Archive for the ‘Rapporti Stato-Chiesa’ Category

Spagna, Zapatero zittisce i vescovi: inaccettabile intromissione

7 febbraio 2008

MADRID – Sabato, 9 febbraio 2008 (Vatican Diplomacy). Non si placa lo scontro tra il governo spagnolo e la Chiesa. Zapatero non ha affatto mandato giù la nota della Conferenza Episcopale, con cui i vescovi iberici hanno di fatto consigliato ai fedeli di non votare per il partito socialista. E lo ha espressamente manifestato in un evento pubblico davanti al Nunzio Vaticano in Spagna, Manuel Monteiro de Castro. La situazione economica del paese è passata in un secondo piano, il premier ha voluto esprimere il suo dissenso per l'”insolita” nota della Chiesa contro il governo e per l’attacco al suo partito (Psoe) per la politica antiterrorista contro l’Eta.

“E’ la prima volta che in una nota della conferenza episcopale prima delle elezioni si fa una riflessione generale sulla legittimità o meno del dialogo (con l’Eta)”, ha detto Zapatero, rispondendo all’argomento con cui i prelati si sono difesi dalla polemica suscitata, cioè che avevano già emesso note simili alla vigilia delle elezioni del 2000 e del 2004.

Si preannuncia perciò una campagna elettorale caldissima in vista del voto. Il premier, José Luis Zapatero, non ha smentito le dichiarazioni fatte dal segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, secondo cui il governo socialista potrebbe decidere – se riconfermato – di rinegoziare gli accordi finanziari con la Chiesa spagnola. “E’ evidente che questa possibilità è sempre aperta”, ha precisato il premier, ma poi ha sfumato la sua affermazione aggiungendo: “Ma se si aprirà, sarà con dialogo e consenso”. E già che c’era ha dissentito anche per la posizione dei vescovi sull’educazione civica (materia obbligatoria introdotta da Zapatero nella scuole).

Zapatero conclude il suo intervento dando un colpo al cerchio e uno alla botte. Esprime il suo apprezzamento al Nunzio e chiede però “più rispetto” da parte della gerarchia ecclesiastica. “Ho sempre detto che non sto mai zitto, ma non mi arrabbio” ha precisatto il premier.

E per stemperare un po’ gli animi e per evitare un evetuale effetto boomerang in vista del voto da parte dell’elettorato cattolico, il premier ha deciso di incontrare il Nunzio Vaticano in Spagna, Manuel Monteiro de Castro, martedì prossimo per un “caldito” (un brodino). Insomma un colloquio bilaterale del tutto informale e amichevole.

Fonte: Affari Italiani

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Zapatero abronca a los obispos

El presidente se queja en una intervención pública ante el nuncio del Vaticano de que la Conferencia Episcopal aluda ahora al diálogo con ETA y no lo hiciera con Aznar

Por L. R. AIZPEOLEA

MADRID – 7 de febrero, 2008 (El Paìs).

Manuel Monteiro, nuncio del Vaticano, se acomodó para escuchar a José Luis Rodríguez Zapatero hablar de la situación económica de España en el Foro de Europa Press y se topó con el indignado reproche del presidente a los obispos. Zapatero aprovechó para precisar, a escasos metros del nuncio, las razones de su malestar por la “insólita” nota electoral de los obispos contra la política de su Gobierno y contra su propio partido. El presidente afrontó la polémica por la vía más directa y reprochó el maltrato que la Conferencia Episcopal dispensa al PSOE en una materia tan sensible como la política antiterrorista.Zapatero recordó cómo en los consejos electorales de la Conferencia Episcopal para 2000 y 2004 no se introdujeron ataques al Gobierno, entonces del PP, por su política contra ETA. “Ésta es la primera vez que se hace una consideración general sobre el diálogo o no [con ETA], legitimidad o no [de ese diálogo], en una nota previa a las elecciones”, se quejó.

Unos meses antes de las elecciones de 2000, el Gobierno del PP había afrontado una negociación con ETA cuya única reunión versó sobre temas políticos y, en ningún caso, sobre el abandono de las armas de los terroristas, según el acta de las conversaciones que ambas partes han dado por válida. La Iglesia ha censurado en la nota electoral de 2008 la interlocución política con ETA, pero no lo hizo en 2000. Tras aquella tregua rota por la banda, los terroristas iniciaron una brutal campaña que costó la vida a 44 personas durante la siguiente legislatura.

Zapatero remachó ayer “que la nota preelectoral de la Conferencia Episcopal en 2000 no hizo ninguna referencia a los límites de la legitimidad y en qué circunstancias se tiene que dar el diálogo con el terrorismo”. Sin embargo, en esta ocasión, lo ha habido con un sentido crítico hacia el fallido intento de diálogo del Gobierno socialista. “Esto sí que es una diferencia y no me parece nada adecuado”, dijo. El repaso continuó cuando Zapatero recordó el ataque de la Conferencia Episcopal a la asignatura de Educación para la Ciudadanía. “Es una asignatura pura, que simplemente contiene materiales formativos y educativos sobre derechos humanos, Constitución, convivencia, de la Europa libre… Discrepo de manera contundente [con la nota de los obispos]”. Después señaló a los cardenales Rouco y García-Gasco para criticarles que dijeran que había leyes aprobadas en el Parlamento que disolvían la democracia. Terminó pidiendo “mayor respeto” por parte de la jerarquía eclesiástica hacia los poderes públicos. Pese a los reproches, Zapatero presumió de talante. “Siempre he afirmado que no me callo, pero no me enfado”. Después cerró una cita pendiente desde el 9 de enero con Monteiro para tomar un caldo en la Nunciatura el martes, y negó que su Gobierno fuera a tomar represalias contra la Iglesia en materia financiera.

José Luis Rodríguez Zapatero habla con el nuncio del Vaticano, Manuel Monteiro
ULY MARTÍN – 07/02/2008

 

Nuovo incontro della Commissione Santa Sede – Israele

7 febbraio 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 7 febbraioo 2008 (Vatican Diplomacy). Continua il dialogo fra Santa Sede e Israele:

 

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di Arieh Cohen
Il laconico comunicato congiunto dice che le due parti hanno discusso con “grande cordialità” e hanno fissato un altro incontro per il 17 marzo. I negoziati durano da quasi 15 anni.

TEL AVIV (AsiaNews) – La Commissione bilaterale permanente di lavoro tra la Santa Sede e lo Stato di Israele ha tenuto un incontro lo scorso 4 febbraio. Le delegazioni si sono radunate nella sede del Ministero israeliano degli affari esteri. E’ stato il loro primo incontro dopo la sessione Plenaria della Commissione tenutasi, il 13 dicembre scorso nella medesima sede. Il laconico comunicato congiunto conferma che le due Parti hanno continuato i negoziati sulle questioni fiscali e di proprietà pendenti tra la Chiesa Cattolica e lo Stato di Israele, parlando di un’atmosfera di “grande cordialità”. I negoziatori si riuniranno di nuovo il 17 marzo.

All’ultimo incontro, il 13 dicembre scorso, nel comunicato finale, le due delegazioni avevano espresso la loro “determinazione ad accelerare il loro lavoro per giungere a ulteriori progressi nei prossimi mesi e concludere l’Accordo quanto prima possibile”.

I negoziati durano però ormai da quasi 15 anni. Il loro fine è la firma di un “trattato globale” su tutte le questioni di tasse e proprietà attualmente pendenti, per dare alla Chiesa in Israele sicurezza giuridica e fiscale. In termini pratici, la Chiesa Cattolica desidera veder riconfermate le storiche esenzioni fiscali, che aveva già acquisito nel 1948, al momento della creazione dello Stato di Israele. Allo stesso tempo, la Chiesa spera per la restituzione di proprietà ecclesiastiche confiscate – per esempio, la chiesa-santuario di Cesarea, confiscata negli anni ’50 e successivamente rasa al suolo. In particolare poi, si ritiene importante per la sicurezza dei luoghi sacri di proprietà della Chiesa, assicurare che gli eventuali contenziosi che li riguardano siano decisi dalle corti giudiziarie di Israele, secondo il diritto, e non, come può accadere oggi, dai politici, in maniera puramente discrezionale.

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Holy See-Israel Commission meet again

by Arieh Cohen
The short press release says talks between the parties were conducted in “great cordiality.” another meeting has been set for 17 March. Negotiations have been going on for 15 years.

TEL AVIV (AsiaNews) – A meeting took place on Tuesday, 4 February, of the Bilateral Permanent Working Commission between the Holy See and the State of Israel. The delegations met at the Israeli Ministry for Foreign Affairs. It was their first meeting since the Commission had met in plenary session last 13 December.

The brief joint communiqué confirmed that the two sides have continued their negotiations on the fiscal and property questions pending between Israel and the Catholic Church, and described the atmosphere at the talks as one of “great cordiality.” The negotiators will meet again on 17 March.

At the previous meeting on 13 December, the two delegations had “expressed their determination to accelerate their work in order to achieve further advances in the coming months and to conclude the Agreement as soon as possible.” However the negotiations have continued for almost 15 years. Their purpose is to work out a “comprehensive agreement” on all tax and property matters, which would give the Church in Israel legal and fiscal security.

In practical terms, the Catholic Church wishes to see re-confirmed the historic tax exemptions that she already possessed at the time that Israel came into being, in 1948. Likewise the Church in Israel hopes for the return of some confiscated ecclesiastical properties, for example the church-shrine in Caesarea, which was confiscated in the 1950’s and later razed to the ground.

In particular too, the agreement is important for the security of Catholic sacred places owned by the Church, to ensure that any legal disputes concerning them should be decided by the courts, according to the law (i.e. “due process”), and never, as is possible today, by politicians, in purely discretionary fashion.

 

Spagna, Zapatero non esclude di rinegoziare accordi con Chiesa

7 febbraio 2008

MADRID 6 feb. (Apcom) – Il premier spagnolo, José Luis Zapatero, non ha smentito oggi le dichiarazioni fatte l’altro ieri dal segretario organizzativo del Psoe, José Blanco, secondo cui il governo socialista potrebbe decidere – se rieletto il prossimo 9 marzo – di rinegoziare gli accordi finanziari con la Chiesa spagnola. Durante una conferenza sui temi economici in vista delle elezioni, il capo del governo di Madrid ha risposto a una domanda in merito dicendo che “è evidente che questa possibilità è sempre aperta”, ma ha sfumato la sua affermazione aggiungendo: “Ma se si aprirà, sarà con dialogo e consenso”.

Zapatero ha criticato nuovamente la nota della scorsa settimana della Conferenza episcopale spagnola, con cui i vescovi iberici hanno di fatto consigliato ai fedeli di non votare per il partito socialista, puntando il dito soprattutto contro il suo negoziato con l’Eta, finito l’anno scorso dopo nuovi attentati del gruppo terrorista: “E’ la prima volta che in una nota della conferenza episcopale prima delle elezioni si fa una riflessione generale sulla legittimità o meno del dialogo (con l’Eta)”, ha detto Zapatero, rispondendo all’argomento con cui i prelati si sono difesi dalla polemica suscitata, cioè che avevano già emesso note simili alla vigilia delle elezioni del 2000 e del 2004.

Secondo quanto riportato dai media spagnoli, il premier ha evitato toni duri, dicendo che non intende tacere ma neppure arrabbiarsi. Zapatero ha dissentito con la posizione dei vescovi sull’educazione civica, ma si è rivolto al Nunzio Vaticano in Spagna, Manuel Monteiro de Castro, che assisteva alla conferenza, per esprimergli il suo apprezzamento, e ha indicato di volerlo incontrare presto, non oltre la prossima settimana, per un colloquio bilaterale del tutto informale e amichevole.

Secondo fonti del governo citate oggi dal quotidiano di sinistra ‘Publico’, il Psoe sarebbe pronto a sfruttare elettoralmente l’attacco dei vescovi nei suoi confronti, che potrebbe allontanare dal Partido popular (Pp) l’elettorato indeciso di centro, ma non intende esagerare nella sua reazione per non provocare l’effetto opposto. E l’ipotesi di rinegoziare gli accordi con la Chiesa sarebbe più lontana di quanto la cassa di risonanza della campagna elettorale non faccia sembrare

Italian professors copy and paste from Wikipedia to attack the Pope

6 febbraio 2008

.  The Vatican newspaper L’Osservatore Romano is reporting that 67 professors from La Sapienza University in Rome who wrote a letter opposing a visit by Pope Benedict XVI based their opposition on a quote taken out of context from Wikipedia.org.

The Vatican daily also referred to the declaration signed by the 1,479 subsequent protesters, as mark of solidarity with the 67 in wich is stated that they “would have acted the same in the name of liberty and the investigation of science.”

“Perhaps,”  L’Osservatore Romano  continued, “the 1,479  professors do not know that, In the name of ‘freedom of research and of knowledge,’ they have taken false information to be true, accepting an assertion without checking whether it is factual”.

In their letter, the 67 professors maintained that “on March 15, 1990, during a speech in the city of Parma when he was still a cardinal, Joseph Ratzinger quoted a statement by Feyerabend (a philosopher of science): ‘During the era of Galileo the Church was more faithful to reason that Galileo himself.  The trial of Galileo was reasonable and just.  These are words that, as scientists faithful to reason and teachers who devote their lives to the advance and spread of knowledge, offend and humiliate us.  In the name of the lay nature of science and culture and out of respect for our forum open to teachers and students of all creeds and ideologies, we urge that this event be canceled.”

“If before rushing to express their solidarity with the 67, one of the 1,479 would have verified the affirmation (of the original letter), they would have discovered that the one who wrote the letter took the citation of Ratzinger’s discourse from the entry Papa Benedetto XVI in Wikipedia, the well-known Internet encyclopedia, composed by its users, which no scientific person uses as an exclusive source of his investigations, without carefully verifying its credibility,” L’Osservatore Romano noted.

“That Wikipedia in all likelihood is the source of the quote is evident by the fact that the letter from the 67 professors makes reference to a speech by Cardinal Ratzinger on March 15, 1990 in Parma.  The speech was given, but it took place in Rome, at La Sapienza University on exactly that day,” L’ Osservatore continued.  “The surprising thing is that whoever took the quote from Feyerabend could not have read the rest of the entry in Wikipedia, as he would have realized that the meaning of Ratzinger’s statement is exactly the opposite of what the 67 claimed the Pope was saying.”
The complete text of Cardinal Ratzinger’s conference was published in 1992 with the title “Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti.”

In a footnote to the conference text in that volume, the author explained that the address was delivered at La Sapienza University in Rome, on Feb. 15, 1990.

“Now then,” L’Osservatore Romano continued, “what’s surprising is that the person who took the Feyerabend citation could not have read the complete Wikipedia entry, which enables one to realize that the meaning of Ratzinger’s phrase is exactly the contrary to what the 67 professors have aimed to attribute to the Pope.”

“Each person is free to judge if this way of using reason is correct or if it is an act of disloyalty.  The risk of reason folding to the pressure of interests and to the attractiveness of utility is exactly the risk which the Pope would have warned the staff of La Sapienza about had he been able to speak there,” the Vatican newspaper stated in conclusion.

Copia e incolla da Wikipedia: 67 docenti per un errore

6 febbraio 2008

Svela “L’Osservatore Romano”

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 6 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Di fronte alla raccolta di firme – tra professori, ricercatori e dottorandi delle università italiane – in segno di solidarietà con i 67 professori la cui lettera ha impedito la visita del Papa all’università “La Sapienza” di Roma, “L’Osservatore Romano” (6 febbraio 2008) avverte della diffusione di un errore sottoscritto, ora, da altre 1.479 persone.Riportiamo integralmente l’articolo del quotidiano della Santa Sede dal titolo “Copia e incolla da Wikipedia: 67 docenti per un errore”.

 

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I 1.479 firmatari dell’appello di solidarietà coi 67 docenti de La Sapienza che con la loro lettera hanno, di fatto, impedito a Benedetto XVI di parlare in università, hanno scritto: «Noi firmatari affermiamo che ci saremmo comportati come i 67 in nome della libertà della ricerca e della scienza» (ne dà notizia il «Corriere della sera» del 5 febbraio). Forse i 1.479 non sanno che, «in nome della libertà della ricerca e della scienza», hanno preso per buono un falso, cogliendo un’affermazione senza verificarne l’affidabilità.

Nella lettera dei 67 si legge: «Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano. In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato».

Se prima di affrettarsi a sottoscrivere la solidarietà ai 67 qualcuno dei 1.479 avesse verificato tale affermazione, avrebbe scoperto che chi ha scritto la lettera ha tratto la citazione del discorso di Ratzinger dalla voce Papa Benedetto XVI di Wikipedia, la nota enciclopedia della rete che viene redatta dai lettori che navigano in rete e che nessun uomo di scienza utilizzerebbe come fonte esclusiva delle sue ricerche, se non verificandone accuratamente l’attendibilità.

Che Wikipedia sia con tutta probabilità la fonte da cui è tratta la citazione lo testimonia il fatto che nella lettera dei 67 si fa riferimento a una conferenza del cardinale Ratzinger del 15 marzo 1990 a Parma. La conferenza ci fu, ma si svolse a Roma, all’Università «La Sapienza», esattamente in quella data.

Il testo di quella conferenza è contenuto in un libro, pubblicato nel 1992 dalle Edizioni San Paolo col titolo Svolta per l’Europa? Chiesa e modernità nell’Europa dei rivolgimenti. A piè di pagina c’è la seguente «Avvertenza» dell’Autore: «La prima stesura di questo contributo fu presentata il 16 dicembre 1989 a Rieti – ancora sotto la viva impressione degli eventi appena verificatisi nell’Europa orientale – come tentativo di un’iniziale riflessione sulle cause e le conseguenze di quanto accaduto. La versione qui riportata è quella utilizzata per una conferenza all’Università “La Sapienza” di Roma, lo scorso 15 febbraio 1990. In occasione della celebrazione del millequattrocentesimo anniversario del terzo concilio di Toledo ho presentato a Madrid, il 24 febbraio 1990, un’ulteriore stesura, modificata in relazione alla specifica circostanza».

Ora, la cosa sorprendente è che chi ha preso la citazione di Feyerabend non può non avere letto la continuazione di quel brano, contenuta in Wikipedia, dove ci si può rendere ben conto che il senso della frase di Ratzinger è esattamente il contrario di quello che i 67 professori hanno preteso di attribuire al Papa.

Ciascuno è libero di giudicare se questo modo di usare la ragione sia corretto o non piuttosto un atto di slealtà: il rischio di piegare la ragione davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, è esattamente ciò da cui il Papa avrebbe messo in guardia il corpo docente de La Sapienza, se avesse potuto parlare. Ognuno giudichi chi ha difeso davvero la ragione.

[Ndr: la versione originale del paragrafo in questione di Wikipedia, prima della sua modifica, era la seguente: “Il 15 marzo 1990 Ratinger, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, riprese un’affermazione di Paul Feyerabend: «All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto»[21], aggiungendo però : «Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande.Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica»; mostrando quindi di criticare le idee di Feyerabend su Galileo, sul cui processo Giovanni Paolo II aveva chiesto ufficialmente scusa per l’errore della Chiesa”; http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Benedetto_XVI].

Adattamento a cura di ZENIT

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