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Il Papa chiede ai futuri Nunzi di testimoniare Cristo con la vita

9 giugno 2008

Nel ricevere gli studenti della Pontificia Accademia Ecclesiastica

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 9 giugno 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha chiesto questo lunedì ai sacerdoti che si preparano a entrare nel servizio diplomatico della Santa Sede di coltivare l’amicizia con Cristo per arrivare ad essere pastori secondo il suo cuore.

Il Pontefice si è rivolto a 28 presbiteri di 15 Paesi diversi che si stanno formando nella Pontificia Accademia Ecclesiastica per esercitare il loro ministero presso le Nunziature Apostoliche o la Segreteria di Stato, o in rappresentanze papali presso organismi internazionali.

“Vostro compito sarà proprio quello di proclamare con il vostro modo di vivere, ancor prima che con le vostre parole, l’annuncio gioioso e consolante del Vangelo dell’amore in ambienti talora molto lontani dall’esperienza cristiana”, ha spiegato il Santo Padre.

I Nunzi Apostolici sono i rappresentanti del Papa nei vari Paesi che mantengono relazioni con la Santa Sede, sia presso il governo civile che presso le comunità cattoliche.

Il Papa ha descritto così il loro futuro di Nunzi o collaboratori dei Nunzi: “Nel vostro quotidiano lavoro verrete a contatto con realtà ecclesiali da comprendere e sostenere; vivrete spesso lontano dalla vostra terra di origine in Paesi che imparerete a conoscere e ad amare”.

“Dovrete accostare il mondo della diplomazia bilaterale e multilaterale – ha aggiunto –, ed essere pronti ad offrire non solo l’apporto della vostra esperienza diplomatica, ma anche, e soprattutto, la vostra testimonianza sacerdotale”.

“Per questo, oltre la necessaria e doverosa preparazione giuridica, teologica e diplomatica, quel che più conta è che improntiate la vostra vita e la vostra attività ad un amore fedele a Cristo e alla Chiesa, che susciti in voi una accogliente premura pastorale verso tutti”, ha riconosciuto.

Per tale motivo, ha chiesto loro di sforzarsi di “essere Pastori secondo il cuore di Cristo, che intrattengono con Lui un quotidiano ed intimo colloquio”.

“E’ l’unità con Gesù il segreto dell’autentico successo del ministero di ogni sacerdote – ha confessato Benedetto XVI –. Qualsiasi lavoro svolgerete nella Chiesa, preoccupatevi di essere sempre veri suoi amici, amici fedeli che lo hanno incontrato e hanno imparato ad amarlo al di sopra di ogni altra cosa. La comunione con Lui, il divin Maestro delle nostre anime, vi assicurerà la serenità e la pace anche nei momenti più complessi e difficili”.

In base al Diritto Canonico (n. 364), “il compito principale del Legato pontificio è quello di rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di unità che intercorrono tra la Sede Apostolica e le Chiese particolari”.

Tra gli altri incarichi, deve assistere il Papa nel processo richiesto dalla nomina dei Vescovi, presentando alla Sede Apostolica i nomi dei candidati.

Nel suo rapporto con gli Stati (n. 365), gli spetta l’ufficio peculiare di “promuovere e sostenere le relazioni fra la Sede Apostolica e le Autorità dello Stato”.

Il Nunzio deve “affrontare le questioni che riguardano i rapporti fra Chiesa e Stato; trattare in modo particolare la stipulazione e l’attuazione dei concordati e delle altre convenzioni similari”.

© ZENIT.org

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Vaticano: Delusione per i risultati del Vertice FAO

6 giugno 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 6 giugno 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo in anteprima gli articoli che appariranno sull’Osservatore Romano di domani 7 giugno:

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I risultati del vertice della Fao

Tante parole
Nessuna soluzione

Alla fine hanno prevalso le divisioni e gli interessi particolari. Sono state spese molte parole, ma – dopo tre giorni di lavori – nessuna vera soluzione è stata proposta dal vertice internazionale della Fao sulla sicurezza alimentare. Ottocento milioni di persone nel mondo ancora attendono una risposta alla tragedia della fame. In silenzio.

Nella dichiarazione finale, approvata dal comitato plenario, temi chiave quali la regolamentazione dei prezzi sul mercato agricolo internazionale, l’uso delle bioenergie, la speculazione sui costi dei generi alimentari, le misure per un coinvolgimento diretto dei piccoli agricoltori e della società civile, non sono stati nemmeno toccati o sono stati trattati solo superficialmente. Molti osservatori rilevano che è mancata una seria volontà politica di cambiare le cose, il coraggio di assumersi impegni forti. In tanti hanno già sollevato domande circa la vera utilità della stessa Fao, o quantomeno la necessità di una sua profonda riforma.

Nel discorso di apertura del vertice il direttore generale, Jacques Diouf, aveva informato che per fermare la crisi sarebbero serviti trenta miliardi di dollari l’anno. Due giorni dopo ha annunciato che sono stati raccolti poco più di otto miliardi di dollari e ha elencato tante promesse di donazioni. Una cifra inattesa per la sua modestia – si è giustificato Diouf – considerando però che il vertice di Roma non è stata una conferenza di donatori. Tutto sommato i risultati del vertice sono stati soddisfacenti, ha detto Diouf, senza tuttavia specificare l’uso della somma raccolta.

Ma, secondo alcuni, la realtà è ben diversa. Nella dichiarazione finale ci si è limitati a esortare i Governi e le organizzazioni internazionali “a cogliere a pieno un quadro di politica di sostegno ai poveri nelle zone rurali, sub-urbane e urbane e per i mezzi di sostegno nei Paesi in via di sviluppo e per aumentare gli investimenti in agricoltura”. Parole queste che sono state interpretate come impegni generici, quasi giochi semantici che alla fine lasciano ai singoli Governi la libertà di decidere le misure da adottare.

Stessa conclusione su terreni ben più decisivi. Anzitutto le bioenergie, definite “sfide e opportunità” e in merito alle quali la dichiarazione finale auspica la realizzazione di studi approfonditi per garantirne l’ecocompatibilità. Nessun accenno invece a misure politiche concrete che ne regolamentino la gestione – quali cereali usare per produrre energia e quali no – e la diffusione: se debbano essere prodotti e usati solo localmente o possano essere esportati.

Altra domanda rimasta senza risposta è quella sulla liberalizzazione del commercio agricolo. A questo proposito la dichiarazione incoraggia a proseguire gli sforzi chiedendo la riduzione delle barriere commerciali e delle distorsioni politiche. Su questo punto si è levata la protesta dell’Argentina, che si è opposta alla riduzione dei dazi, rivendicando il diritto di stabilire liberamente il prezzo delle esportazioni dei suoi prodotti.

Il vertice ha dunque mancato molti dei suoi obiettivi. Eppure, una chiara indicazione sui modi per uscire dalla crisi era giunta dal messaggio di Benedetto XVI. Le riforme strutturali in esso auspicate per non arrendersi alla fame sembrano essere state le uniche soluzioni concrete proposte durante il summit.

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Il documento approvato per acclamazione ma con le espressioni di dissenso di alcune delegazioni

I «se» e i «ma»
della dichiarazione finale del vertice Fao

Roma, 6. Alla fine di una giornata segnata da continui rinvii sulla proclamazione del documento finale, si è concluso ieri, a Roma, il vertice internazionale della Fao sulla sicurezza alimentare. La dichiarazione finale è stata approvata per acclamazione, ma alcune delegazioni hanno chiesto che le loro espressioni di dissenso su specifici punti fossero messe agli atti dei lavori.

L’Unione europea ha chiesto la sospensione dei lavori. Lo ha annunciato il ministro dell’Agricoltura della Repubblica Domenicana che aveva riunito nella sala plenaria del palazzo Fao i delegati presenti. “Come sapete – ha detto – rispondendo ad un rappresentante che chiedeva se si potesse procedere alle votazioni del documento, le procedure Fao prevedono che, quando una parte chiede una sospensione, bisogna ottemperare”.

Nella dichiarazione finale, i delegati hanno definito “essenziale procedere lungo due linee principali”. La prima è “rispondere urgentemente alle richieste di assistenza da parte dei Paesi colpiti”. A tal fine, le agenzie delle Nazioni Unite coinvolte dovrebbero garantire di espandere le risorse per migliorare l’assistenza alimentare, mentre le organizzazioni regionali dovrebbero rafforzare la loro cooperazione per fare fronte in modo efficace all’aumento dei prezzi alimentari.

La seconda linea d’azione riguarda l’immediato sostegno per la produzione agricola e il commercio. In quest’ambito si incoraggia l’iniziativa della Fao, lanciata il 17 dicembre 2007, per misure rivolte agli agricoltori a basso reddito alimentare, attraverso la fornitura di fertilizzanti, mangimi per animali e altri fattori di produzione, così come l’assistenza tecnica, al fine di aumentare la produzione agricola.

Tra le misure considerate necessarie, il documento cita altresì la revisione del debito internazionale dei Paesi in stato di necessità e la semplificazione da parte degli istituti finanziari internazionali delle procedure di ammissibilità degli attuali meccanismi finanziari per sostenere l’agricoltura e l’ambiente.

Le misure suggerite dal documento prevedono che le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni regionali, come l’Asean, garantiscano l’espansione delle risorse per migliorare la loro assistenza alimentare e per sostenere le “reti di sicurezza” per fame e malnutrizione. Sulla questione degli organismi geneticamente modificati (ogm) il documento non si pronuncia, non potendo entrare nelle politiche nazionali.

Quanto al tema più scottante, quello delle politiche di limitazione e di dazi sulle importazioni applicate da alcuni Paesi in chiave protezionistica e che hanno pesato negli ultimi mesi sull’impennata dei prezzi, il documento si limita a invitare “a prendere iniziative per moderare le fluttuazioni dei prezzi”. Sui biocarburanti è stato lo stesso direttore generale della Fao Jacques Diouf – che pure ha parlato di “risultati all’altezza delle aspettative” del vertice – ad ammettere che l’accordo è stato raggiunto solo sul “minimo comune denominatore”.

Nel documento non c’è traccia né riferimenti alla convenzione quadro sul clima alla quale hanno aderito gran parte degli Stati membri, come ha fatto notare il delegato venezuelano. Anche la delegazione cubana ha sottolineato tale punto, denunciando la mancata denuncia dell’effetto sui cambianmenti climatici “degli insostenibili standard di produzione e di consumo del nord”.

Particolarmente critiche, come era nelle previsioni, sono state infatti le delegazioni sudamericane. Argentina, Venezuela e Cuba hanno dato il via libera con riserva al testo del documento finale del vertice, ma hanno espresso forti critiche e contestato l’analisi, le misure e l’effettività degli impegni presi. La delegazione argentina si è opposta, tra l’altro, a ogni implicito avallo delle limitazioni sulle esportazioni agricole. Anche la delegazione cubana, come altre, ha lamentato che nel documento non si faccia riferimento a “l’impatto dei sussidi agricoli e del controllo monopolista della distribuzione degli alimenti nella rovina di molti agricoltori del sud”. Sempre la dichiarazione cubana ha denunciato la “sinistra strategia di convertire il grano e i cereali in conbustibili” e le “conseguenze della speculazione finanziaria nell’aumento dei prezzi dei generi alimentari”.

Anche il Venezuela ha lamentato la mancanza di un impegno strutturale per vincere il “nemico fame”. Argentina, Cuba e Venezuela hanno chiesto che le loro dichiarazioni di dissenso sull’intero documento approvato dall’assemblea fossero allegate alle conclusioni dei lavori, mentre la delegazione dell’Ecuador ha accettato il documento sottolineando però che il suo, come quello di molti altri Paesi, non è un silenzio-assenso.

Più amare sono state le dichiarazioni delle delegazioni dei Paesi dell’Africa, il continente più colpito dalla tragedia della fame. In particolare, la delegata dello Zambia ha ricordato che “la fame non va ridotta ad un gioco semantico”.

Su un punto, comunque, l’accordo è stato trovato: quello cioè che la fame crea rivolte e instabilità. Il fatto nuovo è che lo fa sia nei Paesi poveri sia in quelli considerati sviluppati, come ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Proprio il richiamo dei disordini sociali ha convinto i capi di Stato e di Governo che bisogna agire subito e agire insieme con “azioni di lotta coordinate” nei Paesi in via di sviluppo e quelli in transizione.

In ogni caso, anche alcuni tra i Paesi più critici hanno sottolineato che il vertice ha avuto il merito di mettere in luce la gravità dei problemi. In questo senso, ad esempio, si è espresso il vicepresidente cubano José Ramón Machado Ventura, in un’intervista rilasciata al quotidiano “Granma” dopo aver essere stato ricevuto ieri in Vaticano dal cardinale Tarciso Bertone, segretario di Stato.

Nell’intervista, Machado Ventura ha fatto riferimento al messaggio di Benedetto XVI letto dal cardinale Bertone nella giornata inaugurale del vertice, martedì 3, messaggio nel quale il Papa sottolinea come fame e denutrizione siano inaccettabili in un mondo che dispone di livelli di produzione, risorse e conoscenze sufficienti per porre fine a questo dramma e alle sue conseguenze.

© Copyright L’Osservatore Romano – 7 giugno 2008

Cluster Bomb: Vaticano, convenzione aiuta Diritto umanitario

2 giugno 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Lunedì, 2 giugno 2008 (Vatican Diplomacy). Intervista a mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso le agenzie Onu di Ginevra:

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“La nuova Convenzione sulle munizioni a grappolo puo’ essere accolta come un importante strumento internazionale in materia di disarmo e soprattutto come uno strumento che apporta novita’ nel diritto umanitario”. All’indomani della Conferenza di Dublino, al quale ha partecipato come capo della delegazione vaticana, lo afferma l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu di Ginevra. Secondo Tomasi, “il primo effetto concreto della Convenzione sara’ la diminuzione del numero delle vittime durante e dopo un conflitto armato. Cio’ – spiega – favorira’ la ripresa della vita quotidiana e il pieno sviluppo delle popolazioni danneggiate”. Il testo, all’articolo 5, richiede inoltre agli Stati firmatari in particolare, e alla comunita’ internazionale in generale, “un’azione concreta e una cooperazione efficace nell’assistenza delle vittime nelle sue diverse dimensioni, con particolare attenzione alle donne e ai bambini, che purtroppo soffrono maggiormente i conflitti armati e i loro effetti nefasti”. Da sempre, ricorda l’arcivescovo, “la Santa Sede persegue tutte le strade che favoriscono la pace e lo sviluppo integrale di ogni persona e quindi si adopera per evitare che risorse vengano inutilmente spese in armi, tanto piu’ quelle che causano effetti indiscriminati sui civili. E il Papa con il suo appello ha dato un grande contributo alla buona riuscita del negoziato chiedendo ‘uno strumento internazionale forte e credibile'”. Per Tomasi, “da questa esperienza si ha una conferma dell’importanza dell’attivita’ multilaterale sviluppata dalla Santa Sede soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, e finalizzata alla costruzione di un ordine internazionale giusto e pacifico basato sul rispetto della dignita’ umana e sull’utilizzo delle risorse umane e materiali per lo sviluppo e non per gli armamenti”.

© Copyright La Repubblica.it, articolo disponibile qui.

Passi avanti della commissione bilaterale Santa Sede-Israele

30 maggio 2008


Si è tenuta in Vaticano la Plenaria per l’attuazione dell’Accordo fondamentale del 1993

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 29 maggio 2008 (ZENIT.org). Importanti passi avanti si sono registrati nella plenaria della Commissione bilaterale tra la Santa Sede e lo Stato di Israele per l’attuazione dell’Accordo fondamentale, che si è conclusa il 28 maggio in Vaticano.

E’ quanto si legge nel comunicato congiunto rilasciato mercoledì nel quale, pur tacendo i contenuti dei colloqui, si afferma che “i lavori dell’incontro plenario della Commissione si sono svolti in un clima di grande cordialità e buona volontà”.

“Significativi progressi verso un comune traguardo sono stati raggiunti, sia in termini sostanziali che nell’attuazione di procedure volte a migliorare l’efficienza dei negoziati ancora in corso”, si legge ancora.

L’Accordo fondamentale è stato firmato il 30 dicembre 1993 ed enuncia i principi regolatori delle relazioni tra la Chiesa e lo Stato, la cui applicazione è stata rimandata a dopo la firma di una serie di accordi complementari – da negoziare in seguito – che mirano ad assicurare la libertà e i diritti della Chiesa in territorio israeliano.

Un Accordo giuridico di valore internazionale, firmato nel 1997, non è mai entrato in vigore in territorio israeliano, mentre l’Accordo economico – previsto dall’Accordo fondamentale – non ha ancora visto la luce.

L’Accordo economico dovrebbe toccare soprattutto tre argomenti: “le proprietà della Chiesa espropriate o sottoposte a servitù; i servizi che la Chiesa rende alla popolazione israeliana, sia essa di origine ebraica o palestinese; la riconferma delle storiche esenzioni fiscali, che la Chiesa già possedeva al momento della nascita dello Stato di Israele, e che le Nazioni Unite avevano deciso dovessero essere onorate dallo Stato ebraico”.

I negoziati hanno prodotto finora solo il menzionato accordo del 1997, ovvero il riconoscimento civile della personalità giuridica della Chiesa e degli enti ecclesiastici (“Legal Personality Agreement”), ratificato da Israele il 16 dicembre 1998, ma non ancora trasformato in legge statale.

La delegazione della Santa Sede era guidata dal Sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Pietro Parolin, e ne facevano parte tra gli altri monsignor Antonio Maria Vegliò, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, e il Nunzio apostolico in Israele, monsignor Antonio Franco.

La delegazione israeliana era guidata dal Direttore generale del Ministero degli esteri Aaron Abramovich, accompagnato tra gli altri dall’Ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, e dal capo del Comitato ebraico mondiale e dei rapporti interreligiosi del Ministero degli esteri, Shmuel Ben-Shmuel.

La Commissione ha stabilito di incontrarsi ancora nella prima metà di dicembre a Gerusalemme, a conferma che i lavori per portare avanti i negoziati avranno ormai scadenze semestrali.

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Heiliger Stuhl und Israel: Diplomaten erzielen „bedeutende Fortschritte“

Vollversammlung der bilateralen Kommission gestern im Vatikan

ROM, 29. Mai 2008 (ZENIT.org).- Die Mitglieder der Ständigen bilateralen Kommission des Staates Israel und des Heiligen Stuhls, die gestern, Mittwoch, im Vatikan zusammenkamen, um die beidseitigen diplomatischen Beziehungen zu vertiefen und sich um eine Einigung hinsichtlich des Artikels 10 Absatz 2 des Grundlagenvertrages vom 30. Dezember 1993 zu bemühen, haben nach einer heute veröffentlichten gemeinsamen Erklärung „bedeutende Fortschritte“ erzielt.

Die neunköpfige Delegation aus Israel wurde vom Generaldirektor des israelischen Außenministeriums, Aaron Abramovich, angeführt. Die Delegation des Heiligen Stuhls, die ebenfalls aus neun Personen besteht, leitete der Untersekretär für die Beziehungen mit den Staaten, Msgr. Pietro Parolin. Auch Erzbischof Antonio Maria Vegliò, Sekretär der Kongregation für die Ostkirchen, und Erzbischof Antonio Franco, Apostolischer Nuntius in Israel, gehören der gemeinsamen Kommission an.

Das Arbeitsklima sei „von großer Herzlichkeit und gutem Willen“ geprägt gewesen, heißt es in der Erklärung. Mit Blick auf das gemeinsame Ziel habe man „einen bedeutenden Fortschritt“ erzielt, „sowohl inhaltlich als auch bezüglich der Konkretisierung von Maßnahmen zur Verbesserung der erwünschten Effektivität der laufenden Verhandlungen“.

Die nächste Begegnung der 18 Diplomaten ist für Dezember 2008 in Israel angesetzt worden. Bis dahin soll „auf Arbeitsebene“, das heißt in kleineren Arbeitsgruppen weiterverhandelt werden.

In Artikel 10 Absatz 2 des Grundlagenvertrages geht es um noch unklare, ungeregelte oder strittige Eigentumsfragen beziehungsweise wirtschaftliche und steuerliche Angelegenheiten der katholischen Kirche allgemein oder bestimmter katholischer Gemeinden oder Einrichtungen.

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Israeli-Holy See Panel Concludes Another Round

VATICAN CITY, MAY 28, 2008 (Zenit.org).- Members of the Bilateral Permanent Working Commission formed by representatives of the Holy See and Israel concluded a meeting with “cautious satisfaction,” according to AsiaNews.

The meeting ended today with plans for the next round of talks to be held in Jerusalem in December, the news agency reported.

Meetings of the commission are focused on the “comprehensive agreement,” mandated by the Fundamental Agreement, which Israel and the Holy See signed in 1993. Despite this agreement, negotiations since 1999 have had little progress.

The issues being discussed include the security of the Church’s religious properties in Israel and the confirmation of historical tax exemptions, which the Church had at the time of Israel’s establishment and that the United Nations ruled Israel must uphold.

The recent round of negotiations, which began in May 2007, followed a five-year stall. Another meeting was held last December.

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Pasos adelante en la Comisión Bilateral Santa Sede-Israel

Ha celebrado en el Vaticano su reunión plenaria

CIUDAD DEL VATICANO, jueves, 29 mayo 2008 (ZENIT.org).- Con “logros importantes” se ha celebrado el miércoles, en el Vaticano, la sesión plenaria de la Comisión de Trabajo Bilateral Permanente entre la Santa Sede y el Estado de Israel.

Un comunicado conjunto de ambas instancias -difundido desde la Sala de Prensa de la Santa Sede- da cuenta de la celebración de esta reunión “para proseguir las negociaciones relativas al artículo 10, párrafo 2 del Acuerdo Fundamental entre la Santa Sede y el Estado de Israel (30 de diciembre de 1993)”.

La delegación de la Santa Sede estuvo presidida por monseñor Pietro Parolin, subsecretario para las Relaciones con los Estados, y la del Estado de Israel por Aaron Abramovich, director general del Ministerio de Exteriores israelí.

“El trabajo de esta sesión plenaria se desarrolló en un clima de gran cordialidad y buena voluntad, y realizó logros importantes en vista del objetivo común, tanto en términos sustantivos como en la intención de poner en práctica medidas para implementar la eficacia de las negociaciones en curso”, explica el comunicado conjunto.

Publicado igualmente por la Embajada de Israel ante la Santa Sede, el comunicado se ha difundido con el título: “‘Progresos significativos’ en las conversaciones de cuestiones de financiación”.

La actividad de esta comisión se venía centrando en la negociación respecto a las propiedades eclesiásticas en Tierra Santa y a cuestiones fiscales. Las reuniones ya están teniendo periodicidad semestral.

La próxima cita plenaria tendrá lugar en Israel, en la primera quincena de diciembre. Mientras tanto, la comisión continuará con su actividad a nivel de trabajo ordinario. [M.L.]

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Progrès significatifs vers un accord entre le Saint-Siège et Israël

Réunion de la Commission entre Israël et le Saint-Siège à Rome le 28 mai

ROME, Vendredi 30 mai 2008 (ZENIT.org) – Les membres de la Commission bilatérale permanente de travail entre Israël et le Saint-Siège, qui s’est réunie au Vatican pour discuter de la mise en application de l’Accord fondamental, se sont quittés mercredi 28 mai sur des progrès significatifs.

Dans un communiqué conjoint publié à l’issue de leur réunion, la commission, sans révéler la teneur de leurs entretiens, affirme que les travaux se sont déroulés dans « un climat de grande cordialité et de bonne volonté ».

« Des progrès significatifs ont été accomplis vers la conclusion d’un accord commun, tant sur le plan substantiel qu’au niveau des procédures à mettre en œuvre pour améliorer l’efficacité des négociations encore en cours », précise le communiqué.

L’Accord fondamental, signé par les deux Etats le 30 décembre 1993, énonce les principes qui doivent régir les relations entre les deux Etats. Mais son entrée en vigueur a été suspendue tant qu’une série d’accords complémentaires, visant à garantir la liberté et les droits de l’Eglise en territoire israélien, n’auront pas été négociés et signés.

L’Accord sur la personnalité juridique de droit international dont jouit le Saint-Siège a été signé en 1997 mais n’est jamais entré en vigueur sur le territoire israélien, tandis que l’Accord économique, prévu par l’Accord fondamental, n’a encore jamais vu le jour.

Cet accord économique porte essentiellement sur trois points : « les propriétés de l’Église expropriées ou soumise à des servitudes ; les services que l’Église rend à la population israélienne, qu’elle soit juive ou palestinienne ; la confirmation des exemptions fiscales dont l’Eglise bénéficiait déjà au moment de la naissance de l’Etat d’Israël et qui, selon une décision des Nations unies, devaient être honorées par l’Etat hébreu ».

La délégation du Saint-Siège était conduite par le sous-secrétaire pour les relations avec les Etats Mgr Pietro Parolin, entouré entre autres du secrétaire de la Congrégation pour les Eglises orientales, Mgr Antonio Maria Vegliò, et du nonce apostolique en Israël, Mgr Antonio Franco.

La délégation israélienne, conduite par le directeur général du Ministère des affaires étrangères Aaron Abramovich, réunissait quant à elle, entre autres, l’ambassadeur israélien près le Saint-Siège, Mordechay Lewy, et le directeur de la Division des affaires juives mondiales au Ministère des affaires étrangères, Shmuel Ben-Shmuel.

La Commission a convenu de se rencontrer à nouveau dans la première moitié du mois de décembre à Jérusalem, confirmant ainsi la cadence semestrielle établie pour faire avancer les négociations.

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Progressos na Comissão Bilateral Santa Sé-Israel

Celebrou no Vaticano sua reunião plenária

CIDADE DO VATICANO, quinta-feira, 29 de maio de 2008 (ZENIT.org).- Com «conquistas importantes» se celebrou na quarta-feira, no Vaticano, a sessão plenária da Comissão de Trabalho Bilateral Permanente entre a Santa Sé e o Estado de Israel.

Um comunicado conjunto de ambas instâncias – difundido pela Sala de Imprensa da Santa Sé – dá conta da celebração desta reunião «para prosseguir as negociações relativas ao artigo 10, parágrafo 2 do Acordo Fundamental entre a Santa Sé e o Estado de Israel (30 de dezembro de 1993)».

A delegação da Santa Sé esteve presidida por Dom Pietro Parolin, subsecretário para as Relações com os Estados, e a do Estado de Israel por Aaron Abramovich, diretor geral do Ministério de Exteriores israelense.

«O trabalho dessa sessão plenária se desenvolveu em um clima de grande cordialidade e boa vontade, e realizou conquistas importantes em vista do objetivo comum, tanto em termos substantivos como na intenção de pôr em prática medidas para implementar a eficácia das negociações em curso», explica o comunicado conjunto.

Publicado igualmente pela Embaixada de Israel ante a Santa Sé, o comunicado se difundiu com o título: «‘Progressos significativos’ nas conversas de questões de financiamento».

A atividade desta comissão se vinha centrando na negociação com relação às propriedades eclesiásticas na Terra Santa e a questões fiscais. As reuniões já estão tendo periodicidade semestral.

A próxima reunião plenária acontecerá em Israel, na primeira quinzena de dezembro. Enquanto isso, a comissão continuará com suas atividades habituais.

© ZENIT.org

Vaticano: Papa riceve Berlusconi, Ahmadinejad ma non la Kirchner

30 maggio 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 30 maggio 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo la notizia apparsa ieri sul quotidiano il velino in merito alle prossime udienze private del Santo Padre:

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Città del Vaticano, 29 maggio (Velino) – Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà ricevuto in udienza dal Papa venerdì 6 giugno prossimo. La notizia, circolata negli ultimi giorni, è stata confermata oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Il Cavaliere era già stato ricevuto da questo Papa ancora da presidente del Consiglio il 19 novembre 2005 (e da Giovanni Paolo II il 3 luglio 2001 e il 5 marzo 2003). In quell’occasione i avevano avuto uno scambio di opinioni sui problemi bilaterali fra Stato e Chiesa in Italia ed era stata riaffermata la comune volontà di collaborazione fra le parti, nel solco dei Patti Lateranensi. L’incontro è stato chiesto da Berlusconi subito dopo la vittoria delle elezioni, ed è stato ottenuto dopo “trattative” condotte dal gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che è facile immaginare nel seguito del presidente. Non si hanno ulteriori dettagli per quanto riguarda le personalità che accompagneranno Berlusconi.


Quanto al Papa, nei giorni immediatamente precedenti all’udienza di Berlusconi, avrà modo di incontrare con ogni probabilità alcuni capi di stato che sono a Roma in occasione del vertice della Fao (3-5 giugno). Pare che già sette-otto di loro abbiano chiesto udienza privata a Benedetto XVI. Tra questi il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, quello brasiliano Luis Inacio Lula da Silva e il venezuelano Ugo Chavez. Incontri molto delicati, per definire i quali è al lavoro la diplomazia vaticana. Non è infatti ancora chiaro se si tratterà, come si era pensato in un primo momento, di un’udienza collettiva (che però non ha trovato il gradimento dei capi di stato), o – come pare sia l’orientamento – di diversi incontri privati. Pare anche che la Fao abbia avanzato richiesta per una visita del Papa nella sede del Congresso, ma al momento il programma prevede che sia il cardinale Tarcisio Bertone, nel giorno di apertura, a leggere un Messaggio di Benedetto XVI.

Un capitolo a parte è quello argentino: la presidente Cristina Fernandez de Kirchner parteciperà infatti al vertice della Fao, mentre non risulta abbia chiesto per un’udienza dal Papa. In questi giorni si tova invece a Roma una delegazione di vescovi argentini guidati dal cardinale Jorge Maria Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. I presuli dovrebbero discutere col Papa della nomina dell’ambasciatore presso la Santa Sede, in sospeso da mesi. Il governo argentino aveva nominato Alberto Iribarne, il cui pedigree però non sarebbe proprio regolare, visto che è divorziato e risposato. La Kirchner non sembra comunque voler cedere in alcun modo su questa nomina almeno in assenza di un rifiuto ufficiale della figura di Iribarne, anche se la prospettiva fosse quella di lasciare vacante a tempo indeterminato il posto di capo delegazione. La mancata richiesta di udienza potrebbe dunque inserirsi in questa linea.

(Marinella Bandini)

© il Velino.it del 29 maggio 2008.