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Intervento della Santa Sede al Consiglio di sicurezza dell’Onu

16 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 16 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy). Pubblichiamo in anteprima l’articolo che apparirà nella giornata di domani sulle pagine dell’Osservatore Romano :

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Intervento della Santa Sede al Consiglio di sicurezza dell’Onu

Tutela dei civili nei conflitti armati

Pubblichiamo la traduzione dell’intervento pronunciato il 14 gennaio dall’Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite a New York, nell’ambito del dibattito aperto sulla protezione dei civili nei conflitti armati.

Signor Presidente,

da più di dieci anni il Consiglio di Sicurezza affronta il tema della tutela dei civili nei conflitti armati. Tuttavia la sicurezza dei civili durante il conflitto sta divenendo sempre più critica, se non, a volte, drammatica, come abbiamo visto negli scorsi mesi, settimane e giorni nella Striscia di Gaza, in Iraq, in Darfur e nella Repubblica Democratica del Congo, per portare solo alcuni esempi.

L’anno 2009 celebra, fra le altre cose, il sessantesimo anniversario delle Convenzioni di Ginevra. Dal momento che la protezione dei civili deriva dalle norme stabilite in tali convenzioni e nei protocolli successivi, la mia delegazione confida nel fatto che questo nuovo anno sarà anche un’occasione per valutare l’impegno delle parti nel garantire la protezione di civili mediante un maggiore rispetto per le norme del diritto umanitario.

L’Aggiornamento del 2003 della piattaforma in 10 punti sulla protezione dei civili è uno strumento importante per chiarire le responsabilità, migliorare la cooperazione, facilitare la realizzazione e rafforzare ulteriormente il coordinamento nel sistema delle Nazioni Unite e resta oggi una road map più che mai indispensabile per proteggere i civili intrappolati nei conflitti armati. I suoi 10 punti di azione sono una sfida per la comunità internazionale, in particolare per il Consiglio di Sicurezza, che esige una risposta sollecita, decisiva e operativa. Sebbene tutti i suoi punti siano importanti l’accesso agli aiuti umanitari, la speciale protezione de bambini e delle donne e il disarmo continuano a essere i tre pilastri fondamentali per offrire maggiore protezione ai civili.

Il soverchiante maltrattamento dei civili in troppe parti del mondo non sembra essere solo un effetto collaterale della guerra. Continuiamo a vedere civili deliberatamente bersagliati come mezzo per raggiungere fini politici e militari. Negli scorsi giorni abbiamo assistito al fallimento concreto di tutte le parti nel rispettare la distinzione fra bersagli civili e militari. È tristemente chiaro che i disegni politici e militari soppiantano il rispetto basilare per la dignità e i diritti di persone e comunità, quando vengono utilizzati metodi e armamenti senza prendere alcuna misura ragionevole per evitare danni ai civili, quando donne e bambini vengono utilizzati come scudo dai combattenti, quando l’accesso agli aiuti umanitari viene negato nella Striscia di Gaza, quando persone vengono dislocate e villaggi distrutti in Darfur e quando vediamo che la violenza sessuale devasta la vita di donne e di bambini nella Repubblica Democratica del Congo.

In tale contesto, la protezione dei civili richiede non solo un impegno rinnovato per il diritto umanitario, ma anche e soprattutto buona volontà e azione politiche coerenti. La protezione dei civili deve basarsi sull’esercizio responsabile della leadership da parte di tutti. Ciò esige che i leader politici esercitino il diritto alla legittima difesa o il diritto all’autodeterminazione ricorrendo soltanto a mezzi legittimi; esige pure che riconoscano pienamente le loro responsabilità nei confronti della comunità internazionale e che rispettino il diritto di altri Stati e comunità ad esistere e co-esistere in pace. La vasta gamma di meccanismi utilizzati dalle Nazioni Unite per garantire la protezione dei civili avrà esito positivo se si riuscirà, almeno, a promuove una cultura di esercizio responsabile della leadership fra i suoi membri e a considerare questi ultimi, come ogni parte in conflitto, responsabili per il compimento dei loro obblighi verso gli individui e le comunità.

Il fardello sempre più pesante di morti e di conseguenze imposte ai civili a causa della guerra deriva anche dalla produzione massiccia, dalla costante innovazione e dalla sofisticatezza degli armamenti. La qualità e la disponibilità sempre più elevate di armi piccole e leggere, di mine anti-uomo e di munizioni a grappolo rendono tragicamente più facile e più certa l’uccisione di esseri umani. In questo contesto, la mia delegazione sostiene pienamente e incoraggia gli obiettivi della recente risoluzione dell’Assemblea Generale Verso un Trattato sul commercio degli armamenti, che è un primo passo importante verso uno strumento legalmente vincolante relativamente al commercio e al trasferimento degli armamenti. Parimenti, la mia delegazione accoglie con favore l’adozione della Convenzione sulle Munizioni a Grappolo e incoraggia i Paesi a ratificare questo trattato come priorità e segno del loro impegno per affrontare le morti di civili.

Grazie, signor Presidente

©L’Osservatore Romano – 17 gennaio 2009

Firma dell’Accordo tra Santa Sede e il Land Schleswig-Holstein

14 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO – Mercoledì, 14 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy). Riportiamo l’articolo che apparirà nella giornata di domani sulle pagine dell’Osservatore Romano :

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Firma dell’Accordo tra Santa Sede e il Land Schleswig-Holstein

Alle ore 13,30 di lunedì, 12 gennaio 2009, è stato firmato a Kiel (Repubblica Federale di Germania) un Accordo fra la Santa Sede e il Land Schleswig-Holstein, che regola i rapporti fra la Chiesa cattolica e detto Land.

Per la Santa Sede ha firmato, come Plenipotenziario, S.E. Monsignor Jean-Claude Périsset, Arcivescovo titolare di Giustiniana Prima, Nunzio Apostolico in Germania.

Per il Land Schleswig-Holstein, il Ministro-Presidente, Signor Peter Harry Carstensen.

Presenti alla cerimonia erano anche: 

per parte ecclesiastica,
S.E. Monsignor Werner Thissen, Arcivescovo di Amburgo; S.E. Monsignor Hans-Jochen Jaschke, Vescovo Ausiliare di Amburgo; il Signor Karl-Heinz Schmieniann, Consulente legale dell’Arcidiocesi di Amburgo; la Signora Beate Bäumer, Direttrice dell’Ufficio Cattolico dello Schleswig-Holstein; il Signor Eckehardt Doppke, collaboratore esterno dell’Ufficio Cattolico dello Schleswig-Holstein; il Reverendo Leo Sunderdiek, Prevosto e Decano di Kiel; Monsignor Stephan Stocker, Consigliere della Nunziatura Apostolica in Germania;

per parte statale,
il Segretario di Stato Signor Heinz Maurus, Capo della Cancelleria di Stato; la Signora Ute Erdsiek-Rave, Ministro per l’Educazione e le Donne; il Signor Lothar Hay, Ministro degli Interni; il Signor Wemer Marnette, Ministro per la Scienza, per l’Economia e per il Traffico; il Signor Christian Hauck, portavoce del Governo; la Signora Ute Schmidt, rappresentante del Protocollo; il Consigliere Ministeriale Signor Raju Sharrna, Referente per la Chiesa presso la Cancelleria di Stato.

Il presente Accordo, che consta di 24 articoli, regola la situazione giuridica della Chiesa cattolica nel Land Schleswig-Holstein. Fra l’altro, stabilisce norme circa l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, il riconoscimento statale delle scuole in gestione ecclesiastica, la formazione universitaria, l’attività della Chiesa nei campi pastorale, socio-sanitario e caritativo, l’imposta ecclesiastica e la cura degli edifici ecclesiastici soggetti a tutela monumentale. In sintesi, viene riconosciuto il ruolo della Chiesa cattolica nella società del Land Schleswig-Holstein.

(©L’Osservatore Romano – 15 gennaio 2009)

Monsignor Peter Stephan Zurbriggen nuovo nunzio apostolico in Austria

14 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 14 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy).- Benedetto XVI ha nominato Nunzio Apostolico in Austria l’Arcivescovo Peter Stephan Zurbriggen, finora Nunzio Apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia.

Sostituisce l’Arcivescovo libanese Edmond Farhat, rappresentante papale a Vienna dal luglio 2005, che ha presentato la rinuncia al Pontefice per motivi di età.

Monsignor Zurbriggen è nato il 27 agosto 1943 a Brig (Svizzera). Dopo essere entrato nel seminario svizzero di Sión, il suo Vescovo lo ha mandato a studiare al Collegio Germanico di Roma. E’ stato ordinato sacerdote il 10 ottobre 1969.

Dopo essersi laureato in Diritto Canonico, nel 1975 è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede, esercitando il suo ministero, tra gli altri Paesi, in Bolivia, Uruguay, Germania e Francia, Sudafrica e India.

Il 13 novembre 1993 Giovanni Paolo II lo ha nominato Nunzio Apostolico in Mozambico, elevandolo alla dignità arcivescovile.

Il 13 giugno 1998 lo stesso Papa l’ha nominato Nunzio Apostolico nelle ex repubbliche sovietiche di Georgia, Azerbaigian e Armenia.

Era Nunzio Apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia dal 25 ottobre 2001.

Neuer Apostolischer Nuntius für Österreich kommt aus der Schweiz

14 gennaio 2009

Erzbischof Zurbriggen beerbt Erzbischof Farhat

 

 

WIEN, 13. Januar 2009 (ZENIT.org).- Der aktuelle Apostolische Nuntius in Litauen, Estland und Lettland, Erzbischof Peter Stephan Zurbriggen, wird neuer Vertreter des Heiligen Stuhls in Österreich. Wie die Apostolische Nuntiatur in Wien heute ankündigte, wird die Ernennung durch Papst Benedikt XVI. morgen, Mittwoch, vom Vatikan offiziell bekannt gegeben werden.

Erzbischof Zurbriggen, 65 Jahre alt und ein gebürtiger Schweizer, wird Erzbischof DDr. Edmond Farhat beerben, dessen altersbedingtes Rücktrittsgesuch bereits vor einigen Monaten vom Papst angenommen worden war. Über den Zeitpunkt der Amtsübernahme liegen derzeit noch keine Informationen vor.

Zurbriggen wurde am 27. August 1943 in Brig in der Diözese Sitten/Sion im Kanton Wallis geboren. Er trat 1975 in den Diplomatischen Dienst des Heiligen Stuhls ein. 1993 wurde er von Papst Johannes Paul II. zum Apostolischen Delegaten in Mocambique und gleichzeitig zum Erzbischof bestellt (seine Titular-Erzdiözese ist Glastonia). Seine Bischofsweihe empfing er am 6. Jänner 1994.

1996 wurde die Vatikan-Repräsentanz in Mocambique zur Nuntiatur aufgewertet. 1998 wechselte Zurbriggen als Nuntius in die Kaukasus-Republiken Georgien, Armenien und Aserbaidschan, 2001 in das Baltikum.

„Ich glaube, dass sich die Österreicher neu bewusst werden müssen, wie begnadet und reich beschenkt sie sind“, erklärte der scheidende Apostolische Nuntius Erzbischof Farhat im ZENIT-Gespräch. „Gott sei Dank ist Österreich schon viele Jahre vor einem Krieg verschont geblieben, was diesem Land einen großen wirtschaftlichen Reichtum verschafft hat. Mir tut es leid, wenn ich aber hier erlebe, dass sich manche Österreicher trotz all dieser schönen Tatsachen nur beklagen und nicht zufrieden sind. Meine Heimat, der Libanon, wird hingegen schon seit Jahrzehnten immer wieder von Kriegen heimgesucht. Die Menschen, die dort geblieben sind, haben aber die Hoffnung auf eine bessere Zukunft nicht verloren und sind mit dem Wenigen, das sie haben, zufrieden und strengen sich an, damit es noch besser wird.“

In Österreich gebe es „verschiedene positiven Ansätze und Initiativen“, die „wie kleine Lichter“ seien, die man aber zusammenbringen müsse, „damit sie in die Weite leuchten können“. Zur Glaubensvertiefung bedürfe es „Zeit und Platz für Gott“. Deshalb sei es angebracht, sich im Lauf des Tages Zeiten zu nehmen, „um Ruhe und die Sehnsucht zum Schweigen wieder zu finden und Gott begegnen zu können“.

 

 

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Monsignor Andrés Carrascosa Coso nuovo nunzio apostolico a Panama

12 gennaio 2009

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 12 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy).  Benedetto XVI ha nominato nunzio apostolico a Panama monsignor Andrés Carrascosa Coso, arcivescovo titolare di Elo, finora nunzio apostolico nella Repubblica del Congo e in Gabon.

E’ nato a Cuenca (Spagna) il 16 dicembre 1955 ed è stato ordinato sacerdote il 2 luglio 1980. Si è incardinato a Cuenca.

Laureato in Diritto Canonico, ha la licenza in Teologia Biblica.

Entrato nel Servizio diplomatico della Santa Sede il 1° maggio 1985, ha prestato successivamente la propria opera nelle Rappresentanze Pontificie in Liberia e in Danimarca, presso il Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa, la Missione presso l’Ufficio dell’ONU e Istituzioni Specializzate a Ginevra e presso le nunziature apostoliche in Brasile e in Canada.
Oltre allo spagnolo, conosce l’italiano, il francese, l’inglese, il tedesco e il portoghese.