, diventando la prima donna a rivestire un incarico del genere per conto della Santa Sede. Uno dei suoi ultimi libri esplorava il ruolo di Eleanor Roosevelt nella promozione dei diritti umani nel mondo. La Glendon tra il 2001 e il 2005 ha fatto parte della Commissione Bioetica della Casa Bianca, l’organismo che orienta le scelte di Bush in materia. Di recente ha fatto ingresso anche nella campagna presidenziale 2008, accettando di presiedere una commissione che offre consulenza su temi costituzionali all’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, uno dei più accreditati candidati repubblicani alla successione di Bush.

Staff photo Justin Ide/Harvard News Office

Fonte: Petrus

“Basta confondere Cei e Vaticano”: L’articolo dell’Osservatore Romano per l’anniversario della firma dei Patti lateranensi con l’Italia

12 febbraio 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 12 febbraio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo l’articolo apparso sull’Osservatore Romano di ieri per la ricorrenza del 79° anniversario della stipula degli “accordi del Laterano” fra Italia e Vaticano:

* * *

“11 febbraio”

La ricorrenza del settantanovesimo anniversario della stipula dei Patti Lateranensi coincide, quest’anno, con un’altra ricorrenza particolarmente significativa per la storia d’Italia: l’entrata in vigore sessanta anni or sono della Costituzione repubblicana. Si tratta di due eventi diversi temporalmente, che hanno prodotto testi normativi differenti per qualificazione giuridica, per finalità, per contenuti. Tra di essi esiste però una relazione strettissima, degna di nota, che può essere colta almeno sotto un duplice profilo. Innanzitutto dal punto di vista storico, in quanto la Conciliazione tra Stato e Chiesa sancita l’11 febbraio 1929 pose le premesse per un contributo fattivo dei cattolici italiani alla nascita del nuovo Stato democratico. Grazie in particolare al Concordato, che venne ad assicurare alcune essenziali libertà alla Chiesa ed ai cattolici in un ordinamento allora illiberale, si poté tra l’altro promuovere e sviluppare un’opera educativa e formativa a livello non solo di élites, ma anche più ampiamente popolare, ispirata ad una antropologia e segnata da una cultura della cittadinanza e, quindi, dell’impegno socio-politico, che produsse coerentemente un progetto politico-istituzionale in molta parte passato nella Costituzione del 1948. È questo un dato indiscutibile e indiscusso: alla cultura cattolica la Carta molto deve su punti assai qualificanti, come la centralità della persona umana, nella sua originaria dignità e nei suoi diritti inalienabili, il rilievo delle formazioni sociali, la solidarietà, l’eguaglianza non solo formale ma anche sostanziale, l’apertura internazionale, l’ideale della pace, la centralità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la finalizzazione sociale del diritto di proprietà, le autonomie locali. La formazione di quella cultura e l’elaborazione di quel progetto sarebbero state difficilmente immaginabili senza le garanzie di una libertà, per quanto parziale, assicurata dal Concordato alle associazioni di Azione Cattolica, all’Università cattolica, alle scuole cattoliche, in genere alle istituzioni formative della Chiesa. Così come sarebbe stata inimmaginabile la formazione, negli anni del totalitarismo, di parte consistente della classe politica che avrebbe poi guidato la giovane democrazia: classe politica confluita, tra l’altro, in diverse formazioni partitiche. Ma la relazione tra Patti Lateranensi e Costituzione italiana è strettissima anche dal punto di vista giuridico grazie, come noto, al richiamo che di quei Patti si fa nell’articolo 7 della Carta fondamentale. Si tratta di una disposizione che fu espressione di un enorme consenso popolare, essendo stata approvata a stragrande maggioranza e grazie ad un voto trasversale agli schieramenti partitici.

Qui giova notare una cosa. E cioè che prima ancora che per i contenuti dei Patti, il loro richiamo in Costituzione fu un fatto assai rilevante e positivo non solo perché servì a mantenere, come bene si disse nell’Assemblea Costituente, la pace religiosa in Italia; ma anche perché fu in qualche modo propedeutico alla affermazione dei principi di indipendenza e di sovranità dello Stato e della Chiesa, ciascuno nel proprio ordine, che apre l’articolo 7 della Costituzione e che costituisce uno dei pilastri su cui poggia il principio di laicità dello Stato. Uno Stato autenticamente laico, infatti, riconosce che la propria sovranità non si estende anche sul terreno spirituale e religioso. E viceversa.

Il richiamo dei Patti Lateranensi in Costituzione, del resto, venne a confermare l’assoluta peculiarità della situazione prodottasi nel Paese a seguito del moto di unificazione nazionale, per la quale proprio in Italia, addirittura nella sua capitale, è la sede del governo della Chiesa universale: il Sommo Pontefice, infatti, è il Vescovo di Roma. Ma quel richiamo venne ad esprimere pure la consapevolezza che i Patti non avevano avuto solo la funzione di chiudere, una volta per tutte, un doloroso passato, la Questione romana, ma avevano anche una funzione da assicurare permanentemente nel tempo. La peculiarità in questione si riflette nei due atti che compongono i Patti: il Trattato e il Concordato. Il primo, infatti, è destinato a garantire alla Santa Sede, cioè al Pontefice, la piena indipendenza e libertà per l’adempimento della sua missione nel mondo; il secondo è invece destinato, alla stregua di ogni Concordato, a regolare la vita della Chiesa che è in Italia e prima ancora a definire di comune accordo quello che certamente rientra nell’ordine proprio della Chiesa. Questo sostanzialmente il senso del primo comma dell’articolo 2 del Concordato, così come novellato dall’Accordo di Villa Madama del 18 febbraio 1984, per il quale «la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica».

Trattato e Concordato, dunque: due atti connessi — simul stabunt simul cadent, come disse Pio XI — eppure del tutto distinti per finalità e contenuti. Alla luce di tale distinzione appaiono assolutamente improprie, anzi senz’altro erronee, le confusioni che non di rado si fanno, nella polemica politica e sui mass media, tra la Santa Sede e la Chiesa italiana; tra la Città del Vaticano, che rispetto all’Italia è uno Stato straniero, e l’episcopato italiano riunito nella Conferenza Episcopale Italiana; tra le istituzioni della Santa Sede o vaticane e le istituzioni della Chiesa italiana. La concordia ritrovata nel 1929, e prolungatasi nel lungo arco di tempo che giunge fino ad oggi, è prova della bontà delle soluzioni allora trovate. Grazie ad essa Stato e Chiesa hanno potuto collaborare, in un clima di vera laicità, per la promozione dell’uomo e per il bene del paese.

© Copyright L’Osservatore Romano – 11 febbraio 2008

Spagna, Zapatero andra’ a pranzo col nunzio apostolico martedi’

7 febbraio 2008

MADRID, 7 febbraio 2008 (Vatican Diplomacy/Apcom). Il capo del governo spagnolo José Luis Zapatero ha annunciato oggi che martedì prossimo pranzerà con il nunzio apostolico in Spagna, Manuel Monteiro de Castro. Zapatero ha confermato l’incontro – che ieri aveva definito imminente – in un’intervista all’emittente Punto Radio, in cui ha ribadito che dopo le elezioni del prossimo nove marzo i rapporti fra Stato e Chiesa cattolica dovranno cambiare.

Il pranzo con il rappresentante del Vaticano si terrà nella sede della nunziatura a Madrid, in un momento assai teso per i rapporti fra Spagna e Santa Sede. Con una ‘nota orientativa’ ai fedeli che ha suscitato una grande polemica, i vescovi spagnoli la settimana scorsa hanno di fatto sconsigliato di votare per il Partito socialista (Psoe) nelle prossime elezioni del nove marzo. Lo scorso 30 dicembre, l’ala più dura dell’episcopato spagnolo, capeggiata dall’arcivescovo di Madrid Antonio Rouco Varela, aveva organizzato a Madrid una manifestazione ‘per la famiglia cristiana’ che aveva riunito circa 160.000 persone per protestare contro le leggi del governo Zapatero su matrimonio omosessuale e ‘divorzio express’.

La congiuntura politica è delicata perché sia il governo che la Conferenza episcopale spagnola (Cee) vanno incontro ad elezioni all’inizio del prossimo mese. E in quelle dei vescovi (il 3 marzo) potrebbe essere eletto presidente proprio Rouco Varela, anche grazie all’appoggio del Vaticano. Zapatero ha affermato oggi che sarà “felicissimo” di pranzare con il nunzio, ed è sembrato emettere sottotraccia segnali di distensione nei confronti della gerarchia ecclesiastica. Come già ieri, infatti, il premier ha mantenuto un tono fermo e ha chiesto rispetto per il governo dello Stato, ma ha anche auspicato un chiarimento fatto “con serenità e calma”, dopo gli appuntamenti con le urne.

Due giorni fa il segretario organizzativodel Psoe José Blanco aveva agitato la minaccia di rinegoziare l’accordo finanziario fra lo Stato spagnolo e la Chiesa cattolica, ma già ieri Zapatero – pur non escludendo questa ipotesi – l’aveva definita solo come una “possibilità”, da affrontare eventualmente in un’ottica di “dialogo e consenso”. Secondo diversi osservatori, i reiterati attacchi dei vescovi più intransigenti contro il governo fanno in realtà il gioco del Psoe, perché gli spagnoli hanno in grande maggioranza accettato e ‘assorbito’ le riforme dei diritti civili attuate da Zapatero: anche, e soprattutto, quegli elettori ‘indecisi’ di centro che vanno conquistati.

Ma nell’ultima fase della campagna elettorale, il governo ha interesse a non iperreagire, e a mostrarsi deciso, ma abbastanza conciliante. Sempre che, naturalmente, non ci siano nuovi attacchi da parte dei vescovi più conservatori.

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Zapatero tratará con el nuncio del Vaticano el conflicto con la Conferencia Episcopal

MADRID – 7 de febrero, 2008 (Vatican Diplomacy/EFE). El presidente del Gobierno, José Luis Rodríguez Zapatero, ha anunciado hoy que el próximo martes almorzará con el Nuncio del Vaticano en España, Manuel Monteiro de Castro, después de la polémica generada por la Nota de la Conferencia Episcopal ante las elecciones del 9 de marzo.

Zapatero ha anunciado ese almuerzo, que tendrá lugar en la sede de la Nunciatura, en una entrevista en Punto Radio en la que ha insistido en que después de esas elecciones algo debe cambiar en la relación con la Iglesia católica porque ésta debe tener al Estado el mismo respeto que el Estado le tiene a ella.

El jefe del Ejecutivo ha informado de que la reunión con Monteiro de Castro se cerró en el acto en el que coincidieron ayer en Madrid y en el que ya avanzó que tenía intención de quedar la próxima semana para compartir el “caldito” que tenía comprometido con él desde hace tiempo.

Zapatero ha asegurado que irá “encantado” a la Nunciatura (lugar elegido para la comida después de que ambos barajaran también la posibilidad de reunirse en el Palacio de la Moncloa) porque tiene una buena relación personal con Manuel Monteiro.

El presidente del Gobierno ha insistido en la necesidad de que las autoridades eclesiásticas respeten al Ejecutivo elegido por los ciudadanos y ha subrayado que en las últimas semanas ha habido algunas actitudes de la Conferencia Episcopal que necesitan una aclaración. Algo que cree que debe hacerse “con serenidad y con calma” después de las elecciones.

Rodríguez Zapatero ha reiterado que él no acepta algunas de las consideraciones realizadas por obispos en la concentración a favor de la familia celebrada el pasado mes de diciembre en Madrid y en las que se acusaba a algunas leyes aprobadas esta legislatura de poner en riesgo la democracia y hacer retroceder derechos humanos.

Zapatero y el nuncio, Manuel Monteiro (EFE).