Posts Tagged ‘Diplomatic relations’

Un gruppo di lavoro per discutere di rapporti diplomatici tra Vietnam e Santa Sede

14 giugno 2008

Secondo l’agenzia ufficiale VNA, una decisione in tal senso sarebbe stata presa nel corso dei colloqui del sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati con le autorità vietnamite.

Hanoi (AsiaNews) – Vietnam e Santa Sede hanno deciso di dar vita ad un “gruppo di lavoro” per esaminare la questione dei rapporti diplomatici, una volta costituito, il gruppo fisserà un calendario. La notizia è stata diffusa dall’agenzia vietnamita VNA che ne attribuisce la paternità a mons. Pietro Parolin, il sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati, che resterà fino al 15 nel Paese del sudest asiatico.
 
Riferendosi agli incontri con le autorità di governo avuti nei primi giorni della sua permanenza nella capitale, mons. Parolin, a quanto scrive la VNA, ha detto che le parti si sono ascoltate ed hanno avvicinato i loro punti di vista su certe questioni. “Penso che il risultato sia il dialogo stesso, Siamo convinti che le due parti dovranno trovare una soluzione attraverso il dialogo, incontri e negoziati”.
 
Per quanto specificamente riguarda i rapporti diplomatici, l’esponente della Santa Sede ha sostenuto che le parti si orientano verso tale obiettivo grazie alle visite compiute da delegazioni vaticane in Vietnam (l’attuale è la 15ma) ed a quella compiuta a Roma nel gennaio 2007 dal primo ministro vietnamita Nguyen Tan Dung, che fu ricevuto dal Papa. “Ci si è accordati sulla costituzione di gruppi di lavoro. Una volta creati, stabiliranno i calendari”.
 
Affrontando poi il tema della politica religiosa in Vietnam, mons. Parolin ha evidenziato che è dovere dei governi creare condizioni favorevoli alle attività religiose dei cittadini e che si tratta di un esercizio della libertà religiosa. Nguyên Thê Doanh, capo del Comitato affari religiosi, ha difeso la politica verso la religione condotta dal suo governo, “cosciente che essa è un bisogno della popolazione”, “un fenomeno sociale oggettivo che esiste in seno alla comunità”.
 
A prova dell’attenzione riservata ai cattolici, egli ha citato il fatto che nel 2007 nel Paese sono state create 300 nuove parrocchie, portando il numero totale a 3mila e sono stati aperti sei nuovi seminari. Doanh ha anche sottolineato il grande contributo dei cattolici in numerosi campi, citando gli 11 miliardi di dong (circa 420mila euro) in favore di persone in situazioni difficili.

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Working group to discuss diplomatic relations between Hanoi and Holy See

According to official VNA news agency, a decision in that sense was taken during talks between the Vatican undersecretary for relations with states and Vietnam’s authorities.

Hanoi (AsiaNews) – Vietnam and the Holy See have decided to set up a “working group’ to examine the issue of diplomatic relations; once up and running, the group will establish a calendar, Vietnamese VNA news agency reported, which also attributed the initiative to Mgr Pietro Parolin, Vatican undersecretary for relations with states, who will remain in the South East Asian country till Sunday.In reference to his meeting with government authorities in the last few days during his stay in the Vietnamese capital, Monsignor Parolin, according to the VNA, said that the two sides heard each other out, and closed the gap between their respective positions. “I think that the dialogue is the result itself. We are convinced that both sides will have to find a solution through dialogue, meetings and negotiations.”

With regard to diplomatic relations in particular, the Holy See official said that the parties are moving towards that goal thanks to the visits by Vatican delegations in Vietnam (the current one is the 15th) and the visit in January 2007 in Rome by Vietnamese Prime Minister Nguyễn Tấn Dũng, who at the time was received by the Pope. “We agreed to working groups. Once set up, they will establish the calendars.”

On the issue of Vietnam’s religious policy, Monsignor Parolin said governments have a duty to create conditions favourable to the religious activities of their citizens, and that it is an issue of religious freedom.

Nguyên Thê Doanh, who heads the Religious Affairs Committee, defended his government’s religious policy, “conscious that it is a need of the population” and “an objective social fact within the community.”

To back up his views on the treatment of Catholics, he said that in 2007 300 new parishes were created in the country, bringing the total to 3,000, and that six new seminars were opened.

Mr Doanh also stressed the great contribution Catholics have made in various fields, citing the 11 billion dongs (about US$ 650,000) spent on helping people living in difficult situations.

Hanoi vuole rafforzare il dialogo con il Vaticano

11 giugno 2008

In tal senso si è espresso il Ministro degli esteri, che ha ricevuto la delegazione della Santa Sede, da ieri nel Paese. La frase, però, non compare nel resoconto del quotidiano del Partito comunista, così come un’altra sul rispetto dei diritti democratici e della libertà di religione.

Hanoi (AsiaNews) – Il Vietnam “vuole rafforzare il dialogo” con il Vaticano per “una reciproca comprensione”: è quanto ha sostenuto oggi il vice primo ministro e ministro degli Esteri vietnamita, Pham Gia Khiem, che ha incontrato la delegazione vaticana, guidata dal sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati, mons. Pietro Parolin.
 
L’affermazione dell’esponente governativo è pubblicata dal governativo Vietnam News, ma non da Nhan Dan, organo del Partito comunista. Entrambi riportano poi che Gia Khiem ha illustrato ala delegazione della Santa Sede “le conquiste del Vietnam nella promozione dell’economia, della cultura e degli affari esteri, così come nell’attuazione della politica religiosa” e che mons. Parolin “ha lodato i progressi realizzati dal Vietnam dopo la sua adesione al Wto, (l’Organizzazione mondiale del commercio) e dopo che è divenuto membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu”.
 
Altro “taglio” del quotidiano comunista sull’affermazione di Khiem che “il Partito ed il governo del Vietnam continuano a rispettare i diritti democratici e la libertà di idee e religione, secondo le leggi” del Paese.
 
La delegazione della Santa Sede, arrivata ieri (nella foto) resterà in Vietnam fino al 15 giugno. Da Hanoi, l’11, si recherà a Ho Chi Minh City, Da Lat e nelle province di Quang Tri e Thua Thien-Hue. In programma visite alle parrocchie ed anche al “villaggio della ceramica e della porcellana”, Bing Duong.

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Hanoi wants greater dialogue with the Vatican

Foreign minister refers to it after receiving the Holy See delegation, which arrived yesterday. Party newspaper fails to quote the minister on the matter as well as on the issue of respect for democratic rights and religious freedom.

Hanoi (AsiaNews) – Vietnamese Deputy Prime Minister and Foreign Minister Pham Gia Khiem said that his government wants to “strengthen the dialogue” with the Vatican in order to enhance “mutual understanding” after meeting with the Vatican delegation led by Mgr Pietro Parolin, Vatican Undersecretary of State for Relations with States, state-owned Vietnam News reported. Communist Party paper Nhan Dan did not report that part of Mr Khiem’s statement.

Both papers did however note that Mr Khiem told the Vatican delegation about Vietnam’s achievements in promoting the economy, culture and foreign affairs as well as implementing the government’s religious policies over the past year.

Parolin in turn praised Viet Nam’s progress after it joined the WTO and became a non-permanent member of the UN Security Council.

Unlike the state-run paper the party paper did not report Khiem’s claim that the party and government of Vietnam continued to respect democratic rights and freedom of religion and belief in accordance with state laws.

The Holy See delegation (photo) arrived yesterday and will remain in the country until 15 June. 

Tomorrow it will travel from Hanoi to Ho Chi Minh City, Da Lat City and the provinces of Quang Tri and Thua Thien-Hue.

It also plans to visit local parishes as well as the pottery village of Bing Duong.

© Copyright AsiaNews.it

Il Papa chiede ai futuri Nunzi di testimoniare Cristo con la vita

9 giugno 2008

Nel ricevere gli studenti della Pontificia Accademia Ecclesiastica

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 9 giugno 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto questo lunedì ai sacerdoti che si preparano a entrare nel servizio diplomatico della Santa Sede di coltivare l’amicizia con Cristo per arrivare ad essere pastori secondo il suo cuore.

Il Pontefice si è rivolto a 28 presbiteri di 15 Paesi diversi che si stanno formando nella Pontificia Accademia Ecclesiastica per esercitare il loro ministero presso le Nunziature Apostoliche o la Segreteria di Stato, o in rappresentanze papali presso organismi internazionali.

“Vostro compito sarà proprio quello di proclamare con il vostro modo di vivere, ancor prima che con le vostre parole, l’annuncio gioioso e consolante del Vangelo dell’amore in ambienti talora molto lontani dall’esperienza cristiana”, ha spiegato il Santo Padre.

I Nunzi Apostolici sono i rappresentanti del Papa nei vari Paesi che mantengono relazioni con la Santa Sede, sia presso il governo civile che presso le comunità cattoliche.

Il Papa ha descritto così il loro futuro di Nunzi o collaboratori dei Nunzi: “Nel vostro quotidiano lavoro verrete a contatto con realtà ecclesiali da comprendere e sostenere; vivrete spesso lontano dalla vostra terra di origine in Paesi che imparerete a conoscere e ad amare”.

“Dovrete accostare il mondo della diplomazia bilaterale e multilaterale – ha aggiunto –, ed essere pronti ad offrire non solo l’apporto della vostra esperienza diplomatica, ma anche, e soprattutto, la vostra testimonianza sacerdotale”.

“Per questo, oltre la necessaria e doverosa preparazione giuridica, teologica e diplomatica, quel che più conta è che improntiate la vostra vita e la vostra attività ad un amore fedele a Cristo e alla Chiesa, che susciti in voi una accogliente premura pastorale verso tutti”, ha riconosciuto.

Per tale motivo, ha chiesto loro di sforzarsi di “essere Pastori secondo il cuore di Cristo, che intrattengono con Lui un quotidiano ed intimo colloquio”.

“E’ l’unità con Gesù il segreto dell’autentico successo del ministero di ogni sacerdote – ha confessato Benedetto XVI –. Qualsiasi lavoro svolgerete nella Chiesa, preoccupatevi di essere sempre veri suoi amici, amici fedeli che lo hanno incontrato e hanno imparato ad amarlo al di sopra di ogni altra cosa. La comunione con Lui, il divin Maestro delle nostre anime, vi assicurerà la serenità e la pace anche nei momenti più complessi e difficili”.

In base al Diritto Canonico (n. 364), “il compito principale del Legato pontificio è quello di rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di unità che intercorrono tra la Sede Apostolica e le Chiese particolari”.

Tra gli altri incarichi, deve assistere il Papa nel processo richiesto dalla nomina dei Vescovi, presentando alla Sede Apostolica i nomi dei candidati.

Nel suo rapporto con gli Stati (n. 365), gli spetta l’ufficio peculiare di “promuovere e sostenere le relazioni fra la Sede Apostolica e le Autorità dello Stato”.

Il Nunzio deve “affrontare le questioni che riguardano i rapporti fra Chiesa e Stato; trattare in modo particolare la stipulazione e l’attuazione dei concordati e delle altre convenzioni similari”.

© ZENIT.org

Mons. Aldo Giordano, Osservatore permanente presso il Consiglio d’Europa

8 giugno 2008

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 8 giugno 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha nominato monsignor Aldo Giordano, attuale Segretario generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa di Strasburgo.

Monsignor Aldo Giordano inizierà il suo nuovo incarico a Strasburgo il 1° settembre prossimo.

Nato a Cuneo il 20 agosto 1954 è stato ordinato sacerdote il 28 luglio 1979 nella diocesi di Cuneo.

Ha compiuto studi di teologia presso la sessione di Fossano (CN) della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e ha fatto una specializzazione in filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Dal 1982 al 1995 ha ricoperto i seguenti incarichi: insegnante di Filosofia morale presso lo Studentato Teologico Interdiocesano di Fossano; insegnante di Filosofa nel Liceo classico del Seminario di Cuneo; insegnante di Teologia per i laici e vicario parrocchiale nella Parrocchia San Pio X a Cuneo.

Autore di diversi saggi, la sua ricerca riguarda in particolare il campo etico e la filosofia contemporanea.

E’ stato nominato Segretario Generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (CCEE) il 15 maggio 1995 per un primo mandato di tre anni, e rieletto il 4 ottobre 1998 e il 3 ottobre 2003 per altri due mandati di cinque anni.

© ZENIT.org

Vaticano: Delusione per i risultati del Vertice FAO

6 giugno 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 6 giugno 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo in anteprima gli articoli che appariranno sull’Osservatore Romano di domani 7 giugno:

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I risultati del vertice della Fao

Tante parole
Nessuna soluzione

Alla fine hanno prevalso le divisioni e gli interessi particolari. Sono state spese molte parole, ma – dopo tre giorni di lavori – nessuna vera soluzione è stata proposta dal vertice internazionale della Fao sulla sicurezza alimentare. Ottocento milioni di persone nel mondo ancora attendono una risposta alla tragedia della fame. In silenzio.

Nella dichiarazione finale, approvata dal comitato plenario, temi chiave quali la regolamentazione dei prezzi sul mercato agricolo internazionale, l’uso delle bioenergie, la speculazione sui costi dei generi alimentari, le misure per un coinvolgimento diretto dei piccoli agricoltori e della società civile, non sono stati nemmeno toccati o sono stati trattati solo superficialmente. Molti osservatori rilevano che è mancata una seria volontà politica di cambiare le cose, il coraggio di assumersi impegni forti. In tanti hanno già sollevato domande circa la vera utilità della stessa Fao, o quantomeno la necessità di una sua profonda riforma.

Nel discorso di apertura del vertice il direttore generale, Jacques Diouf, aveva informato che per fermare la crisi sarebbero serviti trenta miliardi di dollari l’anno. Due giorni dopo ha annunciato che sono stati raccolti poco più di otto miliardi di dollari e ha elencato tante promesse di donazioni. Una cifra inattesa per la sua modestia – si è giustificato Diouf – considerando però che il vertice di Roma non è stata una conferenza di donatori. Tutto sommato i risultati del vertice sono stati soddisfacenti, ha detto Diouf, senza tuttavia specificare l’uso della somma raccolta.

Ma, secondo alcuni, la realtà è ben diversa. Nella dichiarazione finale ci si è limitati a esortare i Governi e le organizzazioni internazionali “a cogliere a pieno un quadro di politica di sostegno ai poveri nelle zone rurali, sub-urbane e urbane e per i mezzi di sostegno nei Paesi in via di sviluppo e per aumentare gli investimenti in agricoltura”. Parole queste che sono state interpretate come impegni generici, quasi giochi semantici che alla fine lasciano ai singoli Governi la libertà di decidere le misure da adottare.

Stessa conclusione su terreni ben più decisivi. Anzitutto le bioenergie, definite “sfide e opportunità” e in merito alle quali la dichiarazione finale auspica la realizzazione di studi approfonditi per garantirne l’ecocompatibilità. Nessun accenno invece a misure politiche concrete che ne regolamentino la gestione – quali cereali usare per produrre energia e quali no – e la diffusione: se debbano essere prodotti e usati solo localmente o possano essere esportati.

Altra domanda rimasta senza risposta è quella sulla liberalizzazione del commercio agricolo. A questo proposito la dichiarazione incoraggia a proseguire gli sforzi chiedendo la riduzione delle barriere commerciali e delle distorsioni politiche. Su questo punto si è levata la protesta dell’Argentina, che si è opposta alla riduzione dei dazi, rivendicando il diritto di stabilire liberamente il prezzo delle esportazioni dei suoi prodotti.

Il vertice ha dunque mancato molti dei suoi obiettivi. Eppure, una chiara indicazione sui modi per uscire dalla crisi era giunta dal messaggio di Benedetto XVI. Le riforme strutturali in esso auspicate per non arrendersi alla fame sembrano essere state le uniche soluzioni concrete proposte durante il summit.

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Il documento approvato per acclamazione ma con le espressioni di dissenso di alcune delegazioni

I «se» e i «ma»
della dichiarazione finale del vertice Fao

Roma, 6. Alla fine di una giornata segnata da continui rinvii sulla proclamazione del documento finale, si è concluso ieri, a Roma, il vertice internazionale della Fao sulla sicurezza alimentare. La dichiarazione finale è stata approvata per acclamazione, ma alcune delegazioni hanno chiesto che le loro espressioni di dissenso su specifici punti fossero messe agli atti dei lavori.

L’Unione europea ha chiesto la sospensione dei lavori. Lo ha annunciato il ministro dell’Agricoltura della Repubblica Domenicana che aveva riunito nella sala plenaria del palazzo Fao i delegati presenti. “Come sapete – ha detto – rispondendo ad un rappresentante che chiedeva se si potesse procedere alle votazioni del documento, le procedure Fao prevedono che, quando una parte chiede una sospensione, bisogna ottemperare”.

Nella dichiarazione finale, i delegati hanno definito “essenziale procedere lungo due linee principali”. La prima è “rispondere urgentemente alle richieste di assistenza da parte dei Paesi colpiti”. A tal fine, le agenzie delle Nazioni Unite coinvolte dovrebbero garantire di espandere le risorse per migliorare l’assistenza alimentare, mentre le organizzazioni regionali dovrebbero rafforzare la loro cooperazione per fare fronte in modo efficace all’aumento dei prezzi alimentari.

La seconda linea d’azione riguarda l’immediato sostegno per la produzione agricola e il commercio. In quest’ambito si incoraggia l’iniziativa della Fao, lanciata il 17 dicembre 2007, per misure rivolte agli agricoltori a basso reddito alimentare, attraverso la fornitura di fertilizzanti, mangimi per animali e altri fattori di produzione, così come l’assistenza tecnica, al fine di aumentare la produzione agricola.

Tra le misure considerate necessarie, il documento cita altresì la revisione del debito internazionale dei Paesi in stato di necessità e la semplificazione da parte degli istituti finanziari internazionali delle procedure di ammissibilità degli attuali meccanismi finanziari per sostenere l’agricoltura e l’ambiente.

Le misure suggerite dal documento prevedono che le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni regionali, come l’Asean, garantiscano l’espansione delle risorse per migliorare la loro assistenza alimentare e per sostenere le “reti di sicurezza” per fame e malnutrizione. Sulla questione degli organismi geneticamente modificati (ogm) il documento non si pronuncia, non potendo entrare nelle politiche nazionali.

Quanto al tema più scottante, quello delle politiche di limitazione e di dazi sulle importazioni applicate da alcuni Paesi in chiave protezionistica e che hanno pesato negli ultimi mesi sull’impennata dei prezzi, il documento si limita a invitare “a prendere iniziative per moderare le fluttuazioni dei prezzi”. Sui biocarburanti è stato lo stesso direttore generale della Fao Jacques Diouf – che pure ha parlato di “risultati all’altezza delle aspettative” del vertice – ad ammettere che l’accordo è stato raggiunto solo sul “minimo comune denominatore”.

Nel documento non c’è traccia né riferimenti alla convenzione quadro sul clima alla quale hanno aderito gran parte degli Stati membri, come ha fatto notare il delegato venezuelano. Anche la delegazione cubana ha sottolineato tale punto, denunciando la mancata denuncia dell’effetto sui cambianmenti climatici “degli insostenibili standard di produzione e di consumo del nord”.

Particolarmente critiche, come era nelle previsioni, sono state infatti le delegazioni sudamericane. Argentina, Venezuela e Cuba hanno dato il via libera con riserva al testo del documento finale del vertice, ma hanno espresso forti critiche e contestato l’analisi, le misure e l’effettività degli impegni presi. La delegazione argentina si è opposta, tra l’altro, a ogni implicito avallo delle limitazioni sulle esportazioni agricole. Anche la delegazione cubana, come altre, ha lamentato che nel documento non si faccia riferimento a “l’impatto dei sussidi agricoli e del controllo monopolista della distribuzione degli alimenti nella rovina di molti agricoltori del sud”. Sempre la dichiarazione cubana ha denunciato la “sinistra strategia di convertire il grano e i cereali in conbustibili” e le “conseguenze della speculazione finanziaria nell’aumento dei prezzi dei generi alimentari”.

Anche il Venezuela ha lamentato la mancanza di un impegno strutturale per vincere il “nemico fame”. Argentina, Cuba e Venezuela hanno chiesto che le loro dichiarazioni di dissenso sull’intero documento approvato dall’assemblea fossero allegate alle conclusioni dei lavori, mentre la delegazione dell’Ecuador ha accettato il documento sottolineando però che il suo, come quello di molti altri Paesi, non è un silenzio-assenso.

Più amare sono state le dichiarazioni delle delegazioni dei Paesi dell’Africa, il continente più colpito dalla tragedia della fame. In particolare, la delegata dello Zambia ha ricordato che “la fame non va ridotta ad un gioco semantico”.

Su un punto, comunque, l’accordo è stato trovato: quello cioè che la fame crea rivolte e instabilità. Il fatto nuovo è che lo fa sia nei Paesi poveri sia in quelli considerati sviluppati, come ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Proprio il richiamo dei disordini sociali ha convinto i capi di Stato e di Governo che bisogna agire subito e agire insieme con “azioni di lotta coordinate” nei Paesi in via di sviluppo e quelli in transizione.

In ogni caso, anche alcuni tra i Paesi più critici hanno sottolineato che il vertice ha avuto il merito di mettere in luce la gravità dei problemi. In questo senso, ad esempio, si è espresso il vicepresidente cubano José Ramón Machado Ventura, in un’intervista rilasciata al quotidiano “Granma” dopo aver essere stato ricevuto ieri in Vaticano dal cardinale Tarciso Bertone, segretario di Stato.

Nell’intervista, Machado Ventura ha fatto riferimento al messaggio di Benedetto XVI letto dal cardinale Bertone nella giornata inaugurale del vertice, martedì 3, messaggio nel quale il Papa sottolinea come fame e denutrizione siano inaccettabili in un mondo che dispone di livelli di produzione, risorse e conoscenze sufficienti per porre fine a questo dramma e alle sue conseguenze.

© Copyright L’Osservatore Romano – 7 giugno 2008