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Padre Funes ringrazia Galileo

27 novembre 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Giovedì, 27 novembre 2008 (Vatican Diplomacy). Padre Funes, dopo l’articolo sulla salvezza di eventuali altri abitanti dell’universo ritorna a scrivere sulle pagine de L’Osservatore Romano in occasione del convegno “La scienza 400 anni dopo Galileo Galilei”:

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Il 2009 sarà l’Anno internazionale dell’astronomia

Grazie, Galileo

di José G. Funes
Gesuita Direttore della Specola Vaticana

“Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per alcuni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi”:  ha ragione il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Molte volte per noi astronomi i pianeti, le stelle, le galassie sono dei punti interrogativi, dei “problemi” che chiedono una risposta impegnativa, ragionevole, scientifica. Forse il piccolo principe ha seguito qualche corso di astronomia. Perché questa è l’immagine diffusa dello scienziato:  un uomo serio, che parla di cose difficili, incomprensibili per tutti tranne che per i suoi colleghi.

I quali, a loro volta, pongono altre domande alle quali è difficilissimo dare una risposta. Credo che il piccolo principe sarebbe felice di sapere che il 2009 sarà l’Anno internazionale dell’astronomia, dichiarato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per celebrare il quattrocentesimo anniversario delle prime osservazioni astronomiche che Galileo Galilei realizzò nel 1609 puntando il suo cannocchiale verso il cielo su iniziativa dell’Unione internazionale di astronomia – della quale la Santa Sede fa parte come Stato membro dal 1932 – e dell’Unesco. In Italia, paese promotore dell’iniziativa, questa è nota anche come Anno galileiano.

Alcuni grandi interrogativi che l’umanità si pone da secoli saranno riproposti e approfonditi per l’occasione da molti astronomi, i quali si impegneranno – pur nei limiti dell’operare scientifico – a elaborare risposte sempre più esaustive e soddisfacenti. Forse questo Anno servirà a convincere tutti cittadini del mondo che le stelle non vanno guardate solo come delle piccole luci, ma come delle amiche. “Quando tu guarderai il cielo, la notte, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero”, ci ricorda ancora il piccolo principe.

L’astronomia ha avuto un ruolo di rilievo in quasi tutte le culture, ispirando le domande più profonde dell’uomo. Dal canto suo, la Chiesa ha sempre compreso l’importanza di questa scienza, incoraggiandola e promuovendola. Si pensi, solo per ricordare un esempio poco conosciuto, che nelle “riduzioni” del Paraguay, in particolare in quella dei Santi Cosma e Damiano, il gesuita argentino Buenaventura Suárez (1700-1750) era stato in grado di allestire un vero e proprio osservatorio astronomico nel mezzo della foresta tropicale. Riuscendo, con strumenti che si era fatto portare dall’Europa e altre apparecchiature costruite grazie all’aiuto dei guaraní, a compiere osservazioni e costruire delle tabelle astronomiche.

Proprio mentre sta per iniziare questo Anno internazionale, è inevitabile che si riproponga una delle questioni che ha segnato in questi secoli il dibattito sul rapporto tra fede e scienza:  qual è la posizione della Chiesa in relazione al caso Galileo? Non posso rispondere da esperto, né da persona neutrale. Appartengo alla Chiesa. E conosco quanto basta per rendermi conto che la complessità di questo argomento impedisce probabilmente di arrivare a conclusioni chiare e distinte. Penso che il caso Galileo non si potrà mai chiudere in un modo soddisfacente tutti. Io credo che l’umanità e la Chiesa debbano essergli riconoscenti per il suo impegno a favore del copernicanesimo e della Chiesa stessa. Il drammatico scontro di alcuni uomini di Chiesa con Galileo ha lasciato delle ferite che ancora oggi sono aperte. La Chiesa in qualche modo ha riconosciuto i suoi sbagli. Forse si poteva fare meglio:  sempre si può far meglio.

Un primo aspetto del caso Galileo riguarda l’ermeneutica biblica. Recentemente Benedetto XVI ha ricordato ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze che “Galileo vedeva la natura come un libro il cui autore è Dio così come lo è delle Scritture”. Un secondo aspetto del conflitto fu pastorale. Credo che Giovanni Paolo ii abbia dato qui una regola d’oro che dobbiamo sempre avere presente, avvertendo i teologi che è un dovere “tenersi regolarmente informati sulle acquisizioni scientifiche per esaminare, all’occorrenza, se è il caso o meno di tenerne conto nella loro riflessione o di operare delle revisioni nel loro insegnamento”.

Per chi ha fede, la storia non è solo storia della scienza ma storia di salvezza. Da questo punto di vista dobbiamo ringraziare Dio per i nostri peccati che ci permettono di far esperienza della sua misericordia. È proprio questo che la Chiesa celebra quando canta l’Exultet nella veglia pasquale:  O felix culpa. In questo senso io spero che ciò che fu – e che forse ancora è – un terreno di conflitto possa diventare un terreno di incontro, di dialogo. Qualcuno potrà dire che questo è un atteggiamento un po’ ingenuo. Ma non dobbiamo smettere di sognare. Se lo facessimo, quel giorno smetteremmo di essere umani.

Sarebbe ingiusto dire che la Chiesa si è impegnata per le scienze solo dopo Galileo:  egli stesso è la prova di questo impegno, già allora plurisecolare. Forse non ci sarebbe stato Galileo senza la Chiesa cattolica. E forse non ci sarebbe stata una Specola Vaticana senza Galileo.

©L’Osservatore Romano 27 novembre 2008

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La Chiesa non “fa” politica, ma educa all’impegno politico

24 giugno 2008

Afferma il Cardinal Martino

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 23 giugno 2008 (ZENIT.org).- “La Chiesa non fa politica; la Chiesa non forma alla politica”, ma “deve formare ed educare all’impegno sociale e politico, facendo tesoro della sua dottrina sociale”.

E’ quanto ha affermato il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, al termine del Seminario internazionale sul tema “La politica, forma esigente di carità”, svoltosi il 20 e il 21 giugno in Vaticano alla presenza di circa 60 esperti tra politologi, studiosi e personalità impegnate nel sociale.

“Il cristiano è chiamato a dare alla politica uno statuto autenticamente umano, liberandola costantemente da illusioni messianiche e recuperandone il ruolo fondamentale dalle delusioni che la circondano”, ha affermato il Cardinale secondo quanto riporta “L’Osservatore Romano”.

La politica, infatti, “resta una questione seria per un cristiano: a essa egli guarda per arricchirne il ruolo con quel formidabile complesso di principi e di valori proposti dalla dottrina sociale della Chiesa”.

Tra gli oratori del Seminario, l’Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica, che è intervenuto su politica, politici, virtù e santità; Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che ha proposto una lettura storica del passaggio dalle ideologie forti alla politica debole; il parlamentare statunitense Christopher Smith, che ha affrontato le tematiche della tutela della vita e della famiglia; la biogenetista Carmen Romero Paredes, che ha illustrato la questione delle biotecnologie nel contesto della politica e dell’ecologia umana e naturale.

Sintetizzando quanto detto durante il Seminario, il Cardinal Martino ha sottolineato come la dottrina sociale sia uno strumento strategico fondamentale nell’impegno politico dei cristiani e nell’approccio cristiano alla politica.

L’incontro ha anche fornito l’occasione per una presa di coscienza e un esame delle sfide che la politica deve affrontare nel mondo globalizzato, che il porporato ha ricondotto alle questioni della verità e dell’autorità, “ignorate, purtroppo da molto tempo, dalla riflessione teorica sulla comunità politica, non senza danno”.

Nel corso del Seminario è infatti emersa la convinzione che la questione della verità sarà sempre più importante in futuro, “a causa della domanda drammatica di senso che la tecnica sta ponendo a tutti noi”.

Ciò si pone su una dimensione triplice, ricorda “L’Osservatore Romano”: “nell’ambito politico, ove incombe il rischio della tecnocrazia, nell’ambito della manipolazione della vita, là dove ci si affida ciecamente alle biotecnologie, nell’ambito della comunicazione, rimodellato e sconvolto dalla tecnologia informatica”.

In questi ambiti, ha affermato il Cardinal Martino, “si pone con forza il problema della verità, in quanto senza riferimento a essa la democrazia si trasforma in tecnica procedurale, la biotecnologia in ‘fabbricazione’ della vita e dell’uomo, e le tecnologie dell’informazione in produzione di mondi virtuali”, con il rischio di arrivare a “forme inedite di asservimento dell’uomo all’uomo”.

Quanto alla questione dell’autorità, anch’essa sarà decisiva in futuro e “dovrà essere pensata e articolata in modo nuovo, più orizzontale e flessibile, con una maggiore coerenza al principio di sussidiarietà”.

Solo così, infatti, sarà possibile “vincere le dinamiche centrifughe della società di oggi e sviluppare invece dinamiche aggregative e solidali”.

© Copyright ZENIT.org

Il programma della visita del cardinale Tarcisio Bertone in Bielorussia

17 giugno 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Martedì, 17 giugno 2008 (Vatican Diplomacy). Pubblicato il programma della visita che il cardinale Tarcisio Bertone effettuerà in Bielorussia dal dal 18 al 22 giugno, dove incontrerà il presidente della Repubblica e il metropolita ortodosso Filaret:

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E’ stato reso noto stamane il programma della visita ufficiale in Bielorussia, già annunciata, del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, che si tratterrà nell’ex Repubblica sovietica per cinque giorni. Il porporato giungerà nella capitale bielorussa, alle 18 di mercoledì prossimo 18 giugno, dove all’aeroporto di Minsk, sarà accolto dalle autorità ecclesiastiche e civili. In serata la visita alla sede della Caritas diocesana.

Giovedì in mattinata, l’atteso incontro con il Metropolita ortodosso di Minsk e Sluck, Filaret, Esarca patriarcale di tutta la Bielorussia; quindi i colloqui con il presidente del Comitato per gli Affari religiosi e le Minoranze etniche del Consiglio dei Ministri, Guljako, e con il ministro degli Esteri, Martynov. Nel pomeriggio la Lectio Magistralis al mondo della cultura, ai docenti ed agli studenti dell’Università Statale bielorussa, sul tema “Fede e ragione: parlare di Dio all’uomo di oggi”. Poi la visita alla comunità greco-cattolica e l’appuntamento al Teatro Nazionale di Balletto, dove sarà in scena “La Creazione del Mondo”.

Venerdì al mattino, l’incontro con la Conferenza episcopale bielorussa, e a seguire con il presidente della Repubblica Lukasenko, per poi partecipare al pranzo offerto dal ministro degli Esteri. Nel tardo pomeriggio, nella Cattedrale di Pinsk – città a sudovest di Minsk – l’incontro con il cardinale Kazimierz Świątek e la recita dei Vespri.

Sabato, al mattino a Grodno, la celebrazione della Santa Messa nella Cattedrale e l’incontro con i sacerdoti e i religiosi; al pomeriggio a Minsk, la benedizione della prima Pietra della chiesa di S. Giovanni Battista e l’incontro con i giovani.

Domenica mattina, l’incontro con la comunità parrocchiale, nella chiesa dei Santi Simone ed Elena; e poi la deposizione di una corona di fiori in piazza della Vittoria; quindi solenne celebrazione della Santa Messa nella cattedrale di Minsk. Alle 12.45 la conferenza stampa, prima del pranzo con i vescovi ed il visitatore apostolico per i fedeli greco-cattolici. Infine la partenza alle 18 dallo stesso aeroporto della capitale e il rientro a Roma.

© Copyright Radio Vaticana, articolo disponibile qui.

Il Papa riceve Antoine Zanga, nuovo ambasciatore del Camerun presso la Santa Sede

16 giugno 2008

CITTA’ DEL VATICANO – Lunedì, 16 giugno 2008 (Vatican Diplomacy). Sua Santità Papa Benedetto XVI ha ricevuto oggi Antoine Zanga, nuovo ambasciatore del Camerun presso la Santa Sede, questo l’articolo dell’Osservatore Romano:

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Nel discorso al nuovo ambasciatore del Camerun il Papa chiede l’impegno internazionale nella lotta alla povertà

Scelte economiche mirate per spezzare il circolo vizioso del sottosviluppo

Benedetto XVI ha ricevuto nella mattina di lunedì 16 giugno, alle ore 11, in solenne udienza, sua eccellenza il signor Antoine Zanga, nuovo ambasciatore del Camerun presso la Santa Sede, il quale ha presentato le Lettere con le quali viene accreditato nell’alto ufficio. Sua eccellenza l’ambasciatore, rilevato alla sua residenza da un gentiluomo di Sua Santità e da un addetto di Anticamera, è giunto alle 10.45 al Cortile di San Damaso, nel palazzo apostolico Vaticano, ove un reparto della Guardia Svizzera Pontificia rendeva gli onori. Al ripiano degli ascensori, l’ambasciatore era ricevuto da un gentiluomo di Sua Santità e subito dopo saliva alla seconda Loggia, dove si trovavano ad attenderlo gli addetti di Anticamera e i sediari. Dalla seconda Loggia il corteo si dirigeva alla Sala Clementina, dove l’ambasciatore veniva ricevuto dal prefetto della Casa Pontificia, monsignor James Michael Harvey, arcivescovo titolare di Memfi, il quale lo accompagnava nella Biblioteca privata. Il Prefetto presentava al Papa il nuovo ambasciatore. Dopo la presentazione delle Credenziali da parte dell’ambasciatore aveva luogo lo scambio dei discorsi. Questo è il testo del discorso di Benedetto XVI:


Monsieur l’Ambassadeur,

C’est avec joie que je vous accueille, Excellence, au moment où vous inaugurez votre mission d’Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire de la République du Cameroun près le Saint-Siège, saluant le fait que vous soyez le premier Ambassadeur de votre pays résidant à Rome. Je vous remercie des aimables paroles par lesquelles vous transmettez les souhaits du Président Paul Biya, vous sachant gré, en retour, de lui exprimer mes salutations cordiales et mes voeux les meilleurs pour sa haute mission au service de tous ses compatriotes. Mes voeux s’adressent aussi aux Autorités de l’Etat et à tous les Camerounais, en particulier aux pasteurs et aux fidèles de l’Eglise catholique, appelés à être toujours davantage partie prenante de la res publica, avec tous leurs frères, faisant rayonner les valeurs humaines et chrétiennes fondamentales pour la gestion de la vie sociale, pour le développement de la nation et pour le bien-être de tous.

Votre pays, comme de nombreux autres, notamment dans le Continent africain, souffre tout particulièrement de la conjoncture économique actuelle, qui touche de nombreuses familles n’ayant pas le minimum pour subvenir à leurs besoins les plus fondamentaux et qui ne favorise pas la croissance nationale. Mais il y a des éléments internes qui peuvent aussi infléchir cette croissance. Toute nation doit rechercher la stabilité économique et sociale, s’attachant sans cesse à s’organiser par ses propres moyens et dans le respect de ses propres institutions; il lui revient de favoriser les micro-projets qui engagent localement des hommes et des femmes, ainsi que de lutter efficacement contre les trafics illicites et les phénomènes de corruption. J’invite donc tous les Camerounais à avoir une conscience toujours plus aiguisée du bien commun. Il faut aussi souhaiter que la Communauté internationale, par des aides appropriées et bien ciblées, de même que par une politique économique à l’échelle mondiale, puisse contribuer à rompre le cercle vicieux du sous-développement et de la pauvreté extrême; il convient aussi de prendre en compte les différents phénomènes qui ont une incidence néfaste sur les populations, tels les cataclysmes, le réchauffement climatique, les pandémies, les guerres et le terrorisme. Je ne peux que souhaiter que les Institutions internationales avec lesquelles les Autorités nationales travaillent en vue d’accords ayant pour objectif un allégement ou une annulation de la dette, et une répartition plus équitable des richesses, permettent à votre chère nation de trouver un nouvel élan économique et social, pour le bien de tous ses habitants et pour donner à la jeunesse une espérance nouvelle en un avenir meilleur.

Votre pays est actuellement affronté à une croissance du nombre de réfugiés venant des contrées voisines. Tout en appréciant l’attention portée aux personnes qui doivent laisser leur terre d’origine souvent en raison des conflits armés qui s’y déroulent, je ne peux qu’inviter les nations de la région à répondre toujours plus aux exigences de sécurité et de paix, pour faire face aux différents foyers de violence, dont l’ensemble de la population innocente, et l’Eglise elle-même, sont malheureusement souvent les victimes. Comment ne pas rappeler le décès tragique de Monseigneur Yves Plumey, du Père jésuite Engelbert Mveng, et plus récemment du Frère clarétain allemand Anton Probst. Un des devoirs fondamentaux des Responsables politiques est sans aucun doute d’offrir à leurs concitoyens une situation sociale pacifiée et la concorde, s’attachant à mettre fin aux tensions et aux mécontentements, qui engendrent régulièrement des conflits, pour faire prévaloir le dialogue et le respect de la légitime diversité culturelle entre les groupes sociaux et ethniques, pour construire et unifier la nation. De même, j’en appelle à toutes les personnes impliquées dans la vente ou dans le trafic des armes, avec des intérêts souvent très lucratifs, à s’interroger sur ce qu’engendrent leurs comportements. Puisse la Communauté internationale s’engager en ce domaine aux côtés des Autorités locales et intervenir aussi, pour qu’advienne chaque jour davantage la paix dans tous les pays.

Je me réjouis de l’attention que portent les Autorités camerounaises à la place de l’Eglise et à son travail, en particulier dans le domaine scolaire et sanitaire, sachant également que son oeuvre est aussi largement appréciée par la population. Soyez sûr que les communautés ecclésiales locales, les missionnaires et les institutions caritatives catholiques présentes sur le territoire cherchent avant tout le bien et la croissance des personnes, et qu’elles ont le souci de leur santé. Dans cet esprit, l’Eglise ne manque pas d’être attentive à ce qui concerne les maladies tropicales et la pandémie du Sida, cherchant par tous les moyens dont elle dispose à donner une éducation appropriée sur ces questions. D’autre part, à la suite de l’accord sur la reconnaissance des titres universitaires donnés par l’Université catholique de l’Afrique centrale, signé le 17 août 1995 entre le Saint-Siège et les Autorités de Yaoundé, dont on ne peut que se réjouir, l’éventuelle perspective d’un Accord plus organique entre le Saint-Siège et le Cameroun pourrait favoriser le développement de l’activité ecclésiale pour l’éducation et la santé de tous, avec l’appui et les aides que le Gouvernement pourrait apporter en la matière.

Au terme de notre rencontre, alors que vous inaugurez votre mission, je vous offre, Monsieur l’Ambassadeur, mes voeux les plus fervents pour la noble tâche qui vous attend. Soyez assuré que vous trouverez toujours auprès de la Secrétairerie d’Etat le soutien et l’accueil attentif dont vous pourrez avoir besoin. Sur vous-même, Excellence, sur vos proches, sur les membres de votre Ambassade, sur les Autorités et sur tous vos compatriotes de la chère Nation camerounaise, j’invoque les Bénédictions du Tout-Puissant.

Questa è una nostra traduzione italiana del discorso del Papa:

Signor Ambasciatore,

È con gioia che la accolgo, eccellenza, mentre inaugura la sua missione di ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica del Camerun presso la Santa Sede, apprezzando il fatto che lei è il primo ambasciatore del suo Paese residente a Roma. La ringrazio per le gentili parole mediante le quali mi ha trasmesso i voti del presidente Paul Biya e le sarei grato se potesse porgergli i miei saluti cordiali e i miei voti migliori per la sua alta missione al servizio di tutti i suoi concittadini. I miei voti vanno anche alle autorità dello Stato e a tutti i camerunensi, in particolare ai pastori e ai fedeli della Chiesa cattolica, chiamati a essere sempre più parte attiva della res publica, con tutti i loro fratelli, facendo risplendere i valori umani e cristiani fondamentali per la gestione della vita sociale, per lo sviluppo della nazione e per il benessere di tutti.

Il suo Paese, come molti altri, soprattutto nel continente africano, soffre in modo particolare per l’attuale congiuntura economica, che colpisce numerose famiglie, prive del minimo indispensabile per provvedere alle loro necessità fondamentali, e che non favorisce la crescita nazionale. Vi sono tuttavia alcuni elementi interni che possono a loro volta influire su tale crescita. Ogni nazione deve ricercare la stabilità economica e sociale, impegnandosi continuamente per organizzarsi con i propri mezzi e nel rispetto delle proprie istituzioni; spetta ad essa favorire i micro-progetti che coinvolgono localmente uomini e donne, come pure lottare efficacemente contro i traffici illeciti e i fenomeni di corruzione. Invito dunque tutti i camerunensi a prendere sempre più coscienza del bene comune. Occorre anche auspicare che la Comunità internazionale, mediante aiuti adeguati e ben mirati, e anche attraverso una politica economica a livello mondiale, possa contribuire a interrompere il circolo vizioso del sottosviluppo e della povertà estrema. È altresì opportuno tener conto dei diversi fenomeni che hanno un’incidenza nefasta sulle popolazioni, come i cataclismi, il riscaldamento climatico, le pandemie, le guerre e il terrorismo. Non posso che auspicare che le Istituzioni internazionali, con le quali le Autorità nazionali lavorano in vista di accordi aventi come obiettivo una riduzione o una cancellazione del debito e una ripartizione più equa delle ricchezze, permettano alla sua cara nazione di trovare un nuovo slancio economico e sociale, per il bene di tutti i suoi abitanti e per dare ai giovani una speranza nuova in un futuro migliore.

Il suo Paese deve attualmente far fronte alla crescita del numero dei rifugiati provenienti dai Paesi vicini. Nell’apprezzare l’attenzione rivolta alle persone che devono lasciare la propria terra d’origine spesso a causa dei conflitti armati che vi si svolgono, invito le nazioni della regione a rispondere sempre più alle esigenze di sicurezza e di pace, per far fronte ai diversi focolai di violenza, di cui l’insieme della popolazione innocente, e la stessa Chiesa, sono purtroppo spesso le vittime. Come non ricordare le morti tragiche di monsignor Yves Plumey, del padre gesuita Engelbert Mveng, e più di recente del fratello claretiano tedesco Anton Probst! Uno dei doveri fondamentali dei responsabili politici è senza alcun dubbio quello di offrire ai loro concittadini una situazione pacificata e la concordia, impegnandosi a mettere fine alle tensioni e al malcontento, che generano regolarmente conflitti, per far prevalere il dialogo e il rispetto della legittima diversità culturale fra i gruppi sociali ed etici, al fine di costruire e unificare la nazione. Parimenti, faccio appello a tutte le persone coinvolte nella vendita o nel traffico delle armi, con interessi spesso molto lucrativi, a interrogarsi su ciò che i loro comportamenti generano. Che la Comunità internazionale possa impegnarsi in questo campo accanto alle Autorità locali e anche intervenire, affinché la pace s’instauri ogni giorno di più in tutti i Paesi!

Sono lieto dell’attenzione che le autorità camerunensi rivolgono al posto occupato dalla Chiesa e al suo lavoro, in particolare nell’ambito scolastico e sanitario, sapendo anche che la sua opera è così ampiamente apprezzata dalla popolazione. Sia certo che le comunità ecclesiali locali, i missionari e le istituzioni caritative cattoliche presenti nel territorio ricercano prima di tutto il bene e la crescita delle persone, e che si preoccupano della loro salute. In questo spirito, la Chiesa è attenta a tutto ciò che concerne le malattie tropicali e la pandemia dell’Aids, cercando con tutti i mezzi di cui dispone di offrire un’educazione adeguata su questi temi. Inoltre, dopo l’accordo sul riconoscimento dei titoli universitari conferiti dall’Università cattolica dell’Africa centrale, firmato il 17 agosto 1995 fra la Santa Sede e le Autorità di Yaoundé, di cui non si può che gioire, l’eventuale prospettiva di un Accordo più organico fra la Santa Sede e il Camerun potrebbe favorire lo sviluppo dell’attività ecclesiale per l’educazione e la salute di tutti, con il sostegno e gli aiuti che il governo potrebbe apportare in questo ambito.

Al termine del nostro incontro, mentre inaugura la sua missione, le esprimo, signor Ambasciatore, i miei voti più ferventi per il nobile compito che l’attende. Sia certo che troverà sempre presso la Segreteria di Stato il sostegno e l’attenzione di cui potrebbe aver bisogno. Per lei, Eccellenza, i suoi cari, i membri della sua ambasciata, le autorità e tutti i suoi concittadini della cara nazione camerunense invoco le Benedizioni dell’Onnipotente.

© Copyright L’Osservatore Romano – 16-17 giugno 2008

Per Hanoi un “successo” la visita della delegazione della Santa Sede

16 giugno 2008

Secondo l’agenzia ufficiale vietnamita, si è deciso di fissare “al più presto” la data di inizio dei lavori del gruppo misto che deve esaminare “il processo di sviluppo dei rapporti bilaterali”.

Hanoi (AsiaNews) – “Un successo” la visita della delegazione vaticana in Vietnam che, insieme al governo di Hanoi ha preso la decisione di fissare “al più presto” la data di inizio dei lavori del gruppo misto per accelerare “il processo di sviluppo dei rapporti bilaterali”, ossia la possibilità di stabilire normali relazioni diplomatiche. E’ il giudizio che l’agenzia ufficiale vietnamita, la VNA, dà dei risultati della missione della Santa Sede che ieri è ripartita per Roma. “La delegazione vaticana ha terminato con successo la sua visita in Vietnam” è il titolo con il quale ha dato la notizia.

La stessa fonte parla di atmosfera “franca, aperta, costruttiva e di reciproco rispetto” nei colloqui che la delegazione guidata dal sottosegretario per i rapporti con gli Stati, mons. Pietro Parolin, ha avuto con gli esponenti politici vietnamiti, compresi il vicepremier e ministro degli esteri Pham Gia Khiêm ed il capo del Comitato affari religiosi Nguyen The Doanh.
Nel corso degli incontri, le parti “hanno proceduto ad uno scambio di punti di vista su alcuni problemi relativi alla Chiesa cattolica del Vietnam e su altri problemi di interesse comune”. Oltre che sul gruppo misto, ci si è trovati d’accordo che “il dialogo in spirito di fiducia, rispetto reciproco e rispetto delle leggi è il metodo migliore per discutere e risolvere i problemi di interesse comune”. Una frase, quest’ultima che sembra alludere alle questioni sulle richieste di restituzioni di beni avanzate dalla Chiesa e da ordini religiosi.

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Visit by Holy See delegation a success

According to official Vietnamese news agency, the date for the start of a joint group will be set as soon as possible; its task is to examine the “process of developing bilateral relations”.

Hanoi (AsiaNews) – The visit by a Vatican delegation to Hanoi was a success. Together with the government it decided that as soon as possible the two will set a date for the start of a joint group to work on accelerating the “process of developing bilateral relations,” which includes the possibility of establishing normal diplomatic relations, this according to a report by Vietnam’s official news agency VNA. “The Vatican delegation had completed with success its visit to Vietnam,” the former said as it recapitulated the results of the Holy See mission which left for Rome yesterday.

The same source said that talks between the delegation headed by the Undersecretary for Relations with States Mgr Pietro Parolin and Vietnamese leaders, including Deputy Prime Minister and Foreign Minister Pham Gia Khiêm and Religious Affairs Committee Chairman Nguyên Thê Doanh, were held in an atmosphere that was “frank, open, constructive and based on mutual respect.”

During the talks the two sides “exchanged points of view on some issues concerning the Catholic Church in Vietnam and some issued of common concern.”

In addition to the joint group the two agreed that “a dialogue in a spirit of trust, mutual respect and respect for the laws is the best way to discuss and solve problems of common interest,” words that appear to hint at the demand by the Catholic Church and religious orders for the return of Church property seized by the authorities in the past.