“La vera questua”, ovvero se la Chiesa spiazza i laicisti

CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì, 25 luglio 2008 (Vatican Diplomacy). Il seguente articolo è apparso sul quotidiano “Avvenire” di oggi a pag. 25, il grassetto ed il colore rosso sono di Raffaella.

POLEMICHE. Ideologia e risentimento dietro gli attacchi delle ultime settimane. Ora un pamphlet ribatte punto su punto a Curzio Maltese

Se la Chiesa spiazza i laicisti

DI DINO BOFFO

Nella cultura pubblica del nostro Paese l’anticlericalismo ha da tempo cessato di essere una risposta proporzionata agli abusi del clericalismo. E ormai vive una sua vita autonoma, a prescindere si potrebbe dire. So con ciò di asserire una cosa scomoda, e tuttavia non la posso nascondere. Devo pur darmi conto infatti di quel che avviene, di quello che leggo, di quello che ascolto. E non sono, ovviamente, alla ricerca di facili alibi. So peraltro che la Chiesa è sempre reformanda, e che dunque, se dovesse anche solo per un istante rinunciare di porsi in uno stato di autentica verifica sotto il giudizio del Vangelo, sbaglierebbe. Ma allora, se non nasce da pretese assurde della Chiesa nei riguardi della società, dove prende ispirazione l’atteggiamento di antipatia che trasuda dal lavoro – ad esempio – di una serie di redazioni giornalistiche? Le motivazioni possono essere più di una, per poi convergere su quella che invece è la ragione più forte. Ad esempio, io credo che stia arrivando al pettine il fatto che per anni la cultura laica non si è per nulla curata dell’evoluzione che era in corso nella componente cattolica della società. E oggi è come se un lungo periodo, equivalente più o meno al pontificato di Giovanni Paolo II, non ci fosse stato o nulla avesse prodotto, quando invece si è trattato di una stagione tra le più intense di ripensamento e ricollocazione. Così però ci si trova nella condizione in cui i cattolici conoscono i laici, mentre i laici non sanno percepire quanto il ‘cattolicesimo vissuto’ sia realmente cambiato. Non hanno più i codici per decrittare il mondo cattolico, e possono dunque dubitare della sua sincerità anche a fronte di testimonianze inoppugnabili che tuttavia non riescono ad ambientare. E di conseguenza non sanno porre in relazione con l’insieme dei linguaggi che oggi sono in circolazione.

Ma la ragione più profonda, e per certi versi più inconfessabile, è che probabilmente questa allergia laicista nasce da una sorta di risentimento nei confronti di una Chiesa che, pur sfrontatamente anticonformista circa i costumi, ai loro occhi sembra avere inspiegabilmente il vento in poppa. E questo è davvero troppo.

Resto assolutamente convinto che se all’appello referendario voluto nel 2005 dagli anticlericali la posizione cattolica fosse risultata perdente, oggi non staremmo qui a parlare degli attacchi laicisti alla Chiesa.

Semplicemente non ci sarebbero. Perché una Chiesa perdente piace da morire, e si è pronti a riconoscerle un’utilità sociale a tutto tondo. Naturalmente non serve ricordare che quel referendum i cattolici avrebbero voluto scongiurarlo. Per di più poi l’hanno vinto: il che è imperdonabile.

Perché i referendum nel nostro Paese hanno, per statuto non scritto, il compito di certificare la progressiva e irreversibile laicizzazione della società. Ma se questo per una volta non è, se per motivi complessi e tutti ancora da indagare si verifica uno stop in questa deriva, allora lo spiritello di una Chiesa che torna vincente diventa ossessione. E un’ossessione anzitutto moralistica, come se la Chiesa tornasse per impicciarsi anzitutto delle scelte personali dei giornalisti di Repubblica.

C’è una frase emblematica che Curzio Maltese pone all’inizio del suo libro La questua. Eccola: «In quasi trent’anni di giornalismo, avevo felicemente ignorato il Vaticano e avrei continuato a farlo se non fosse stata la Chiesa cattolica a occuparsi molto, troppo di me».

Sbaglierò, ma mi sembra una confessione candida e probabilmente inconsapevole del risentimento che ad un certo punto fa capolino non tanto per motivi politici, e neppure in fin dei conti per questioni eminentemente economiche, ma per il giudizio morale che taluni laici sentono bruciare su di sé.

La Chiesa parla, ma loro si sentono giudicati, e a quel punto la trovano insopportabile. E se non si zittisce da sola, non disdegnano modalità spicce per intimidirla, irridendola e mettendola alla gogna, che poi è il supplizio più sottile della nostra epoca. La Chiesa si impiccia di me, e io – avverte Maltese – «ho voluto restituire la premura». E mi sono messo a farle i conti in tasca, per vedere se parla a buon diritto, o se parla senza essere credibile.

Risentimento, dicevo. Ma se questo è, noi cattolici dobbiamo sospendere il giudizio, nell’attesa che il risentimento stesso evolva trovando altri sbocchi, magari più pertinenti. Una nostra ingerenza in queste dinamiche potrebbe apparire inopportuna.

Altra cosa invece è rispondere in merito agli argomenti tirati in campo come uno schermo polemico. Siccome possono far del male, e seminare zizzania, abbiamo il dovere di controbattere punto su punto, perché chi vuole la verità delle cose possa approdarvi. La prosa di Umberto Folena è qui non solo fascinosa, ma documentatissima. Va da sé che la Chiesa non possa vivere con sufficienza o alterigia il rigurgito di anticlericalismo che a tratti sembra investirla. E infatti, lungi dall’impermalosirsi, si interroga assai più di quanto non si sospetti. Il ‘mondo’ continua provocatoriamente ad essere una fonte di conversione per la Chiesa, non – ovvio – nell’allinearsi prontamente alle parole d’ordine del secolarismo, o addirittura della maldicenza, ma nel purificare le intenzioni, nello sforzo di capire il profondo dell’altro e i suoi linguaggi anche quando sono spurii o indisponenti. Se continuerà infatti a farsi trovare fedele nelle relazioni interpersonali e soprattutto nell’obbedienza al suo Signore, anche questa stagione si risolverà per la Chiesa in una grazia.

© Copyright Avvenire, 25 luglio 2008

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15 Risposte to ““La vera questua”, ovvero se la Chiesa spiazza i laicisti”

  1. Olivetto Says:

    LETTERA APERTA
    E SE LA CHIESA FOSSE DIVERSA DA COME VIENE DIPINTA, SPECIE IN ITALIA, DA TALUNI: UNA STRUTTURA DI POTERE “OSSESSIONATA” DALLA POLITICA E DAL DENARO?
    “Il vero oscurantismo è mettere in circolazione ciò che è falso” (J.W.Goethe)

    Sono un giornalista ed avendo conosciuto, per motivi professionali, quanto siano grandi e capillari l’impegno e il servizio della Chiesa cattolica anche in campo sociale, mi sono stancato di ricevere, da un po’ di tempo, da Internet e da importanti organi di stampa (tra cui “Repubblica”), un’informazione sulla Chiesa, confusa, parziale, strumentale. Scrivo dunque per amore della verità e per reagire ad una marea montante di disinformazione, impregnata di pregiudizi, di laicismo e anticlericalismo, di ostilità e livore ideologico.
    La Chiesa cattolica, italiana ed universale, non è assimilabile alla “casta” dei politici. La sua presenza, in Italia e nel mondo, non può esser valutata solo in termini di costi e la sua voce non può esser accusata, solo e sempre, d’interferire e di attentare alla libertà e alla laicità dello Stato. Innanzitutto perché la Chiesa è fatta dai vertici in abito talare e da un’immensa base, costituita, nel mondo, da 1 miliardo e 300 mila persone, tutti legittimati, in quanto cittadini, a dire la loro (e in uno Stato laico, spetta comunque alla politica, nella sua autonomia, tener conto o meno di tali contributi per decidere quindi nell’interesse più generale). Poi perché, la Chiesa, è una realtà complessa, diffusa in ogni angolo del pianeta, strutturata sì in maniera gerarchica, ma aperta alle più diverse esperienze ed organizzata in una miriade di comunità, movimenti ed associazioni, che operano, autonomamente, nei più vari ambiti della società civile.
    Ovunque ed anche nel nostro paese, la Chiesa dà molto di più di quanto riceva dallo Stato. E’ sul territorio (in Italia con 25 mila parrocchie e 6 mila oratori o patronati e con circa 300 tra ospedali, case di cura e ambulatori, un lebbrosario, 1.800 case per anziani e disabili, 1.100 tra orfanotrofi e asili nido, oltre 500 consultori familiari e altre 2.700 strutture socio-sanitarie, con svariate migliaia di scuole, cooperative, centri sportivi, per l’impiego e la formazione professionale, mense per i poveri, comunità terapeutiche e di recupero, ostelli, strutture d’accoglienza e assistenza, associazioni di lavoratori). E’ vicina ai problemi della gente. Fa un lavoro di supplenza dello Stato nel sociale.
    La Chiesa, insomma, è una risorsa e, in Italia, restituisce in servizi buona parte di quanto ottiene con l’8 per mille o grazie alle convenzioni in ambito scolastico e sanitario.
    Ciò detto, alcune precisazioni e notizie.

    L’IMPEGNO NELL’EVANGELIZZAZIONE E NEL SOCIALE

    Nella Chiesa cattolica opera direttamente un “esercito” di 4 milioni e mezzo di persone tra vescovi (4900), preti e missionari (410 mila), diaconi, catechisti, religiosi e religiose (oltre 3 milioni e 800 mila), missionari laici (216 mila), impegnati nell’evangelizzazione, ma anche nella difesa dei diritti umani, nella carità e nell’aiuto al prossimo e nello sviluppo delle realtà locali.
    Di fatto la Chiesa cattolica è, con quasi 116 mila strutture di assistenza, la più grande organizzazione impegnata in ambito sociale e sanitario e la sua presenza è fondamentale in particolare nel sud del mondo: Asia, Africa, America latina. A livello mondiale la Chiesa gestiva, al 31 dicembre 2006 (dati dell’Annuario Statistico, sconosciuti ai più ed ignorati dai media): 5.244 ospedali, 17.600 ambulatori, 528 lebbrosari, 15.375 case per invalidi, disabili, anziani e malati cronici, 9.308 orfanotrofi, 11.034 asili nido, 13.354 consultori familiari e 43.450 altri centri di aiuto e rieducazione sociale. Nel campo dell’istruzione, la Chiesa gestiva (dati 2006) 64.410 scuole materne, 90.152 elementari, 39.370 secondarie e diverse migliaia di istituti superiori ed università.

    OTTO PER MILLE

    L’8 per mille è una porzione delle tasse che i cittadini versano allo Stato e che lo Stato mette a disposizione dei cittadini chiedendo loro a chi debba esser ridistribuito. In tale sistema (primo caso di democrazia diretta applicata al fisco) non c’è nessun automatismo; la Chiesa cattolica italiana non ha minimi garantiti ma dipende solo dalla volontà degli italiani, che sino ad oggi firmano a suo favore, peraltro in percentuale sempre maggiore: il 76,2% delle scelte espresse nel ‘90, l’89,8% nel 2004. Chi, sull’8 per mille, si astiene, si rimette alla volontà della maggioranza che sceglie, e la sua “non scelta” determina poi l’assegnazione, in maniera proporzionale, della percentuale mancante. Come in caso di elezioni politiche, quando in Parlamento tutti i seggi vengono assegnati a prescindere dagli astenuti.
    L’8 per mille non va al Vaticano (uno Stato estero), ma alla Cei, la Conferenza episcopale, che rappresenta la Chiesa italiana. Nel 2007 il ricavato di 991 milioni di euro è stato così ridistribuito: 433 milioni per esigenze di culto; 205 milioni per interventi caritativi in Italia e nei paesi del sud del mondo; 354 milioni per il sostentamento del clero (38 mila sacerdoti e religiosi, cui va uno stipendio mensile, al netto di tasse statali e contributi, da 800 euro ad un massimo di 1.300, per un vescovo alla soglia della pensione). Il nuovo Concordato, siglato nell’84, sostituisce in pratica la congrua, che veniva sino ad allora assicurata per i servizi sociali resi dalle strutture della Chiesa ed anche a parziale risarcimento dei beni ecclesiastici “incamerati” dallo Stato nell’800, con l’unità d’Italia e la fine del potere temporale.

    TASSE E ICI

    Attività commerciali (librerie, ristoranti, hotel, negozi…) gestite da organismi religiosi pagano l’Ici. Sono esenti le strutture gestite dalla Chiesa che siano enti non commerciali e vengano destinate esclusivamente allo svolgimento di attività di rilevante valore sociale. Della stessa esenzione godono – giova ricordarlo – partiti politici, Ong, associazioni, fondazioni, comitati, onlus, organizzazioni di volontariato e no profit, associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali ed enti di qualsiasi altra confessione religiosa.
    Parrocchie, istituti religiosi, seminari, diocesi che svolgono attività commerciali, rispettano gli adempimenti tributari e versano ogni tipo d’imposta dovuta (una piccola cappella posta all’interno di un albergo non consente l’esenzione).

    FINANZIAMENTI ALLE SCUOLE PARITARIE PRIVATE

    Due premesse; la libertà di scelta educativa è un valore costituzionale; dal punto di vista giuridico, le scuole parificate sono da considerarsi scuole pubbliche.
    Nell’esercizio finanziario 2006, gli stanziamenti a favore delle scuole paritarie (non statali, in gran parte cattoliche) furono pari a 566 milioni 810 mila 844 euro. Se improvvisamente il milione e passa di studenti delle scuole parificate smettesse di frequentare tali istituti per scegliere la scuola pubblica, lo Stato dovrebbe spendere oltre 6 miliardi di euro. E questo, in considerazione del fatto che attualmente un singolo alunno “statale” costa, annualmente, alla Repubblica italiana dai 6.116 euro (scuola infanzia) agli 8.108 euro (secondaria II grado). Per lo Stato è dunque conveniente finanziare la scuola paritaria.

    INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE

    Gli insegnanti di religione sono laici nell’85% dei casi (il 57% donne), molti con moglie e figli, quindi destinatari di risorse (stipendi) che non vanno alla Chiesa italiana, ai vescovi o peggio – come qualcuno ha scritto – al Vaticano, ma alle famiglie stesse.
    Insegnamento della religione cattolica: nell’anno scolastico 2006/07 gli studenti che si sono avvalsi dell’insegnamento dell’ora di religione sono stati il 91,2% (94,6% nelle primarie, 84,6% nelle secondarie).

    CONFUSIONE

    Vaticano e Santa Sede sono una cosa, Chiesa cattolica italiana e Cei un’altra. Il Vaticano è il più piccolo Stato del mondo, residenza del Papa, sede della curia romana, di biblioteche archivi, musei (visitati ogni anno da 4 milioni e mezzo di persone), giardini, palazzi apostolici e basilica, la plancia di comando dalla quale Papa e curia “governano” la Chiesa cattolica nel mondo. La Cei è la Conferenza episcopale italiana che guida la Chiesa nel nostro paese.

    Sin qui la realtà di cifre e fatti.
    Poi, naturalmente, si può discutere se sia condivisibile – come io credo – il diritto delle gerarchie e delle associazioni ecclesiali di intervenire, in Italia e altrove, sui temi di natura sociale, etica o politica o sui singoli provvedimenti legislativi (“ingerenza” peraltro, che viene criticata o al contrario accettata e strumentalizzata, a seconda che essa riguardi temi cari o meno alla propria parte o alla propria visione del mondo). Si può disquisire se la Chiesa sia davvero un “centro di potere”, preoccupata solo “di far politica e…denaro” (i dati invece confermano che è innanzitutto struttura di servizio). E’ legittimo indagare sui reali o presunti legami di taluni esponenti delle gerarchie del Vaticano e della Cei con il mondo degli affari. Ci si può chiedere se la Chiesa cattolica possa fare, più di quanto già non faccia, direttamente o attraverso fondazioni e comitati vari, anche in termini finanziari, per la riduzione della miseria. Si può auspicare che la Chiesa di vertice sia meno dogmatica, che invochi meno il codice di diritto canonico e sia più aperta, ad esempio, in materia di morale sessuale. Si può e si deve parlare di colpe ed errori, ancor più gravi se commessi da dei religiosi. Si deve ascoltare un cardinale della levatura di Martini quando denuncia che nella Chiesa (nelle gerarchie) vi sono invidia, vanità, calunnie ed altri “vizi capitali”.
    Senza però mai generalizzare, senza confusioni, evitando posizioni preconcette, cercando informazioni corrette, dando conto, ogni tanto, anche dei benefici e dei servizi resi e soprattutto distinguendo i diversi aspetti di una realtà, quella della Chiesa, che unisce dimensione pubblica e privata, che “resiste” – nonostante una storia fatta, com’è nella realtà delle vicende umane, di luci ed ombre – e che si sviluppa da duemila anni e che in ogni angolo della terra testimonia la bontà e l’attualità del Vangelo, predicando e praticando la giustizia, la solidarietà, la condivisione, l’attenzione ai più poveri e deboli, facendo proprio il messaggio d’amore insito nella “rivoluzione” cristiana.

    Gianpietro Olivetto
    (Rai, Gr Parlamento)

  2. vaticandiplomacy Says:

    Bellissimo commento che dimostra la professionalità dei veri giornalisti. Grazie.

  3. ilsarcotrafficante Says:

    Sono spiazzato ed inorridito da questo articolo.
    Se pure fosse vero che Maltese non conoscesse il cattolecismo vissuto, non sarebbe pertinente alla questione. Di fatti, il nocciolo del suo libro sono i finanziamenti che la Chiesa tanto amorevolmente ruba al nostro Stato – spendendone solo una minima parte in opere pie. E’ un libro completo di dati e fonti accertate – ovviamente, criticare Maltese sul piano personale – come l’autore dell’articolo – è il modo più chiaro per dire: Non possiamo criticarlo sul contenuto, critichiamolo sul contenitore.

    Una bella zappa sui piedi, bravi bravi.

  4. vaticandiplomacy Says:

    A parte che l’articolo senza citare Maltese che non è il soggetto della frase dice:

    « …ci si trova nella condizione in cui i cattolici conoscono i laici, mentre i laici non sanno percepire quanto il ‘cattolicesimo vissuto’ sia realmente cambiato. »

    Ad essere inorridito sono io, caro lettore, evidentemente lei non si è informato abbastanza e si è lasciato abbindolare dalle “balle” di Maltese. Da come parla è chiaro che lei non ha seguito gli “speciali” (se così li possiamo chiamarli) de “La Repubblica” da cui è promanato il libro “la questua”, né tanto meno ha avuto cura di procurarsi le risposte colpo su colpo del quotidiano “Avvenire” …risposte che Maltese ha sempre ignorato pubblicamente salvo poi fare piccole correzioni sul libro dopo le stoccate del quotidiano della Cei sulle menzogne apparse durante “l’inchiesta”, menzogne che hanno dato vita al libro di Umberto Folena “La vera questua” di cui riporto delle citazioni:

    « Resta da comprendere come un giornalista che conduce un’inchiesta sull’otto per mille non riesca ad accorgersi dei molti luoghi in cui il rendiconto è reso pubblico. Che razza di ricerca avrà condotto? La beffa è atroce: quel che per lui era truffaldinamente celato, l’aveva sotto il naso. Che cosa fa Maltese a quel punto? pubblica un errata corrige? Chiede scusa ai suoi lettori e alla Cei? Assolutamente no. Fa finta di niente, ed anzi per la penna del suo direttore, Ezio Mauro, informa i suoi malcapitati lettori che nessuna smentita ufficiale è mai giunta »

    (La vera questua: pagg. 11-12)

    « Nel libro, a pagina 63, rivela addirittura che “la Cei e il suo organo di stampa, Avvenire, poco avvezzi a subire investigazioni giornalistiche, hanno reagito con singolare furia”. Quel “subire investigazioni” sa di inquisizione laica, ma va bene lo stesso. Ancora Maltese non spiega come avesse potuto scrivere, senza mai pubblicare onesta smentita, che la Cei tiene nascosti i rendiconti dell’otto per mille, che lo stesso organo di stampa di Carlo De Benedetti pubblica a pagamento ogni anno (se non è una menzogna che cos’è?). »

    (La vera questua: pag. 40)

    Se questo è fare giornalismo documentato, beh a Repubblica sono messi proprio bene!

    Visto che tiene tanto alle fonti documentate sappia che l’articolo 44 della legge 20 maggio 1985, n. 222, dispone che la Conferenza Episcopale Italiana trasmetta annualmente all’autorità statale competente il rendiconto relativo alla effettiva utilizzazione delle somme di cui agli articoli 46, 47 e 50, terzo comma, della stessa legge e lo pubblichi nel Notiziario ufficiale della stessa Conferenza.

    Può trovarli direttamente anche lei sul sito della CEI, sempre che non inorridisca troppo a cercarli sul sito, quindi glieli posto io qua sotto:

    http://www.avvenireonline.it/Speciali/Chiesa+e+denaro/
    (Speciale di Avvenire – “Soldi alla Chiesa, verità e bugie”, risposte all’inchiesta di Maltese per Repubblica che hanno ispirato il libro “La vera questua”

    http://www.8xmille.it/cartella_stampa/cartella_stampa.pdf
    (Gestione dei fondi otto per mille della Chiesa cattolica per il periodo 1990-2007)

    http://www.8xmille.it/cartella_stampa/OM_Comunicato_Stampa_ripartizione_2007.pdf
    (Ripartizione delle somme derivanti dall’otto per mille IRPEF per la Chiesa cattolica nell’anno 2007)

    Tra le emergenze e le calamità per le quali si è intervenuti nel 2006 si segnalano:
    – Indonesia (terremoto) € 2.000.000;
    – Libano (guerra): € 2.000.000;
    – Gibuti (carestia): € 1.000.000;
    – Ruanda (emergenza alimentare): € 400.000.

    Fonte:
    http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new/bd_edit_doc.edit_documento?p_id=13004

    Dulcis in fundo tra le varie “bufale” come quella su Luciano Moggi, una vera chicca: Maltese che attacca l’ospedale Bambin Gesù:

    http://www.parrocchie.it/capalbio/cuoreimmacolato/sito_g000019.pdf

    A proposito… sarà forse domanda retorica visto che ovviamente, caro lettore, per qualcuno gli ospedali cattolici si devono mantenere col solo “Spirito Santo”.

    Ma quanto bene fanno gli ospedali gestiti dalla Chiesa come per l’appunto il Bambin Gesù?

    “Mistero della fede”

  5. ilsarcotrafficante Says:

    Esattamente le stesse tabelle a cui si riferisce Maltese.
    Prendo in esame il 2007…

    Su un totale di 991 milioni di euro:
    – Sostentamento del clero (36%)
    – Al sostenamento delle diocesi (16%)
    – Nuova edilizia di culto (12%)

    Ovvero, ben il 50% per autosostenersi…
    e per le opere pie? Quelle che INGANNEVOLMENTE dichiarano di fare come unico scopo attraverso le pubblicità dell’8x mille alla cei?

    – Interventi terzo mondo (8%)
    – Interventi per la carità (8%)

    Un ammirevole 16%, complimenti.

    E davvero, vaticandiplomacy, non mi faccia la predichella sul bambingesù. Ho vissuto quella realtà, fatta di mazzette e professori che spingono la gente disperata verso lo studio privato.

    Sono sempre + inorridito. Ma purtroppo, essendo voi la lobby più ricca e potente, non vi si può torcere un capello. Altrimenti….

  6. vaticandiplomacy Says:

    Non sono le stesse tabelle che cita Maltese, visto che egli stesso in più articoli e nel libro dice che la CEI tiene i rendiconti nascosti. Cosa ovviamente smentita dai fatti, visto che addirittura per legge, la Cei è costretta a pubblicarli sui giornali tra i quali “La Repubblica” A PAGAMENTO.

    Perché non gratis? …Mah!

    Infatti faccio notare come, dal documento in formato word lnkato nel mio post precedente, rispondendo le sul sostentamento del clero, leggiamo:

    « * Lettera c) – Ammontare complessivo delle somme di cui agli articoli 46 e 47 destinate al sostentamento del clero:

    – erogazioni liberali pervenute all’Istituto Centrale per il sostentamento del clero e deducibili a termini dell’art. 46:€ 17.470.032. »

    Poco più sotto:

    «Si tratta dell’importo complessivo delle erogazioni liberali versate nel corso del 2005 dai donanti sui conti correnti postale e bancari dell’Istituto Centrale oppure presso gli Istituti diocesani per il sostentamento del clero all’uopo delegati, del quale l’Istituto Centrale ha avuto conoscenza esauriente soltanto dopo la chiusura dell’esercizio 2005, al ricevimento delle rendicontazioni degli enti collettori; conseguentemente detto importo è stato destinato al sostentamento del clero nell’esercizio successivo (2006).»

    Donazioni VOLONTARIE di singoli cittadini per l’appunto.

    Sulle quote assegnate alle Diocesi, evidentemente lei non sa che le caritas sono diocesane, quei soldi servono anche a loro ma ovviamente queste non appaiono sul rendiconto generale della Cei

    Cosa dovrebbero mangiare i parroci? con cosa dovrebbero pagare i riscaldamenti dei dormitori della Caritas che ospitano senza tetto indifferentemente dalla loro religione? con cosa si dovrebbe pagare il cibo per le mense dei poveri?

    Questo, caro lettore, lei e Maltese non lo dite, però parla di mazzette ai professori (e perché non le ha denunciate visto che è lei a fare la predica, tanto bravo a parole ma a fatti?),

    Io parlo di strutture come l’ospedale Bambin Gesù ed il policlinico Gemelli che non si “autoreggono” per l’appunto, strutture che salvano migliaia di vite!

    Per concludere, non sono un sacerdote, non sono nemmeno cattolico praticante il che significa che non vado neppure a messa. Ho solo ricevuto tanto bene da dei monaci benedettini che mi hanno aiutato moltissimo sfamandomi, dandomi un posto in cui dormire quando ne ho avuto bisogno e pagandomi persino gli studi all’università senza chiedere nulla in cambio!

    …Chissà in che voce di spesa mi avranno messo…

    Personalmente mi indigna la malignità e l’ignoranza e sopratutto le falsità come quelle di Maltese che cercano di gettare discredito sulla Chiesa dimenticandosi volontariamente del bene che la Chiesa fa.

  7. ilsarcotrafficante Says:

    Ovviamente non ha risposto a quanto ho detto io nel precedente commento. Non mi sorprende.

    In ogni caso, ci mancherebbe altro che la chiesa non fosse obbligata a pubblicare come spende i fondi che i cittadini gli danno!

    Non ci dimentichiamo mai che la Chiesa si becca i soldi anche di chi non ha apposto nulla nella casella dell’8×1000. Un meccanismo stolto e anti-democratico. Ma d’altronde la chiesa – da buona monarchi assoluta medio-evale – poco si concilia con il termine Democrazia.

  8. vaticandiplomacy Says:

    Ecco vede, ora mi si accusa di non aver risposto, mi sembra l’esatto contrario!

    Per quanto riguarda le firme non espresse dell’8 x mille sappia che tra le 7 possibilità di scelta c’è pure lo Stato, ma nessuno ugualmente sceglie lo Stato per destinare l’8 x mille che non vuole destinare alle altre 6 opzioni

    Come è auspicio della CEI: “Magari tutti firmassero”, non solo, va notato che negli ultimi anni c’è stato un aumento delle firme che esprime la volontarietà a chi fra le sette opzioni si vuole destinare il proprio otto per mille, un aumento di firme che in gran parte vanno a premiare proprio la Chiesa cattolica.

    E perché se non si firma le somme dovrebbero andare allo Stato quando c’è già una casella apposita? sarebbe questa la democrazia? è un sistema democraticissimo, in base alla percentuale dei soldi devoluti alle 7 opzioni si riassegnano in percentuale le quote di chi non ha espresso nessuna preferenza (quindi anche allo Stato).

    Allora scusi? se a votare ci va il 40% degli italiani, il 60% dei seggi in Parlamento secondo la “Teoria Maltese” dovrebbe essere non assegnata!

    Quindi perché, e lo ripeto, secondo questa teoria, l’otto per mille delle scelte inespresse dovrebbe essere riassegnato allo Stato per intero, quando lo Stato stesso si mette in gioco ma non raccoglie firme democraticamente devolutegli? Non credo che le altre 5 confessioni religiose che partecipano alla ripartizione giudicherebbero giusto un simile comportamento da parte dello Stato.

  9. ilsarcotrafficante Says:

    1. Non paragonarei il sistema elettorale a questo meccanismo iniquo di ripartizione di denari tra lobby. L’elezioni sono una cosa sacra, e nessuno voto deve andare perso.

    2. Io non sono con Maltese che dice di redistribuire il non-assegnato allo Stato. Io sono per non assegnarli proprio i denari dell’8×1000 non espresso. Perchè – io ateo – devo vedermi tolti dei soldi per pagare delle sette di fanatici religiosi?

    3. Lo Stato è l’unica entità che ci governa, lo Stato ha diritto e da diritto. La Chiesa deve ringraziare i suoi amici nello Stato se gode di questi fondi senza limiti.

    4. Personalmente, se non sapessi che la religione è come un cancro con metastasi diffuse nella società, vieterei per legge la professione di qualsiasi religione. Meno male che ci ha pensato il consumismo a cancellare il potere che la Chiesa aveva sulla gente.

  10. vaticandiplomacy Says:

    1. In democrazia, quando si sceglie di competere con gli altri, si compete ad armi pari, ciò presuppone che chi riceva meno consensi stia all’opposizione, chi ottenga la maggioranza (RELATIVA) dei voti, governi. Ergo lo stesso discorso vale per la ripartizione dei fonti dell’8 x mille.

    2. La religione esiste da prima che esistesse lo Stato e le due cose, volenti o nolenti al momento sono inscindibili. Entrambe aspirano al benessere (cioè scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male): dell’uomo la prima, del cittadino la seconda, alla prima condizione si è liberi di aderire, credere e partecipare mentre alla seconda condizione invece no, …e non c’è bisogno di corsi universitari per saperlo.

    3. Rispondendo al suo terzo punto sul dare diritto ricordo che basterebbe rispettare i 10 comandamenti e vivremmo in una società giusta ed equa.

    4. Il quarto punto si commenta da solo e la dice lunga sul suo rispetto democratico per l’atrui pensiero.

  11. ilsarcotrafficante Says:

    Dopo il punto tre, credo che non abbiamo più niente da dirci.
    buona vita.

  12. ilprediletto Says:

    “Lo Stato è l’unica entità che ci governa, lo Stato ha diritto e da diritto”

    Questa frase non stonerebbe in bocca a Hitler, Stalin o Pol-Pot.

  13. sentoniente Says:

    ci ha pensato il consumismo a cancellare il potere che la Chiesa aveva sulla gente

    Questa mi è nuova, ma è proprio illuminante… finora pensavo che il consumismo volesse solo renderci soli e indifesi, peggio il consumismo è stato assunto a strumento anticlericale e antimorale… accidenti.

    cento Folena a tutti!

  14. edoardo Says:

    GRANDE questo bell’articolo!
    I miei complimenti a chi l’ha scritto.
    Quelli come il Sarcotrafficante hanno uno ed un solo scopo:
    portarci sull’orlo di una fossa zeppa di cadaveri ed infilarci una pallottola nella nuca, ma non ne avranno la possibilità.
    Ancora i miei complimenti all’autore di questo articolo.
    Le menzogne non vinceranno!

  15. Beppe Says:

    Cari amici! Vi siete accorti che il sarcotrafficante risponde ai vostri commenti sulla base della sua opinione personale? Più volte riprende argomenti già smentiti dallo splendido articolo di Olivetto e li ripropone con tono di soliti luoghi comuni… segno che l’articolo lo contesta, ma non l’ha letto. Non solo: accusa vaticandiplomacy di non aver risposto alle sue provocazioni (anche se a me non pare!) e poi lui si permette di dire: “Dopo il punto tre credo che non abbiamo più niente da dirci”… E in più parti lui stesso non risponde e tira dritto per la sua idea…

    Ma cosa stiamo ancora a discutere: è lo specchio di un laicismo estremista e senza fondamento (né fondazioni…) che purtroppo oggi sembra avere la meglio! Riscopriamo la bellezza di un Vangelo che ci propone una vita bella. Riscopriamo una Chiesa, magari con luci e ombre, ma che è madre… Facciamo frutto di quanto vissuto nella GMG 2011!

    Attenzione: non c’è perggior sordo di chi non vuol sentire. Un saluto a tutti in Cristo!

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