Posts Tagged ‘8 x mille’

Rifiuti: Vaticano sempre piu’ verde, raccolta differenziata al 42%

10 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO – Sabato, 10 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy). Riportiamo un’intressante articolo dell’Osservatore Romano:

* * *

Anche in Vaticano si ricicla

di Francesco M. Valiante

“Riciclato” è bello. Anche in Vaticano. Dopo un anno dall’introduzione della raccolta differenziata dei rifiuti, il bilancio che si traccia oltre Tevere è sostanzialmente positivo. Lo sottolineano, cifre alla mano, i responsabili del servizio di nettezza urbana:  oggi, a fronte di 120 cassonetti per la raccolta generica, ne esistono 30 per la carta, 25 per il vetro, 18 per la plastica e 15 per le lattine. I contenitori per la differenziata rappresentano dunque il 42 per cento del totale.

A dettare la svolta “ambientalista” nella gestione dei rifiuti – che risale all’inizio del 2008 – sono stati non soltanto “i crescenti problemi di smaltimento nelle discariche laziali”. Ma soprattutto il riconoscimento della “convenienza anche economica, oltre che ecologica, della differenziazione nella raccolta”. Un esempio per tutti:  lo smaltimento dei residui cartacei della Tipografia Vaticana è praticamente a costo zero. Talvolta è addirittura fonte di guadagno, dato che gli introiti ricavati dalla cessione della carta alla ditta che cura il trattamento differenziato superano le spese per la raccolta e il trasporto.

In Vaticano il servizio della nettezza urbana è di competenza dello staff tecnico che si occupa dei Giardini. E questo già la dice lunga sull’importanza che si attribuisce al rapporto tra cura dell’ambiente e gestione dei rifiuti. “La pulizia è sempre stata il nostro fiore all’occhiello – afferma Elio Cortellessa, primo capotecnico – ma adesso con la differenziata ha compiuto indubbiamente un salto di qualità”. Certo, all’inizio non è stato facile. “Abbiamo dovuto lavorare sodo – racconta – per scalfire la mentalità delle persone e far capire loro l’importanza di questa scelta”. C’è voluta una paziente opera di sensibilizzazione non solo presso uffici, amministrazioni, negozi, ma anche casa per casa. Alla fine, comunque, i risultati sembrano essere incoraggianti.

Oggi sono otto gli operatori che lavorano stabilmente alla pulizia di strade e piazze dello Stato, oltre che alla raccolta dei rifiuti, il cui smaltimento differenziato è affidato a cinque ditte esterne. Una si occupa di carta, cartone, plastica, vetro; le altre rispettivamente dei residui vegetali, di elettrodomestici e mobili da uffici, degli scarti animali provenienti dalla macelleria e del materiale medico-farmacologico delle strutture sanitarie presenti all’interno della Città del Vaticano. Non finisce tutto nello stesso camion di raccolta, dunque, come insinua qualche maligno. A questo proposito i responsabili della nettezza urbana sono categorici:  “Non sarebbe materialmente possibile – afferma Cortellessa – né conveniente per le stesse ditte incaricate della raccolta”. Del resto, basta controllare il flusso delle entrate e delle uscite degli automezzi in Vaticano per constatare che, effettivamente, camion diversi per i vari tipi di rifiuti varcano regolarmente gli ingressi dello Stato.

Per le operazioni interne di raccolta si usano ogni anno ben 120.000 sacchi grandi di polietilene nero e 100.000 sacchetti più piccoli. Sono ormai scomparsi contenitori improvvisati, buste e apparecchi in disuso lasciati fuori dei cassonetti. “Anche perché – spiega il primo capotecnico – abbiamo creato un apposito servizio per i rifiuti speciali o ingombranti. Chiamando un numero di telefono, si può richiedere il ritiro di tutto il materiale non smaltibile attraverso le modalità ordinarie”. Si tratta per lo più di elettrodomestici, batterie per auto, pneumatici, bici, materiale in legno per imballaggi, lampade al neon. Ma anche armadi, comodini, letti, materassi, scaffalature, che provengono soprattutto dal quartiere industriale, dalla stazione vaticana, dai magazzini annonari e dalla caserma della Guardia Svizzera Pontificia. Questo tipo di materiale, raccolto anche tre o quattro volte al giorno, viene poi scaricato in un’area allestita nei pressi dei magazzini Vignaccia e smaltito successivamente nelle discariche di Malagrotta o Pomezia.

Ma quanti rifiuti produce ogni giorno il Vaticano? Si può parlare in media di 60 quintali. Anche se dietro il dato numerico si nasconde un andamento reale piuttosto irregolare, condizionato in modo determinante da un fattore:  la presenza di migliaia di visitatori e turisti che ogni giorno – soprattutto in occasione di eventi particolari – entrano ed escono dalle mura, dalla piazza e dalla basilica di San Pietro. “Quando ci sono le grandi cerimonie – spiega Cortellessa – la quantità di rifiuti arriva a triplicarsi. Abbiamo toccato punte eccezionali durante il giubileo del 2000. È stato un impegno straordinario:  spesso abbiamo dovuto sgombrare la piazza da tonnellate di materiale di ogni genere in una sola notte per consentire lo svolgimento della cerimonia la mattina seguente”.

Attualmente ci sono 99 secchioni per i rifiuti presso il colonnato e in piazza San Pietro, mentre 10 servono alle esigenze della basilica. Vengono svuotati ogni giorno alle 13 e poi, per ragioni di sicurezza, anche alle 3 di notte. Vi si raccolgono 400 tonnellate annue di materiale solido. Una curiosità:  ogni mercoledì, in occasione dell’udienza generale, ai metal detector sotto il colonnato vengono riempiti 12 sacchi di plastica nera contenenti coltelli, forbici, bottiglie di vetro e altri oggetti potenzialmente pericolosi.

Una macchina spazzatrice pulisce la piazza 364 giorni all’anno (l’unico giorno in cui è ferma è il lunedì di “pasquetta”). Si provvede inoltre alla decespugliatura dalle erbe infestanti sotto i maxischermi, il colonnato, l’obelisco e il sagrato. L’area, che si estende per oltre 40.000 metri quadrati, viene sottoposta a trattamento diserbante, utilizzando 1.400 litri d’acqua e 20 di prodotto specifico a basso impatto ambientale.

La stessa spazzatrice provvede tutte le mattine anche alla pulizia delle strade del Vaticano e, il pomeriggio, a quella dei giardini prima della passeggiata quotidiana del Papa. La raccolta riguarda soprattutto le foglie e richiede un impegno diversificato per ogni stagione dell’anno:  i pini rinnovano le loro chiome soprattutto a fine estate, i lecci in primavera, le querce del bosco si spogliano invece in autunno. Ogni mese vengono riempiti uno o due container da 16 metri cubi di foglie. Lungo i viali ci sono anche 25 cestini verdi per i piccoli rifiuti dei visitatori, che vengono svuotati quotidianamente.

In effetti, i residui vegetali costituiscono un capitolo a parte della pulizia in Vaticano. Anche perché i giardini ricoprono quasi la metà dei 44 ettari complessivi dello Stato. Da marzo a novembre si raccolgono soprattutto i rifiuti prodotti dalla falciatura dei prati, effettuata in media due volte alla settimana. L’operazione si svolge in nove settori corrispondenti ad altrettante zone verdi:  Casina di Pio iv, Governatorato, Conchiglia, Collegio etiopico, Radio Vaticana, bosco, giardino all’italiana, giardino alla francese e grotta di Lourdes. Vengono prodotte circa 768 tonnellate di residui vegetali in una stagione di falciatura. In inverno, invece, i lavori riguardano in particolare la potatura delle siepi e degli alberi:  effettuata da ottobre a marzo, produce 120 tonnellate di rifiuti complessivi. A ciò vanno aggiunte le 24 tonnellate annue di materiale derivante dalla caduta accidentale di rami e piante. Senza dimenticare le 10 costituite dagli addobbi floreali delle grandi cerimonie pontificie che si svolgono in piazza ogni anno. E le 8 prodotte dallo smaltimento delle fronde del grande abete allestito durante il periodo natalizio accanto all’obelisco.

Anche gli eventi meteorologici particolarmente intensi, come quelli dei giorni scorsi, hanno conseguenze di non poco conto nel lavoro degli “operatori ecologici” vaticani. E comportano, in particolare, una raccolta straordinaria degli aghi di pino che tappezzano strade e viali:  alla fine, si tratta di circa 5 o 6 quintali l’anno, con una massa di molti metri cubi di aghi leggeri. “Del resto – ricorda Cortellessa – ogni volta che si presentano inconvenienti o situazioni straordinarie dobbiamo intervenire tempestivamente. Insomma, il nostro è un lavoro che dura 24 ore su 24″.

(©L’Osservatore Romano – 10 gennaio 2009)

 

Annunci

Energia solare in Vaticano

26 novembre 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Mercoledì, 26 novembre 2008 (Vatican Diplomacy). Come anticipato da un nostro articolo del 13 maggio scorso circa la costruzione di un impianto fotovoltaico sul tetto dell’Aula Paolo VI, e relativa descrizione, riportiamo l’articolo apparso oggi suk quotidiano della Santa Sede:

* * *

Il sole in vaticano

La nuova copertura dell'Aula Paolo VI realizzata con pannelli fotovoltaici

Lo Stato della Città del Vaticano non ha mancato di manifestare progressivamente la propria attenzione ai sempre più urgenti problemi di natura ambientale che coinvolgono il nostro pianeta. Sulla scia delle esortazioni di Benedetto XVI e del suo predecessore Giovanni Paolo II, orientate alla tutela del patrimonio naturale dell’umanità, il cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e il segretario generale monsignor Renato Boccardo, hanno inteso assecondare e sostenere iniziative concrete, mirate alla sostenibilità ambientale.

Il Pontefice in numerosi discorsi e messaggi ha affrontato il tema ambientale ricordando quanto siano ogni giorno più gravi i problemi dei rifornimenti energetici:  “In questi anni – ha scritto nel messaggio per la Xl Giornata mondiale della pace 2007 – nuove Nazioni sono entrate con slancio nella produzione industriale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una corsa alle risorse disponibili che non ha confronti con situazioni precedenti. Nel frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora condizioni di grande arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo del rialzo dei prezzi dell’energia. Che ne sarà di quelle popolazioni? Quale genere di sviluppo o di non-sviluppo sarà loro imposto dalla scarsità di rifornimenti energetici? Quali ingiustizie e antagonismi provocherà la corsa alle fonti di energia? E come reagiranno gli esclusi da questa corsa? Sono domande che pongono in evidenza come il rispetto della natura sia strettamente legato alla necessità di tessere tra gli uomini e tra le Nazioni rapporti attenti alla dignità della persona e capaci di soddisfare ai suoi autentici bisogni. La distruzione dell’ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l’accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo”.

Anche Giovanni Paolo II, in occasione della xxiii Giornata mondiale della Pace, il 1° gennaio 1990, già avvertiva l’urgenza della questione ambientale affermando:  “Si avverte ai nostri giorni la crescente consapevolezza che la pace mondiale sia minacciata, oltre che dalla corsa agli armamenti, dai conflitti regionali e dalle ingiustizie tuttora esistenti nei popoli e tra le nazioni, anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura, dal disordinato sfruttamento delle sue risorse e dal progressivo deterioramento della qualità della vita”.

“Di fronte al diffuso degrado ambientale – scriveva ancora Papa Wojtyla – l’umanità si rende ormai conto che non si può continuare ad usare i beni della terra come nel passato. L’opinione pubblica ed i responsabili politici ne sono preoccupati, mentre studiosi delle più diverse discipline ne esaminano le cause. Sta così formandosi una coscienza ecologica, che non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete”.

Il graduale esaurimento dello strato di ozono e l’”effetto serra” hanno ormai raggiunto dimensioni critiche a causa della crescente diffusione delle industrie, delle grandi concentrazioni urbane e dei consumi energetici. Scarichi industriali, gas prodotti dalla combustione di carburanti fossili, incontrollata deforestazione, uso di alcuni tipi di diserbanti, refrigeranti e propellenti:  tutto ciò – com’è noto – nuoce all’atmosfera ed all’ambiente. Ne sono derivati molteplici cambiamenti meteorologici ed atmosferici, i cui effetti vanno dai danni alla salute alla possibile futura sommersione delle terre basse.

“Mentre in alcuni casi il danno forse è ormai irreversibile – sottolineava Giovanni Paolo II – in molti altri esso può ancora essere arrestato. È doveroso, pertanto, che l’intera comunità umana – individui, Stati ed organismi internazionali – assuma seriamente le proprie responsabilità”.

In sintonia con tali sollecitazioni i vertici del Governatorato hanno accolto e deciso di sostenere l’intuizione della Direzione dei Servizi Tecnici di trasformare l’esigenza di restauro della copertura dell’Aula delle udienze, intitolata a Paolo VI, in un’occasione per dare il via ad un programma di riconversione dalle fonti convenzionali e fossili a quelle rinnovabili.

L’Aula è dunque il primo esempio di queste scelte e la decisione di realizzare sulla copertura un impianto di conversione dell’energia solare in energia elettrica nasce principalmente dalla compatibilità architettonica di un edificio moderno, assai raro nel tessuto edilizio della Città del Vaticano, dal suo orientamento rispetto agli assi cardinali, dalla configurazione della sua copertura e dall’ampiezza della superficie disponibile, pari a circa 5.000 metri quadrati.

L’idea di Pier Carlo Cuscianna, direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato, è stata sviluppata da Livio De Santoli, energy manager dell’Università di Roma La Sapienza, che ha ricevuto l’incarico di sviluppare uno studio preliminare di un impianto fotovoltaico sulla copertura dell’Aula, mentre il progetto esecutivo e la realizzazione dell’opera sono stati curati dalla Società tedesca SolarWorid AG, sotto forma di donazione al Papa e quindi allo Stato della Città del Vaticano da parte del suo presidente Frank Asbeck.

Dopo una fase preliminare di studio ed analisi delle diverse ipotesi, il progetto definitivo, concluso ed approvato nel maggio del 2008, è stato rapidamente trasformato in realtà. Il generatore, della potenza di picco di 221 chilowatt (Kw) è stato realizzato sulla copertura dell’Aula tra il 1° settembre ed il 15 novembre di quest’anno. La vera installazione fotovoltaica ha avuto inizio il 1° ottobre, mentre l’assolato mese di settembre è servito alla rimozione e dismissione degli esistenti tegolini in calcestruzzo della copertura.

I 2.400 moduli fotovoltaici installati sono rivolti esattamente a sud e sono stati installati in sostituzione dei pannelli in calcestruzzo, ormai degradati, riproducendone la dimensione secondo il progetto originario di Pier Luigi Nervi.
Essi assolvono, dunque, la duplice funzione “passiva” di protezione dell’edificio dall’irraggiamento e quella “attiva” di conversione dell’energia solare in elettricità conferendo al valore estetico un esemplare plusvalore ambientale.
La potenza media dei moduli è pari a 90 watt ciascuno e la producibilità è incrementata di circa il 5 per cento dai 2.400 pannelli rivolti verso nord, in alluminio parzialmente riflettente, che sono gli unici visibili dalla cupola di San Pietro, la cui vista panoramica non è stata minimamente intaccata.

L’energia elettrica viene prodotta dal generatore in corrente continua e viene inviata agli apparati inverter che la convertono in alternata e di lì viene trasferita alla cabina di trasformazione, ubicata nella parte basamentale della stessa Aula.

I 300 megawattora (MWh) annui di energia elettrica “pulita”, prodotti dal generatore solare, verranno immessi nella rete elettrica Vaticana a parziale copertura dei consumi della stessa Aula e dei palazzi limitrofi ed ogni anno consentiranno di evitare le emissioni in ambiente di 225.000 chilogrammi di anidride carbonica, risparmiando circa 80 tonnellate equivalenti di petrolio (tep).

Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e la competente Direzione dei Servizi Tecnici vedono in questa prima installazione, unitamente ad un impianto di “solar cooling” attualmente in fase di completamento nella zona “industriale” dello Stato, un’espressione esemplare del proprio orientamento e dello sforzo sostenuto per attuare in Vaticano sistemi di generazione dell’energia da fonti rinnovabili. In un prossimo futuro sono, peraltro, previsti programmi di maggior consistenza, affinché una rilevante percentuale del proprio fabbisogno energetico venga soddisfatta da sistemi di conversione delle fonti rinnovabili altamente innovativi.

A ciò punta lo staff tecnico di Pier Carlo Cuscianna che, al riguardo, sta valutando con attenzione le potenzialità insite nelle diverse aree extraterritoriali dello Stato. In particolare, alcune superfici verranno esaminate nell’ottica dell’utilizzo delle energie alternative di maggiore efficacia e disponibilità, in relazione alle caratteristiche dei siti.

La filiera energetica che si intende realizzare, sulla base di tutte le risorse disponibili, parte da fonti pulite e naturali, passa attraverso sistemi avanzati di conversione e di gestione dei flussi energetici, per soddisfare le utenze stazionarie ed in prospettiva anche i fabbisogni della mobilità interna.

Una sfida di grande fascino quella lanciata dallo Stato della Città del Vaticano che ha il suo primo obiettivo nel conseguimento del 20 per cento di contributo energetico dalle fonti rinnovabili, del 20 per cento di abbattimento delle emissioni di anidride carbonica (CO2) e del 20 per cento di risparmio energetico entro l’anno 2020.

E per una volta la realtà dei fatti potrebbe superare i sogni.

©L’Osservatore Romano – 26 novembre 2008

Prima udienza generale “ecologica” in Vaticano

25 novembre 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 25 novembre 2008 (Vatican Diplomacy). Come anticipato da un nostro articolo del 13 maggio scorso circa la costruzione di un impianto fotovoltaico sul tetto dell’Aula Paolo VI, e relativa descrizione, domani avrà lugo la prima udienza generale “ecologica”:

* * *

Mercoledì 26 entrerà in funzione l’impianto fotovoltaico sulla copertura dell’Aula Paolo VI

Pannelli fotovoltaici nei pressi di San Pietro

Prima udienza generale “ecologica” in Vaticano. L’incontro del Papa con i fedeli in programma mercoledì 26 novembre nell’Aula Paolo VI coinciderà infatti con l’entrata in funzione dell’impianto fotovoltaico realizzato nei mesi scorsi sulle volte dell’edificio. I consumi energetici dell’Aula e dei palazzi limitrofi saranno così coperti – sia pure solo parzialmente – dall’energia prodotta dai 2.400 moduli fotovoltaici installati in sostituzione dei vecchi pannelli di calcestruzzo, nel pieno rispetto dei volumi e dell’aspetto estetico del progetto originario di Pier Luigi Nervi. L’impianto garantirà 300 megawattora (MWh) annui di energia elettrica “pulita”, che verranno immessi nella rete vaticana e consentiranno di evitare le emissioni di 225.000 chilogrammi di anidride carbonica, risparmiando circa 80 tonnellate equivalenti di petrolio. Con questa iniziativa si avvia per il Vaticano il piano di conversione alle fonti rinnovabili, che dovrebbero coprire il 20 per cento del fabbisogno energetico complessivo entro il 2020. La cerimonia di inaugurazione si svolgerà presso la Casina di Pio iv, sede delle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, alla presenza del cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Interverranno, tra gli altri, Pier Carlo Cuscianna, direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato, Livio De Santoli, energy manager dell’università di Roma La Sapienza, e Frank Asbeck, presidente della società tedesca SolarWorld AG, ai quali si deve rispettivamente l’ideazione, lo sviluppo e la realizzazione dell’opera.

©L’Osservatore Romano – 26 novembre 2008

Ecco come sara’ l’impianto a energia solare della Città del Vaticano

29 agosto 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 29 agosto 2008 (Vatican Diplomacy). Come anticipato da un nostro articolo del 13 maggio scorso circa la costruzione di un impianto fotovoltaico sul tetto dell’Aula Paolo VI, riportiamo l’intervista con l’ingener Mauro Villarini apparsa sulle pagine dell’Osservatore Romano :

* * *

A colloquio con l’ingegner Villarini sui progetti per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili

Primo impianto a energia solare nella Città del Vaticano

di Nicola Gori

Un piccolo Stato con una grande sfida all’orizzonte:  sfruttare quanto più possibile le fonti di energia rinnovabili per giungere, primo in Europa, all’obiettivo di utilizzarne almeno il 20% del consumo totale nel 2020. È il traguardo che i tecnici dello Stato della Città del Vaticano si sono posti da quando hanno iniziato a studiare il modo migliore di sfruttare tutto quanto è a disposizione sul suo territorio (o,44 chilometri quadrati di estensione) per ottenere energia. Prima fra tutte quella solare, praticamente inesauribile e gratuita, senza dimenticare altre alternative, quali la produzione di gas da biomasse e lo sfruttamento della potenza eolica.
Dalla teoria alla pratica:  la Direzione dei servizi tecnici del Governatorato a breve avvierà il primo progetto di impianto ad alta tecnologia per lo sfruttamento dell’energia solare. L’installazione avverrà sulla copertura dell’Aula Paolo vi che, per la sua moderna struttura, si presta bene allo scopo. Ne parla, in questa intervista al nostro giornale, l’ingegner Mauro Villarini, responsabile dei progetti sulle fonti di energia rinnovabile.

La Direzione dei servizi tecnici del Governatorato ha accolto le sollecitudini di Benedetto XVI per la tutela dell’ambiente promuovendo il ricorso a fonti di energia rinnovabili. Ci parla del progetto?

Il progetto in questione nacque dopo una serie di discorsi di Benedetto XVI, nei quali si parlava dell’utilizzo delle risorse del pianeta, della sostenibilità ambientale e delle soluzioni tecnologiche adeguate. In particolare, fondamentali furono per noi le parole del Papa pronunciate il 1° gennaio 2007 in occasione della Giornata mondiale della Pace:  “Di fronte al diffuso degrado ambientale l’umanità si rende ormai conto che non si può continuare ad usare i beni della terra come nel passato… Sta così formandosi una coscienza ecologica, che non deve essere mortificata, ma anzi favorita, in modo che si sviluppi e maturi trovando adeguata espressione in programmi ed iniziative concrete”. Il progetto, promosso dalla Direzione dei servizi tecnici del Governatorato, prevede la produzione di energia elettrica da fonte solare. Si tratta dell’installazione di un impianto fotovoltaico sulla copertura dell’Aula Paolo vi. È stata scelta l’Aula Nervi perché è uno degli edifici più moderni e quindi più compatibili con tecnologie di questo tipo. Inoltre, vi era anche l’esigenza di rinnovare e di ristrutturare comunque la copertura del tetto. In un certo senso, l’architetto Nervi fece quasi una progettazione premonitrice, utilizzando delle tegole frangisole costituite da una metà rivolta perfettamente a sud e da una metà a nord. In pratica, noi non andiamo a fare altro che sostituire le tegole rivolte a sud con dei pannelli fotovoltaici. È importante sottolineare che le tegole fotovoltaiche sono state realizzate ad hoc sulla misura di quelle originali volute dal Nervi. I pannelli a nord saranno sostituiti con materiale altamente tecnologico, la cui peculiarità è di riflettere una parte della radiazione solare, aumentando così la produttività dell’impianto.

Come si è arrivati a maturare questa scelta ecologica?

L’idea è stata maturata dall’ingegner Pier Carlo Cuscianna, Direttore dei Servizi Tecnici dello Stato Città del Vaticano con gli auspici del cardinale Giovanni Lajolo, Presidente del Governatorato e del suo Segretario generale il vescovo Renato Boccardo, ed è stata sviluppata con la collaborazione dell’università di Roma, “La Sapienza”. È stato realizzato uno studio di fattibilità da parte del professor De Santoli della facoltà di ingegneria dell’università di Roma, energy manager della stessa università. Tale studio preliminare è stato realizzato partendo dai consumi del Vaticano. È stata effettuata poi un’analisi delle superfici disponibili sulla copertura dell’Aula Paolo vi, delle possibili tecnologie e delle migliori soluzioni mirate all’integrazione architettonica. È stato un aspetto fondamentale quello di non voler modificare la struttura, quantunque un minimo di alterazione cromatica dalla visuale esterna ci sarà. Una cosa che ho apprezzato molto è stato l’orientamento della Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato verso il più giusto compromesso tra l’attenuazione dell’impatto visivo dell’opera e la ricerca dell’efficienza e della duttilità. Infatti, come detto, i pannelli rivolti a nord, quelli non produttivi, incrementeranno la produzione dei pannelli fotovoltaici rivolti a sud, dando un contributo all’irraggiamento che li investe in virtù di una componente di radiazione da essi riflessa.

Ci offre qualche dato tecnico?

Della superficie complessiva dell’Aula Paolo vi, circa 5.000 metri quadrati, verranno coperti da moduli fotovoltaici circa 2.000 metri quadrati, mentre altri 2.000 metri quadrati sarebbero utilizzati da schermi, per aumentare la quantità di energia captata. La copertura infatti è costituita da 1.200 tegole frangisole a sud formate da 30 colonne per 40 righe. La potenza media dei quasi 2.400 moduli fotovoltaici sarà di poco meno di 100 watt per una potenza complessiva di circa 220 kilowattora. Tale potenza servirà l’Aula Paolo vi, pur non coprendone l’intero fabbisogno. Ci saranno momenti, però, nei quali l’Aula non assorbirà tutta l’energia prodotta e allora potremo immettere l’energia eccedente nella rete dello Stato della Città del Vaticano. Ci sarà così una gestione del flusso energetico tale che da soddisfare le utenze che lo richiedono dando la priorità all’Aula delle udienze Paolo vi. In media l’Aula assorbe sui 2.000 mwh (megawatt ora) all’anno. Attraverso i 220 kw installati arriveremo a produrre circa 300 mwh all’anno con i pannelli fotovoltaici. Per farci un’idea dell’entità della produzione, con quello che produrremo dall’impianto, andremmo a soddisfare i consumi annui equivalenti a quelli di un centinaio di famiglie. Con il nostro impianto, perciò, copriremo qualche punto percentuale dei consumi annui della Città del Vaticano.

Quando verrà installato l’impianto?

L’impianto verrà installato tra settembre e ottobre. L’obiettivo è di concludere e di far entrare in funzione il tutto entro e non oltre la fine dell’anno.

Ci spiega a grandi linee la tecnologia utilizzata?

La tecnologia e i materiali provengono da un’azienda tedesca la SolarWorld AG di Bonn. Si tratta di prodotti tecnologici di prima qualità e che vantano una resa ed efficienza tra le più alte al mondo. L’opera sarà realizzata sulla base di un importante contributo del presidente della società tedesca.

Perché la scelta proprio di questa energia rinnovabile?

Innanzitutto, perché dobbiamo fare i conti con quello che abbiamo a disposizione e la risorsa principale e più facilmente reperibile in Vaticano è evidentemente quella solare. Poi perché coincideva con le esigenze di ristrutturazione della copertura dell’Aula Paolo vi. E, soprattutto, l’energia solare rappresenta per noi un dono che viene dall’”alto”, una risorsa quasi inesauribile che se fosse sfruttata adeguatamente soddisferebbe tutti i fabbisogni energetici della terra.

Ci sono altri progetti per l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili all’interno dello Stato della Città del Vaticano?

C’è un altro progetto che riguarda la copertura della mensa di servizio in Vaticano, un impianto solare, questa volta non più per la produzione di energia elettrica, ma per la produzione di calore, sotto forma di acqua calda. La particolarità è che non sarà utilizzata solo l’acqua calda tout court, ma essa verrà impiegata anche per produrre freddo. Sembra un paradosso. Il nome della tipologia impiantistica è solar cooling, cioè raffrescamento solare. Attraverso una soluzione tecnologica particolare ma nota agli esperti del settore, l’acqua calda ad una temperatura di circa 90-100 gradi centigradi, prodotta dai pannelli solari ad alto rendimento, alimenta una macchina frigorifera, che non assorbe energia elettrica o energia meccanica. Questa macchina alimentata con il calore “gratuito” proveniente dal sole produce freddo. D’estate produrrebbe acqua refrigerata per l’impianto di raffrescamento della mensa mentre d’inverno l’acqua calda verrebbe sfruttata direttamente per il riscaldamento degli stessi locali. In pratica, più fa caldo, più produce freddo. Questo impianto contribuirebbe al 60-70% del fabbisogno energetico annuo della mensa di servizio, necessario alla refrigerazione e al riscaldamento, abbattendo così i consumi. Per questo progetto siamo in trattativa con un’azienda italiana. I lavori inizieranno entro ottobre e l’impianto potrà entrare in funzione entro l’anno.

Vi sono altri progetti che prevedano l’impiego non di energia solare, ma di altre fonti rinnovabili?

Ci sono altre idee che riguardano le zone extra-territoriali, Santa Maria di Galeria e le Ville Pontificie di Castel Gandolfo. In questo caso l’energia rimarrebbe in loco o verrebbe immessa in rete. Quello che conta è il bilancio dell’energia ricavata da fonti rinnovabili e la percentuale di essa rispetto a quella consumata complessivamente.
Per quanto riguarda l’eolico, ad esempio, c’è qualche idea, ma chiaramente dipendiamo da quello che abbiamo sul nostro territorio. Effettivamente, ci stiamo pensando e ne stiamo valutando i limiti dal punto di vista dell’impatto ambientale, perché ci sono dei generatori eolici di piccola taglia, che riescono a sfruttare il vento anche a bassi regimi. In pratica, non c’è bisogno di grandi velocità e si riesce lo stesso a produrre energia con velocità di ingresso e medie annue abbastanza modeste.
Un altro ambito di interesse è lo sfruttamento delle biomasse. Anche qui al momento siamo in fase di valutazione. Nelle zone extraterritoriali si potrebbe produrre gas combustibile tramite opportuni trattamenti delle biomasse presenti. Mi riferisco ad esempio a sistemi di digestione anaerobica per quanto concerne i processi biochimici di conversione dei reflui zootecnici in biogas o a sistemi di gassificazione a partire dalle biomasse di natura ligneo-cellulosica, la legna, i suoi derivati, che produrrebbero un gas di sintesi, il syngas, contenente l’idrogeno. Naturalmente, per altre fonti dobbiamo tener conto delle disponibilità e dei limiti dello Stato. Ad esempio non abbiamo né mare, né fiumi e quindi non possiamo sfruttare fonti idriche.
L’obiettivo di tutti i nostri progetti è in sintesi quello di creare una filiera energetica, in cui da una produzione di energia pulita e da una sua gestione intelligente sia possibile alimentare innanzitutto le utenze stazionarie e poi anche i mezzi di trasporto rendendo sostenibile dal punto di vista ambientale la stessa mobilità. La nostra sfida è che lo Stato della Città del Vaticano raggiunga gli obiettivi europei prima dell’Europa. Il traguardo ben noto, infatti, è che al 2020 gli Stati europei abbiano almeno il 20% di contributo energetico da fonti rinnovabili. Con questi primi impianti previsti in Vaticano, ci attesteremo a qualche punto percentuale.

©L’Osservatore Romano – 28-29 agosto 2008

“La vera questua”, ovvero se la Chiesa spiazza i laicisti

25 luglio 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 25 luglio 2008 (Vatican Diplomacy). Il seguente articolo è apparso sul quotidiano “Avvenire” di oggi a pag. 25, il grassetto ed il colore rosso sono di Raffaella.

POLEMICHE. Ideologia e risentimento dietro gli attacchi delle ultime settimane. Ora un pamphlet ribatte punto su punto a Curzio Maltese

Se la Chiesa spiazza i laicisti

DI DINO BOFFO

Nella cultura pubblica del nostro Paese l’anticlericalismo ha da tempo cessato di essere una risposta proporzionata agli abusi del clericalismo. E ormai vive una sua vita autonoma, a prescindere si potrebbe dire. So con ciò di asserire una cosa scomoda, e tuttavia non la posso nascondere. Devo pur darmi conto infatti di quel che avviene, di quello che leggo, di quello che ascolto. E non sono, ovviamente, alla ricerca di facili alibi. So peraltro che la Chiesa è sempre reformanda, e che dunque, se dovesse anche solo per un istante rinunciare di porsi in uno stato di autentica verifica sotto il giudizio del Vangelo, sbaglierebbe. Ma allora, se non nasce da pretese assurde della Chiesa nei riguardi della società, dove prende ispirazione l’atteggiamento di antipatia che trasuda dal lavoro – ad esempio – di una serie di redazioni giornalistiche? Le motivazioni possono essere più di una, per poi convergere su quella che invece è la ragione più forte. Ad esempio, io credo che stia arrivando al pettine il fatto che per anni la cultura laica non si è per nulla curata dell’evoluzione che era in corso nella componente cattolica della società. E oggi è come se un lungo periodo, equivalente più o meno al pontificato di Giovanni Paolo II, non ci fosse stato o nulla avesse prodotto, quando invece si è trattato di una stagione tra le più intense di ripensamento e ricollocazione. Così però ci si trova nella condizione in cui i cattolici conoscono i laici, mentre i laici non sanno percepire quanto il ‘cattolicesimo vissuto’ sia realmente cambiato. Non hanno più i codici per decrittare il mondo cattolico, e possono dunque dubitare della sua sincerità anche a fronte di testimonianze inoppugnabili che tuttavia non riescono ad ambientare. E di conseguenza non sanno porre in relazione con l’insieme dei linguaggi che oggi sono in circolazione.

Ma la ragione più profonda, e per certi versi più inconfessabile, è che probabilmente questa allergia laicista nasce da una sorta di risentimento nei confronti di una Chiesa che, pur sfrontatamente anticonformista circa i costumi, ai loro occhi sembra avere inspiegabilmente il vento in poppa. E questo è davvero troppo.

Resto assolutamente convinto che se all’appello referendario voluto nel 2005 dagli anticlericali la posizione cattolica fosse risultata perdente, oggi non staremmo qui a parlare degli attacchi laicisti alla Chiesa.

Semplicemente non ci sarebbero. Perché una Chiesa perdente piace da morire, e si è pronti a riconoscerle un’utilità sociale a tutto tondo. Naturalmente non serve ricordare che quel referendum i cattolici avrebbero voluto scongiurarlo. Per di più poi l’hanno vinto: il che è imperdonabile.

Perché i referendum nel nostro Paese hanno, per statuto non scritto, il compito di certificare la progressiva e irreversibile laicizzazione della società. Ma se questo per una volta non è, se per motivi complessi e tutti ancora da indagare si verifica uno stop in questa deriva, allora lo spiritello di una Chiesa che torna vincente diventa ossessione. E un’ossessione anzitutto moralistica, come se la Chiesa tornasse per impicciarsi anzitutto delle scelte personali dei giornalisti di Repubblica.

C’è una frase emblematica che Curzio Maltese pone all’inizio del suo libro La questua. Eccola: «In quasi trent’anni di giornalismo, avevo felicemente ignorato il Vaticano e avrei continuato a farlo se non fosse stata la Chiesa cattolica a occuparsi molto, troppo di me».

Sbaglierò, ma mi sembra una confessione candida e probabilmente inconsapevole del risentimento che ad un certo punto fa capolino non tanto per motivi politici, e neppure in fin dei conti per questioni eminentemente economiche, ma per il giudizio morale che taluni laici sentono bruciare su di sé.

La Chiesa parla, ma loro si sentono giudicati, e a quel punto la trovano insopportabile. E se non si zittisce da sola, non disdegnano modalità spicce per intimidirla, irridendola e mettendola alla gogna, che poi è il supplizio più sottile della nostra epoca. La Chiesa si impiccia di me, e io – avverte Maltese – «ho voluto restituire la premura». E mi sono messo a farle i conti in tasca, per vedere se parla a buon diritto, o se parla senza essere credibile.

Risentimento, dicevo. Ma se questo è, noi cattolici dobbiamo sospendere il giudizio, nell’attesa che il risentimento stesso evolva trovando altri sbocchi, magari più pertinenti. Una nostra ingerenza in queste dinamiche potrebbe apparire inopportuna.

Altra cosa invece è rispondere in merito agli argomenti tirati in campo come uno schermo polemico. Siccome possono far del male, e seminare zizzania, abbiamo il dovere di controbattere punto su punto, perché chi vuole la verità delle cose possa approdarvi. La prosa di Umberto Folena è qui non solo fascinosa, ma documentatissima. Va da sé che la Chiesa non possa vivere con sufficienza o alterigia il rigurgito di anticlericalismo che a tratti sembra investirla. E infatti, lungi dall’impermalosirsi, si interroga assai più di quanto non si sospetti. Il ‘mondo’ continua provocatoriamente ad essere una fonte di conversione per la Chiesa, non – ovvio – nell’allinearsi prontamente alle parole d’ordine del secolarismo, o addirittura della maldicenza, ma nel purificare le intenzioni, nello sforzo di capire il profondo dell’altro e i suoi linguaggi anche quando sono spurii o indisponenti. Se continuerà infatti a farsi trovare fedele nelle relazioni interpersonali e soprattutto nell’obbedienza al suo Signore, anche questa stagione si risolverà per la Chiesa in una grazia.

© Copyright Avvenire, 25 luglio 2008