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Il Vaticano risponde al New York Times

26 marzo 2010

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 26 marzo 2010 (Vatican Diplomacy). Riportiamo la risposta della Santa Sede pezzo apparso sul New York Times.

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Nessun
insabbiamento

A proposito di un articolo del “New York Times”

Trasparenza, fermezza e severità nel fare luce sui diversi casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi:  sono questi i criteri che Benedetto XVI con costanza e serenità sta indicando a tutta la Chiesa. Un modo di operare – coerente con la sua storia personale e con l’ultraventennale attività come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – che evidentemente è temuto da chi non vuole che si affermi la verità e da chi preferirebbe poter strumentalizzare, senza alcun fondamento nei fatti, episodi orribili e vicende dolorose risalenti in alcuni casi a decine di anni fa. Lo dimostra, ultimo in ordine di tempo, l’articolo pubblicato oggi dal quotidiano statunitense “The New York Times”, insieme a un commento, in merito al grave caso del sacerdote Lawrence C. Murphy, responsabile di abusi commessi su bambini audiolesi ospiti di un istituto cattolico, dove ha operato dal 1950 al 1974.

Secondo la ricostruzione fatta nell’articolo, basata sull’ampia documentazione fornita dagli avvocati di alcune delle vittime, le segnalazioni relative alla condotta del sacerdote furono inviate soltanto nel luglio 1996 dall’allora arcivescovo di Milwaukee, Rembert G. Weakland, alla Congregazione per la Dottrina della Fede – di cui erano prefetto il cardinale Joseph Ratzinger e segretario l’arcivescovo Tarcisio Bertone – al fine di ottenere indicazioni circa la corretta procedura canonica da seguire. La richiesta non era infatti riferita alle accuse di abusi sessuali, ma a quella di violazione del sacramento della penitenza, perpetrata attraverso l’adescamento nel confessionale, che si configura quando un sacerdote sollecita il penitente a commettere peccato contro il sesto comandamento (canone 1387).

È importante osservare – come ha dichiarato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede – che la questione canonica presentata alla Congregazione non era in nessun modo collegata con una potenziale procedura civile o penale nei confronti di padre Murphy. Contro il quale l’arcidiocesi aveva peraltro già avviato una procedura canonica, come risulta evidente dalla stessa abbondante documentazione pubblicata in rete dal quotidiano di New York. Alla richiesta proveniente dall’arcivescovo la Congregazione rispose, con lettera firmata dall’allora arcivescovo Bertone, il 24 marzo 1997, con l’indicazione di procedere secondo quanto stabilisce la Crimen sollicitationis (1962).

Come si può facilmente dedurre anche leggendo la ricostruzione fatta dal “New York Times”, sul caso di padre Murphy non vi è stato alcun insabbiamento. E ciò viene confermato dalla documentazione che si accompagna all’articolo in questione, nella quale figura anche la lettera che padre Murphy scrisse nel 1998 all’allora cardinale Ratzinger chiedendo che il procedimento canonico venisse interrotto a causa del suo grave stato di salute. Anche in questo caso la Congregazione rispose, attraverso l’arcivescovo Bertone, invitando l’ordinario di Milwaukee a esperire tutte le misure pastorali previste dal canone 1341 per ottenere la riparazione dello scandalo e il ristabilimento della giustizia.

Finalità, queste ultime, che vengono indiscutibilmente ribadite dal Papa, come dimostra la recente Lettera pastorale ai cattolici d’Irlanda. Ma la tendenza prevalente nei media è di trascurare i fatti e di forzare le interpretazioni al fine di diffondere un’immagine della Chiesa cattolica quasi fosse l’unica responsabile degli abusi sessuali, immagine che non corrisponde alla realtà. E che è invece funzionale all’evidente e ignobile intento di arrivare a colpire, a ogni costo, Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori.

I retroscena della rinuncia, il papa: “Non temo per me ma per quei ragazzi”

18 gennaio 2008

Così è maturata la rinuncia alla visita


E il pontefice disse “Non temo per me ma per quei ragazzi”

La rinuncia dopo l´ultimo summit al Rettorato “Sono amareggiato”

ORAZIO LA ROCCA

CITTÀ DEL VATICANO

«No, non posso andare. Non temo per me, per la mia persona, ma per quei ragazzi…».

È un papa Ratzinger molto «provato, quasi affranto» quando – raccontano i suoi più stretti collaboratori – martedì pomeriggio scorso ha deciso di non andare più all´inaugurazione dell´anno accademico dell´Università “La Sapienza”.

«Mi dispiace tanto dover rinunziare, è doloroso, sono amareggiato, ma come si fa?», si chiede più volte ad alta voce il Pontefice, rivolgendosi in particolare ai monsignori responsabili del protocollo che per tutta la giornata sono stati negli uffici del Palazzo Apostolico ad organizzare il “viaggio” nella città universitaria.

Anche se le notizie portate in Vaticano dal responsabile della sicurezza pontificia, il comandante della Gendarmeria Domenico Giani dopo un summit al Rettorato, non sono delle migliori, l´organizzazione della visita procede regolarmente.

Il Papa ha sperato fino all´ultimo di poter andare alla Sapienza, pur essendo stato informato delle obiezioni avanzate da un gruppo di docenti e da parte delle organizzazioni studentesche. «È tutto pronto, abbiamo organizzato anche il corteo delle macchine che accompagneranno il Santo Padre», fanno sapere dal Palazzo Apostolico intorno alle 13,30, quasi a voler smentire il breve flash con cui il Tg2 annunciava per primo che in Vaticano forse si stava pensando ad una clamorosa rinunzia. Stessa assicurazione arriva, sempre dal Palazzo Apostolico, dopo le 16 («Non c´è nessun cambiamento…»), ma dopo qualche minuto intorno al Papa la situazione precipita.

Succede quando dai responsabili della Sicurezza si apprende che, su assicurazione del ministero degli Interni, non ci sarebbero stati problemi per «la persona del Papa», ma che nessuno sarebbe stato in grado di prevedere cosa poteva succedere fuori. Ed è stato proprio a questo punto che Benedetto XVI, dopo lunghissimi minuti di meditazione, ha quasi sibilato con voce affranta: «No, non posso andare, anche se non ci sono problemi per la mia sicurezza, non posso non preoccuparmi per quei ragazzi. Mi dispiace tanto».

E alle 17 la Sala stampa vaticana lo ha annunziato ufficialmente.

© Copyright Repubblica, 17 gennaio 2008

La cancellazione della visita papale alla Sapienza sulla stampa estera

16 gennaio 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Mercoledì, 16 gennaio 2008 (Vatican Diplomacy). Dopo la CNN diamo uno sguardo alle principali testate estere :

Papal visit scuppered by scholars

Pope Benedict XVI has cancelled a visit to a prestigious university in Rome where lecturers and students have protested against his views on Galileo.

 

The Pope had been set to make a speech at La Sapienza University on Thursday.

Sixty-seven academics had said the Pope condoned the 1633 trial and conviction of the astronomer Galileo for heresy.

The Vatican insists the Pope is not “anti-science” – but in light of the protests they have decided it would be better for him not to attend.

Galileo had argued that the Earth revolved around the Sun.The Vatican says the Pope will now send his speech to La Sapienza, instead of delivering it in person.
 
Landmark controversy
 
Pope Benedict was in charge of Roman Catholic doctrine in 1990 when, as Cardinal Ratzinger, he commented on the 17th-Century Galileo trial.In the speech, he quoted Austrian-born philosopher Paul Feyerabend as saying the Church’s verdict against Galileo had been “rational and just”.
 
Galileo’s inquisitors maintained the scriptures indicated the Earth was stationary.Galileo, a devout Catholic, was forced to renounce his findings publicly.Fifteen years ago Pope John Paul II officially conceded that in fact the Earth was not stationary.The academics at La Sapienza signed a letter saying the Pope’s views on Galileo “offend and humiliate us”.They said it would be inappropriate for the Pope to open their academic year on Thursday.”In the name of the secular nature of science we hope this incongruous event can be cancelled,” said the letter addressed to the university’s rector, Renato Guarini.In a separate initiative, students at La Sapienza organised four days of protest this week. The first revolved around an anti-clerical meal of bread, pork and wine, the BBC’s Christian Fraser reports from Rome.The banner at their lunch read: “Knowledge needs neither fathers nor priests”.Vatican Radio said the protest at La Sapienza had “a censorious tone”.

Story from BBC NEWS:
http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/europe/7188860.stm

Published: 2008/01/15 18:42:11 GMT

© BBC MMVIII

 
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Tuesday, Jan. 15, 2008

Pope Cancels University Visit

After three days of rising protests from students and professors, Pope Benedict XVI has pulled out of a long scheduled visit Thursday to Rome’s historic La Sapienza University. The surprise announcement Tuesday afternoon caps a high-stakes academic firefight between fiercely secular scholars and the former professor Pontiff that included a letter from 67 faculty members calling for the cancellation of Benedict’s speech.

The Pope’s opponents burst out in celebration at the east Rome campus when reached with the news of the cancellation. The Vatican released a statement saying it now viewed the visit as “inopportune” in light of protests they say could damage the pontiff’s image. But by backing out under pressure from his secular foes, the 80-year-old Pope may yet have the last word in this battle over the meaning of “reason” in today’s intellectual debate. For the whiff of censorship toward a figure who is welcomed in myriad settings across the world — both for his position and his intellect — may offer ammunition for Benedict’s belief that he is something of a “Pope under siege” in the face of the prevailing secular winds of his times.

The Pontiff had been invited by the La Sapienza rector to speak at the annual ceremony to inaugurate the academic year. Over the weekend, unwelcoming banners were already appearing on campus saying “No to the Pope” and “La Sapienza Hostage to the Pope,” and several left-wing student groups had promised widespread heckling for Benedict’s arrival on Thursday. But perhaps most notable was the professors’ letter, which was printed in the Rome daily La Repubblica, calling on school officials to cancel the papal appearance, which they said was “incompatible” with the university’s secular mission.

The rector of the 705-year-old university adamantly defended his invitation, which he says he’d do “100 times” over, and Vatican radio warned of “censorship” on the part of the protesting profs. The letter, which was signed by several notable members of the Physics faculty, cites a 1990 speech made by Benedict, then the Vatican Cardinal in charge of Church doctrine, describing the Church’s 17th century heresy trial against Galileo as “reasonable and fair.” The famed Tuscan-born astronomer had been prosecuted for affirming that the Earth was not the center of the universe, but in fact orbited the Sun along with the other planets. Two years after the then Cardinal Joseph Ratzinger’s speech, Pope John Paul II expressed regret for how the Church had treated Galileo, whose heliocentric theories have long since been proven correct. The future Pope’s words, reads the text of the professors’ letter, “offend and humiliate us as scientists faithful to reason and as teachers who dedicate our lives to the advancement and spread of knowledge.”

The truth is that neither Benedict nor his secular critics in Rome are all that interested in revisiting the debates of the past; there is plenty of fresh intellectual manna now to tussle over. And Benedict, with his rigorous academic background, is increasingly the focus of the attention. Indeed, the most highly charged moment of Benedict XVI’s papacy thus far came in the gracious confines of a German university lecture hall. On that late afternoon of September 12, 2006, the Pope’s discourse on faith, reason and violence at the University of Regensberg, where he’d once taught theology, was greeted with long and warm applause by the audience of academics proud that their fellow Bavarian intellectual had risen to the throne of St. Peter. Only later was the lasting significance of the lecture registered: Muslims expressed outrage at references to the prophet Muhammed, and the implication that Islam was predisposed to violence, whereas papal supporters praised Benedict for the frankness of his argument in light of world events.

As opposed to the “inter-civilization” fallout from the 2006 Regensberg address, the battlelines being drawn around La Sapienza were part of an ongoing internal struggle within the West. The public skirmishes occur on the now familiar terrain of bioethics, abortion, Darwin, and separation of church and state. But being a lifelong man of study and reflection, Benedict also sees the source for much of the conflict in how ideas germinate and spread on university campuses. Biographers say his experience as a professor during the student upheavals of the late 1960s — where he believed a godless pursuit of personal freedom was spiraling out of control — helped shape his view of contemporary secular culture and the current state of academia.

Forty years later, he appears only more convinced that something is awry. In the same Regensberg lecture that criticized Islam for lacking a fundamental belief in reason, the Pope was also sending a warning to the West that reason itself was suffocating faith and destroying its historical identity. By offering himself up as victim of the La Sapienza professors he can cite further evidence for this argument right in his own backyard.

Copyright © 2008 Time Inc.

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lemonde.fr  
Benoît XVI renonce à se rendre à La Sapienza

Reuters 15.01.08 | 20h46

 

Par Phil Stewart

ROME (Reuters) – Benoît XVI a annulé la visite qu’il devait effectuer jeudi à la prestigieuse université de La Sapienza à Rome à la suite de manifestations d’étudiants et d’enseignants contre la venue du pape.

Après avoir résisté aux appels visant à annuler sa venue, le Vatican a annoncé mardi que le chef de l’Église catholique avait décidé de reporter sa visite.

Le pape bavarois devait prendre la parole à l’occasion de l’inauguration de l’année universitaire 2008, dont le thème est la peine de mort, que le Vatican comme l’Italie combattent à travers le monde.

Selon le Saint-Siège, Benoît XVI fournira tout de même le texte du discours qu’il avait projeté de lire.

“Je suis très déçu. On peut ne pas partager toutes les idées du pape et le laisser tout de même s’exprimer”, a déclaré à la presse le ministre des Universités, Fabio Mussi.

Les manifestants ont occupé les bureaux du chancelier de l’université pour exiger le droit de manifester dans l’enceinte de l’établissement lors de la venue de Benoît XVI. “Le pape prend La Sapienza en otage. Libérez les penseurs!”, proclamait une banderole.

La controverse n’a cessé de s’étendre depuis une pétition de 67 professeurs de l’université Rome I – sur 5.000 – présentant le pape comme un théologien rétrograde qui place la religion au-dessus de la science et ne devrait donc pas être autorisé à prendre la parole dans un temple de la pensée laïque.

La protestation de certains enseignants et étudiants s’appuie sur un discours prononcé en 1990 par celui qui n’était encore que le cardinal Joseph Ratzinger. Ce discours, affirment-ils, démontre que le futur pape soutenait le procès en hérésie intenté en 1633 contre Galilée pour avoir osé affirmer que la Terre tourne autour du Soleil.

CENSURE OU DÉFENSE DE LA LAÏCITÉ ?

Ils dénoncent la venue du pape dont les analyses, disent-il, “nous offensent et nous humilient”.

Pour ses partisans, le pape n’a fait que reprendre un philosophe autrichien qui avait jugé que le procès de Galilée était “rationnel et juste”, sans apporter sa caution intellectuelle à ce jugement.

“Il a exprimé une position différente, prenant ses distances vis-à-vis de cette doctrine qu’il n’a pas absolument faite sienne”, écrit le quotidien conservateur Il Giornale, qui a publié un extrait de ce discours.

La polémique a rebondi sur le thème de la laïcité: un groupe d’étudiants a proclamé une “semaine anticléricale” dans l’enceinte de La Sapienza.

“Je pense que la visite du pape n’est pas une bonne chose car la science n’a pas besoin de la religion. L’université est ouverte à toute forme de pensée, la religion ne l’est pas”, a déclaré Andrea Sterbini, professeur d’informatique et signataire de la pétition.

Mais l’affaire a également permis au pape de trouver des soutiens inattendus, comme celui du prix Nobel de littérature 1997, le dramaturge Dario Fo, qui n’a jamais épargné ses critiques contre l’Église mais défend le droit de Benoît XVI à s’exprimer.

“Je suis contre toute forme de censure parce que le droit à l’expression est quelque chose de sacré”, a-t-il dit au quotidien La Repubblica.

D’autres, champions de la laïcité, ont saisi l’occasion pour se plaindre de l’influence que conserve à leur grande fureur l’Église catholique dans la société italienne.

L’une des plus grandes universités du monde, La Sapienza, fondée en 1303 par le pape Boniface VIII, rassemble aujourd’hui une vingtaine de facultés et compte 150.000 étudiants.

avec Cristiano Corvino et Antonio Denti, version française Henri-Pierre André, Guy Kerivel et Jean-Loup Fiévet

© Le Monde.fr