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Ebreo e cardinale, il caso di Jean-Marie Lustiger

23 gennaio 2010

CITTA’ DEL VATICANO – Sabato, 23 gennaio 2010 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo due pezzi sul cardinale Lustiger (ebreo convertitosi al cattolicesimo) apparsi dall’Osservatore Romano di oggi:

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Ebreo e cardinale

Jean-Marie Lustiger e il «caso serio» della Francia

Pubblichiamo la parte finale del discorso pronunciato il 21 gennaio dal filosofo francese durante la cerimonia d’ingresso all’Académie française, dedicato alla figura di chi lo aveva preceduto all’Accademia ed era stato arcivescovo di Parigi dal 1981 al 2005.

di Jean-Luc Marion

Jean-Marie Lustiger dava l’impressione, non ingannevole, di abitare costantemente l’ordine della carità. Non voglio dire che era naturalmente caritatevole, né di una dolcezza imperturbabilmente evangelica:  al contrario, le sue collere leggendarie e i suoi giudizi a volte duri cadevano così pesantemente sui loro destinatari solo perché cadevano dall’alto. Vedeva il mondo e le menti nella luce della carità, come si vedono le cose la notte nella luce verde del binocolo elettronico. All’opposto del materialismo, spiegava sempre ciò che è inferiore attraverso ciò che è superiore. Davanti a una situazione politica, si domandava quali forze di odio, di male, di bontà e di fedeltà a Dio erano in campo. Durante un dibattito all’apparenza teorico, ma di fatto spesso colorato d’ideologia, si sforzava d’identificare la situazione spirituale dei protagonisti, di comprendere quello che ognuno amava od odiava. Poiché nella luce del terzo ordine, la verità brilla solo se viene amata, altrimenti accusa, quantomeno nel senso in cui la luce accusa i contorni di ciò che inonda. Veritas lucens, dunque anche e spesso una veritas redarguens:  Jean-Marie Lustiger mi è sempre apparso come una di quelle persone, rare ma decisive, che praticano questa dottrina di sant’Agostino sulla verità.

Da qui la sua lucidità politica, nel senso più nobile:  “l’atteggiamento più altamente rigoroso dal punto di vista morale e spirituale è l’atteggiamento più responsabile politicamente” (Dieu merci, le droits de l’homme, p.195). O ancora:  “Non è soltanto immorale e anticristiano, ma anche anti-politico espellere la morale dalla politica” (ivi, p. 214). Ciò gli ha permesso, fra le altre cose, di non vedere mai una rivoluzione nel 1968 (Le Choix de Dieu, p. 255), di avere predetto nel 1987 il crollo dell’impero comunista in quanto “molto chiaro” (Le Choix de Dieu, p. 294) di analizzare come nessun altro, se non Karol Wojtyla e i protagonisti di Solidarnosc, la rivoluzione in Polonia e in Europa centrale. E di annunciare, nel 1987, anche l’elezione di Barack Obama:  “Immaginate domani un presidente degli Stati Uniti nero:  sarà possibile fra vent’anni” (Le Choix de Dieu, p. 457). Esercitò la stessa lucidità verso il secondo ordine:  “Il reale resiste a ciò che l’uomo ha pensato essere la razionalità. E questo reale è una realtà spirituale” (Dieu merci, les droits de l’homme, p. 318).

È stato così spesso criticato per la sua critica dell’Illuminismo che mi sento tenuto a difenderla e spiegarla. In una parola, quello che è stato denigrato come una banale critica ai Lumi è in realtà un modo molto consapevole di affrontare quello che in questi tempi di angoscia dobbiamo chiamare nichilismo.

È in effetti nella prova universale del nichilismo che ha saputo inscrivere ciò che ha deciso di chiamare la crisi della fede, in particolare la crisi della Chiesa cattolica, prima di tutto in Francia. Jean-Marie Lustiger ha saputo esprimere meglio che in qualsiasi altro contesto il suo “paradosso diagnostico” nel dialogo affascinante che condusse nel 1989 nelle pagine di “Le Débat” con il vostro compianto fratello, François Furet (che divenne il mio amico di Chicago):  “Partirò da una constatazione:  a differenza di altre nazioni europee, la Francia non ha trovato nel cattolicesimo la matrice della sua identità nazionale. In molti Paesi, la Chiesa ha preceduto lo Stato e ha dato una certa consistenza alla nazione attraverso la lingua e la cultura… In Francia, invece, l’idea di nazione non coincide con l’idea cattolica in quanto tale, né d’altronde con un dato linguistico” (Dieu merci, les droits de l’homme, Paris, 1990, pp. 118-119). Contrariamente alla leggenda dorata della “figlia primogenita della Chiesa”, la Francia non ha mai smesso di scristianizzarsi (le guerre di religione, la Rivoluzione, la separazione tra Stato e Chiesa del 1905, l’esodo rurale, e così via) e dunque anche di ri-evangelizzarsi attraverso altrettanti movimenti di conversione (il XVII secolo dei mistici, le missioni del XIX secolo, l’Azione Cattolica e il rinnovamento culturale del XX secolo, e così via). Poiché la “Francia è il solo Paese dell’Europa occidentale, o meglio dell’Europa cristiana, in cui non c’è stata identificazione completa fra il cristianesimo, la cultura e la nazione” (Osez croire, pp. 167 e 243). Che i cattolici si ritrovino oggi in posizione minoritaria non appare come un disastro, né come una novità, poiché non hanno vocazione alla maggioranza, e ancora meno a un’egemonia politica sulla nazione, dalla parte dello Stato o contro di lui. La loro scelta battesimale li destina solo a rendere testimonianza della salvezza che Dio introduce nell’umanità attraverso la presenza di Cristo in essa. Inoltre, perché la Chiesa dovrebbe non intraprendere il cammino che Cristo stesso ha aperto, che la rivelazione di Dio implica sia il suo rifiuto sia la sua accettazione da parte degli uomini? Se il servo non è più grande del padrone, perché la comunità dei credenti dovrebbe sottrarsi alla prova dell’abbandono e della morte, se vuole accedere alla Resurrezione? Al contrario, una Chiesa che trionfa fra gli uomini non dovrebbe preoccuparsi di aver già tutto compromesso con la sua scelta di fare compromessi con il mondo?

In effetti, in questi tempi di disperazione, di nichilismo, bisogna sforzarsi di “non” ricorrere alla volere di potere, in quanto è paradossalmente la loro affermazione a svalutare i valori più alti:  perché, a forza di lasciarsi valutare, i valori tradiscono la loro dipendenza da questa valutazione.
Non supereremo il nichilismo affermando ancora più fortemente nuovi valori, ma smettendo di valutare, ossia di affidarci alla salita al potere della volontà di volere. Ma come potremmo liberarci della volontà di potere? Qui si enuncia la risposta cristiana:  non facendo la nostra volontà, ma la volontà di un altro, non volendo più per affermare la nostra volontà, ma per ricevere una volontà santa, e dunque, proprio per questo, radicalmente altra.

“Non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Luca, 22, 42). Nella crisi della Chiesa, Jean-Marie Lustiger vedeva il centro della crisi universale della razionalità, una crisi talmente profonda che il nichilismo rendeva ineluttabile. Vi rispondeva con una sola rivendicazione, per i cristiani naturalmente, ma anche  per tutti gli uomini, “il diritto di ricercare la verità e di obbedirle” (Devenez dignes de la condition humaine, p. 66).

Forse il suo destino fu di vivere e di morire come Péguy. Scoprendo un racconto del maresciallo Juin, non ho potuto evitare di associarli. Nel 1953, nel suo elogio di Jean Tharaud, l’amico e collaboratore di Péguy, ricordava la morte del poeta cristiano e socialista, avvenuta il 5 settembre 1914 fra Peuchard e Montyon, “a qualche passo da me”. E raccontava “il miracolo di un nemico, che credevamo vittorioso, che si ferma nel punto preciso in cui egli (Péguy) era caduto, per poi retrocedere nella notte”. L’avanzata tedesca si sarebbe così letteralmente bloccata sulla morte di Péguy, persino a causa di essa. E se, oserei dire, Jean-Marie Lustiger, morto e vivo, segnasse per noi il punto di avanzata ultima del nichilismo, dunque il segno della sua ritirata? Cosa suggeriva d’altro nel ripetere che “siamo all’inizio dell’era cristiana” (Dieu merci, les droits de l’homme, p. 451)? Corriamo qui nuovamente il ragionevole rischio di credergli.

Noi abbiamo seguito la storia di Jean-Marie Lustiger sulla scia della scelta, ossia della risposta alla parola, essa stessa intesa come una chiamata. Ma, nel suo caso più che in qualsiasi altro, questa parola diceva la parola per eccellenza, poiché si diceva come il Verbo – e questo “Verbo era Dio”. E dunque la scelta si deve qui intendere come la Promessa, fatta dal Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, di scegliere un popolo e, attraverso di esso, adottare l’umanità lasciata a se stessa e smarrita. Nessun caso quindi qui, in risposta al colloquio intitolato Le Choix de Dieu (1987), La Promesse designa un libro pubblicato il più tardi possibile (nel 2002), ma divenuto inevitabile dal 1982 e l’intervista concessa al quotidiano israeliano “Yedot Haharonot”, con il titolo di Puisque’il faut… (ripreso in Osez croire, 1985). Era necessario, in effetti, cardinale Lustiger! Se lei constatava che la sua “nomina era una provocazione; che metteva il dito nella piaga; che obbligava la gente a riflettere e a sapere la verità” (Le Choix de Dieu, p. 401), era perché essa mostrava pubblicamente quello che lei aveva scoperto dal 1936, quando Aron non si chiamava ancora Jean-Marie:  “Divenendo cristiano, non ho voluto smettere di essere l’ebreo che ero allora. Non ho voluto sfuggire alla condizione di ebreo”, perché al contrario “l’ebraismo non aveva per me allora altro contenuto di quello che ho scoperto nel cristianesimo” (Osez croire, pp. 56 e 60). Una simile evidenza non solo di una continuità, ma persino di un’identità, anche altri, come Bergson, l’hanno vista; ma essa può, in seno a una lunga storia di conflitti fra le due religioni, sorprendere, anzi scioccare. E, da una parte e dall’altra, non è mancato lo stupore, persino l’indignazione. Testimoniano quanto meno la serietà di un dibattito essenziale fra i due interlocutori, poiché di fatto questi imparano a confrontarsi, ognuno per sé e l’uno in rapporto con l’altro, con la scelta e la promessa che li definiscono e che essi rischiano sempre, sebbene in modi diversi, di disconoscere, e dunque di alterare. Cerchiamo dunque di comprendere quello che Aron Jean-Marie Lustiger voleva far intendere.

Innanzitutto voleva dire che (cosa che non può che provocare i cristiani) per un ebreo senza un’educazione religiosa precisa, in altre parole senza una pratica talmudica né una cultura rabbinica, la lettura dell’Antico e del Nuovo Testamento in continuità fa apparire la Bibbia come un solo blocco. Chiunque conosce la Legge e i profeti, la storia della scelta di Israele e le vicissitudini dell’Alleanza, l’attesa del Messia nella figura del Servo sofferente, può ammettere che il cristianesimo “mi era come già noto. Ero persino sorpreso dal fatto che gli altri non comprendevano quello che io comprendevo” (Le Choix de Dieu, p. 71). In altre parole, è più utile essere ebreo che non ebreo per comprendere Cristo:  “Quando, per la prima volta, mi son trovato veramente dinanzi a dei cristiani, conoscevo meglio di loro quello in cui credevano” (Osez croire, p. 59). Entrare nel secondo testamento  non  implicava alcuna rottura con il primo né con l’identità ebraica, poiché si trattava della stessa promessa.

“Per me, non si è mai trattato di rinnegare la mia identità ebraica. Al contrario, percepivo Cristo Messia d’Israele e vedevo cristiani che non nutrivano stima per l’ebraismo” (Le Choix de Dieu, p. 51). Questa continuità si può ammettere solo se i cristiani rinunciano, anch’essi e per primi, alla rottura, in altre parole se rinunciano a una perversa teologia del verus Israël, all’eresia di Marcione, sempre viva, che mormora all’orecchio che la Chiesa sostituisce Israele e lo annulla. No! Essa vi s’innesta come l’oleastro s’innesta sull’olivo buono secondo un’orticultura ribaltata che l’Apostolo dice “contronatura” (Romani, 11, 24) intendendo per pura grazia. Un cristiano non può accedere al rango di discepolo di Cristo, ebreo, se non con l’inquieta consapevolezza che la “Chiesa non è un altro Israele, essa è il compimento stesso in Israele del disegno di Dio” (La Promesse, pp. 15, 99, 127). “Nel suo Messia, Dio ha compiuto le promesse fatte a Israele” (La Choix de Dieu, p. 76). “Il Cristo, che Dio ha fatto Signore di tutti e Primogenito dei morti, non si sostituisce a Israele; ne è la suprema figura e il frutto perfetto. Non è la negazione d’Israele, è la sua redenzione” (La Choix de Dieu, pp. 359 e 446). La redenzione d’Israele si è compiuta nella redenzione di tutti gli uomini che Cristo integra in se stesso. Poiché tutti i popoli saliranno a Gerusalemme, purché sia la Gerusalemme che discende dal cielo.

Ne consegue che la Chiesa nasce ebrea e che il primo dibattito ha luogo fra gli ebrei che riconoscevano Gesù di Nazaret come Cristo, il Messia, che ha sofferto ed è stato risuscitato da Dio, e gli ebrei che non lo riconoscevano come tale. La prima divisione, dopo la distruzione del secondo Tempio, separò quelli che riconoscevano il corpo di Cristo come l’unico sacrificio che si potesse rendere a Dio e quelli che ormai senza tempio e senza sacrificio, instauravano il culto sinagogale e la lettura talmudica. Cristo ha provocato innanzitutto l’elezione degli ebrei e la Chiesa si definisce innanzitutto fra gli ebrei, che tutti restano però legati all’unica elezione, destinati all’unica promessa. Poiché mai un ebreo può smettere di restare tale nella sua carne, e questo è uno dei suoi privilegi rispetto al cristiano. In poche parole, come si vanta Paolo di Tarso:  “I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Romani, 11, 29). Se condivisione ci doveva essere, non ci fu tra gli ebrei e i cristiani, ma essenzialmente e prima di tutto fra gli ebrei restati fedeli alla loro elezione e che, per questo, hanno creduto di dover rifiutare a Gesù la dignità di Cristo e gli ebrei che, per restare fedeli all’unica elezione, si sono decisi a riconoscere Gesù come il Messia.

Così si percepiscono la grandezza e la debolezza della Chiesa dei cristiani che la visione di Aron Jean-Marie Lustiger provoca qui fino in fondo. Una volta associati di diritto i pagani alla salvezza venuta attraverso gli ebrei, certamente, la “Chiesa è allo stesso tempo quella degli ebrei e quella dei pagani” (La Promesse, p. 17). Di conseguenza, però, occorre, perché questi pagani diventino anch’essi autentici cristiani, che smettano di comportarsi come pagani e dunque accettino il loro innesto sull’olivo buono, sulla radice ebraica. Rimettere in discussione questo innesto, dunque qualsiasi forma di antisemitismo, equivale a rinnegare Cristo in loro. “Si può dire che l’atteggiamento concreto dei pagano-cristiani nei confronti del popolo d’Israele è il sintomo della loro infedeltà reale a Cristo o della loro menzogna nella loro pseudo-fedeltà a Cristo. È la confessione involontaria del loro paganesimo e del loro peccato” (La Promesse, pp. 74, 80, 162). Oppure:  “Al centro della storia, il rapporto con l’ebraismo è un test della fedeltà cristiana” (Le Choix de Dieu,  p. 82).  E  ancora:  “Quello che le nazioni fanno degli ebrei verifica quello  che  esse  fanno  di  Cristo” (ivi, p. 84).

Come non pensare qui alle riflessioni critiche di Lévinas a proposito di Montherlant, che vedeva “alleato di un cristianesimo che è soprattutto il cristianesimo dei pagani e non il cristianesimo degli ebrei” (Carnets de captivité, p. 183)? Come non pensare alle tentazioni e ai tentativi di fabbricare un cristianesimo esplicitamente degiudaizzato, un Gesù “dolce galileo”, persino provenzale o francamente ariano? Se dunque l’antisemitismo diviene “veramente il test assoluto” (ivi, p. 156) dell’apostasia cristiana, allora un cristiano antisemita semplicemente non è più cristiano:  “Ai miei occhi, gli antisemiti non erano fedeli al cristianesimo” (Le Choix de Dieu, p. 51). Non si deve dunque confondere l’antiebraismo, disputa fra eredi per sapere chi resta più fedele e merita meglio l’elezione – disputa falsata d’altronde da entrambi i lati, in quanto ogni eletto non può giudicare la propria risposta a un’elezione che gli viene da un altro – confondere, dicevamo, l’antiebraismo con l’antisemitismo, che vuole niente di meno che rifiutare categoricamente quella stessa eredità, e che per riuscire a farlo nega agli ebrei la loro elezione, al punto di annientarli perché incarnano irrimediabilmente la promessa di Dio. La Shoah non costituì solo la più grande violazione dei diritti dell’uomo, essa rappresentò anche la più grande blasfemia contro la legge di Dio, poiché si abbatté sul popolo da Lui scelto, sugli ebrei e, permettetemi di aggiungere, in definitiva anche sui cristiani, sul popolo immenso della promessa universale. L’ateismo moderno, per lo meno nelle sue figure totalitarie compiute, si è voluto non solo anticristiano, ma alla fine anche antisemita, perché “non (poteva) sopportare la presenza “particolare” dell’Assoluto nella storia” (Le Choix de Dieu, p. 84). Non pretese solo di annullare Dio, ma anche di cancellare qualsiasi traccia dell’elezione attraverso la quale Dio si rivela nel mondo.

“Dio è morto”. Certo, ma quale Dio? Nietzsche ha constatato il primo fatto, ma poneva anche la seconda domanda. Per un ebreo “e dunque” un cristiano, la risposta viene da sé:  “Il dio rifiutato non è che il dio dei pagani mascherato da Dio dei cristiani” (La Promesse, p. 101), “l’idolo dei pagano-cristiani” (ivi, p. 134), la folla degli “dei degradati, idoli degradanti” (Devenez dignes de la condition humaine, p. 23). Così meditata da Aron Jean-Marie Lustiger, ebreo e cardinale della Chiesa cattolica, l’elezione non è più un incidente della storia, ma ne fissa il senso e ne schiude le ultime dimensioni. Certo, si può temere, come il suo predecessore su questo stesso seggio, Pierre Emmanuel, che l’elezione resti spesso incerta:  “Il cielo/ È sempre così lontano dalle sue due braccia che tendono/ tutto il peso del dolore dell’uomo verso l’alto/ In una invettiva o in una invocazione, chi può dirlo?”.

Ma, nel profondo di ognuno di noi, sappiamo bene che, persino per noi nelle nostre povere blasfemie, risuona sempre una chiamata, eco persistente dell’elezione  di Aron Jean-Marie Lustiger.

Mentre vorrei cercare di esprimervi, signore e signori dell’Accademia, la mia gratitudine per l’onore che mi avete fatto ricevendomi fra di voi, un timore più grande mi fa tacere:  voi mi avete eletto al seggio che occupava e che occuperà sempre questa figura troppo alta. E, nella sua luce, tutto ci appare più grande e dunque più difficile. Ma anche di questa difficoltà vi sono grato. Che esista dunque, utinam.

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Come Aron diventò Arno

Aron Lustiger nasce a Parigi il 17 settembre 1926 da una famiglia di ebrei polacchi che si era stabilita in Francia prima della prima guerra mondiale. Suo padre lo fa studiare in Germania durante le estati del 1937 e del 1938 per fargli imparare il tedesco, con l’unica precauzione di trasformare il suo nome ebraico Aron in Arno.

Quando i nazisti occupano la Francia, viene nascosto da una famiglia cristiana a Orléans; sua madre e sua sorella vengono catturate e deportate nel campo di sterminio di Auschwitz, dove moriranno nel 1943.
Aron si converte al cattolicesimo e dopo il battesimo prende il nome di Jean-Marie. Viene ordinato prete il 17 aprile del 1954; suo padre Charles, sopravvissuto alla persecuzione nazista, per anni non accettò la scelta del figlio.

Nel novembre del 1979, Lustiger è vescovo di Orléans, mentre tre anni dopo viene promosso alla sede metropolitana di Parigi.

Nel 1988 riceve il Premio Nostra Aetate per l’avanzamento delle relazioni ebraico cattoliche del Center for Christian-Jewish Understanding, un’istituzione americana interreligiosa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Fairfield, Connecticut. Dal 1995 è membro dell’Académie française. Malato di cancro ai polmoni, durante la sua ultima apparizione pubblica, nel maggio del 2007, saluta i suoi colleghi dell’Accademia:  “Probabilmente non mi rivedrete più”.

Muore in una clinica alla periferia di Parigi il 5 agosto 2007; la sua morte, in quanto “grande di Francia”, viene pubblicamente annunciata dal presidente Nicolas Sarkozy. Tra le sue opere più significative Sermons d’un curé de Paris (1978), Osez croire (1985), Le Choix de Dieu (1987), Devenez dignes de la condition humaine (1995), La Promesse (2002).

©L’Osservatore Romano – 23 gennaio 2010

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Benedetto XVI visitera’ la Francia dal 12 al 15 settembre

29 aprile 2008

L’episcopato invita i pellegrini di tutto il mondo

CITTA’ DEL VATICANO – lunedì, 28 aprile 2008 (ZENIT.org). La visita apostolica di Benedetto XVI in Francia per celebrare i 150 anni delle apparizioni della Madonna a Lourdes avrà luogo dal 12 al 15 settembre, secondo quanto ha annunciato questo lunedì la Conferenza Episcopale Francese.

“I Vescovi di Francia invitano i fedeli a mobilitarsi ampiamente per accogliere il Papa e ringraziare Dio per il messaggio di Lourdes”, afferma un comunicato stampa emesso dall’episcopato.

Da parte loro, i santuari di Nostra Signora di Lourdes hanno invitato “i Vescovi, i sacerdoti e i fedeli di tutto il Paese, in particolare europei, a venire in gran numero per pregare a Lourdes con il Santo Padre”.

In base all’annuncio della Conferenza Episcopale, la prima tappa del viaggio sarà Parigi, dove arriverà venerdì 12.

Dopo aver salutato le autorità francesi (dovrebbe incontrare sia il Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy che altri rappresentanti della Nazione), il Papa pronuncerà una conferenza nel Collegio dei Bernardini, luogo di ricerca e dibattito per la Chiesa e la società, rivolta al mondo della cultura.

In seguito, come ha annunciato l’episcopato, il Papa visiterà la cattedrale di Notre-Dame “per celebrare i Vespri con i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e i seminaristi”.

Rivolgerà poi “un messaggio ai giovani riuniti nell’atrio della cattedrale”.

Sabato 13 settembre il Papa celebrerà la Messa nell’Esplanade des Invalides.

“Durante il suo soggiorno nella capitale, il Papa incontrerà i responsabili di altre confessioni cristiane e i rappresentanti della comunità ebraica e della comunità musulmana”, indica il comunicato.

Nel pomeriggio dello stesso giorno si recherà a Lourdes, dove percorrerà le prime tre tappe del Cammino del Giubileo. La sera, al termine della processione delle fiaccole tipiche del santuario, si rivolgerà ai pellegrini.

Domenica 14 settembre presiederà la Messa solenne a Lourdes per tutti i pellegrini. Nel pomeriggio incontrerà la Conferenza Episcopale di Francia e parteciperà alla processione eucaristica.

La mattina del 15 settembre, il Papa effettuerà la quarta tappa del Cammino del Giubileo e impartirà il sacramento dell’unzione dei malati durante una celebrazione eucaristica. Tornerà a Roma nel pomeriggio del lunedì.

Ulteriori informazioni su http://www.pape-france.org ;
http://www.papeaparis.org e http://www.lourdes2008.org

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Voyage de Benoît XVI en France : appel à la mobilisation

Une visite apostolique d’une portée internationale

CITE’ DU VATICAN – Lundi 28 avril 2008 (ZENIT.org). Le pape Benoît XVI a accepté l’invitation qui lui a été adressée de venir effectuer en France un voyage apostolique à l’occasion du Jubilé du 150e anniversaire des apparitions de Lourdes.

Ce voyage, à Paris, et à Lourdes a une portée internationale, et pas seulement en raison du caractère international du Jubilé. Il aura lieu en effet du vendredi 12 au lundi 15 septembre 2008, au moment où la France présidera l’Union européenne (juillet – décembre 2008).

Les évêques appellent à la mobilisation des catholiques autour de cette visite :

« Les évêques de France expriment au Saint-Père leur reconnaissance. Ils invitent les fidèles à se mobiliser largement pour accueillir le Pape et rendre grâce à Dieu pour le message de Lourdes », déclare un communiqué de la conférence des évêques de France (CEF).

Les sanctuaires Notre-Dame de Lourdes invitent aussi « les évêques, les prêtres et les fidèles de tous les pays, notamment européens, à venir nombreux pour prier à Lourdes avec le Saint Père ».

La première étape du voyage sera à Paris les vendredi 12 et samedi 13 septembre : le pape se rendra au Collège des Bernardins, à Notre Dame, où il rencontrera entre autres les jeunes, et aux Invalides pour une messe ouverte à tous.

La seconde étape sera à Lourdes, du samedi 13 au lundi 15 septembre : le pape, pèlerin, suivra le « chemin du jubilé ».

Ce sera la première visite de Benoît XVI en France depuis son élection au Siège de Pierre le 19 avril 2005. Ce voyage est une « visite apostolique », c’est-à-dire que le pape vient « pour annoncer l’Évangile, confirmer ses frères dans la foi, consolider l’Église, et pour rencontrer l’homme », selon les mots de Jean-Paul II.

Ce sera le 9e voyage apostolique de Benoît XVI hors d’Italie. La dernière visite dans l’hexagone du cardinal Joseph Ratzinger, parfait francophone, et qui connaît bien la France, remonte à juin 2004 : il s’était rendu en Normandie à l’occasion des cérémonies du soixantième anniversaire du Débarquement.

Anita S. Bourdin

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Voyage de Benoît XVI en France : Le pape à Paris

Le pape, la culture et les jeunes

CITE’ DU VATICAN – Lundi 28 avril 2008 (ZENIT.org). Le pape Benoît XVI a accepté l’invitation qui lui a été adressée de venir effectuer en France un voyage apostolique à l’occasion du Jubilé du 150e anniversaire des apparitions de Lourdes. Il sera tout d’abord à Paris, les vendredi 12 et samedi 13 septembre.

Le pape arrivera à Paris le vendredi 12 septembre. Après avoir salué les autorités de l’État, il se rendra au Collège des Bernardins pour y prononcer une conférence à l’adresse du monde de la culture.

Les Bernardins

Sept siècles et demi après sa fondation, le collège des Bernardins sera ouvert au public à partir du 5 septembre 2008. Il a pour vocation d’être « un lieu de recherche et de débat pour l’Eglise et pour la société autour de l’homme et de son avenir ».

La programmation du Collège accorde une place importante à la création contemporaine (arts plastiques, musique, cinéma), aux colloques et débats ouverts aux intervenants de tous horizons, parallèlement à la mission de formation assurée en son sein par l’École Cathédrale.

Le cardinal André Vingt-Trois, archevêque de Paris, a déclaré à ce sujet : « En prenant mes fonctions d’Archevêque de Paris, j’ai reçu le projet du Collège des Bernardins né de l’intuition du Cardinal Lustiger. C’est un projet de grande ampleur, tant pour la communauté de l’Eglise de Paris que pour notre ville entière. Son enjeu est d’importance: il s’agit d’offrir un lieu du dialogue intellectuel et spirituel sans lequel les grands tournants de l’histoire ne peuvent se prendre dans la sérénité. Je le soutiens de toute mon énergie, avec les forces vives de l’Église de Paris et notamment, l’École Cathédrale ».

Rendez-vous avec les jeunes à Notre-Dame

Benoît XVI ira ensuite à la cathédrale Notre-Dame de Paris pour célébrer les vêpres avec les prêtres, diacres, religieux et séminaristes.

Il adressera un message aux jeunes rassemblés sur le parvis de la cathédrale. L’accès au parvis sera réservé, sur invitation, à des jeunes d’Île-de-France de 15 à 35 ans (cf. jeunes@papeaparis.org ). Les invitations seront transmises par les diocèses. Les jeunes sont particulièrement invités à venir à la rencontre de Benoît XVI, spécialement ceux qui auront participé aux JMJ à Sydney au mois de juillet 2008.

Des écrans placés sur l’itinéraire du pape et autour de la cathédrale permettront à tous de participer et de suivre les allocutions.

Le samedi 13, le pape présidera la messe ouverte à tous sur l’esplanade des Invalides, à 10 h. Les chorales déjà constituées souhaitant rejoindre le chœur de 1000 choristes réunis pour cette célébration doivent se manifester à chorale@papeaparis.org.

A l’occasion de son séjour à Paris, le pape souhaite également rencontrer des responsables des autres confessions chrétiennes et des représentants de la communauté juive et de la communauté musulmane.

Le pape quittera Paris pour Lourdes dans l’après-midi.

Anita S. Bourdin

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Voyage de Benoît XVI en France : Le pape pèlerin à Lourdes

Le pape auprès des malades

CITE’ DU VATICAN – Lundi 28 avril 2008 (ZENIT.org) – Le pape Benoît XVI a accepté l’invitation qui lui a été adressée de venir effectuer en France un voyage apostolique à l’occasion du Jubilé du 150e anniversaire des apparitions de Lourdes. Après Paris, sa seconde étape sera donc à Lourdes, où les malades seront à l’honneur, du samedi 13 au lundi 15 septembre.

Le samedi en fin d’après-midi, le pape Benoît XVI effectuera les trois premières étapes du chemin du Jubilé du 150e anniversaire des apparitions de la Vierge Marie à Bernadette Soubirous, en 1858.

Chemin du Jubilé

Rappelons que le « chemin du jubilé » est proposé à tous les pèlerins pour entrer dans l’esprit du Jubilé. Il comporte quatre étapes : l’église paroissiale de Lourdes, le « cachot », la Grotte de Massabielle, et enfin, l’oratoire de l’hôpital de Lourdes.

C’est dans l’église paroissiale que sont conservés les fonts baptismaux sur lesquels Bernadette Soubirous a été baptisée le 9 janvier 1844. Avant d’être une voyante, Bernadette est une chrétienne. Elle a été déclarée ‘sainte’ parce qu’elle a magnifiquement vécu la grâce de son baptême, rappelle la première étape du « chemin du jubilé ».

La deuxième tape, le « cachot », est l’ancienne prison de Lourdes où la famille Soubirous vivait au temps des apparitions. Bernadette y connaît la faim, la fièvre, le froid et le déshonneur d’une famille ruinée. Cependant c’est elle que la Vierge Marie choisit pour la charger d’un message qui, depuis 150 ans, apporte l’espérance à de nombreux pèlerins.

A la grotte de Massabielle, la Vierge Marie apparaît à Bernadette Soubirous à 18 reprises, à partir du 11 février 1858 et jusqu’au 16 juillet, fête de Notre-Dame du Mont Carmel. C’est le lieu du dialogue direct entre la Vierge et Bernadette. Au cœur des Sanctuaires, la Grotte demeure l’espace par excellence du secret, de la prière, de la confidence et de la grâce. Marie a demandé à la jeune fille « voulez-vous me faire la grâce de venir ici pendant quinze jours ? »

Procession mariale

Le samedi 13 septembre au soir, à la fin de la procession mariale « aux flambeaux », le pape adressera la parole aux pèlerins.

On se souvient que la Vierge Marie a demandé une procession lors de la 13e apparition du 2 mars 1858. Marie a en effet chargé Bernadette Soubirous de ce message : « Allez dire aux prêtres qu’on vienne ici en procession […] ». Très tôt, dès juillet 1864, les premières processions sont organisées.

Habituellement, la procession mariale part de la Grotte pour finir sur l’esplanade du Rosaire. La procession du samedi 13 septembre au soir se déroulera intégralement sur l’esplanade.

Le dimanche 14 septembre, Benoît XVI présidera la Messe solennelle pour les pèlerins.

Conférence des évêques de France

L’après-midi, il rencontrera la Conférence des évêques de France. Depuis 1966 en effet, les évêques de France se réunissent en assemblée plénière à Lourdes à l’automne. Depuis 2004, ils se retrouvent aussi au printemps.

Expression du fonctionnement collégial de l’Eglise, la Conférence des évêques de France est l’instance de collaboration entre les évêques au service de l’Eglise catholique en France. Les assemblées plénières rassemblent tous les évêques en exercice, y compris les évêques des départements et territoires d’outre-mer.

Procession eucharistique

Et Benoît XVI conclura ensuite la procession eucharistique. Habituellement, la procession eucharistique part de la prairie pour aboutir à la basilique Saint Pie X. Le dimanche 14 septembre, la procession se déroulera intégralement sur la prairie en raison du grand nombre de participants.

Le lundi matin, 15 septembre, le pape effectuera la quatrième étape du chemin du jubilé, à l’oratoire de Notre-Dame de Lourdes, qui se trouve dans l’ancien hospice et école tenus par les sœurs de la Charité de Nevers et de l’Instruction Chrétienne. C’est là que Bernadette Soubirous a fait sa première communion le 3 juin 1858. C’est également là qu’elle a appris à servir les malades et les plus pauvres.

L’onction des malades

Enfin, Benoît XVI donnera le sacrement de l’onction des malades au cours d’une célébration eucharistique.

Dès les origines, les personnes malades ont toujours été présentes à Lourdes. Beaucoup de guérisons se sont réalisées à partir de la découverte de la source.

Dans les Sanctuaires Notre-Dame de Lourdes, les personnes malades ont toujours fait l’objet d’une attention spéciale. Des personnes se sont mises à leur service : les hospitaliers. Des centres d’hébergement spécifiques ont été édifiés : les « Accueils de malades ». Dans les églises, les premières places leur sont réservées.

L’attention particulière portée à ceux qui souffrent se manifeste aussi dans les sacrements notamment celui de l’onction des malades. Ce sacrement est destiné aux personnes malades qui luttent pour rester fidèles à l’Alliance avec Dieu, dans les souffrances et les difficultés. « Quelqu’un parmi vous est-il malade ? Qu’il appelle les presbytres de l’Eglise et qu’ils prient sur lui après l’avoir oint d’huile au nom du Seigneur », dit saint Jacques (Epître, chap. 5 verset 13).

Benoît XVI regagnera Rome le lundi après-midi.

Anita S. Bourdin

© ZENIT.org

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El Papa visitará Francia del 12 al 15 de septiembre

El episcopado invita a peregrinos de todo el mundo

CIUDAD DEL VATICANO, 28, abril 2008 (ZENIT.org).- La visita apostólica de Benedicto XVI a Francia para celebrar los 150 años de las apariciones de la Virgen María en Lourdes tendrá lugar del 12 al 15 de septiembre, según ha anunciado este lunes la Conferencia Episcopal de Francia.

«Los obispos de Francia invitan a los fieles a movilizarse ampliamente para acoger al Papa y dar gracias a Dios por el mensaje de Lourdes», afirma un comunicado de prensa emitido por el episcopado.

Por su parte, los Santuarios de Nuestras Señora de Lourdes han invitado también a «los obispos, los sacerdotes y fieles de todo el país, en particular europeos, a venir en gran número para rezar en Lourdes con el Santo Padre».

Según el anuncio de la Conferencia Episcopal, la primera etapa del viaje papal será París, adonde llegará el viernes 12.

Tas saludar a las autoridades francesas (debería haber encuentros tanto con el presidente de la República, Nicolas Sarkozy, como con otros representantes de la nación), el Papa pronunciará una conferencia en el Colegio de los Bernardinos, lugar de investigación y debate para la Iglesia y la sociedad, dirigida al mundo de la cultura.

A continuación, según ha anunciado el episcopado, el Papa visitará la catedral de Notre-Dame de París «para celebrar las vísperas con los sacerdotes, los diáconos, los religiosos y seminaristas».

Luego «dirigirá un mensaje a los jóvenes reunidos en el atrio de la catedral».

El sábado, 13 de septiembre, el Papa celebrará la misa en la Explanada de los Inválidos.

«Durante su estancia en la capital el Papa mantendrá encuentros con los responsables de otras confesiones cristianas, y con los representantes de la comunidad judía y de la comunidad musulmana», indica el comunicado.

En la tarde de ese mismo día viajará a Lourdes, donde recorrerá las tres primeras etapas del Camino del Jubileo. En la noche, al final de la procesión de las antorchas típicas del santuario, dirigirá su palabra a los peregrinos.

El domingo, 14 de septiembre, presidirá la misa solemne en Lourdes para todos los peregrinos. En la tarde, mantendrá un encuentro con la Conferencia Episcopal de Francia y participará en la procesión eucarística.

Por último, el 15 de septiembre por la mañana, el Papa efectuará la cuarta etapa del camino del jubileo e impartirá el sacramento de la unción a enfermos durante una celebración eucarística. Regresará a Roma ese lunes por la tarde.

Más información en http://www.pape-france.org y http://www.papeaparis.org y http://www.lourdes2008.org

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Pope to Visit France Sept. 12-15

PARIS, APRIL 28, 2008 (Zenit.org).- The French episcopal conference confirmed today the dates for Benedict XVI’s trip to France marking the 150th anniversary of the Lourdes apparitions.

The Pope will arrive in Paris on Sept. 12. He is scheduled to meet with civil leaders, including President Nicolas Sarkozy. Later on, he will give a discourse directed to the world of culture.

That evening in the Cathedral of Notre Dame, the Holy Father will celebrate vespers with priests, deacons, religious and seminarians. Afterward, he will give an address to youth.

On Saturday, Sept. 13, the Pontiff will celebrate a public Mass. Also during his time in the capital city, Benedict XVI will meet with representatives of other Christian confessions, as well as Jewish and Muslim leaders, the French bishops reported.

Saturday afternoon, the Holy Father will travel to Lourdes, where he will give an address to the pilgrims.

Sunday, Sept. 14, the Pope will preside over a solemn Mass with the pilgrims. That afternoon, he will meet with French bishops and participate in a Eucharistic procession.

The next day, the Holy Father will administer the anointing of the sick during a Mass. He will return to Rome that Monday afternoon.

© ZENIT.org