Rifiuti: Vaticano sempre piu’ verde, raccolta differenziata al 42%

CITTA’ DEL VATICANO – Sabato, 10 gennaio 2009 (Vatican Diplomacy). Riportiamo un’intressante articolo dell’Osservatore Romano:

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Anche in Vaticano si ricicla

di Francesco M. Valiante

“Riciclato” è bello. Anche in Vaticano. Dopo un anno dall’introduzione della raccolta differenziata dei rifiuti, il bilancio che si traccia oltre Tevere è sostanzialmente positivo. Lo sottolineano, cifre alla mano, i responsabili del servizio di nettezza urbana:  oggi, a fronte di 120 cassonetti per la raccolta generica, ne esistono 30 per la carta, 25 per il vetro, 18 per la plastica e 15 per le lattine. I contenitori per la differenziata rappresentano dunque il 42 per cento del totale.

A dettare la svolta “ambientalista” nella gestione dei rifiuti – che risale all’inizio del 2008 – sono stati non soltanto “i crescenti problemi di smaltimento nelle discariche laziali”. Ma soprattutto il riconoscimento della “convenienza anche economica, oltre che ecologica, della differenziazione nella raccolta”. Un esempio per tutti:  lo smaltimento dei residui cartacei della Tipografia Vaticana è praticamente a costo zero. Talvolta è addirittura fonte di guadagno, dato che gli introiti ricavati dalla cessione della carta alla ditta che cura il trattamento differenziato superano le spese per la raccolta e il trasporto.

In Vaticano il servizio della nettezza urbana è di competenza dello staff tecnico che si occupa dei Giardini. E questo già la dice lunga sull’importanza che si attribuisce al rapporto tra cura dell’ambiente e gestione dei rifiuti. “La pulizia è sempre stata il nostro fiore all’occhiello – afferma Elio Cortellessa, primo capotecnico – ma adesso con la differenziata ha compiuto indubbiamente un salto di qualità”. Certo, all’inizio non è stato facile. “Abbiamo dovuto lavorare sodo – racconta – per scalfire la mentalità delle persone e far capire loro l’importanza di questa scelta”. C’è voluta una paziente opera di sensibilizzazione non solo presso uffici, amministrazioni, negozi, ma anche casa per casa. Alla fine, comunque, i risultati sembrano essere incoraggianti.

Oggi sono otto gli operatori che lavorano stabilmente alla pulizia di strade e piazze dello Stato, oltre che alla raccolta dei rifiuti, il cui smaltimento differenziato è affidato a cinque ditte esterne. Una si occupa di carta, cartone, plastica, vetro; le altre rispettivamente dei residui vegetali, di elettrodomestici e mobili da uffici, degli scarti animali provenienti dalla macelleria e del materiale medico-farmacologico delle strutture sanitarie presenti all’interno della Città del Vaticano. Non finisce tutto nello stesso camion di raccolta, dunque, come insinua qualche maligno. A questo proposito i responsabili della nettezza urbana sono categorici:  “Non sarebbe materialmente possibile – afferma Cortellessa – né conveniente per le stesse ditte incaricate della raccolta”. Del resto, basta controllare il flusso delle entrate e delle uscite degli automezzi in Vaticano per constatare che, effettivamente, camion diversi per i vari tipi di rifiuti varcano regolarmente gli ingressi dello Stato.

Per le operazioni interne di raccolta si usano ogni anno ben 120.000 sacchi grandi di polietilene nero e 100.000 sacchetti più piccoli. Sono ormai scomparsi contenitori improvvisati, buste e apparecchi in disuso lasciati fuori dei cassonetti. “Anche perché – spiega il primo capotecnico – abbiamo creato un apposito servizio per i rifiuti speciali o ingombranti. Chiamando un numero di telefono, si può richiedere il ritiro di tutto il materiale non smaltibile attraverso le modalità ordinarie”. Si tratta per lo più di elettrodomestici, batterie per auto, pneumatici, bici, materiale in legno per imballaggi, lampade al neon. Ma anche armadi, comodini, letti, materassi, scaffalature, che provengono soprattutto dal quartiere industriale, dalla stazione vaticana, dai magazzini annonari e dalla caserma della Guardia Svizzera Pontificia. Questo tipo di materiale, raccolto anche tre o quattro volte al giorno, viene poi scaricato in un’area allestita nei pressi dei magazzini Vignaccia e smaltito successivamente nelle discariche di Malagrotta o Pomezia.

Ma quanti rifiuti produce ogni giorno il Vaticano? Si può parlare in media di 60 quintali. Anche se dietro il dato numerico si nasconde un andamento reale piuttosto irregolare, condizionato in modo determinante da un fattore:  la presenza di migliaia di visitatori e turisti che ogni giorno – soprattutto in occasione di eventi particolari – entrano ed escono dalle mura, dalla piazza e dalla basilica di San Pietro. “Quando ci sono le grandi cerimonie – spiega Cortellessa – la quantità di rifiuti arriva a triplicarsi. Abbiamo toccato punte eccezionali durante il giubileo del 2000. È stato un impegno straordinario:  spesso abbiamo dovuto sgombrare la piazza da tonnellate di materiale di ogni genere in una sola notte per consentire lo svolgimento della cerimonia la mattina seguente”.

Attualmente ci sono 99 secchioni per i rifiuti presso il colonnato e in piazza San Pietro, mentre 10 servono alle esigenze della basilica. Vengono svuotati ogni giorno alle 13 e poi, per ragioni di sicurezza, anche alle 3 di notte. Vi si raccolgono 400 tonnellate annue di materiale solido. Una curiosità:  ogni mercoledì, in occasione dell’udienza generale, ai metal detector sotto il colonnato vengono riempiti 12 sacchi di plastica nera contenenti coltelli, forbici, bottiglie di vetro e altri oggetti potenzialmente pericolosi.

Una macchina spazzatrice pulisce la piazza 364 giorni all’anno (l’unico giorno in cui è ferma è il lunedì di “pasquetta”). Si provvede inoltre alla decespugliatura dalle erbe infestanti sotto i maxischermi, il colonnato, l’obelisco e il sagrato. L’area, che si estende per oltre 40.000 metri quadrati, viene sottoposta a trattamento diserbante, utilizzando 1.400 litri d’acqua e 20 di prodotto specifico a basso impatto ambientale.

La stessa spazzatrice provvede tutte le mattine anche alla pulizia delle strade del Vaticano e, il pomeriggio, a quella dei giardini prima della passeggiata quotidiana del Papa. La raccolta riguarda soprattutto le foglie e richiede un impegno diversificato per ogni stagione dell’anno:  i pini rinnovano le loro chiome soprattutto a fine estate, i lecci in primavera, le querce del bosco si spogliano invece in autunno. Ogni mese vengono riempiti uno o due container da 16 metri cubi di foglie. Lungo i viali ci sono anche 25 cestini verdi per i piccoli rifiuti dei visitatori, che vengono svuotati quotidianamente.

In effetti, i residui vegetali costituiscono un capitolo a parte della pulizia in Vaticano. Anche perché i giardini ricoprono quasi la metà dei 44 ettari complessivi dello Stato. Da marzo a novembre si raccolgono soprattutto i rifiuti prodotti dalla falciatura dei prati, effettuata in media due volte alla settimana. L’operazione si svolge in nove settori corrispondenti ad altrettante zone verdi:  Casina di Pio iv, Governatorato, Conchiglia, Collegio etiopico, Radio Vaticana, bosco, giardino all’italiana, giardino alla francese e grotta di Lourdes. Vengono prodotte circa 768 tonnellate di residui vegetali in una stagione di falciatura. In inverno, invece, i lavori riguardano in particolare la potatura delle siepi e degli alberi:  effettuata da ottobre a marzo, produce 120 tonnellate di rifiuti complessivi. A ciò vanno aggiunte le 24 tonnellate annue di materiale derivante dalla caduta accidentale di rami e piante. Senza dimenticare le 10 costituite dagli addobbi floreali delle grandi cerimonie pontificie che si svolgono in piazza ogni anno. E le 8 prodotte dallo smaltimento delle fronde del grande abete allestito durante il periodo natalizio accanto all’obelisco.

Anche gli eventi meteorologici particolarmente intensi, come quelli dei giorni scorsi, hanno conseguenze di non poco conto nel lavoro degli “operatori ecologici” vaticani. E comportano, in particolare, una raccolta straordinaria degli aghi di pino che tappezzano strade e viali:  alla fine, si tratta di circa 5 o 6 quintali l’anno, con una massa di molti metri cubi di aghi leggeri. “Del resto – ricorda Cortellessa – ogni volta che si presentano inconvenienti o situazioni straordinarie dobbiamo intervenire tempestivamente. Insomma, il nostro è un lavoro che dura 24 ore su 24″.

(©L’Osservatore Romano – 10 gennaio 2009)

 

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