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Mons. Giordano sul no di Dublino al Trattato di Lisbona: l’Europa deve ritrovare le sue radici

15 giugno 2008

Prosegue in Europa il dibattito politico dopo che l’Irlanda ha bocciato in un referendum il Trattato di Lisbona che riformava la Costituzione dell’Unione Europea affossata a sua volta nel 2005 dalle consultazioni popolari in Francia e Olanda. Con il no di Dublino il Trattato non può entrare in vigore anche se gli altri 26 Stati dell’Unione Europea lo ratificassero. Tra le ipotesi più verosimili c’è la possibilità di riportare gli irlandesi alle urne o abbandonare il Trattato di Lisbona, optando per un’Europa a più velocità. Per un commento sul risultato del referendum irlandese, che sembra dare voce agli euroscettici, ascoltiamo mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo, al microfono di Mario Galgano:

R. – Riguardo al referendum, devono essere i politici a giudicarlo. Certo, sono dei segnali che i responsabili della Costituzione europea devono tenere in conto. Noi, come Chiesa, naturalmente siamo interessati sempre alla “grande Europa” e non solo alle nazioni dell’Unione Europea. Siamo, quindi, interessati soprattutto all’Europa della storia, all’Europa della cultura, a quell’Europa che oggi sa confrontarsi con il mondo. Riguardo al progetto politico, la Chiesa guarda con molto interesse a tutto ciò che può contribuire ad una maggiore stabilità ed unità dell’Europa, per meglio contribuire anche al resto del mondo.

D. – Quale potrebbe essere il contributo concreto che può dare la Chiesa per la costruzione anche di un’Europa comune?

R. – L’Europa deve ritrovare i suoi fondamenti, le sue radici; deve trovare il fondamento dei valori. L’Europa ha bisogno di una idealità, ha bisogno di una visione, ha bisogno di un’idea. Ma ha anche bisogno che i cittadini europei si impegnino su un progetto che è un’idea e questa idea deve essere fondata. Oggi non basta, quindi, una vuota retorica dei valori. Non possiamo dire che l’Europa si impegna per la dignità umana, ma si tratta poi di vedere in concreto cosa significa dignità umana, dov’è il fondamento della dignità umana ed anche quali sono i progetti concreti che possiamo perseguire per difendere la dignità umana. Altrimenti queste rischiano di essere parole piuttosto vuote. Siamo, d’altra parte, però interessati anche ad un’Europa che considera le sfide del mondo e le sfide del mondo sono tantissime. Noi siamo preoccupati proprio di prendere sul serio queste sfide dell’umanità e come europei di riuscire a dare un contributo. Quindi non un’Europa che cerca di diventare una fortezza, che guarda soltanto a se stessa, ma un’Europa che ritrova una sua identità, ritrova una sua vocazione, perchè soltanto così è poi capace di affrontare queste grandi sfide del mondo. Io credo che se fosse chiaro che l’Europa si sta attrezzando per il tema della fame, per il tema dell’ambiente, per il tema della pace, sarebbe certamente un’Europa seguita dai popoli, seguita dai giovani e per la quale merita essere dei protagonisti.

D. – La voce della Chiesa in Europa come viene ascoltata, secondo lei, dal punto di vista dei politici, dei leader dei Paesi?

R. – Su questi grandi temi – come quelli etici, che vanno dal tema della vita umana e quindi dalla sua nascita alla sua crescita, alla sua educazione, alla sua fine, ai temi della famiglia; ma ancora i temi morali come la giustizia, la pace e l’ambiente – io noto che c’è una grande attesa da parte della politica per la voce della Chiesa. Naturalmente non c’è soltanto attesa, ma c’è anche una dimensione critica. C’è poi anche una problematica ecumenica all’interno delle Chiese e le Chiese devono anche tra di loro trovare un consenso e dare un contributo comune. Ma c’è anche la questione interreligiosa, perché l’Europa ha un pluralismo religioso e quindi dobbiamo riuscire a presentare delle proposte o a dare delle visioni condivise anche a livello di religioni. Questo sarebbe molto utile. Credo che più siamo uniti come cristiani e quindi anche come uomini di religione, più la politica è attenta soprattutto proprio a queste questioni etiche. Ci sono delle minoranze che spesso fanno la voce grossa, che lanciano sempre critiche agli interventi della Chiesa, ma io ritengo che queste siano soltanto delle minoranze. Se noi riusciamo ad avere proposte serie e mature, se noi riusciamo a non far circolare delle maschere delle religioni o delle maschere del cristianesimo, se noi riusciamo a donare l’autenticità delle religioni e la cosa più autentica del cristianesimo, credo che allora venga dato spazio a questo. E’ soltanto una minoranza quella che ha una allergia a donare spazio alla religione. Da parte di chi gestisce la cosa pubblica sarebbe una arroganza pensare di poter rispondere da soli a queste enormi domande, come il senso della vita, come la domanda della convivenza o le domande della pace. C’è bisogno di creare spazio, affinché tutte le forze e tutti coloro che hanno qualcosa da dire possono farlo.

Ascolta l’intervista:

© Copyright Radio Vaticana, articolo disponibile qui.

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Intervento della Santa Sede alla conferenza diplomatica di Dublino sulle bombe a grappolo

29 maggio 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 29 maggio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo l’intervento pronunciato, lo scorso 19 maggio, dall’arcivescovo Silvano M. Tomasi, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio delle Nazioni Unite e istituzioni specializzate a Ginevra e capo della delegazione della Santa Sede, durante la conferenza diplomatica sulle munizioni a grappolo, in corso a Dublino:

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Le bombe a grappolo rendono amaro il sapore della pace

Presidente,

la delegazione della Santa Sede è particolarmente onorata di parlare all’inizio di questa conferenza diplomatica. È lieta di osservare che il buon esito degli sforzi concertati di un gran numero di attori sta portando a una conclusione positiva di un processo che mira a una sicurezza e a una protezione maggiori. Dobbiamo superare una visione riduttiva e limitata che darebbe l’illusione che la protezione giunga solo attraverso le armi, specificatamente quelle che siamo impegnati a bandire.

Innanzitutto, la delegazione della Santa Sede desidera esprimere la propria soddisfazione per vederla, signor ambasciatore, presiedere gli atti di questo incontro e facilitare i negoziati per il raggiungimento di un accordo forte e operativo.

La Santa Sede offre all’Irlanda il proprio sostegno ed è disponibile a unire le forze per edificare insieme un mondo più umano, più sicuro e più cooperativo.

Signor Presidente,

questa conferenza a Dublino deriva dalla consapevolezza che un’azione concreta, credibile ed efficace è necessaria per rispondere a un problema che esiste già da troppo tempo.
Per anni le Ong, il comitato internazionale della Croce Rossa e vari Paesi hanno sollevato la questione delle munizioni a grappolo, inizialmente senza successo. La nostra soddisfazione è ora grande. Oggi nessuno nega l’esistenza di problemi umanitari legati alle munizioni a grappolo, l’urgenza di un’azione collettiva e la necessità di uno sforzo che traduca queste preoccupazioni in uno sviluppo mirato di diritto umanitario internazionale. I differenti interlocutori del processo di Oslo e gli Stati che partecipano alla Convenzione su alcune armi convenzionali (Ccw) concordano su questa urgenza. Senza dubbio, differenze importanti esistono ancora relativamente a una risposta appropriata.

Tuttavia, la Santa Sede non può non insistere sulla priorità della dignità umana e degli interessi delle vittime, sulla priorità della prevenzione e della stabilità e sul concetto di una sicurezza basata sul più basso livello di armamento. La pace trascende di gran lunga l’ambito delle considerazioni militari. La pace non è solo assenza di guerra. I diritti umani, lo sviluppo, la partecipazione sociale e politica, la giustizia, la cooperazione, questo e altri concetti simili, svolgono un ruolo importante nella definizione moderna di pace autentica.

La sicurezza garantita dalle armi e dalla forza è effimera e illusoria. Le munizioni a grappolo lo illustrano perfettamente.

Perfino le cosiddette vittorie si dimostrano sconfitte durature per la popolazione civile, per lo sviluppo, per la pacificazione, per la stabilità. Decenni dopo l’utilizzo di munizioni a grappolo la pace conserva un sapore amaro con migliaia di vittime, l’arresto dello sviluppo socio-economico e un considerevole spreco di risorse umane e finanziarie.

la possibilità di una decisione ci viene data qui ora. In un mondo globalizzato e sempre più interdipendente, i problemi di alcuni sono i problemi di tutti: dei Paesi ricchi e di quelli poveri, dei Paesi che producono ed esportano munizioni a grappolo e di quelli che le importano, di quelli che le utilizzano e di quelli che non le utilizzano. Ciò che non si fa oggi, dovrà essere fatto domani con un supplemento di sofferenza, di costi economici e di ferite più profonde da guarire.

È naturale che alcuni Paesi affronteranno difficoltà maggiori per onorare gli impegni che deriveranno dal futuro strumento. Tuttavia, siatene certi, i Paesi e le vittime colpiti sono quelli che hanno pagato e continuano a pagare il prezzo più esorbitante. Anche quelli che devono rinunciare a questo tipo di armi, quelli che hanno smesso di esportarle, quelli obbligati a distruggere i propri arsenali, quelli che si impegneranno in attività di sminamento e bonifica, quelli che investiranno risorse per le vittime, le loro famiglie e comunità, tutte le persone coinvolte nelle varie attività umanitarie, dovranno fare alcuni sforzi. Questi ultimi dovrebbero essere considerati dalla guida politica e militare e dalle persone dei loro Paesi come una partecipazione necessaria ma anche piuttosto gratificante all’edificazione di un mondo più sicuro e pacifico in cui ognuno possa godere di maggiore sicurezza.
In questo e in altri contesti, la cooperazione è essenziale per il successo. Una cooperazione fra Stati, Nazioni Unite, organizzazioni internazionali, comitato della Croce Rossa e Ong, è il segreto per un successo comune e un elemento indispensabile per raggiungere il futuro strumento. Le vittime dovrebbero avere un posto privilegiato in questo progetto. Il loro ruolo dovrebbe essere attivo dall’inizio alla fine. Nei negoziati in corso, ogni parte dovrebbe avere un ruolo appropriato per far sì che la convenzione da adottare risulti completa, forte e operativa. Tutti sono necessari nella realizzazione di questo progetto. Operiamo insieme per affrontare oggi la sfida dell’adozione e domani quella della realizzazione!

Signor Presidente,

è vero che gli Stati hanno il diritto di difendere la pace, la sicurezza e la stabilità dei popoli sotto la loro responsabilità. Tuttavia, ciò si può ottenere meglio senza avvalersi della corsa agli armamenti e della guerra. Nel 1965, nel suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Papa Paolo vi ha ricordato alla comunità delle nazioni la sfida della pace senza ricorso alle armi: “Non si può amare con armi offensive in pugno. Le armi, quelle terribili, specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli. Finché l’uomo rimane l’essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo; ma voi, coraggiosi e valenti quali siete, state studiando come garantire la sicurezza della vita internazionale senza ricorso alle armi: questo è nobilissimo scopo, questo i popoli attendono da voi, questo si deve ottenere!”

Presidente,

i popoli, le vittime, i Paesi colpiti guardano a questa conferenza diplomatica e tutti si aspettano da noi una decisione coraggiosa, come Papa Benedetto XVI ha ricordato ieri. Il mondo attende un atto di fede nella persona umana e nelle sue più alte aspirazioni di vivere in pace e sicurezza, un impegno a rendere la solidarietà l’espressione più bella dell’unità della famiglia umana e del suo destino comune.

Sono convinto, signor Presidente, che alla fine della conferenza tutti i partecipanti andranno via vittoriosi e soddisfatti di aver operato la scelta giusta.

Grazie, signor Presidente.

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Dublin Diplomatic Conference on Cluster Munitions

 

Address of H.E. Msgr. Silvano Maria Tomasi Permanent Observer to the United Nations Offices and International Organizations in Geneva

Mr. President,

1. The Delegation of the Holy See is particularly honoured to take the floor at the start of this Diplomatic Conference. It is happy to see the fruition of the concerted efforts of a large number of actors to take to a positive conclusion a process that seeks greater security and protection. We need to move beyond a reductive and narrow vision that would give the illusion that protection comes only through arms, specifically, those we are engaged to ban.

First of all, the Delegation of the Holy See would like to express its satisfaction to see you, Mr. Ambassador, preside the proceedings of this meeting and facilitate the negotiations toward a strong and operational agreement.

The Holy See offers Ireland its support and is available to join forces in building together a more human, more secure and more cooperative world.

Mr. President,

2. This Dublin Conference is the result of the awareness that a concrete, credible and effective action is needed to respond to a problem that has lasted too long. For years NGOs, ICRC, and various Countries, have raised the issue of cluster munitions without success at first. Our satisfaction is great now. No one today denies the existence of humanitarian problems linked with cluster munitions, the urgency of a collective action, and the indispensable effort to translate this concerns into a targeted development of international humanitarian law.

The different partners of the Oslo Process and the States parties to the Convention on certain conventional weapons (CCW) are in agreement on this urgency. No doubt, important differences still exist concerning an appropriate response.

The Holy See, however, cannot but insist on the priority of human dignity, of the interests of the victims, the priority of prevention and stability, and on the concept of security based on the lowest level of armament. Peace transcends by far the framework of military considerations. Peace is not just the absence of war.

Human rights, development, social and political participation, justice, cooperation, this and similar concepts, take a critical role in a modern definition of authentic peace.

Security relying only on arms and force is ephemeral and an illusion. Cluster munitions illustrate perfectly the point. Even so-called victories prove to be lasting defeats for the civil population, for development, for pacification, for stability. Decades after the utilisation of cluster munitions, peace preserves a bitter taste with thousand of victims, socio-economic development stifled, considerable human and financial resources wasted.

3. The chance for a decision is given us here an now. In a globalised and more and more inter-dependent world, the problems of some are the problems of all: of rich and poor countries; of developed and developing countries; of countries producing and exporting cluster munitions and countries that import them; user and non user countries. What is not done today, it will have to be done tomorrow with a supplement of suffering, of economic costs, and of deeper wounds to heal.

4. Understandably, some countries will face greater difficulties to implement the commitments that will derive from the future instrument. Make no mistake, however. Affected countries and victims are those that have paid and keep paying the most exorbitant price. Those who have to renounce these type of arms, those who have to give up exporting them, those obliged to destroy their stocks, those who will engaged in demining and decontamination activities, those who will invest resources for the victims, their families and communities, all people involved in the various humanitarian activities, will have to make also some efforts. Such efforts should be considered by the political and military leadership, and by the people of their countries, as a necessary but quite rewarding participation in the construction of a more peaceful and more secure world, where everyone enjoys greater security.

5. In this as in other contexts, cooperation and partnership are essential for success. A partnership among States, United Nations, International Organisations, the Committee of the Red Cross and the NGOs, is the secret to a common success and an indispensable element to reach the object of the future instrument. Victims should have a privileged place in this plan, their role should be an active one from start to finish. In the negotiations under way, every player should find its appropriate place, so that support for the Convention to be adopted may result complete, strong, and operational. Every one is needed in the implementation of this project. Let us work hand in hand as partners to meet now the challenge of the adoption and tomorrow that of implementation.

Mr. President,

6. True, States have a right to defend peace, security and the stability of peoples under their responsibility. But this can be better achieved without recourse to the arms race and to war. In his address before the United Nations General Assembly in 1965, Pope Paul VI reminded the Community of Nations of the challenge of peace without recourse to arms: “One cannot love with offensive arms in hand. Arms, above all terrible arms that modern science as provided, even before causing victims and destruction, generate bad dreams, nourish bad feelings, bring about nightmares, lack of trust, bad decisions; they required enormous expenses; they block solidarity projects and useful work; they distort the psychology of peoples. Till men will remain weak, unstable and even mean as he often shows to be, defensive arms will unfortunately be necessary. But you, your courage and your quality prompt you to study the means to ensure international life without recourse to arms: here a goal worthy of your efforts, here is what peoples attend from you, here is what must be reached!”.

Mr. President,

7. The eyes of peoples, of victims, of affected countries, are focused on this Diplomatic Conference, and all wait from us a courageous decision, as Pope Benedict XVI reminded the world yesterday. The world awaits an act of faith in the human person and his highest aspirations to live in peace and security, a commitment to make solidarity the most splendid expression of the unity of the human family and of its common destiny.

I am convinced, Mr. President, that at the closing of this Conference all participants will leave as winners and satisfied to have made the right choice.

Thank you, Mr. President.

Il Papa chiede la messa al bando delle bombe a grappolo

19 maggio 2008

In occasione della Conferenza a Dublino su questi ordigni

Papa a Genova incontro con i giovani a Piazza Matteotti

GENOVA, lunedì, 19 maggio 2008 (ZENIT.org).- Al termine dell’Angelus di questa domenica, Benedetto XVI ha auspicato la messa al bando definitiva delle munizioni a grappolo (o “cluster bombs”) al fine di evitare terribili sofferenze per le popolazioni.

Parlando da Genova alla vigilia dell’apertura della Conferenza diplomatica di Dublino convocata su tale questione, il Papa ha chiesto la creazione di “uno strumento internazionale forte e credibile” per eliminare questi “micidiali ordigni”, così da “rimediare agli errori del passato ed evitare che si ripetano in futuro”.

La bombe a grappolo sono costituite da un contenitore che racchiude centinaia di bombe più piccole, che una volta sopra l’obiettivo esplodono disseminando su una vasta area queste submunizioni, programmate per esplodere all’impatto con il suolo, ma che spesso rimangono inesplose.

Queste bombe possono rimanere attive anche per anni, divenendo un pericolo per le popolazioni civili, in particolare per gli agricoltori e i bambini, uccidendo e mutilando migliaia di persone, anche in tempo di pace.

Le bombe a grappolo sono state utilizzate in 21 Paesi tra i quali Bosnia, Iraq, Serbia, Kosovo, Libano.

Scopo dell’incontro che ha preso il via questo lunedì nella capitale irlandese, che vede la presenza dei rappresentanti di oltre 100 Stati membri delle Nazioni Unite, è quella di giungere alla conclusione del negoziato sul Trattato internazionale per la messa al bando delle munizioni a grappolo.

Nel febbraio del 2007, infatti, cinquanta organizzazioni non governative e quarantasei Paesi avevano aderito a Oslo a una dichiarazione nella quale si impegnavano a concludere entro il 2008 uno strumento internazionale vincolante sulla falsa riga del Trattato firmato a Ottawa nel 1997 e che ha bandito le mine antipersona.

La finalità sarebbe la messa al bando delle “cluster bombs”, il raggiungimento di un quadro di collaborazione per aiutare i sopravvissuti, la liberazione delle zone minate e la distruzione degli arsenali di tali armi, attualmente localizzati in 75 Stati.

Ad Oslo, solamente tre Paesi presenti alla riunione non avevano approvato il documento: Giappone, Romania e Polonia, mentre tra gli assenti figuravano Stati Uniti, Russia e Cina, che anche quest’anno non prenderanno parte all’incontro di Dublino insieme a Israele, India e Pakistan.

Russia, Cina e Stati Uniti hanno dichiarato di considerare più adatta per il negoziato la “Convenzione su alcune armi convenzionali” (Convention on Certain Conventional Weapons), in vigore dal 1980. Gli Stati Uniti hanno inoltre respinto la proposta di mettere al bando le bombe a grappolo a partire dal 2008.

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Papst Benedikt XVI. fordert erneut das Verbot von Streubomben

Im Vorfeld der Konferenz von Dublin

ROM, 19. Mai 2008 (ZENIT.org).- Papst Benedikt XVI. hat sich für ein internationales Abkommen zum Verbot von Streubomben ausgesprochen. Streubomben verfügen über einen Mechanismus, durch den mehrere kleine Bomben freigesetzt werden. Mehr als 70 Länder sollen über einen Vorrat an Streubomben verfügen. Verhandlungen über ein solches Verbot stehen im Mittelpunkt einer heute, Montag, beginnenden internationalen Konferenz in Dublin.

Alle 30 Minuten muss ein Mensch aufgrund von tödlichen Überresten aus der Kriegszeit das Leben lassen oder aber für den Rest seines Lebens mit einer Verstümmelung leben. Und jedes Jahr werden 20.000 Zivilisten durch die Explosion von Minen oder Streubomben getötet oder verstümmelt. Diese grausame Waffenart betreffe Zivilbevölkerung und kämpfende Soldaten gleichermaßen; sie sei darauf ausgerichtet, größtmögliches Leid zuzufügen.

Am Vorabend einer Konferenz in Irland, die die Verhandlungen über ein solches Verbot zum Abschluss bringen soll, forderte der Papst deshalb am Sontag in Genua dazu auf, „die Irrtümer der Vergangenheit zu korrigieren und zu verhindern, dass sie sich in der Zukunft wiederholen”.

Benedikt XVI. drückte beim Angelus-Gebet auch seine Hoffnung aus, dass die am Montag in Dublin beginnende internationale Streubomben-Konferenz eine Konvention zur Ächtung dieser „mörderischen Sprengkörper” beschließen möge. Nötig sei ein „glaubwürdiges und starkes internationales Instrument” zur Ächtung dieser Munition, so der Papst.

Der Heilige Stuhl hat diese Forderung schon seit Monaten bekräftigt und Anfang dieses Jahres vehement die Beseitigung von Streubomben und jeder Form von Munition dieser Art im militärischen Kontext gefordert. Der Ständige Beobachter des Heiligen Stuhls bei der Sonderorganisationen der Vereinten Nationen in Genf, Erzbischof Silvano Maria Tomasi, hatte das am 14. Januar in seiner Rede an die Regierungsexperten der Teilnehmerstaaten der „Konvention über das Verbot und die Einschränkung des Gebrauchs besonders heimtückischer konventioneller Waffen“ nachdrücklich bekräftigt.

Die weltweit wichtigsten Produzenten und Anwender dieser Waffen, die USA, Israel, China, Russland, Indien und Pakistan, nehmen jedoch nicht an der Konferenz teil.

Die USA haben große diplomatische Anstrengungen unternommen, um Teilnehmer der Dublin-Konferenz von der Unterstützung eines Totalverbots von Streubomben abzubringen. Streubomben sind die gefährlichsten konventionellen Waffen, seitdem Landminen 1997 geächtet wurden.

Diese Waffen aus Hunderten von kleinen Sprengkörpern sind seit dem Zweiten Weltkrieg im Einsatz und haben weltweit Zehntausende von Zivilisten getötet und schwer verletzt, vor allem Kinder. Sie wurden in jüngster Zeit von den USA im Irak und in Afghanistan sowie von Israel 2006 im Libanon eingesetzt.

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Benedict XVI Urges Ban on Cluster Bombs

GENOA, Italy, MAY 18, 2008 (Zenit.org).- Benedict XVI has expressed hope that a Dublin conference beginning Monday will ban cluster bombs.

After reciting the Angelus today in Piazza Matteotti, during his two-day pastoral visit to Savona and Genoa, the Pope expressed the hope that “through the responsibility of all the participants, a strong and credible international instrument will be created” at the Dublin Diplomatic Conference on Cluster Munitions.

The meeting, to be held through May 30, will gather representatives from some 100 countries to negotiate a new instrument of international humanitarian law banning cluster munitions, which are blamed for indiscriminately killing and maiming civilians in conflict zones.

“In fact it is necessary to remedy the errors of the past and to avoid their repetition in the future,” added the Holy Father. “I accompany the victims of cluster munitions and their families with my prayers as well as the participants in the conference, offering my best wishes of success.”

The United States will not be attending the event.

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El Papa vuelve a pedir la prohibición de las bombas-racimo

La víspera de la Conferencia diplomática de Dublín

GÉNOVA, domingo, 18 mayo 2008 (ZENIT.org).- Benedicto XVI pide el logro de una Convención internacional que prohíba las «mortíferas» bombas-racimo.

Son armas que siguen almacenando unos setenta países. Los efectos de estos artilugios bélicos son frecuentemente indiscriminados.

El dispositivo -existen numerosos tipos– contiene «sub-municiones» que explotan sobre el terreno en un amplio radio, pero no siempre ocurre así y permanecen activos pasados los conflictos. Cada bomba-racimo puede contener cientos de artefactos explosivos.

Se puede saber el lugar de impacto de la bomba, pero no el de dispersión de su peligroso contenido –por la amplitud de zona que puede abarcar- ni el momento exacto de detonación, como se ha apuntado.

El resultado es destrucción e incendios y, más importante, muerte y mutilación sobre todo entre la población civil, con blanco preferente en los niños.

Un drama ante el que el Papa ha vuelto a alzar su voz, esta vez desde su viaje pastoral a Liguria.

Tras el rezo del Ángelus este domingo, desde Génova hizo un llamamiento con ocasión de la Conferencia diplomática que comenzará mañana en Dublín (Irlanda).

Objetivo de la cumbre sobre las bombas-racimo, como Benedicto XVI recordó, es «producir una Convención que prohíba estos mortíferos artefactos».

«Deseo que, gracias a la responsabilidad de todos los participantes, se pueda alcanzar un instrumento internacional fuerte y creíble: es necesario de hecho remediar los errores del pasado y evitar que se repitan en el futuro», advirtió.

El Santo Padre asegura su oración por «las víctimas de las bombas-racimo y sus familias», así como por «cuantos tomarán parte en la Conferencia», confiando en el éxito de la misma.

El Papa ha expresado en otras ocasiones su solicitud por este flagelo, por ejemplo en su discurso al cuerpo diplomático acreditado ante la Santa Sede, el pasado 7 de enero. Son palabras que cada año se aguardan con expectación, porque vienen a trazar, por parte de la Iglesia, las luces y sombras, y por lo tanto, los desafíos que evidencia la situación del mundo en ese momento.

En el último encuentro con la diplomacia mundial el Santo Padre exhortó a la comunidad internacional «a un compromiso global por la seguridad» y no dudó en alentar «la adopción de medidas apropiadas para la reducción de armas de tipo convencional y para afrontar el problema humanitario planteado por las bombas-racimo».

Poco después, el observador permanente de la Santa Sede ante la Oficina de las Naciones Unidas en Ginebra, advirtió del carácter inaceptable del uso de las bombas-racimo también en el ámbito militar.

«¿Por qué desde que se utilizaron por vez primera las bombas-racimo no se han respetado las reglas del derecho humanitario internacional, sobre todo la de la distinción entre civiles y militares?», cuestionó el arzobispo Silvano Tomasi.

Lanzó su alarma en la sesión del grupo de expertos gubernamentales de los Estados que forman parte de la «Convención sobre prohibiciones o restricciones del empleo de ciertas armas convencionales que pueden considerarse excesivamente nocivas o de efectos indiscriminados».

En febrero de 2007, 46 países se comprometieron en la Conferencia internacional de Oslo a impulsar este año la prohibición mundial del uso, venta y producción de bombas-racimo. Se abstuvieron de suscribir la declaración final Japón, Polonia y Rumania. En la cita no participaron Rusia, China ni los Estados Unidos.

La Conferencia diplomática de Dublín busca la conclusión de la negociación del Tratado internacional que prohíba las bombas-racimo, el marco de cooperación para asistir a las personas afectadas, el mecanismo de destrucción del arsenal y la forma de sanear las regiones contaminadas con estos residuos explosivos.

Por Marta Lago

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Interdire les bombes à sous-munitions : appel de Benoît XVI

Le pape salue la conférence de Dublin

ROME, Dimanche 18 mai 2008 (ZENIT.org) – Benoît XVI a salué ce qu’il appelle un « événement important » : la conférence de Dublin visant à interdire les bombes à sous-munitions, qui s’ouvre ce lundi.

La conférence internationale a pour but de se mettre d’accord sur une convention interdisant ces armes.

« Je souhaite, disait le pape après la prière de l’Angélus, que grâce à la responsabilité de tous les participants, on puisse arriver à obtenir un instrument international fort et crédible : il est nécessaire en effet de remédier aux erreurs du passé et d’éviter qu’elles se répètent à l’avenir ».

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Papa volta a pedir proibição das bombas-cacho

Na véspera da Conferência diplomática de Dublin

Por Marta Lago

GÊNOVA, domingo, 18 de maio de 2008 (ZENIT.org).- Bento XVI pede o sucesso de uma Convenção internacional que proíba as «mortíferas» bombas cluster.

Trata-se de armas que continuam sendo armazenadas por cerca de 70 países. Os efeitos desses recursos bélicos são freqüentemente indiscriminados.

O dispositivo – existem muitos tipos – contém «sub-munições» que explodem sobre o campo em um amplo rádio, mas nem sempre acontece assim e permanecem ativos após os conflitos. Cada bomba cluster pode conter centenas de artefatos explosivos.

Pode-se saber o lugar de impacto da bomba, mas não o de dispersão do seu perigoso conteúdo – pela amplitude da área que pode abarcar – nem o momento exato de detonação, como se apontou.

O resultado é destruição e incêndios e, mais importante, morte e mutilação sobretudo entre a população civil, com alvo preferente nas crianças.

Um drama diante do qual o Papa voltou a levantar a voz, desta vez desde sua viagem pastoral a Ligúria.

Após a oração do Ângelus deste domingo, em Gênova, ele lançou um apelo por ocasião da Conferência diplomática que começará amanhã em Dublin (Irlanda).

O objetivo da cúpula sobre as bombas cluster, como Bento XVI recordou, é «produzir uma Convenção que proíba estes artefatos mortíferos».

«Desejo que, graças à responsabilidade de todos os participantes, seja possível alcançar um instrumento internacional forte e confiável: é necessário, de fato, remediar os erros do passado e evitar que se repitam no futuro», advertiu.

O Santo Padre assegura sua oração pelas «vítimas das bombas-cluster e suas famílias», assim como por «aqueles que participarão da Conferência», confiando no êxito da mesma.

Em fevereiro de 2007, 46 países se comprometeram na Conferência Internacional de Oslo a impulsionar este ano a proibição mundial do uso, venda e produção de bombas cluster. Abstiveram-se de assinar a declaração final: Japão, Polônia e Romênia. Não participaram do encontro: Rússia, China e Estados Unidos.

A Conferência diplomática de Dublin busca a conclusão da negociação do Tratado internacional que proíba as bombas cluster, o âmbito de cooperação para assistir as pessoas afetadas, o mecanismo de destruição do arsenal e a forma de sanar as regiões contaminadas com esses resíduos explosivos.

Angelus Genova Piazza Matteotti

© ZENIT.org